[Il caso] Regioni e sindaci in pressing per riaprire. Bonaccini: “Una road map per pianificare"

La Lega ha preparato un Piano. Forza Italia e anche Iv chiedono al premier di “valutare aperture dal 20 di aprile”. I contagi stanno calando. Oggi la riunione con i governatori. Riprogrammata la campagna vaccini. Resta l’obiettivo dei 500 mila al giorno. Aprile è anche il mese dei dossier economici. Le tre date chiave

Stefano Bonaccini (foto Ansa)
Stefano Bonaccini (foto Ansa)

Hanno un Piano e oggi lo consegneranno a Draghi. “Una programmazione a lungo termine che in sicurezza proponga un calendario di riaperture” dicono governatori e sindaci della Lega. Forse non è un Piano, ma una richiesta molto netta, quella dei ministri e parlamentari di Forza Italia: “Riaprire appena possibile dove possibile”. Ed è sulla collocazione di “possibile” che vogliono discutere. Non si tratta - dicono entrambe le forze politiche di maggioranza di dare false illusioni o stuzzicare la rabbia del paese. Ma di pensare un Piano di ripartenza che comincia da chi, da quasi un anno, è finito nel cono d’ombra dei lockdown, zone rosse e arancioni. Il Piano sarà sottoposto oggi pomeriggio all’attenzione del premier Draghi durante l’incontro con le Regioni. All’ordine del giorno c’è il Piano nazionale di ripresa e resilienza che il 30 aprile il governo dovrà consegnare a Bruxelles e che è una corposa evoluzione delle linee guida approvate la scorsa settimana dal Parlamento. In pratica la brutta copia del Conte rivista e corretta dal governo Draghi. Ma è inevitabile che i governatori portino il discorso sulle riaperture.

20 aprile, data simbolo

Come è noto, l’Italia è rossa (9 regioni) o arancione (11) per decreto fino al 30 aprile. Così ha voluto il Comitato tecnico scientifico per la “gioia” dei rigoristi al governo. E con 620 morti al giorno, il contagio che solo da qualche giorno staziona tra i 13 e i 15 mila (era a 23 mila la scorsa settimana), terapie intensive e ospedali pieni, era difficile qualcosa di diverso. Non c’è dubbio che il “fallito” attacco al Parlamento martedì pomeriggio, il funerale laico di oltre duecento furgoni di ambulanti che ieri hanno attraversato in lungo e in largo Firenze e tutte le manifestazioni, per lo più pacifiche, che in queste ore stanno bloccano città, piazze e autostrade al grido “libertà” e “fateci lavorare, non vogliamo morire di crisi”, abbiano colpito il governo a cominciare dal premier Draghi e aperto qualche varco nel muro dei rigoristi. A cominciare dal loro numero 1, il ministro della Salute Roberto Speranza.

La road map di Bonaccini

Anche perché se i governatori e sindaci leghisti e di Forza Italia (undici regioni su venti) chiedono “riaperture in sicurezza appena possibile”, non è da meno il presidente della Conferenza Stato-regioni. Il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini (Pd) chiede una “road map”, come quella indicata in Gran Bretagna e negli Stati Uniti da Johnson e Biden: “Se dopo il 20 aprile i numeri saranno migliori perché non aprire qualche attività?”. Una posizione simile a quella del presidente della Liguria Giovanni Toti: “E’ il momento di riprogrammare le riaperture dei prossimi mesi, solo così il Paese sarà pronto a ripartire dove il virus lo consentirà”. E del ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini che parla di “riaperture a maggio, ma forse qualcosa anche dal 20 aprile”. Una data non casuale e vissuta ormai come uno spartiacque simbolico per dare un segno di speranza. E dimostrare che l’Italia in rosso o in arancio fino al 30 aprile non è un moloch intoccabile (e quindi ideologico, secondo Salvini) ma qualcosa che può cambiare se i numeri saranno d’aiuto.

Draghi e il “gusto del futuro”

Insomma, oggi il premier Draghi si troverà davanti una schiera nutrita e trasversale di amministratori che chiederà di fare ciò che lo stesso Draghi ha peraltro detto nell’ultima conferenza stampa del 26 marzo: “Il post pandemia è più vicino di ciò che possiamo immaginare” da qui la necessità di “ritrovare il gusto per il futuro”, “riaprire è desiderabile, poi dipende”. Il fattore X è un punto preciso di intersecazione tra due curve: quando quella dei contagi cala a tal punto da incontrare quella dei vaccinati (anche solo con una dose) che invece sta salendo.

Draghi ieri è stato tutto il giorno in ufficio impegnato sul dossier vaccini: le nuove regole per l’uso di Astrazeneca dopo l’ennesimo approfondimento di Ema (consigliata dagli over 60 in su) impongono di ricalibrare il Piano nazionale sulle vaccinazioni. Premier e Commissario a fine giornata sembrano confermare gli stessi target: 500 mila inoculazioni al giorno entro aprile; immunità di gregge tra settembre e ottobre. Ma, e anche questo sarà un altro tema nella riunione di oggi, la gente è confusa, impaurita dalle notizie che sente sui vari canali tv, s’informa per come può e comincia a rifiutare le dosi di Astrazeneca. “Ma i rischi sono minimali rispetto ai benefici. Lo dicono i dati inglesi: 19 milioni di vaccinati, 19 casi mortali di trombosi. Inoltre non è possibile stabilire il nesso fattuale tra il vaccino AZ e le trombosi” hanno ripetuto ieri sera in una conferenza stampa i vertici del Cts, i professori Brusaferro e Locatelli.

Quattro milioni di dosi non utilizzate

Il problema è che a ieri pomeriggio erano ben quattro milioni le dosi non utilizzate ferme nei frigoriferi. Di queste almeno un paio di Astrazeneca. Se tutte quelle dosi fossero state inoculate, la copertura reale (con almeno una dose) sarebbe intorno ai 12-13 milioni. Se a questi aggiungiamo gli oltre tre milioni di guariti (e quindi con anticorpi), saremmo a 16 milioni di persone “protette” almeno dalle forme più gravi. E quindi non costrette a ricoveri. E non a rischio vita. Si tratta quindi di “convincere” le persone ad accettare AZ. Non sarà un compito facile. E anche la minaccia di perdere il proprio turno e scivolare in modo alla lista potete non bastare più. Insomma, certamente un intoppo, l’ennesimo, per Draghi e Figliuolo.Ma in una campagna vaccinale così massiccia, gli intoppi sono inevitabili e messi in conto.

Il Piano delle riaperture

Oggi, appunto, sarà consegnato al premier. Il Piano ruota su tre cardini: miglioramento dei dati del contagio e delle vaccinazioni; contingentamento e più controlli. In pratica si tratta di un via libera a cinema e teatri con il contingentamento, ristoranti aperti a cena nelle regioni con dati da zona gialla, locali con saracinesca alzata fino alle 18 anche in zona arancione ma a patto di avere tavoli distanziati e all’esterno e sport sempre nelle forme contingentate. “E’ necessaria una programmazione a lungo termine: stop ai divieti e regole certe da far rispettare a tutti” dicono sindaci e governatori della Lega. E anche “aggiornare i protocolli" per rendere più chiare e ragionevoli le regole per entrare nei negozi, nei centri sportivi, stadi, cinema e teatri. Chi sta sul territorio non ha dubbi. “Stop ai divieti - dicono i sindaci leghisti - servono invece protocolli chiari per far riaprire in sicurezza le attività commerciali come ad esempio estetiste, parrucchieri, bar, ristoranti e ambulanti, permettere ai cittadini di riappropriarsi della propria vita con poche regole chiare da far rispettare”. Sarà ben meglio aprire un parrucchiere in sicurezza che non vedere i parrucchieri che vanno nelle case, privatamente, magari senza mascherine e protezioni. E così con le palestre. Il messaggio che arriverà oggi a palazzo Chigi è che “nelle città e nei paesi è sempre più difficile far capire le chiusure. C’è molto fermento che pretende risposte”. Il governatore Zaia invita il premier a “far valere la possibilità del tagliando” prevista nel decreto che chiude l’Italia tra il rosso e l’arancio fino al 30 aprile. E’ stata, quella del tagliando “qualora i dati lo consentano”, la mediazione che il premier ha trovato tra aperturisti e rigoristi. Tra Salvini e Speranza, per farla breve.

Il premier e i dossier economici

Anche Italia viva chiede di “aprire gradualmente sulla base di una road map e se i dati lo consentono”. Forza Italia - ieri Tajani ha riunito ministri e sottosegretari - chiede di avere un’agenda per il turismo: quando sarà aperto e cosa. Nel mese di aprile le strutture devono almeno essere in grado di accettare le prenotazioni. Altrimenti altri paesi, a cominciare da Grecia e Spagna per non palare dei Balcani, hanno troppi vantaggi. E comunque nei prossimi due mesi la priorità per tutti deve essere vaccinare-vaccinare-vaccinare. Il premier non è certo persona che ama essere tirata per la giacca. Da palazzo Chigi si ripete che “le decisioni si prendono sulla base dei dati”. E se quelli sulla mortalità sono molto brutti (ieri 627 persone), cominciano a segnare l’inversione di tendenza quelli del contagio da due-tre giorni sceso da oltre ventimila a 13 mila.

Piuttosto Draghi sa bene che se per avviare il ritorno alla normalità servirà ancora tempo, le misure di sostegno devono adeguate anche nei tempi. Il mese di aprile per il suo governo è cruciale non solo per la lotta alla pandemia ma anche per la ripartenza economica. I due piani sono talmente intrecciati che le stime dicono che il ritardo di un trimestre nella vaccinazione - immunità di gregge tra ottobre-dicembre invece che tra luglio-settembre - potrebbe costare all’Italia 200 miliardi di Pil. In pratica la quota di ricoveri fund italiano.

Tre date chiave nel mese di aprile

Sono tre le date chiave: il 14 è previsto l’arrivo del Def in Parlamento, dunque la cornice delle misure economiche e finanziarie del 2021 con stime sul pil e sul debito; insieme al Def arriverà anche un nuovo scostamento di bilancio per dovrebbe aggirarsi sui 20 miliardi, il sesto nell’era pandemica, il primo vero della gestione Draghi. “Nelle prossime settimane completeremo il Def "con i nuovi obiettivi sui conti pubblici e "chiederemo al Parlamento un nuovo scostamento di Bilancio per il nuovo decreto per dare ulteriore sostegno e economia e cittadini” ha assicurato ieri il ministro dell'Economia Daniele Franco. Saranno “interventi, che hanno una prospettiva temporale” legata alla crisi di quest'anno ma che “si collegheranno poi agli interventi di carattere più strutturale che stiamo definendo con il completamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza che prevediamo di consegnare alla Commissione europea per la fine del mese di aprile”. Draghi terrà le comunicazioni al Parlamento sul nuovo Pnrr il 26 e il 27 aprile. Appena in tempo per consegnarlo a Bruxelles. Un mese decisivo per SuperMario. Perchè nessuno ha la bacchetta magica e i supereroi sono un magnifico svago.