[Il retroscena] Pd, Meloni ma anche fuoco amico dei Cinque Stelle: ecco la “classifica” di chi sta davvero facendo opposizione al governo

Il pentastellato Roberto Fico contro Matteo Salvini, che lo invita a stare zitto. Ma l’opposizione del M5S al “suo” governo è testimoniata da 112 tra interrogazioni e interpellanze presentate ai ministri. Sono quasi 1000. La “classifica” dell’opposizione vede al primo posto il Pd, seguito da Fdi. Il ministro dell’Interno quello più incalzato dai parlamentari. I leghisti hanno messo nel mirino la titolare della Salute Giulia Grillo

[Il retroscena] Pd, Meloni ma anche fuoco amico dei Cinque Stelle: ecco la “classifica” di chi sta davvero facendo opposizione al governo

 

L’ultimo caso - forse il più clamoroso - riguarda Roberto Fico. Il presidente della Camera, importante dirigente dei Cinquestelle, ha protestato contro il “suo” governo per la posizione tenuta sulla nave Diciotti. Il numero uno di Montecitorio è stato ricambiato con parole non proprio ortodosse da parte del vicepremier leghista, Matteo Salvini. “Faccia il suo mestiere, io il mio. Ha molto tempo per parlare e sarà la carica: Fini, la Boldrini…”. L’opposizione al governo a trazione Cinquestelle fatta da un Cinquestelle è però tutt’altro che limitata al solo ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Basta contare interrogazioni, interpellanze e mozioni parlamentari, cioè i cosiddetti “atti di sindacato ispettivo”, per scoprire che il Movimento 5 Stelle si muove sin dall’insediamento dell’esecutivo come una forza di maggioranza e di opposizione allo stesso tempo e usa il Parlamento per “correggere” il lavoro del suo governo, al punto da risultare il quarto gruppo più attivo, dopo quelli dell’opposizione dura e pura. 

Giuseppe Conte, ricevendo i giornalisti nel giorno del suo compleanno, ci aveva addirittura scherzato su: “Fate un po’ di opposizione almeno voi giornalisti…”. Il presidente del Consiglio segnalava - scherzando? - che l’opposizione al governo gialloverde è meno “forte” di quanto forse si sarebbe immaginato. Sull’unico provvedimento - serio - approvato nelle Aule, il Decreto Dignità, c’è stata sì battaglia, ma Pd, Forza Italia, Fdi e le altre opposizioni hanno mantenuto la linea del fair play, tanto che la maggioranza non è nemmeno stata costretta a ricorrere al voto di fiducia. 

Ecco perché, a pochi giorni dalla riapertura delle Camere e dopo lo scontro Fico-Salvini siamo andati a vedere - numeri alla mano - chi ha fatto più opposizione all’esecutivo e a stabilire una “classifica” di chi si sta battendo più di altri in Parlamento per mandare a casa il trio Conte-Di Maio-Salvini e chi, invece, tuona, ma si muove poco. 

Il risultato è inatteso: diviso, incasinato e indebolito, il Pd è stato comunque il partito più battagliero, seguito a ruota da Fdi, partito che però è border line rispetto alla maggioranza. 

Dal giorno del giuramento, il Governo Conte ha ricevuto alla Camera dei Deputati 923 atti di sindacato ispettivo, al netto delle domande poste in aula nel corso dei question time. Sono tanti, ma meno di quanti ne erano stati presentati cinque anni fa ad Enrico Letta.  

 

Il gruppo che ha presentato il maggior numero  di interrogazioni e di interpellanze a membri del governo è stato il Pd con 282 atti. Il più “interrogato” tra i ministri è stato Matteo Salvini. I dem sono meno aggressivi coi Cinquestelle che infatti un pezzo dei non renziani continua a considerare possibili alleati. Segue Forza Italia a 191. Gli azzurri, che a Montecitorio si sono schierati su una linea di netta opposizione, hanno invece interrogato soprattutto gli esponenti pentastellati. Al terzo posto del podio, sotto gli azzurri, i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Gli atti presentati sono 184, ma in proporzione gli ex aennini sono stati i più “cattivi”, dal momento che la consistenza del gruppo a Montecitorio è pari quasi ad 1/3 di quella degli azzurri. Da notare che la stragrande maggioranza dei documenti presentati porta anche la firma della presidente del partito. 

 

Il Movimento 5 Stelle, seppure primo azionista della maggioranza giallo-verde, e partito che esprime premier e vicepremier, si colloca al quarto posto con 112 tra interrogazioni e interpellanze presentate alla Camera dei deputati. Lontano dal podio LeU. Il gruppo di Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pierluigi Bersani - formato da soli 14 deputati - vanta numerosi interventi in Aula, ma soltanto 95 atti di “sindacato ispettivo”. Ultima in classifica la Lega di Matteo Salvini che invece, al di là dello scontro quotidiano con l’alleato di governo sui provvedimenti, nei confronti dell’Esecutivo si è dimostrata molto docile  avendo presentato soltanto 59 domande di chiarimento. 

 

In compenso il segretario della Lega - come si è detto - tra i singoli ministri chiamati a chiarire o a fornire informazioni è stato quello chiamato in causa più volte, con 152 richieste da parte dei deputati. Al secondo posto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, raggiunto da 117 interrogazioni e interpellanze. Luigi Di Maio, invece, destinatario di 102 atti, nonostante guidi due ministeri particolarmente importanti, è solo al terzo posto. Al quarto e quinto posto della “classifica” figurano il titolare di Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli (97) e  il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (75). Chiudono la classifica, con una sola interrogazione ricevuta a testa, il ministro per i rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro, la ministra per il Sud Barbara Lezzi e quello per la Famiglia Lorenzo Fontana, che pure è stato spesso al centro di numerose polemiche. 

 

Chi ce l’ha con chi? Anche su questo le statistiche rivelano molto. Il gruppo dei Cinquestelle a Montecitorio  ha rivolto il maggior numero di atti di sindacato ispettivo - ben 20 - al ministro dell’Ambiente: si è trattato dunque di “fuoco amico”. La Lega, al contrario, si è interessata soprattutto alla ministra della Salute, Giulia Grillo, con 10 atti. Pd e Fi si sono invece concentrati soprattutto sul premier indirizzandogli rispettivamente 57 e 32 atti. A Matteo Salvini si sono invece rivolti in prevalenza Fdi e Leu,  con 39 e 32 interrogazioni/interpellanze inviate al  capo del Viminale.

 

Così la classifica parziale a Montecitorio in attesa che il Parlamento riapra con l’audizione di Danilo Toninelli sul crollo di Genova. Il nuovo Parlamento fa vacanze più brevi del precedente: lo scorso anno deputati e senatori avevano “riposato” per 40 giorni. A chi ha fatto delle ironie, i funzionari del Senato hanno snocciolato un po’ di dati, giusto per smentire la sensazione che da noi i parlamentari lavorino di meno. Così è emerso che tedeschi, francesi e inglesi sono molto meno stakanovisti. Il Bundestag tedesco chiude per ferie dal 5 luglio al 10 settembre; la Camera dei Comuni del Regno Unito invece dal 24 luglio al 4 settembre; in Francia l'Assemblea Nazionale lavora solo da ottobre a giugno: quest’anno ha riaperto a luglio, ma dal 1° agosto è chiusa. E anche il calendario del Parlamento Europeo, stilato con una precisione rigorosa anno per anno, prevede uno stop delle attività per tutto il mese d’agosto.