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Renzi e l’avviso di sfratto alle correnti che tengono in ostaggio la magistratura. E la politica. Ora o mai più

Il leader di Italia viva interviene al Senato per la votazione finale della riforma del processo penale. Lancia l’allarme sull’urgenza delle riforma del Csm perchè a luglio sarà eletta la nuova consigliatura. E tira le fila di trent’anni di Mani Pulite: “Abbiamo sbagliato tutti, a sinistra e a destra”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Ansa
Foto Ansa

Hanno sbagliato tutti. La sinistra che si è accomodata dietro una magistratura che è entrata a gamba tesa nel campo politico avversario sostituendosi, nei fatti, alla lotta politica. Hanno sbagliato le destre che invece di combattere questa distorsione hanno pensato che solo le leggi ad personam potevano essere la soluzione. Hanno sbagliato tutti ed è giunto il momento di dirlo, denunciarlo e trovare la soluzione andando oltre. Adesso o mai più.

Magari Matteo Renzi faceva meglio a stare zitto. Con un paio di avvisi di garanzia sulle spalle e altre pendenze in famiglia, certamente i suoi avvocati, se lo avessero saputo, gli avrebbero suggerito di tacere: mai provocare la magistratura se ci devi avere a che fare. E’ vero che le toghe sono terze e neutrali ma si sa, sono anche uomini e donne che prima o poi magari reagiscono.

Tacere non si può

Il momento è grave - ha ragionato il leader di Iv - la situazione seria, occorre fare chiarezza e quindi tacere non si può. “Ci sono momenti in cui converrebbe tacere, per buon senso, utilità ed esigenze personali. Ma ci sono momenti in cui tacere sarebbe un atto da codardi e vigliacchi” ha esordito ieri pomeriggio nell’aula del Senato. L’ex premier è il primo iscritto a parlare nelle dichiarazioni di voto per la riforma del processo penale. Da ieri sera la riforma Cartabia, che ha cancellato la prescrizione infinita figlia del giustizialismo a 5 Stelle e del ministro Bonafede, è legge. Ora, entro la fine dell’anno, il governo dovrà esercitare quelle leggi delega che daranno forma compiuta ad un nuovo processo che dovrebbe abbattere del 20% i tempi della giustizia penale. E’ un passaggio chiave per i governo Draghi. Si ricorderà a luglio il travaglio tra le forze di maggioranza per trovare una sintesi tra punti di vista così diversi da essere opposti come lo sono i principi del garantismo e quelli del giustizialismo. Per non riaprire quelle ferite, ancora vive, nel passaggio al Senato il governo ha deciso di mettere la fiducia. Il tempo stringe e in fondo il dibattito sul tema è durato quasi due anni. Non ci può essere molto altro da aggiungere.

Insomma, un contesto alto, solenne, magari meno centrale in questo momento di Green pass, dossier economici e sulle politiche del lavoro. Ma straordinariamente importate  se è vero, come è vero, che ieri in qualche modo si è chiusa per sempre una stagione, quella di Mani Pulite e del giustizialismo, durata trent’anni.

L’urgenza di una nuove legge per il Csm

E allora, con le dovute differenze, le parole del senatore fiorentino sono destinate a segnare il corso delle cose. Non sarebbe la prima volta. Perchè se la politica perde anche questa occasione per rimettere ordine e ridare valore alla magistratura e quindi al Csm, sarà colpevole per la seconda volta e senza più attenuanti. L’ok definito alla riforma Cartabia è quindi “un ottimo primo passo che ci leva da dove eravamo ma non ci porta ancora dove dobbiamo andare”. Cioè alla riforma del Csm e del suo sistema elettorale. Il tempo è poco: la consigliatura Ermini scade a luglio prossimo ma le operazioni di selezione e voto dei 16 membri togati e degli otto laici, cominceranno molto prima, già a febbraio, subito dopo l’elezione del Capo dello Stato che del Csm è il presidente. Tra legge di bilancio, riforme del Pnrr (una cinquantina circa) tra cui quella del fisco e della concorrenza da approvare entro dicembre, febbraio è ora. E di riforma del Csm non si sente parlare. Da qui il j’accuse di Matteo Renzi all’inerzia della politica e l’avviso di sfratto alle correnti.  

“Mai più la politica subalterna alla magistratura”

Il momento, quindi, è adesso, spiega il senatore: “In questi anni il potere legislativo ed esecutivo ha attraversato momenti di difficoltà. Il potere giudiziario mai. Questa è la prima volta che è in crisi, anzi è forse il momento più tragico nella storia del potere giudiziario”. Se la riforma Cartabia chiude i trent’anni di Mani pulite, non si deve dimenticare  che “in tutti questi anni molti di noi hanno consentito che potessero essere dei singoli pm a decidere chi poteva fare carriera politica e chi no”. E’ successo perchè “l’avviso di garanzia è diventato una sentenza di condanna”. E perchè la politica ha accettato di essere “subalterna” alla magistratura: “La sinistra ha immaginato di trarre vantaggio dalle vicende giudiziarie che riguardavano la parte destra dell’emiciclo e quindi ha la  responsabilità politica di aver cercato di strumentalizzare quei fatti. La destra ha risposto con leggi ad personam”.

Ala fine di questi trent’anni di Mani Pulite “il vero elemento drammatico è la disgregazione all’interno della magistratura”. I due superstiti in servizio di quella stagione, Pier Camillo Davigo e Francesco Greco, si stanno denunciando a vicenda e sono per avvocati e aule di procura.  Greco è il secondo procuratore dell’ufficio di procura più importante d’Italia e per anni epicentro di Mani Pulite, che lascia (tra un mese va in pensione) tra veleni e denunce. Prima di lui toccò a Bruti Liberati uscire di scena tra le nebbie dei processi Ruby e la guerra con uno dei suoi aggiunti (Alfredo Robledo).  “Il problema - ha attaccato Renzi - non è la separazione delle carriere, il punto è lo strapotere vergognoso delle correnti che arriva ad incidere nei procedimenti  disciplinari ed impedisce a magistrati straordinariamente per bene e all’altezza delle sfide di ieri come di oggi di fare bene il proprio lavoro”.

Stop allo strapotere delle correnti

La “vera” separazione da fare è dunque quella tra corrente e magistrato ed è un problema che riguarda tutti “se il Csm, la cui autorevolezza ha toccato il punto più basso in questa legislatura, valuta un magistrato in base all’appartenenza ad una corrente anzichè in base ai fatti”.

Ora, secondo Renzi, la politica non deve più avere paura nel dire questo perchè tacere per paura è una forma di complicità.  “Chi di noi ha problemi giudiziari se li deve vedere nelle sedi istituzionali” e però non si può non notare che “io sono intervenuto a voce e testa alta in questa aula  nel dire che c’era una procura che a mio giudizio stava superando i limiti dell’azione giudiziaria. E non è che ho preso un avviso di garanzia. Ne ho presi due, dalla stessa procura”.  E allora  se le correnti arrivano a dire di “voler stringere un cordone sanitario intorno a quel senatore (lo fece Nello Rossi, Md, in riferimento alla conferenza tenuta da Renzi col principe saudita Bin Salman, ndr)  non si deve preoccupare quel senatore ma tutti il Senato”. Oggi a uno, domani ad un altro. La richiesta di perizia psichiatrica per Silvio Berlusconi, ad esempio, per un processo figlio di un altro che è già finito in nulla.

Tre principi

Il tempo è adesso per “scrivere una pagina nuova” che non può più essere rinviata in nome della credibilità delle istituzioni e della dignità della magistratura. Tre i principi da seguire, secondo il senatore. Primo: “I magistrati devono sentirsi iberi di fare bene il proprio lavoro anche se non sono iscritti ad una corrente”. Secondo:  “Non può più essere un avviso di garanzia a bloccare una carriera politica”. Terzo: “Basta parlare di nuove guarentigie per i magistrati. Le guarentigie dei politici sono  costituzionalmente garantite e quotidianamente ignorate dall’utilizzo mediatico della magistratura e delle indagini”.

La riforma del Csm è un’urgenza non più rinviabile. Dirlo  è un dovere politico, civico e morale.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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