[La polemica] "Caro Matteo i risparmiatori non rimborsati come la signora Giovanna non sono una barzelletta"

Con quel suo ostentato chiamarsi fuori, con quel goffo tentativo di dire che il suo rapporto con la vicenda è pari a quello degli italiani che hanno un mutuo, Renzi rivela che dietro la spavalderia si nasconde più di un timore, un vero e proprio tallone d'Achille

Sbaglia Matteo Renzi a rispondere "rubare lo dice a sua sorella!" a Giovanna Mazzoni, militante dell’associazione “No Salvabanche”? Sbaglia a prendere in giro la donna anziana che, durante la presentazione del suo libro a Bologna lo ha interrotto urlando e contestandolo sul tema delle banche? Secondo me sì, e provo a spiegare perché. Il segretario del Pd era sul palco, e la signora sventolava una bandiera bianca con scritto sopra: 'No salva banche' al grido di: "Centomila risparmiatori derubati, voglio i miei soldi indietro! Rivoglio i soldi che mi avete rubato!".

Ed era visibilmente furibonda, Giovanna, forse addirittura sconvolta. Mentre la signora veniva trasportata via dal servizio d'ordine, Renzi dal palco continuava a giocare con il pubblico e a prenderla per i fondelli: "La cosa (cioè l'operazione) immagine l'ha fatta, ha fatto la foto, bene...". E giù risate della platea. E ancora, dandole implicitamente della matta: "Non vi dimenticate che noi svolgiamo una funzione sociale...". E giù - di nuovo - risate del pubblico. C'era qualcuno che spingeva la signora fuori dalla sala e lui, di nuovo ironico: "Se vuole restare con noi...Se sta con noi le rispondiamo: io ho un rapporto con le banche: ho due mutui", le ha detto l’ex premier.

Applauso e risate. Il problema, dunque, non è che Renzi sia obbligato a prendersi degli insulti - ci mancherebbe altro - ma il tono è il modo con cui sceglie di rispondere. Prima di tutto, come se la vicenda di cui i risparmiatori non rimborsati fosse una barzelletta. Beh, non lo è affatto: è stato ed è un dramma, soprattutto per chi, come quella signora in quei crack ha perso ciò che ha risparmiato in una vita. Renzi si prenderebbe gioco di un terremotato che grida? Io non credo. Non capisco, dunque, perché chi è vittima della mala amministrazione di un istituito e della mancata vigilanza delle Istituzioni, e della difficoltà della politica di trovare un la soluzione dovrebbe ricevere un trattamento diverso, meno rispettoso.

In secondo luogo, quello show non funziona perché Renzi si chiama fuori. Giusto o sbagliato, il decreto sulle banche lo ha fatto il suo governo: quella vicenda - a ben vedere - segnò l'inizio del tracollo di consenso che ha portato il Pd e il suo leader alla disfatta del referendum Costituzionale. Con quel suo ostentato chiamarsi fuori, dunque, con quel goffo tentativo di dire che il suo rapporto con la vicenda è pari a quello degli italiani che hanno un mutuo, Renzi rivela che dietro la spavalderia si nasconde più di un timore, un vero e proprio tallone d'Achille. Non dice "noi abbiamo fatto così" (e abbiamo fatto bene), dice, o prova a dire: "Noi non c'entriamo nulla". Dice: “Io sono come lei”. Non è vero, ovviamente, ed è un lapsus rivelatore.

Inoltre, ma forse per me è la cosa più importante, c'è il duello impari: sei un leader di partito, ti trovi sul palco della festa del tuo partito, hai il microfono in mano, il pubblico che ti osanna e ti applaude, il servizio d'ordine che ti protegge, non ti metti a fare battute su una donna anziana: non fa ridere nessuno, non è spiritoso, ed è una forma di messa alla berlina. Infine, c'è il tono: che è tutto. Abbiamo un ex presidente del Consiglio che di fronte ad un imprevisto drammatico si comporta come se discutesse di una partita di calcio o del festival di San Remo, con spirito gioviale è sempre pronto alla battuta. Non c'è variazione di tono. Non c'è percezione del dramma. Tutto è uguale per Renzi, quindi tutto diventa macchietta.

E qui l'aneddoto incidentale si lega al racconto del leader, con il messaggio del suo libro, ai suoi show: tutto va bene, il Paese è in condizioni fantastiche, chi non si uniforma a questo racconto è un matto che va affidato ai servizi sociali. A ben vedere, in questo duello asimmetrico di sabato, il più debole era Renzi, non la signora Mazzoni.