Il Pd teme che esploda la rabbia sociale, intanto montano i malumori verso Conte. Zingaretti e Franceschini aprono all’ingresso di FI in maggioranza

Consumi a picco e ammortizzatori sociali che presto andranno ad esaurirsi. Istat, Bankitalia, imprese e governo sanno la verità: la crisi socio-economica è un fatto

Il Pd teme che esploda la rabbia sociale, intanto montano i malumori verso Conte. Zingaretti e Franceschini aprono all’ingresso di FI in maggioranza

Il primo deputato si rigira tra le mani il take d’agenzia (Agenzia Askanews, una delle migliori): “Il Pd teme la rabbia sociale” è il titolo del lancio. Il secondo deputato sbotta: “Ahò, a’ Fra’, s’è svejato pure er Saponetta!”. Una frase ingenerosa e ingiusta (se c’è uno attento ai problemi sociali e con “l’orecchio a terra” è il segretario del Pd, nonché governatore del Lazio, che aiuta a capire la società), la cui traduzione approssimativa dal romanesco è: “Guarda, se n’è accorto pure Zingaretti!” (il soprannome ‘er Saponetta’ è dovuto alla proverbiale capacità di ‘Zinga’ di sgusciare via senza mai impegnarsi troppo sui vari tavoli).

L’urlo belluino irrompe nel cortile d’onore di Montecitorio che è quasi notte, è buio, l’aria è fredda, ‘promette’ pioggia, ma il cinismo dei deputati della Repubblica è sempiterno, se poi sono romani si ammanta di proverbiale cinismo. Alla Camera si discute il dl Scuola. Molti i deputati spaventati: se la Lega fa ostruzionismo, addio weekend! Il dl Scuola ‘scade’ domenica, nel senso che è stato varato, ormai, quasi 60 giorni fa, quindi la Camera dei Deputati, dopo l’esame ‘al volo’ del Senato, deve fare gli straordinari: si rischia di andar lunghi causa ostruzionismo. Si è votata ieri la fiducia, poi altre votazioni in ‘notturna’ (vuol dire fino alle ore 24), oggi si riprende tutto il giorno e, tra voto finale e ordini del giorno, il rischio concreto – se l’opposizione facesse l’opposizione, cioè l’ostruzionismo – è che i lavori d’aula occupino anche i prossimi due giorni, sabato e domenica, facendo saltare il weekend (e i nervi) a tutti (alcune belle onorevoli azzurre erano terrorizzate all’idea, l’on. Tartaglione soprattutto), anche se il deputato, e costituzionalista, dem Stefano Ceccanti la butta in ironia: “non credo che i fieri leghisti padani vorranno rinunciare al primo week-end fuori porta loro concesso dallo Stato…!”.

Istat, Bankitalia, imprese e governo sanno la verità: la crisi socio-economica è un fatto. I rischi per il futuro.

Tornando, però, al concetto di base che voleva trasmettere agli astanti il deputato dem antipatizzante del new kurs zingarettiano, pur se espresso in stretto vernacolo romano, e cioè che “anche il Pd si sta accorgendo che la situazione, nel Paese, sta per esplodere”, se persino i ben pagati e ben pasciuti onorevoli della Repubblica hanno mangiato la foglia allora vuol dire che la situazione è davvero grave. Del resto, che tra Pil meno -10%, debito pubblico in sprofondo rosso, disoccupazione a mille, consumi a picco, ammortizzatori sociali che presto andranno ad esaurirsi, bonus che altrettanto presto si spegneranno come candele nella notte, una società e un tessuto economico già fragili e già provati da anni di crisi sono sul punto di esplodere. Lo dice l’Istat, lo certifica BankItalia, lo scrivono tutti gli economisti e i sociologi più autorevoli e, come si sa, lo teme pure il governo. A tal punto che Conte ha chiesto alla Von der Layen un ‘anticipo’ sui fondi che dovranno andare all’Italia del piano per il Recovery Found dicendole, più o meno, ‘il piatto piange’: l’Italia ha bisogno di soldi freschi, cash, subito, perché le casse dello Stato sono vuote, non si può né vuole aspettare i tempi della burocrazia Ue mentre le imprese e i sindacati non vogliono più aspettare i tempi burocraticamente lunghi degli ammortizzatori sociali. Insomma, se si vuole evitare la crisi serve – ha ragione Confindustria e, paradossalmente, ha ragione pure Renzi – un piano shock non solo sulle infrastrutture ma più in generale sull’economia, il governo è ‘inadeguato’ (per usare un eufemismo) e il ‘piano di rilancio’ di Conte appare, agli occhi dei più, ben poca cosa. Troppo fragile il piano, troppo incerto lui, il premier, troppo litigiosi i partiti.

Le parole di allarme di Zingaretti: “avremo solitudine, che diventa rabbia... E dalla rabbia scaturisce l'odio”

In questo quadro, nel Pd – partito ancora di sinistra e quindi ancora attento e con i sensori giusti per cogliere gli umori profondi della società – si teme, in particolare, la rabbia sociale. Al Nazareno hanno paura di trovarsi in un vicolo cieco, costretti a sostenere comunque questo governo – che crea al Pd sempre nuovi grattacapi: i migranti e il Mes prima, la scuola e gli attacchi ad alzo zero di Conte contro tutti i corpi sociali ieri - perché “non ci sono alternative”, ma consapevoli che, senza una scossa all’economia, si rischia di non riuscire ad arginare il malessere per la crisi economica innescata dal Coronavirus. Nicola Zingaretti usa la presentazione del libro (Vincere l’odio, edizioni All Around, un dialogo serrato con la senatrice Liliana Segre) di Matteo Ricci, ottimo e capace sindaco di Pesaro, e la sua presentazione, al Nazareno, per mandare alcuni messaggi chiari al governo, al presidente del Consiglio e agli alleati: è ora di cambiare passo e di agire avendo le idee chiare perché nei prossimi mesi “avremo solitudine, che diventa paura, rabbia...E dalla rabbia scaturisce l'odio”.

Zingaretti sprona Conte, ma verso il premier monta e cresce il malessere diffuso dei dem (deputati e ministri)

L’annuncio di Conte degli ‘stati generali’ dell’Italia vanno nella direzione giusta, per Zingaretti, ma ora c'è un solo modo di rispondere al rischio di rivolta sociale e non è “alzare le spalle” ma “avere il coraggio di dire a chi ha paura ‘hai ragione ad aver paura, ma possiamo farcela’!”. Un messaggio credibile, avverte però il Pd, solo se si agisce con “velocità” e usando bene - cioè in investimenti e non con misure improvvisate - i tanti ‘miliardi’ che arriveranno dalla Ue. Ma il timore di una situazione che può sfuggire di mano circola da settimane tra i democratici, nelle assemblee di senatori e deputati e nelle chat collettive interne su Whatsapp, spesso sfogatoi polemici e per i più vari motivi: i ritardi con cui vengono pagate le Cig, le banche che bloccano i prestiti nonostante il ‘Dl liquidità’, il mancato bonus agli autonomi professionisti, etc.), davvero una pentola a pressione segno di un’insofferenza, verso Conte come verso gli ‘alleati’ dei 5Stelle ogni giorno più forte.
Un malumore che lambisce persino i ministri Pd, spesso criticati dai parlamentari dem, ma che si stanno rendendo conto del rischio che si corre. Il portavoce di uno di loro – un ministro big di peso e certo non ostile al patto con M5s, anzi – spiega: “I commercianti e i ristoratori di questo Paese stanno morendo e lo Stato cosa fa per loro? Niente. Il sussidio del Reddito di cittadinanza? Quello di emergenza? Specchietti per allodole. Le persone vogliono lavorare, hanno una dignità, ma lo Stato è lontano dagli imprenditori come dai lavoratori e il Pd, dal governo, non li capisce più".

Il rapporto Franceschini-Zingaretti. E l’ombra di Conte

Siamo vicini a una sfida all’Ok Korral del genere western e, cioè a uno scontro di Franceschini – il gran tessitore dell’alleanza organica con l’M5s che dovrebbe portargli in dote, tra tre anni, l’elezione a nuovo Capo dello Stato - contro Zingaretti che, stanco di ‘tirare la carretta’ per il governo e stufo di ‘dare il sangue’ del suo Pd in nome della stabilità a costo di ingoiare bocconi amari, ci ha ripensato, sul patto di governo con i 5Stelle, e si accinge a romperlo?
No, davvero ancora no. Zingaretti e Franceschini, finora, hanno sempre sopito le critiche, spiegando che il governo va comunque difeso perché l'alternativa è solo un salto nel buio, oltre che un regalo a Matteo Renzi che lavora per nuovi assetti, ma questo non significa restare alla finestra.
Ma ora che la pressione sociale – e le tensioni sociali – aumentano, Zingaretti manda messaggi chiari al premier: “Dobbiamo mettere in campo ricette economiche”, perché “è cambiato tutto” e adesso “occorre una grande politica. Bisogna capire – spiega severo Zinga - che è cambiata l'agenda”, la paura per la malattia sta cedendo il passo a quella per ‘il futuro’, per la perdita del lavoro, per la mancanza di un reddito. Insieme all'ossessione - giusta - che abbiamo avuto di combattere il virus dobbiamo ora creare lavoro, riaccendere l'economia. L'odio non lo si ferma alzando semplicemente le spalle. Dobbiamo comprendere i motivi della rabbia”. Il sindaco Ricci gioca di sponda e, soprattutto, può essere ancora più esplicito: “Siamo ad un bivio - avverte - potremo prendere la strada della ricostruzione e della rinascita, oppure quella del conflitto, della rabbia, dell'aumento dell'odio. La parola chiave è ‘velocità’. L'Europa ha fatto un salto in avanti, ma le risorse dell'Europa e le risorse importanti che il governo italiano ha stanziato, se non arriveranno velocemente nelle tasche dei lavoratori, delle famiglie, dei cittadini prenderanno la strada del rancore e della rabbia sociale”.

“Serve visione e cambio di passo o verremo travolti”.

Il sindaco di Pesaro Ricci dice quel che Zinga non può dire
E così proprio il sindaco di Pesaro rende esplicito ciò che Zingaretti aveva lasciato tra le righe: il governo deve cambiare passo, non bastano più le misure estemporanee per tamponare l'emergenza, serve una ‘visione’, un ‘progetto’, bisogna mettere da parte le misure di tipo assistenziale “per concentrare le risorse sugli investimenti, su infrastrutture come l'alta velocità”. Insomma, la richiesta di un cambio di rotta rispetto alle politiche che piacciono ai M5s statalisti e pure a LeU e, in controluce, un possibile ‘asse’ con i parenti/serpenti di Italia Viva, liberisti di loro.
Spiega Ricci: finora il governo con i vari decreti ha messo in campo “una manovra di resistenza per le categorie che hanno subito più danni. Adesso la partita è immaginarci il futuro del Paese: come le investiamo le risorse della Ue?. Quei soldi verranno usati per un piano di rinascita e di sviluppo o per fare piccolo cabotaggio?”. Ricci dice anche esplicitamente che su questo punto si può andare anche oltre i confini della maggioranza, cercando la convergenza della parte responsabile dell'opposizione, cioè FI: “Occorre un governo ma anche, come Nicola ha ribadito, una coesione che vada anche al di là del confine governativo".

Il Pd apre a un ingresso di Berlusconi in maggioranza?

E poi per non lasciare dubbi Ricci spiega: “Lo dico io così tolgo dall'imbarazzo qualcuno: vedo in FI un atteggiamento diverso rispetto agli altri. Penso che con FI sui temi della velocità e della semplificazione in Parlamento si possa trovare qualche accordo”. Parole che Zingaretti subito sottoscrive: “condivido, assolutamente”. Anche perché, spiega il segretario Pd ‘concordia’ non significa “fare inciuci: o c'è un Paese che pensa al futuro oppure non ce la facciamo”. Insomma, anche Zinga vedrebbe di buon occhio il soccorso azzurro per puntellare la maggioranza ballerina.

“Il governo va avanti, ma…” Le sagge parole di Guerini

La verità è che ci stanno pensando in tanti, a far entrare FI in maggioranza, nel Pd di Zinga&Franceschini: loro due di sicuro, ma anche un ministro tutto d’un pezzo e di antico lignaggio diccì come quello alla Difesa, Guerini: “Lorenzo – racconta un amico deputato che lo ha sentito al telefono proprio ieri – pensa tre cose: 1) il governo va avanti ed è l’unico possibile perché un governissimo con la Lega, per il Pd, è una soluzione insostenibile e impossibile; 2) bisogna allargare la maggioranza a FI e controbilanciare le spinte centrifughe opposte di M5s verso destra e di Iv verso sinistra che vogliono solo ‘logorare’ Conte e il Pd; 3) questo Parlamento eleggerà il nuovo Capo dello Stato che chiuderà in modo ordinato la legislatura fino a scadenza naturale. Elezioni non sono in vista. Se, poi, dovesse mai succedere che vada tutto all’aria allora sì arriverà il Titano Draghi che commissarierà la Politica e farà un suo governo con i partiti che gli cederanno tutto il Potere e, prima o poi, verranno spazzati via. Ma vorrebbe dire – conclude il suo ragionamento all’amico il sempre lucido Lorenzo Guerini – che il Paese è sprofondato nel baratro della crisi economica e sociale e che non vi sono altre soluzioni, per la Politica, di arrendersi ai tecnici”. Ecco, prima che succeda tutto questo, la Politica ci prova ancora a restare in sella e ‘il pane si fa con la farina che si ha”. Oggi la farina si chiama Conte bis e alleanza ‘organica’ con M5s, domani potrebbe chiamarsi Conte ter e allargamento di maggioranza e alleanza con FI.