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Renzi e Calenda a un passo dall’accordo. Un simbolo sarebbe già pronto. Con il nome del leader di Azione

Oggi l’incontro decisivo. Ma gli staff ripetono: “Tutte le strade restano ancora aperte”. Nel caso si punta a chiudere tutto, anche le liste, entro il 14 agosto. A quel punto l’accordo sarebbe blindato. Mara Carfagna tra i nomi per la premiership

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Renzi e Calenda (Ansa)
Renzi e Calenda (Ansa)

L’accelerazione arriva in serata. “Stiamo discutendo con Matteo Renzi per capire se c’è una convergenza: Iv e Azione sono due forze politiche che devono cercare di trovare a tutti i costi un accordo”.  Sono  le dieci di sera, Carlo Calenda parla ai microfoni di Filo Rosso su Rai 3. A quell’ora le luci dello studio del senatore Renzi a palazzo Giustininani sono ancora accese. Alla fine di una giornata di contatti a distanza tra i due leader e di incontri serrati tra i rispettivi stati maggiori. Di sicuro il Terzo Polo ieri sera era una creatura fatta, non ancora definita. La mattina era invece una scatola con tutti i pezzi ancora da assemblare.

 Stanno trattando gli ultimi dettagli. “Cosucce” del tipo grafica del simbolo, tipologia dell’accordo, listone o coalizione, il nome del candidato o della candidata premier. “Nel Terzo polo ci sarà una leadership, lo decideremo. Io credo si possa lavorare se è chiaro chi farà il leader” aveva detto Calenda a metà pomeriggio. Spunta il nome di Mara Carfagna. Altri, più tardi, tirano fuori il nome di Stefano Bonaccini, il Presidente della Regione Emilia Romagna che però è e resta saldamente nel Pd. Renzi e Bonaccini sono amici. Ma far girare il nome del governatore ieri sera è una provocazione che può fare solo del male al nascituro Terzo polo.

Listone unico o coalizione?

E’ chiaro che le “cosucce” sono gli architravi di un eventuale accordo. L’incontro decisivo tra Renzi e Calenda sarà oggi. Per tutto il pomeriggio i rispettivi staff frenano con “oggi non succede nulla”, “tutte le strade restano aperte”, compresa quella per cui non se ne fa di nulla. “L’opportunità straordinaria” del Terzo Polo come l’ha definita Renzi è però chiaramente a portata di mano.  

Il Parlamento ieri era aperto.  La Camera è convocata per votare il ddl giustizia e i processi tributari. Un po’ di movimento aiuta a mimetizzare incontri e riunioni. Alle cinque del pomeriggio il leader di Azione era stato più freddo: “C’è una discussione con Italia viva che dev’essere chiara, stiamo integrando due corpi. Ciò detto, non vuol dire che ho chiuso l’accordo con Renzi”. Lato renziani trovavi il muro. Con rare eccezioni. “Renzi -ha spiegato il fedelissimo renziano Luigi Marattin - con molta generosità lascerebbe, se un accordo venisse trovato, la leadership politica di questa avventura a Calenda. Non ha mai messo i propri destini personali davanti a quelli politici”.

Insomma, un tourbillon di dichiarazioni e ammiccamenti intorno ad un accordo che ancora non c’è perché l’esperienza proprio degli ultimi giorni insegna che finché non è tutto definito nulla è fatto.

Ufficiali di collegamento, Rosato e Richetti

Bilanciando timori ed entusiasmi, è possibile in serata tentare un bilancio. Tra gli sherpa al tavolo delle trattative ci sono Ettore Rosato per Italia viva e Matteo Richetti per Azione. Una cosa è certa: entrambi i leader vogliono chiudere il pacchetto in un colpo solo, simbolo, programma e liste. Possibilmente entro il 14. Meglio ancora il 12. “Basta parlare di alleanze, parliamo di temi e cose da fare che sono il nostro punto forte” ripete Renzi. Concorda Calenda ancora shoccato per lo strappo con il Pd di Letta e la rottura della coalizione con + Europa dopo due anni di convivenza. Renzi sarà ospite del Caffè della Versiliana giovedì 11 agosto. La data era stata fissata per la presentazione del libro “Il Mostro”. Ora diventa una tappa chiave della campagna elettorale. Il leader di Iv, muto tutto il giorno per evitare i “teatrini modello Letta”, lascia trapelare che sta lavorando per chiudere tutto, depositi compresi, entro il suo arrivo a Marina di Pietrasanta. Detto questo coltiva e rafforza gli accordi con altre liste oltre a Federico Pizzarotti, Giacomo Portas e i repubblicani.  Renzi farà comunque nascere il Terzo Polo. 

Il simbolo già pronto 

Ci sarebbe già un simbolo pronto: avrebbe il nome Calenda scritto grande e unico nome presente, sotto i due simboli di partito, Italia viva e Azione. Si tratterebbe di un listone unico dove confluiscono anche i civici e i sindaci della lista Pizzarotti, i Repubblicani e i Moderati di Giacomo Portas. E qui c’è il primo nodo (dei tanti) che tiene ancora in ostaggio la firma dell’accordo definitivo.  Listone o coalizione? Il listone metterebbe al riparo Azione dalla raccolta firme perché andrebbe a proteggersi sotto il simbolo di Italia viva, sicuramente autorizzato grazie all’emendamento Magi (+Europa) e Ceccanti (Pd) nel “decreto elezioni” approvato a maggio scorso. Non solo, eliminerebbe anche lo sbarramento del 10% abbassandolo al 3%. Le prime stime dell’Istituto Cattaneo ieri stimavano il Terzo Polo al 6 per cento sicuro per una ventina di parlamentari eletti tutti nel proporzionale. Il 10 è più che probabile. Ma non si sa mai. Calenda però ancora insiste sul fatto che Azione non ha bisogno di firme (ne servirebbero 36.750). Ne è sempre stato convinto e l’ ha sempre sostenuto. Ieri anche il professor Cassese è intervenuto in suo “aiuto” con un parere che accerta la validità del simbolo.  Il punto è che solo le venti Corti d’Appello che valideranno simboli e liste dopo il 22 agosto potranno dare la risposta. E quando lo faranno, sarà troppo tardi per avere un piano B. Nessun leader politico può rischiare l’osso del collo in una situazione del genere. Si parla della partecipazione alle elezioni che Azione aspetta da almeno due anni. Metterla in forse, anche solo in via ipotetica, segnerebbe la fine politica del suo leader.

Calenda sostiene, lo ha fatto anche ieri, di avere più pareri pro veritate che sostengono l’autonomia del suo simbolo grazie alla partecipazione alle elezioni europee del 2019. Ieri si è aggiunto anche quello del professor Sabino Cassese. Non c’è dubbio che, per quanto Calenda dica che Azione sta raccogliendo le firme, quello del simbolo sia un handicap che rende meno libere le scelte del suo leader. Il listone unico metterebbe al riparo da ogni rischio.

Entro il 14 agosto devono essere depositati simbolo, alleanze e programmi. Se va tutto come deve andare, chiuderanno prima.

L’agenda Draghi

Il programma elettorale è il dossier più semplice per il Terzo Polo. Calenda e Renzi sono d’accordo quasi su tutto: politica estera, riforma del fisco, la priorità del lavoro rispetto all’assistenzialismo di Stato, la modifica del Reddito di cittadinanza. Sono, i due leader, la rappresentazione più autentica dell’agenda Draghi intesa non come una lista di cose da fare ma, come ha spiegato chi le ha fato il nome, “un metodo fatto di risposte certe, nei tempi e nei contenuti, e credibilità e affidabilità internazionale”. Entrambi, in realtà, avrebbero voglia di parlare soprattutto di temi, problemi e possibili soluzioni: come aumentare il potere di acquisto delle famiglie; come tagliare il cuneo fiscale; come rendere attrattiva l’Italia per gli investitori esteri. Come abbassare i costi delle utenze, luce e gas, e del carburante. Come, quindi, raffreddare la bestie dell’inflazione.

I nomi per le liste 

In realtà sono le liste, dopo le firme e il simbolo lo scoglio più appuntito. Molti renziani hanno accarezzato nell’ultima settimana la sfida di andare soli “liberi e coraggiosi” per arrivare al 5% di voti nel proporzionale. In Toscana, roccaforte renziana, sono pronti a scendere in campo i big come Maria Elena Boschi (Arezzo), Nicola Danti, Stefania Saccardi a Firenze, Gabriele Toccafondi nella Piana, e poi Francesco Bonifazi, Stefano Scaramelli (vicepresidente del Consiglio regionale e coordinatore toscano). Tutte caselle da rivedere, in caso di intesa con Azione. Che a sua volta ha  pronti ai nastri diversi aspiranti parlamentari (dai territori) e parecchi big che puntano al rientro in Parlamento: Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Matteo Richetti, Andrea Mazziotti, Enrico Costa, Andrea Cangini, Osvaldo Napoli. Adesso la bozza dell’accordo prevede una divisione 50 e 50. Meni posti. Ma più sicurezza di poter avere un ruolo nella prossima legislatura. “Il Terzo polo richiede generosità e impegno” ripete Renzi ai suoi gruppi parlamentari, una quarantina di eletti che difficilmente potranno tutti tornare in Parlamento.

Intanto Letta e Meloni… 

Intanto Enrico Letta, definito in modo turbolento il perimetro della sua coalizione, è alle prese con le liste. L’Istituto Cattaneo ha aggiornato per tutti le proiezioni. L’uscita di Calenda fa “perdere” una decina di seggi uninominali. Era noto. Per questo letta ha tentato l’impossibile per tenere tutti insieme. Adesso i problemi sono sulle liste anche se sono aumentati i posti. E sul programma visto che la coalizione è molto schiacciata a sinistra. Giorgia Meloni ha invece deciso di cancellare ogni impegno per i prossimi dieci giorni. Un po’ di vacanza. Soprattutto la scelta, intelligente, di non smaniare troppo visto l’alto consenso nei sondaggi. La leader di Fratelli d’Italia ha il vento in poppa, c’è tutto il mese di settembre per far conoscere il programma ed evitare un po’ il palcoscenico protegge anche da eventuali errori, cadute e gaffe.

Per sapere se ci sarà un’intesa soddisfacente tra i gemelli diversi Carlo&Matteo bisognerà aspettare ancora oggi. Ma se nascerà, il Terzo polo si presenterà chiaro e al completo già il 12 agosto. Per cominciare finalmente la campagna elettorale.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   

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