[Il retroscena] Il ponte Morandi e la difesa di Delrio: “Mai nessuno allarme. E il segreto di Stato non esiste”

L’ex ministro parla dopo una settimana di accuse dure e infamanti. Ha voluto, prima di tutto, studiare, ricostruire, verificare. “In questi anni abbiamo cercato di dare il meglio, di seminare bene ma questo è un Paese molto fragile…”. Il Pd prova a ritrovarsi con le parole di Delrio a Rimini al Meeting di Cl, quelle del segretario  Martina e dell’ex segretario Renzi

[Il retroscena] Il ponte Morandi e la difesa di Delrio: “Mai nessuno allarme. E il segreto di Stato non esiste”

“Nessuna proroga della concessione ad Autostrade” bensì solo un impegno, concordato anche con Ue, a prorogare se e qualora la società privata “avesse realizzato la variante della Gronda”. Nessun allarme su rischio crollo del ponte Morandi “è mai arrivato almeno al livello politico del ministero”. Negli anni dei governi Renzi e Gentiloni “i fondi per la manutenzione di strade e ferrovie sono aumentati dell’80 per cento”.  

“Accuse infamanti” 

Con la forza di chi parla mettendoci la faccia, la coscienza e dopo aver preso quel tempo necessario a verificare e mettere in fila i fatti, l’ex ministro alle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio rompe il silenzio e smonta – almeno ci prova - una dopo l’altra le accuse che direttamente o indirettamente gli sono piovute addosso in questi lunghissimi giorni. Da quella mattina del 14 agosto quando il ponte Morandi è crollato uccidendo 43 persone. Giorni di dubbi e angosce che hanno levato il sonno e che ieri l’ex ministro e oggi capogruppo del Pd alla Camera può ricacciare indietro pur nel dolore per quello che è accaduto.  Per una settimana Delrio è stato il bersaglio di campagne social, odiose ricostruzioni e ancora peggiori allusioni (“farà causa a tutti”). 

Una via antica 

Nell’era di chi crede che la giustizia sommaria abbia preso il posto dell’accertamento dei fatti, che un tweet valga una sentenza, perché, come ha ben spiegato il politologo Giovanni Orsina, “i barbari sacrificano i capri espiatori mentre i paesi civili puniscono i colpevoli”,  l’ex ministro ha scelto l’antica e ben più solida strada di chi verifica, si fa un esame di coscienza e poi, infine, parla accettando il confronto diretto con i giornalisti, eventi questi sempre più rari. Delrio sceglie la platea di Comunione e liberazione al meeting di Rimini dove anche quest’anno i 5 Stelle restano marginali (non sono previsti i big di governo) mentre la Lega è rappresentata dal sottosegretario alla Presidenza  Giancarlo Giorgetti. Prima un dibattito davanti a 500 persone (accanto ad un suo predecessore Maurizio Lupi e alla capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini), poi una conferenza stampa dove l’ex ministro mette sul tavolo numeri, cifre, accordi e progetti. Risposte ad altrettante domande. In una giornata segnata dalla battaglia a livello di governo tra fans delle nazionalizzazioni (i 5 Stelle) e supporter delle privatizzazioni (la Lega) anche se nel modello di business pubblico-privato si deve certamente fare meglio, la “verità” di Delrio diventa il pezzo mancante tra ricostruzioni fin qui forse frettolose, per non dire sciagurate, ciniche e strumentali.  

Una conferenza stampa invece di un tweet

Indeciso fino all’ultimo se accettare l’invito o restare in silenzio, l’ex ministro ha deciso di parlare “ora che i morti sono stati seppelliti” (allusione a chi, diversamente, ha invece sfruttato persino la scena dei funerali di Stato?)  perché sulla tragedia di Genova “sono state dette troppe bugie, che tra l'altro disonorano i morti, mentre in questi giorni cattivi ciascuno dovrebbe coltivare la coesione sociale e il senso della comunità”. Le “bugie” sono le accuse di proroga delle concessioni, di secretazione degli atti e sulla mancata attività  di controllo o manutenzione. 

La proroga della concessione

Ha spiegato che “non c’è stata alcuna proroga della concessione dal 2038 al 2042” bensì la decisione assunta a febbraio 2018 a Bruxelles con il commissario Ue per la Concorrenza “di concedere la proroga se e qualora Atlantia e Autostrade realizzano i lavori della variante detta Gronda”. Dunque un “compromesso”, si potrebbe dire, che impegna le due parti, pubblico e privato, alla realizzazione dell’opera. 

“Il segreto di Stato? Non esiste”

Allo stesso modo non c’è stata alcuna secretazione degli atti, in questi giorni diventati addirittura un “segreto di stato”.  “Le parti non pubblicate - ha aggiunto Delrio - sono a discrezione delle singole società, sono una precauzione da parte dei dirigenti che, dopo una denuncia dell’Aiscat (di cui il premier Conte è stato consulente legale, ndr),  non volevano essere coinvolti in denunce di violazione della privacy e di insider trading”. Non solo: “I piani economico-finanziari di Autostrade sono approvati da Mit e Mef, vagliati dalla Corte dei conti, sono tutti atti pubblici, pubblicati dalla Corte dei conti. Così come tutte le convenzioni sono pubblicate sul sito. Ciascun parlamentare, inoltre, può richiedere l’accesso agli atti e leggere anche le parti non divulgate ma accessibili. Quindi attenzione a dipingere un quadro di fosche figure, di ombre”. Il complottismo è un vizio pericoloso per chi dice di voler governare. 

…e nessun allarme

Tra le accuse recapitate in questa settimana a Delrio c’è anche quella di aver come minimo sottovalutato gli allarmi dei tecnici dopo che in questi giorni è venuto fuori che a Genova e non solo, anche al Mit presso la Direzione che si occupa di manutenzione e sicurezza, tutti più o meno temevano per la saluta del ponte,  “Ma al livello politico – ha precisato Delrio - non sono mai stati denunciati rischi né è mai stata segnalata la necessità di limitazione del traffico. La Commissione (che nel febbraio 2018 avrebbe accertato una minore funzionalità dei tiranti pari a circa il 20% ndr)  non giudicò un imminente pericolo e la direzione autostradale era informata”. Dunque a livello ministeriale ci sarebbe stato un livello tecnico, in contatto con i controllori locali e i tecnici di Autostrade, che non avrebbe avvisato il livello politico. 

“80% di manutenzione in più”

Bugie anche sulla mancata manutenzione. “Noi – ha detto Delrio - abbiamo fatto un piano infrastrutturale da 130 miliardi, abbiamo aumentato dell'80% le manutenzioni e all’Anas, che prima dei nostri governi riceveva 800-900 milioni l'anno, con i nostri governi ha avuto 23 miliardi di cui il 50% per manutenzione e cura delle reti esistenti. Poi, è chiaro, si può sempre fare di più e soprattutto non è detto che si raccolga quello che si semina perché questo rimane un Paese fragile”.

Il Pd cerca una ripartenza 

E’ chiaro che il Pd -  accusato di essere “un coniglio” per non aver messo la faccia con ex premier, ministri e sottosegretari sulla tragedia di Genova, di “aver preso soldi” da Benetton, di non aver vigilato e via di questo passo – ha affidato alla consistenza di Delrio il momento in cui cercare di cambiare la narrazione sul ponte Morandi e i suoi 43 morti. Ieri mattina l’intervista di Renzi (“basta bugie, dobbiamo rispondere punto su punto”); quella del segretario Martina (“dobbiamo comunque farci carico del dolore di quella gente e cercare una soluzione”); a metà giornata l’intervento tecnico ma anche appassionatamente politico di Delrio (“la politica ha dei limiti, non sempre ottiene quello che semina, viviamo un’epoca in cui ogni vicino è il tuo nemico, non siamo più una comunità e questo mi spaventa molto”): sono tutti indizi di una reazione in cui il Pd si mette a disposizione per capire dove sono gli errori e per avviare la strada verso il congresso. 

La lezione del Ponte Morandi

In una settimana il Ponte Morandi ha già dimostrato che in questa storia nessuno è veramente innocente: la Lega votò nel 2008 l’emendamento salva-Benetton che tolse l’obbligo della concessionaria Autostrade di investire la metà degli incassi dei pedaggi nella manutenzione e ieri Salvini e Giorgetti ieri hanno ammesso l’errore; il ministro Toninelli ha incaricato a guidare la Commissione interna l’ingegner Ferrazza che a febbraio 2018 disse che la struttura era a rischio ma non risulta abbia mai chiesto di chiuderla, nomina in cui è evidente il doppio ruolo di controllore e controllato. Il procuratore Cozzi ha già messo le mani avanti perché “le pene per questi reati sono ridicole”.  Lo stesso Toninelli, che due ore dopo il crollo era già “parte civile al processo”, adesso inizia a rendersi conto che potrebbe passare nello scomodo ruolo di “responsabile civile”.  Negli Stati Uniti un importantissimo studio legale (Bronstein, Gewirtz & Grossman) ha avviato una causa verso chi, il 14 agosto, partì lancia in resta contro Autostrade e fece crollare in poche ore il titolo di un quarto del suo valore. Il titolo ancora oggi non si è più ripreso. 

Ecco che allora la saggezza di Delrio potrebbe essere per tutti un buon punto da dove iniziare di nuovo. “Se uno pensasse di avere fatto tutto e di più, si sentirebbe sempre a posto, ma sarebbe una presunzione inutile – ha concluso ieri l’ex ministro - Quando si governa si sbaglia, questo credo che valga per tutti. Ci tengo a dire che i fatti però hanno una loro testardaggine”.