[Il caso] Rai Tre rischia di finire in tribunale per il Concertone e per la trasmissione Report

Colpi di scena nell’audizione del direttore di Rai Tre ieri sera in Vigilanza. Di Mare si sente “parte lesa” perché Fedez avrebbe “manipolato la telefonata e ordito un complotto”. Il presidente Barachini e il senatore Faraone (Iv) chiedono spiegazioni sul video di Report. “Chi ve lo ha dato e perché lo avete mandato in onda?”

Franco Di Mare e Fedez (Ansa)
Franco Di Mare e Fedez (Ansa)

Rai 3 rischia di finire in tribunale. Nella doppia veste. Come parte lesa per la vicenda Fedez. Come “complice” e artefice di “un agguato mediatico” che aveva come obiettivo Matteo Renzi. In ogni caso, le due vicende dovrebbero proseguire in tribunale. Finisce con i fuochi d’artificio l’audizione in Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. La più vivace, forse, della legislatura al netto dell’avvio scoppiettante con il “caso” del Presidente Foa su cui ancora pende una richiesta di accesso agli atti da parte dell’onorevole Anzaldi.  Il presidente Barachini (Forza Italia) ieri aveva convocato per le 20 e 30 il direttore del Tg3 Franco di Mare per avviare “un’istruttoria” su quello che è veramente successo al concertone del Primo Maggio. Per chiarire una volta per tutte se la Rai è solita censurare i suoi ospiti che devono “adeguarsi ad un sistema” (questa l’accusa rilanciata da Fedez su tutti i social) o se invece il Primo maggio è stato “una gigantesca manipolazione” (cosi dicono Di Mare e Capitani, direttore e vicedirettore di Rai 3) da parte di mani sapienti e scaltre.

Il Concertone. Ma anche Report

Il problema è che il presidente Barachini in avvio di audizione ha messo sul tavolo anche il caso Report e il video - inviato da una insegnante you tuber - che documenta l’incontro il 23 dicembre tra Matteo Renzi, leader di IV, e Marco Mancini definito dalla testimone “personaggio strano losco ed elegante”, in realtà un dirigente con ruolo apicale nella nostra intelligence e un trascorso professionale quanto meno tormentato.  Non solo, partito per suonarle al grido “complotto complotto”, il direttore Di Mare s’è trovato però nell’angolo visto che senatori di tutta la maggioranza, da Valeria Fedeli (Pd) ad Andrea Ruggeri (Fi) hanno chiesto a Di Mare di essere “conseguente con le sue parole “e di andare in procura a fare denuncia.

“Frasi in giallo e frasi in rosso”

Di Mare si presenta a San Macuto, in Vigilanza, come direttore ma tira fuori la grinta del vecchio inviato. Quello che non lo freghi. Non vuole certo concludere una brillante carriera con la bollinatura del censore, di chi è “stato messo lì” e quindi non è libero, si fa condizionare o non controlla quella che succede in casa. Cioè nei programmi di Rai Tre. Così, per quanto avesse un po’ già anticipato l’accusa del “complotto e della manipolazione ai danni della Rai (attenzione, tutta e solo il canale, ndr), ieri sera ha estratto un piccolo dossier e ha iniziato a leggere: “In giallo il contenuto reso pubblico da Fedez circa la telefonata con la vicedirettrice Capitani tra il Primo e il 2 maggio e in rosso le frasi che sono state pronunciate ma sono state cancellate da Fedez”. Tra queste: “Guardi Fedez che in Rai non c’è alcuna censura e nessuno le ha chiesto di correggere il suo discorso”.

Di Mare ha ripercorso punto per punto la famosa telefonata registrata dal rapper (sottolineando che forse registrare telefonate all’insaputa dell’interlocutore non è il massimo) insistendo in ogni passaggio che Fedez “ha tagliato tutto il passaggio in cui Capitani afferma che la Rai non fa assolutamente una censura”.  “C'è stata una manipolazione per alterare il senso delle cose - ha aggiunto - Si tratta di imbroglio e macchinazione”. E poi ha affondato: “Forse c'è stato un calcolo dell'artista per ottenere più like, visualizzazioni e consensi”. Una controffensiva che è stata ripresa dal senatore Di Nicola (M5s) che ha sottolineato “il noto marchio del cappellino di Fedez rimasto esposto a favore di telecamere per minuti in diretta Rai. Questa è pubblicità occulta. Occorre indagare e verificare”. Insomma, chi temeva un’audizione tardiva e sonnacchiosa, si è dovuto in fretta ricredere. 

Il contratto esterno. Fatto con la Rai 

A far discutere anche la risposta, ritenuta generica e insufficiente, da parte dell'ad Fabrizio Salini alla richiesta della Vigilanza di visionare il contratto tra la Rai e gli organizzatori del Primo Maggio. Di Mare ha precisato che “la Rai, nel caso del Primo Maggio, fa un acquisto di ripresa per un evento e non ha alcuna responsabilità diretta su quanto avviene in quel luogo”. Ha aggiunto che la Rete “non ha in alcun modo chiesto il testo” dell'intervento di Fedez spiegando che “è stata l'organizzazione dell'evento a chiedere il testo come previsto dal contratto”. Autodifesa un po’ ridicola questa visto chili contratto viene fatto con la Rai. E quindi l’appaltatore sottosta a richieste di viale Mazzini. Di Mare ha ricordato che la sera del 30 aprile, vigilia del Concertone, Massimo Bonelli, titolare della ICompany, società organizzatrice dell'evento, ha inviato una mail ai sindacati e alla Rai per segnalare che il testo di Fedez non era “in linea con lo spirito del concerto”, che era stato contattato il management del cantante chiedendo “di rivedere il testo affinché non fossero esasperati i toni”. La Capitani - ha raccontato Di Mare -, rispondendo alla richiesta di un parere, ha ribadito l'estraneità della Rai nelle scelte editoriali e ha aggiunto di ritenere “inadeguato” il testo rispetto alla Festa del Primo Maggio. Ma non ha mai preteso né richiesto correzioni perché, appunto, “la Rai non censura”. Ma questa è la frase tagliata.

Risultato: ddl Zan intoccabile

Del resto, è il ragionamento sottinteso in viale Mazzini, anche se sei un artista e sei invitato ad un evento, magari non vai proprio a sparare addosso al partito - la Lega - che era al governo quanto è nato questo Cda ora in scadenza ed è ora di nuovo al governo. Puoi criticare chi ostacola il ddl Zan senza arrivare a fare la lista dei nomi dei parlamentari e delle loro frasi omofobiche. Che invece è esattamente quello che ha fatto Fedez. Facendo un lancio al ddl Zan come mai s’era visto negli ultimi anni per nessun provvedimento di legge. Il risultato: il disegno di legge contro l’omotransfobia è diventato un intoccabile. La Lega e i suoi parlamentari sono stati “massacrati” dai social. Di Mare e Capitani pure. Eccessi che si chiamano. Anche questo dice molto sulla distorsione dei social. E sulla scarsa qualità della classe politica. Di sicuro però Fedez ha ottenuto il risultato che voleva. E non sembra essere stato censurato. Ma cosa succede a chi ha meno forza social di Fedez?

Altro che scuse. Denunciare

“La Rai - ha concluso Di Mare - è stata crocifissa e condannata prima ancora che Fedez salisse sul palco. Una polemica basata sulla manipolazione dei fatti, che avrebbe dovuto dimostrare nelle intenzioni di Fedez l'esistenza di una censura che non c'è mai stata. Possiamo rimediare? Mi auguro di sì, ma il danno è gigantesco. La Rai e Ilaria Capitani si aspettano delle scuse che non arriveranno mai, io temo”. Dunque D Mare rifiuta il ruolo del censore e passa invece al contrattacco nel ruolo della vittima. Ma le cose gli scappano di mano. Il suo intervento, infatti, non convince gran parte dei parlamentari che contestano all'azienda di non aver portato gli atti alla Procura della Repubblica nonostante le gravi accuse mosse al rapper.  Pd, Leu, Iv, Fi, ma anche Lega e M5S (che hanno fatto quelle nomine in Rai) che attaccano però anche il rapper (paradossi della vita: Fedez era stato un testimonia di Grillo in nome proprio della trasparenza), accusano la gestione “quantomeno confusa della vicenda”. Fratelli d'Italia invoca le dimissioni immediate del direttore.

La senatrice Valeria Fedeli (Pd) ha difeso l’intervento di Fedez. “Le discriminazioni contro le persone omosessuali, bisessuali e transessuali esistono nella società come nel mondo del lavoro. Non capisco come si possa stigmatizzare chi denuncia un uso violento e discriminatorio del linguaggio (Fedez, ndr) invece di prendersela contro quei contenuti omofobi espressi da chi ha responsabilità istituzionali (i parlamentari leghisti e rispettive frasi nominati da Fedez, ndr)”. Poi è stata la prima ad indicare la strada della procura della repubblica. “Lei, direttore, ha anche detto che i contenuti della telefonata sarebbero stati manipolati da Fedez. Se è così però, e io non lo credo, vada a denunciarlo alla Procura della Repubblica perché bisogna anche essere conseguenti con ciò che si dice”. Logica vorrebbe che adesso la Rai fosse conseguente e, visto le accuse formulate da Di Mare in Vigilanza, andasse in procura “per poi chiedere un bel risarcimento del danno” che Di Mare ha definito “internazionale” visto che del caso hanno parlato da Singapore a New York.

Il caso Report

Che l’audizione non sarebbe stata una passeggiata il direttore di Rai 3 lo ha capito appena si è messo a sedere. Quando il presidente della Vigilanza ha spiegato che nell’occasione si sarebbe affrontato anche il caso di Report e della puntata di lunedì sera che ha mandato in onda un video di non chiara provenienza in cui si documenta l'incontro tra Matteo Renzi e lo 007 Marco Mancini in un’area di servizio lungo l’autostrada.  Nonostante questo, Di Mare nella sua relazione iniziale non ha fatto alcun accenno a Report. Il presidente Barachini ha chiesto lumi se “le immagini potessero essere usate, sebbene non rappresentassero reato”.

Il senatore Faraone ha ripercorso la puntata di Report mettendo in evidenza tutte le contraddizioni e i misteri di quel video: la professoressa che s’incuriosisce di quel tipo “losco ma elegante (Mancini, ndr) che cammina nervoso nella piazzola dell’autogrill”; la signora che è lì ferma perché “il padre sta poco bene ma guarda caso poi si mette a filmare l’incontro senza perderli di vista per ben 40 minuti”; il fatto che possa sentire delle frasi “nonostante la distanza e la mascherine”; infine, clamoroso, “le macchine che lasciano l’area di servizio in direzione opposta, Renzi verso Firenze e Mancini verso Roma”. Peccato che da un’area di servizio si possa, come è noto, uscire in una sola direzione. Dunque, ha chiesto Faraone, “quali verifiche ha fatto il direttore Di Mare circa questo video? Chi è questa signora? Sarebbe preoccupante se alla fine venisse fuori che un senatore della Repubblica viene pedinato da qualcuno e poi questo qualcuno passa i video alla Rai…”. 

Non solo, oltre il video c’è anche il problema dell’intervista che Report fa a Renzi.  Intervista di un’ora tagliata anche questa da mani sapienti. Quindi, ha osservato Faraone, “Di Mare accusa Fedez di ciò che Report ha fatto con Renzi: hanno accusato l’artista di aver tagliato le dichiarazioni della vicedirettrice di Rai Tre ma è la stessa sorte toccata a Renzi che ha risposto per oltre un'ora alle domande di Report ma ciò che è andato in onda è stato manipolato e strumentalizzato”.

Di Mare: “L’’incontro Renzi-Mancini è una notizia”

Tiscalinews ha a lungo documentato ieri in quale contesto è avvenuto l’incontro tra un senatore della Repubblica leader di un partito e un agente segreto in cerca da anni della promozione che per l’appunto gli era stata promessa dal Movimento 5 Stelle e dallo stesso ex premier Conte. Il 23 dicembre quella promozione stava vacillando (infatti non si è più realizzata) e Mancini si stava quindi autopromuovendo. Analoghi dubbi sono stati sollevati da Forza Italia. Di Mare ha liquidato la faccenda in due parole: “Che ci sia un incontro tra Renzi e un personaggio dei servizi segreti del calibro di Mancini in un momento delicato per il Paese, in un momento in cui si discute sulla delega ai servizi è una notizia”. Anche in questo caso è il suggerimento collettivo è stato di andare in procura. “Siate conseguenti e denunciate” ha detto Di Nicola (M5s) al collega Faraone (Iv). Il caso Fedez non è ancora chiaro che fine farà. Il caso Report è sicuro invece che prenderà la vie legali. Anche perché quell’area di servizio è piena zeppa di telecamere.