[Il caso] Porte chiuse per Salvini. Che chiama gli italiani in piazza “contro il governo degli sconfitti e della truffa”

Il leader della Lega rompe il silenzio di Ferragosto. Torna in pubblico con un doppio appuntamento in Versilia. Grande pubblico per il Capitano ma anche molta preoccupazione. Il Movimento 5 Stelle lo bolla come “inaffidabile” e chiude ogni ipotesi di recupero. Adesso tutto dipende da Conte e Mattarella  

Il leader della Lega, vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno Matteo Salvini a Massa
Il leader della Lega, Matteo Salvini, a Massa (Ansa)

MARINA DI PIETRASANTA - La speranza è che “martedì il Parlamento voti con coscienza e dignità”. La fiducia è “consegnata nella mani del presidente Mattarella, sarà lui alla fine a decidere sulla credibilità o meno del progetto politico del governo dei perdenti”. E’ logico che “se fanno un accordo basato su poltrone e incarichi io non ho il potere perché non ho i numeri in aula per fermarlo”. Ma se così dovesse essere, se così dovesse andare a finire, con il proprio clamoroso autogol, il leader della Lega sa bene cosa fare: “A quel punto, allora, ci siete voi, perché è con tutti voi che ci troveremo nelle piazze a manifestare, pacificamente per carità, e a pretendere quello che è un nostro diritto: andare a votare”. Applausi. Ripetuti. E non solo dai duemila stipati nella zona teatro della Versiliana, la villa e la pineta di Marina di Pietrasanta tanto care a D’Annunzio. Poiché Salvini, come sempre, va in diretta streaming, possiamo immaginare che l’appello alla piazza sia stato condiviso da qualche decina di migliaia di militanti e fan del Capitano.

La tregua è finita

E’ stata la prima giornata pubblica dopo i tre giorni di “tregua” a cavallo di Ferragosto. Dopo quel “tutto è ancora possibile” pronunciato il 15 agosto che ha avuto il sapore dell’inversione a U e della pistola ritirata da tavolo. Solo che in questi tre giorni il telefono è rimasto muto (“fa troppo caldo anche per il telefono” è stato il tweet ieri all’ora di pranzo), l’auspicio di qualche colonnello è rimasto inevaso (“Di Maio faccia una telefonata a Salvini”) e poco prima che il Capitano salisse sul palco della Versiliana per l’intervista pubblica condotta da Alessandro Sallusti lo stato maggiore dei 5 Stelle riunito nella villa di Beppe Grillo a Marina di Bibbona aveva chiuso la porta a qualsiasi ipotesi di riavvicinamento. Stretto nell’angolo che si è costruito con le proprie mani, il leader della Lega ha giocato l’unica carta possibile: l’appello alla piazza. “Pacificamente” ha precisato. Ma non ci può essere nulla di pacifico, meno che mai di istituzionale quando si aizza il popolo e la pancia oltre ogni limite e misura.

Amara solitudine

Si può essere soli seppur circondati da migliaia di persone che si esaltano indossando magliette con la scritta “Mi fido di lui” e la faccia di Salvini e cantando “All’alba vincerò” mentre lui osserva la folla  da un palco picchiando la mano sul cuore e la mani giunte tra il segno di vittoria e quello della preghiera. Duemila persone alla Versiliana in un caldo pomeriggio d’agosto in cui si starebbe molto meglio in spiaggia. E altrettante la sera, ai Ronchi (Marina di Massa), raccolte in un prato che ospita la festa regionale della Lega in Toscana. Sono numeri importanti. La prova che il consenso di Salvini è ancora alto e, al momento, non sconta l’incredibile empasse di tredici giorni di crisi di governo che dovevano portare la Lega al comando e rischiano invece di escluderla da tutto. Oggi Matteo Salvini è un leader solo alla vigilia della giornata più importante della sua parabola politica. Potrebbe essere iniziata la curva discendente. Oppure, più difficile, essere scattata la santificazione definitiva. In prima fila al teatro della Versiliana ci sono, tra gli altri, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e il governatore Attilio Fontana. Attendono, persino loro, un cenno, un indizio per capire cosa sarà della legislatura.  Ma il Capitano può solo ripetere nei due incontri pubblici di giornata, tappe anche queste del Beach tour agostano, che “ascolterò domani e senza pregiudizi il premier Conte in aula. Per noi la via maestra resta il voto e sarebbe folle mandare al governo gli sconfitti, benedire un accordo basato solo sul mantenimento delle poltrone e degli stipendi a fine mese… La Lega non è fatta per fare questo. Dunque martedì ascoltiamo Conte e decidiamo”.

Poche carte da giocare

La verità è che Salvini, ormai, può decidere poco: s’è infilato, per errori nei tempi e nei modi di questa crisi di governo, in un angolo in cui non è più padrone del gioco - come è stato fino all’8 agosto - e neanche di un’iniziativa di gioco. Può solo attendere di vedere le mosse degli altri. Non un granché per un Capitano che è stato giocatore e arbitro della partita per quattordici lunghi mesi. Così può solo, come correttamente dice, “aspettare di sentire cosa dirà Conte” - e non saranno parole gentili per Salvini e la sua squadra di governo - e poi di nuovo aspettare cosa il premier deciderà di fare: salire al Colle per dimettersi senza aspettare il voto dell’aula; chiedere, invece, il voto dell’aula sulle risoluzioni o sulla mozione di sfiducia che il capogruppo Romeo ha presentato il giorno 12 agosto ma mai calendarizzata. “Metterete ai voti la vostra mozione di sfiducia?” chiede tiscali.it a Salvini a margine del comizio ai Ronchi. “Aspettiamo di sentire Conte” ripete alzando gli occhi al cielo e facendo lo sforzo di non aggiungere altro. L’unica carta che gli è rimasta da giocare è quella del paladino dell’anticasta, di accusare “qualcuno a Roma di fare giochi e giochetti per spartirsi le poltrone”. E rinnovare la mozione dell’orgoglio leghista: “Abbiate fiducia, il meglio deve ancora arrivare e ricordate sempre la piccola Lega del 3% che in pochi anni è arrivata ad essere il pericolo d’Europa. Noi vogliamo un governo serio. Altrimenti, avanti anche senza poltrone”. E qui, il pubblico della Versiliana, dove i fan sono confusi in un pubblico di imprenditori che vuol capire che fine farà il Paese, la sua credibilità e la nostra povera economia, resta perplesso. Decisamente preoccupato.

La porta in faccia di Grillo

Quello della Festa della Lega ai Ronchi, invece, è un pubblico meno interessato all’esito della crisi: qui c’è pura militanza il cui unico obiettivo adesso è “conquistare tra pochi mesi la rossa Regione Toscana”. Un pubblico più semplice, che lo rincuora. “Voi siete - dice indicando il prato pieno di supporter al parco della Comasca ai Ronchi - la migliore risposta a quei dieci che oggi chiusi in una villa a Marina di Bibbona hanno deciso che sono più importanti le poltrone”. Perché nel primo pomeriggio, giusto poco prima di salire sul palco della Versiliana, Salvini s’è trovato un’altra porta sbattuta in faccia. Beppe Grillo ha riunito in una sorta di gabinetto di guerra nella villa sul mare a Marina di Bibbona Luigi Di Maio, Davide Casaleggio, Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Paola Taverna e i capigruppo Patuanelli e D’Uva. Alla fine tutti compatti nel definire il leader leghista “un interlocutore non più credibile” e “inaffidabile”. “Prima - hanno scritto in una nota - la mossa di staccare la spina al governo del cambiamento l'8 agosto tra un mojito e un tuffo. Poi questa vergognosa retromarcia (il voto alla legge che taglia i parlamentari tanto cara ai 5 Stelle e poi subito al voto, ndr) in cui tenta di dettare condizioni senza alcuna credibilità”. Una netta chiusura ad ogni ipotesi di rimettersi al lavoro come via Facebook aveva tentato nuovamente, per l’ultima volta, di fare Salvini intorno all’ora di pranzo. 

Mai senza il Viminale

Quando sale sul palco della Versiliana e poi in serata su quello della Festa ai Ronchi, Salvini sa quindi già di avere tutte le porte chiuse. E’ un giocatore al tavolo con poche carte: l’orgoglio leghista, rivendicare il "voto subito per fare chiarezza”, l’appello alla piazza “contro i giochi di palazzo”. La più semplice, quasi banale: accusare gli ormai ex alleati di tradimento con l'antico nemico comune. Salvini guida  l’affondo “I M5s sono pronti a andare con Renzi e la Boschi domattina e sono io quello inaffidabile? Prodi oggi ha dato il via libera al ‘governo Ursula’ con Pd, M5s e Fi come c’è in Europa e voi lo riterreste normale? Io farò tutto quello che è umanamente possibile per impedirlo”.  Lo slogan sarà: “Tutti contro Salvini, ecco il governo che verrà”.

Un altro messaggio che emerge chiaro da questa domenica d’agosto nel mezzo di una surreale crisi di governo è che senza il Viminale Salvini è un Capitano senza mezzi né strumenti. Per rompere il ghiaccio e scaldare i cuori, può solo cavalcare il caso Open arms, la nave della Ong ferma da 17 giorni in mare e ora davanti a Lampedusa con 107 migranti. Il nodo migranti funziona sempre, tra il pubblico più paludato della Versiliana e quello più ruspante dei Ronchi. Il ministro dell’Interno strappa applausi e evviva quando mette in evidenza “i malati a bordo che però non sono malati”, “i 27 minori a bordo da far sbarcare subito” nove dei quali risultano subito però maggiorenni, il governo spagnolo che offre ben tre porti di sbarco alla nave delle ong spagnola la quale però dice: “No, sono a Lampedusa e sbarco qua”.  Qui Salvini torna eroe. “Allora è chiaro che tutto questo è strumentale. Finché io sto al Viminale non sbarcherà nessuna di queste persone. Se avessi già ritirato i ministri come qualcuno chiede da giorni, sarebbero già arrivate nei porti italiani molte navi cariche di migranti. Rischio il processo, lo so, ma io non lascio il Viminale, i confini e la sicurezza del mio paese sono il mio lavoro…”. Dovrà farlo molto presto, invece. E, nel caso, sarà per lui il passo più difficile. Quanto deve Salvini alla cabina del regia del ministero dell’Interno del consenso raddoppiato in 14 mesi? Quanto perderà una volta che non avrà più quella cabina di regia?

Cosa c’è sul tavolo

Dopo quanto è successo in questi giorni, sarebbe ingenuo spacciare certezze sul destino della crisi di governo. La Lega è nell’angolo e a Salvini non resta che chiamare “milioni in piazza per impedire la nascita di un governo truffa”. La base e alcuni generali, uno su tutti Giorgetti, dicono basta prendere insulti, fuori dal governo, tornare all’opposizione tanto “quello Pd e 5 Stelle è un governo che dura poco”. E a chi accusa Salvini di aver imbastito tutta questa scena per non dover fare la manovra lacrime e sangue, la risposta del segretario della Lega è una sola: “La nostra manovra è già pronta e taglia le tasse, l’unico modo per far ripartire l’economia”. I 5 Stelle mostrano i muscoli ma il Movimento è una tigre di carta senza un leader (Di Maio è leader fantoccio) e senza un programma. Il Pd è nel mezzo di mille tormenti: ok al governo di legislatura e di lungo respiro, che potrà eleggere anche il successore di Mattarella nel 2022, ma su quale programma? E Renzi, che per primo ha lanciato l’esca del governo di legislatura, che gioco sta facendo? Forza Italia è dilaniata: centrodestra a trazione leghista o governissimo con Pd e 5 Stelle per la legislatura? Come sempre, come già quattordici mesi fa, la soluzione del rebus sta per arrivare sulla scrivania di Mattarella. Ancora più difficile.