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[Il punto] Reddito di cittadinanza, il pericolo numero uno sono i furbetti: ecco come il governo intende scovarli

Nel frattempo Tito Boeri lancia l’allarme: la metà dei dipendenti privati del Sud guadagna meno di 780 euro, ovvero quanto assicurato ai single dalla card voluta dal M5s

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
[Il punto] Reddito di cittadinanza, ecco come il governo intende scovare e punire i furbetti

Il vicepremier, Luigi Di Maio, ha tolto il velo al reddito di cittadinanza ma non ha sciolto i dubbi sul provvedimento. Il primo è quello sulla platea dei beneficiari. Il secondo (sicuramente il più importante) è quello relativo agli effetti collaterali. Il timore (fondato) di tanti è che l’assegno possa favorire i furbetti, che purtroppo nel nostro Paese non mancano. Problema di cui è ben conscio il governo che assieme alle caratteristiche della carta ha anche spiegato in che modo intende trovare e punire chi percepisce il sussidio senza averne diritto.

I numeri non tornano 

Per quanto riguarda la platea dei beneficiari, i numeri dell’esecutivo non coincidono con quelli di Inps e Istat. Secondo Di Maio saranno 5 milioni gli italiani che riceveranno il sussidio. Istat e Inps, ascoltati in audizione al Senato, hanno dato numeri molto diversi: 2,7 di beneficiari per l’Istituto nazionale di statistica, 2,4 milioni per l’ente previdenziale. Di sicuro il M5s non può negare che saranno molti di meno dei 9 milioni annunciati in campagna elettorale.

Il vicepremier Di Maio mentre svela la card del reddito di cittadinanza

Le critiche di Boeri 

Sul fronte degli effetti collaterali l’allarme è arrivato da più fonti. Il tema è noto da tempo: il sussidio potrebbe disincentivare la ricerca di un lavoro e favorire comportamenti opportunistici. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha spiegato la questione illustrando alcuni numeri molto significativi: quasi la metà dei lavoratori privati del Sud (il 45%) percepisce uno stipendio inferiore ai 780 euro assicurati dalla Card a un single. Il paradosso è evidente: chi sta a casa senza fare niente ha più soldi di chi fatica tutto il giorno. Il problema – ha scritto nella sua analisi tecnica Boeri – è che il reddito di cittadinanza fissa un livello di prestazione molto elevato per un singolo”.

La "macchina" dei controlli 

Un sussidio così ricco inevitabilmente sarà uno stimolo per i furbetti che come noto nel nostro Paese non mancano. L’esecutivo è ben consapevole del rischio ed ha già spiegato in che modo lo Stato opererà per individuarli e punirli. La novità delle ultime ore è che severi controlli scatteranno nel momento in cui sarà rifiutata la prima proposta di lavoro, congrua, entro 100 Km di distanza dal luogo di residenza. Il rifiuto sarà registrato nel sistema informativo Siupl e contestualmente scatterà una segnalazione all’Ispettorato nazionale del Lavoro e alla Guardia di Finanza.

I furbetti rischiano il carcere 

Obiettivo prioritario dei controlli sarà quello di accertare che il percettore del reddito non sia occupato in un lavoro sommerso. Scenario che implica la restituzione di quanto percepito e il rischio carcere. Le pene previste sono molto dure. Per omessa comunicazione  della variazione del reddito effettivo o del patrimonio è prevista la reclusione da 1 a 3 anni, che diventano da 2 a 6 in caso di presentazione di dichiarazioni false. Sarà sufficiente il pugno duro per contrastare i furbetti? Il compito sulla carta appare molto difficile considerando che secondo i dati della Guardia di Finanza, ad oggi, ogni dieci controlli sei risultano finti poveri.

Trovare proposte di lavoro dove non ci sono 

Ma anche ipotizzando un successo nell’attività investigativa di Gfd e Ispettorato del Lavoro resta un dubbio: la morsa dello Stato attorno al furbetto scatterà dopo il rifiuto della prima proposta lavorativa. Ma siamo così sicuri che nelle regioni più depresse economicamente del Paese (il Sud e le Isole) i navigator saranno davvero in grado di trovare offerte di lavoro per i sussidiati? Anche questo compito sulla carta appare molto difficile.

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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