Primarie Pd, Zingaretti prende tutto. Quasi. “Tornano gli elettori, ora un nuovo Pd e nuove alleanze”

Tutte le sfide del nuovo segretario, la Segreteria, la decisione sugli incarichi, le alleanze e soprattutto le Europee: il 26 maggio e vanno preparate le liste. Giachetti sembra aver tenuto, Martina un po’ sotto le aspettative. L’alto afflusso (circa un milione e 800 ma i dati saranno definitivi solo oggi) è un messaggio alla maggioranza: l’opposizione in questo Paese c’è. E i Pd non è più moribondo. Fico fa i complimenti. Salvini minimizza i risultati

Primarie Pd, Zingaretti prende tutto. Quasi. “Tornano gli elettori, ora un nuovo Pd e nuove alleanze”

Alle 23 e 30 il nuovo segretario, maniche di camicia e sorridente, sale una rampa di scala dell’hotel-ristorante con vista sul Circo Massimo che è stata la sede del suo comitato nella Capitale. Quando è sopra, una volta fuori dal mirino di telecamere, smartphone e bloc notes, Nicola Zingaretti può finalmente esultare con il suo staff per la netta vittoria alle primarie del Pd: un milione e 800 mila votanti (che significano circa tre milioni contanti che entrano nelle casse esangui del partito); un consenso personale che supera il 60 per cento; nessuna conta in Assemblea, obbligatoria qualora nessuno dei tre candidati avesse raggiunto il 50%; un mandato pieno, senza ombre e senza scuse.

Dopo otto mesi disperati e faticosissimi, il neo segretario può finalmente fermarsi e compiacersi. Ha appena tenuto il suo primo discorso. Tre pilastri:  “Unità e cambiamento”; “un nuovo Pd, con un nuovo campo e nuove alleanze di cui non sarò mai il capo ma il leader”; “grazie all’Italia che non si piega ad un governo pericoloso”. Zingaretti è felice, gli occhi sorridono e ha dato retta a tutti per oltre un’ora: amici, tv, radio, giornalisti. Non s’è risparmiato. Ma in quella stanza là sopra dove festeggia in via riservata con il suo staff, sono già tutte sul tavolo le sfide del segretario n°7 (di cui tre transitori)  nella storia del pur giovane (11 anni) Partito democratico.

Un patrimonio politico che si chiama alternanza

La prima, in parte già vinta, è quella per la tutela della democrazia. Le primarie del Pd del 3 marzo 2019 sono state prima di tutto un “successo per la democrazia” rivendica Zingaretti. Una partecipazione così larga significa infatti che c’è un pezzo d’Italia che cerca e vuole una forza politica in grado di contrapporsi all’attuale maggioranza politica. Sono quelli che non si rassegnano ad essere “inglobati nei 60 milioni di italiani dai quali il vicepremier Salvini fa discendere le proprie scelte politiche”, frase questa ascoltata spesso nelle code ai gazebo, alle Case del popolo e ovunque sono stati ospitati i 7500 gazebo elettorali. In questi otto mesi di governo il Pd ha fatto una eccellente opposizione nelle aule del Parlamento che però fuori non può essere percepita nella sua interezza.  La larga partecipazione - che Salvini ha minimizzato riducendola al “minimo storico” - è un successo che tutti e tre i candidati alla segreteria possono rivendicare visto che il timore era di non arrivare neppure ad un milione. L’affluenza di ieri consegna al Pd un dividendo politico fondamentale in ogni democrazia che si chiama alternanza.

Il futuro del Pd

Quel numero è stato per settimane la differenza tra un successo e un fallimento. E da quel numero passava anche la seconda sfida di queste primarie: le condizioni di salute del Partito democratico. “Stasera sono un papà felice” ha tuittato ieri sera Walter Veltroni che il Pd fondò nel 2007 e in questa competizione ha schierato i suoi uomini migliori nella mozione Zingaretti. Certo, le prime primarie registrarono oltre tre milioni di votanti ma dopo la sconfitta del 4 marzo e un congresso durato un anno, portare quasi due milioni di cittadini, tra cui molte giovani coppie, ai gazebo era una mission del terzo tipo. Il Pd, considerato una bad company anche da molti parlamentari ieri sera in pieno festeggiamento al Comitato di Zingaretti, ha dimostrato ieri di essere  in piedi e in piena convalescenza.  Roberto Giachetti, che dovrebbe attestarsi tra il 12 e il 13%, ha lanciato l’hastag #altrochemacerie.

Ricostruire

E’ stata la parola chiave della campagna di Zingaretti. Ma come? E per andare dove?  “Oggi sono tornati molti elettori, da qui parte il nuovo partito” ha detto il neo segretario nel suo primo lungo discorso che contiene gli indizi del nuovo percorso. Zingaretti, aiutato da una traccia scritta, non ha dimenticato nessuno nel lungo elenco di ringraziamenti. Ecumenico è l’aggettivo più adatto. “Dedico questa vittoria a tutti: ai 5 milioni di poveri, lotteremo perchè chi è povero non lo sia più; alle femministe; ai giovani che come Greta ogni venerdì scendono in piazza per la difesa dell’ambiente; ai partigiani, ai sindacati, ai giovani che lasciano l’Italia perchè nel futuro questa sia una scelta e non un obbligo; ai troppi giovani disoccupati che il potere ignora; ai milioni di imprenditori e piccole e medie imprese che vogliono costruire il futuro del paese. La dedico alle persone e alle loro vite. Cercheremo di essere all’altezza che vuol dire saper ascoltare e saper decidere. Sapremo essere opposizione che vuol dire soprattutto avere idee migliori”. Un discorso di insediamento perfetto perchè non ha dimenticato nessuno.

Il post primarie

Dalle parole ai fatti, adesso per Zingaretti inizia il tempo delle prove. I primi passaggi sono l’assemblea nazionale (17 marzo) e la segreteria. Da qui si capirà subito forma e sostanze del nuovo Pd. Quale spazio vorrà dare alle minoranze. E se e come intenderà lavorare insieme. Lo spoglio delle schede è stato interrotto all’una di notte, più o meno intorno al 10%.  Solo oggi sarà possibile conoscere le percentuali esatte. Martina dovrebbe essere intorno al 24,5% e Giachetti al 12,5%. “Sarò un leader ma non un Capo e non vorrò mai essere solo” ha detto. Parola d’ordine inclusione. Vedremo che spazio vorrà dare alle minoranze. Entrambi gli sconfitti hanno riconosciuto la vittoria poco prima delle 22.  “Lavoreremo fianco a fianco. Il Pd è in buone mani” ha detto Martina che gli ha dedicato la maglieria della campagna: “Siamo somma e non divisione”.

“Nuove alleanze”. A sinistra

Il Pd di Nicola Zingaretti dovrebbe, sulla carta, spostarsi molto a sinistra per inglobare in un’unica alleanza Leu, Si, Possibile e molte di quelle formazioni che gravitano a sinistra del Pd. Difficile che questi significhi far tornare nel partito chi se ne andò circa due anni fa dando vita ad una dolorosa scissione. Più facile andare a recuperare i voti di quelli che se ne sono andati soprattutto nel Movimento 5 Stelle. Che non vuol dire, ha ripetuto più volte Zingaretti, “fare alleanze con i 5 Stelle”. Il presidente della Camera Roberto Fico è stato tra i primi a fare gli auguri al nuovo segretario, “buon lavoro”.  Anche Zingaretti sa che oggi è impossibile solo immaginare un’alleanza con i 5 Stelle. A meno di ulteriori scissioni che sarebbero il vero killer del partito. Di certo, nonostante l’appoggio chiave di area Dem di Franceschini, dell’associazionismo e del volontariato, è più difficile che il neo segretario vada a cercare al centro i voti che servono per tornare maggioranza nel paese.

Le liste per le Europee, il primo esame

Ecco che il primo vero esame per la nuova segreteria saranno le elezioni europee, il perimetro delle alleanze e quello delle candidature. Questo successo di pubblico e numeri, ultima tappa di una scia positiva che inizia nelle due elezioni regionali di Abruzzo e Sardegna dove le coalizioni di centrosinistra hanno superato il 30% e ha trionfato sabato a Milano con i 250 mila in piazza contro il razzismo, dà un po’ più forza al Pd e al suo simbolo su cui invece ferve il dibattito se tenerlo o meno in vista nella coalizione. E ridiscute anche l’interazione con il manifesto Siamo europei di Carlo Calenda, nei nei panni el diligente scrittore in piazza del Popolo.  L’ex ministro dello Sviluppo economico non vorrebbe simboli di partito nella sua piattaforma perchè, a suo giudizio, la battaglia da fare, molto seria, è  veramente post ideologica e vede schierati contro il blocco europeista (quello a cui Calenda vorrebbe dare vita) e il blocco sovranista ed europeista. Zingaretti, che con Martina e Giachetti, ha firmato il manifesto di Calenda ha idee un po’ più confuse. Ora è necessario chiarirsele perchè il tempo sta per scadere.

Renzi e il renzismo

Anche questa è senza dubbio una sfida sul tavolo del nuovo segretario. Molti deputati e senatori Pd non fanno mistero sul fatto che “sarebbe tanto meglio che Renzi se ne andasse dal Pd perchè è ingombrante”. Per altri invece sarebbe inutile perchè “quella stagione è stata ieri definitivamente archiviata”. Altri ancora hanno subito ingaggiato la guerra dei numeri per capire chi ha preso di più o meno. Miserie e meschinità, se ne sono viste tante in questi anni. Comunque Renzi nel 2017, le sue ultime primarie, prese un milione e 838 e 938 mila voti e fu eletto con un milione e 257 mila voti. Possiamo scommettere che oggi qualcuno proverà a stuzzicare qualche provocazione su queste cifre. 

Il senatore di Firenze si è messaggiato con il nuovo segretario. E intorno alle 22 ha postato il seguente tweet: “Quella di Zingaretti è una vittoria bella e netta. Adesso basta con il fuoco amico, gli avversari politici non sono in casa ma al governo. In bocca al lupo al segretario Zingaretti. A Maurizio, Bobo e a tutti i volontari grazie. Viva la democrazia”.  Matteo Renzi ha promesso che darà una mano. E con gli amici più fidati smentisce categoricamente ipotesi di strappo. A meno che Zingaretti non faccia accordi con M5s o cancelli mille giorni di renzismo.

E’ un fatto che il 12,5 % abbia votato Giachetti sia catalogabile alla voce: turborenziani. Così come è un fatto che il 22-23% (tutti i dati sono provvisori) riservato a Martina contenga numerosi parlamentari orfani di un candidato competitivo. Per Zingaretti, Renzi è una risorsa. “Mi ha fregato il titolo” ha detto ieri sera, scherzando, citando il libro “Un’altra strada” che intanto è alla quarta ristampa e riempie le sale in tutta Italia ad ogni presentazione. Basteranno poche settimane per capire se il vecchio e il nuovo segretario sapranno trovare una sintesi.