Il “passo indietro” di Salvini sulle regionali stretto tra Fratelli d’Italia e partito del Pil. Centrosinistra diviso 

Finisce il lungo stallo del centrodestra che si ricompatta sulle candidature per le regionali. Il leader della Lega costretto a rinunciare ad esprimere un candidato in Puglia o in Campania dove correranno Fitto per Fdi e Caldoro per Fi. La nuova stagione del Capitano incalzato al nord da Zaia che resterà governatore ma tra un paio d’anni, chissà…

Il “passo indietro” di Salvini sulle regionali stretto tra Fratelli d’Italia e partito del Pil. Centrosinistra diviso 

Per Salvini è stato un atto di “umiltà e generosità”. Per gli osservatori del centrodestra, il fatto che la Lega ha “mollato” la presa sulla scelta del candidato governatore di Puglia, Campania e Marche è la conferma che la stella del Capitano ha smesso di brillare. Più che un declino, al di là dei 7-8 punti percentuali persi per strada da gennaio, si tratta di un necessario cambio di passo della sua leadership. La domanda, ancora senza risposta, è se è in corso un cambio di pelle, dal sovranismo nazionalista becero ad una destra moderna ed europeista. Oppure un cambio di mano alla guida del centrodestra in favore di Giorgia Meloni, unica leader donna in una partita per soli uomini che ha saputo portare Fratelli d’Italia oltre il 15 per cento.

La decisione finale

Ieri, dopo l’ennesima riunione, il centrodestra ha chiuso la partita delle candidature. Restando unito e lasciando le cose come erano già state decise a gennaio scorso. Eppure Salvini ha tenuto aperta finora la partita e fatto perdere tempo prezioso al centrodestra in nome di un suo presunto diritto, figlio del  gradimento, a poter cambiare gli accordi presi. Quel primo accordo, stretto a novembre 2019 e confermato ieri, prevedeva che Salvini dovesse “sferrare l’attacco finale nelle regioni rosse”, Umbria, Emilia Romagna, Toscana riservandosi il diritto di scegliere il candidato governatore in queste regioni. Fratelli d’Italia doveva esprimere il candidato in Puglia e Marche. Forza Italia in Calabria e Campania. Toti (Fi) e Zaia (Lega) sarebbero stati confermati in Liguria e Veneto. Presa l’Umbria a ottobre senza sforzi dopo gli scandali, sconfitto però in Emilia Romagna, Salvini ha cambiato schema di gioco: inutile sprecare energie in Toscana, meglio piantare la bandiera leghista in una regione del sud di peso per ratificare così la dimensione nazionale della nuova Lega per Salvini. Erano i primi di febbraio quando Salvini mandò in soffitta il vecchio piano e comunicò agli alleati che potevano decidere chi doveva rinunciare, Fratelli d’Italia in Puglia o Forza Italia in Campania. Il niet di Meloni e Berlusconi non ha mai vacillato , neppure durante il lockdown e meno che mai dopo quando la stella del Capitano ha iniziato ad offuscarsi (24-25%), Meloni ha triplicato il consenso in due anni (15%) e Forza Italia, con un Berlusconi che ha saggiamente riportato al centro il suo partito sottraendolo alla trazione salviniana, ha fermato l’emorragia recuperando 2-3 lunghezze (8%). 

Torna il vecchio schema

 In Puglia il candidato di centrodestra sarà Raffaele Fitto, più volte ministro nei governi Berlusconi, in lite e poi scissionista dopo la stagione del patto del Nazareno (ma c’erano anche motivi personali) dal 2019 in Fratelli d’Italia cui garantisce la rappresentanza nel gruppo europeo Conservatori e Riformisti. Un debito di riconoscenza cui Meloni ha tenuto fede in questi mesi nonostante le pressioni di Salvini che sono state forti soprattutto in questa regione perchè gli ex elettori di Fitto (il secondo più votato alle Europee del 2019) sono poi tutti passati alla Lega e hanno recapitato a Salvini il messaggio chiaro della loro non disponibilità a votare di nuovo l’ex leader locale. Un pasticciaccio tipico delle regioni dove i signori delle tessere guidano i giochi elettorali. E Fitto è uno di loro.

Meloni la spunta anche nelle Marche dove si conferma il candidato Francesco Acquaroli. Così come Forza Italia conferma il candidato scelto mesi fa da Berlusconi, Stefano Caldoro che a questo punto sfiderà per la terza volta il governatore Vincenzo De Luca. Salvini scommette in Toscana con la sua pasionaria, sindaco, eurodeputata e ora anche candidato governatore  Susanna Saccardi. Una scelta molto simile a quella, non vittoriosa e molto criticata, di Lucia Borgonzoni in Emilia Romagna. 

La tentazione di Conte

Tutto come prima appunto. Con la differenza che il centrodestra ha sprecato tempo prezioso: l’emergenza Covid gioca a favore dei governatori in carica e se Liguria e Veneto sono partite già vinte per i governatori uscenti, non c’è dubbio che anche nelle altre regioni sono favoriti.

La svolta è maturata nella riunione di ieri mattina. Ed è figlia, dicono alcune indiscrezioni di area Fratelli d’Italia, anche della proposta del premier Conte di “convocare le opposizioni individualmente per chiedere la loro collaborazione nella fase di rilancio dell’Italia”. In quella parola - “individualmente” - c’è il chiaro tentativo del premier di sfruttare ogni pertugio pur di separare il blocco di centrodestra. In questo caso sfruttando le divisioni palesi rispetto al rapporto con l’Europa. Forza Italia infatti vuole avere immediato accesso ai 37 miliardi del Mes. E Berlusconi sta lavorando per una soluzione-ponte che faccia arrivare già nel 2020 i soldi previsti nel 2021 dal Recovery fund. Il fatto è che la soluzione-ponte potrebbe concretizzarsi realmente. Una nuova fumata nera sulle regionali sommata alle divisioni sull’Europa, sarebbe stato il requiem per l’unità del centrodestra.  

Compromesso anche sui sindaci

 “Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra” diceva ieri sera un trionfante comunicato a tripla firma Salvini, Meloni, Berlusconi. Lo stallo è stato superato anche grazie ad un compromesso ottenuto sui sindaci. La Lega infatti ha ottenuto di  “indicare i candidati in alcune città del centrosud fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia esprimeranno candidati in altre città al voto”. Una sorta di scambio sindaci in cambio di governatori che alla fine ha fatto trovare la quadratura del cerchio. Il problema ora sono le liste. E’ subito scattato infatti il caso liste-pulite tra Forza Italia che non ne vuole sapere di mollare su nomi come Casaro (tutta la famiglia indagata) e Salvini che ha avvisato: “Faremo verifiche attente”. Il comunicato congiunto parla di  “partiti impegnati a prestare grande attenzione al momento della compilazione delle liste a tutti i livelli: saranno di qualità sotto ogni aspetto”.

Il centrosinistra invece…

Se il centrodestra esulta, stenta a partire il centrosinistra allargato e strutturato sul modello nazionale con l’alleanza Pd-M5s. Il Movimento 5 Stelle ha deciso di andare da solo in tutte le regioni. In Campania, ad esempio, la fedelissima di Di Maio Valeria Ciarambino farà corsa a parte contro De Luca e Caldoro. In Puglia il centrosinistra va in pezzi: Italia viva, Azione (Calenda) e + Europa hanno indicato il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto come candidato unico contro Emiliano e Fitto. Una scelta che potrebbe penalizzare Emiliano, il governatore uscente che però renziani, Calenda e Bonino hanno sempre detto di non aver condiviso. In nessuna scelta, a cominciare dalla sciagurata gestione del dossier Ilva. Lo schema nazionale Pd-M5s tanto caro a Franceschini e Orlando potrebbe ancora resistere in Liguria dove l’accordo potrebbe essere trovato sul nome del giornalista Ferruccio Sansa. E’ in Liguria e a Genova che ieri Salvini ha fatto il suo show elettorale di giornata. La regione è reduce da un fine settimana da incubo per le code in tutte le autostrade e le vie d’accesso alla riviera per via di cantieri fermi ovunque. L’incertezza sul dossier Autostrade e il balletto che va avanti da due anni revoca Sì-revoca No ha bloccato investimenti e cantieri. Un paradosso elevato al cubo se si guarda al nuovo ponte di Genova. E’ pronto ma chiuso. Il colmo è l’inaugurazione rischia di slittare perchè non è chiaro chi dovrà fare il collaudo e a chi andrà la gestione del nuovo tratto di autostrada. Salvini ieri è andato a nozze sul tema del “governo incapace di gestire le infrastrutture”.

Salvini cambia pelle?

I dossier regionali così come già l’ultimo intervento in aula dopo l’informativa del premier Conte sul consiglio europeo raccontano un Salvini diverso. Nel primo caso disposto a fare un passo indietro rispetto agli alleati.  Nel secondo attento a non attaccare frontalmente, come ha sempre fatto, l’Europa e i dossier Ue. Il leader della Lega, che certo non rinuncia alla salvinate da campagna elettorale, dimostra così di essere molto attento a non perdere i contatti con quel popolo del nord, e del pil, da sempre base elettorale della Lega e che ha chiesto, tramite Confindustria, l’accesso immediato ai fondi europei. Salvini è a un bivio: o torna a parlare anche con quel mondo e non solo quello delle patite Iva e degli artigiani o rischia di lasciare spazio a nuove formazioni politiche, da Calenda ai renziani, che invece hanno una naturale interlocuzione con quel mondo. Di sicuro Giorgetti e Zaia indicano da tempo a Salvini dove sta il problema oggi della Lega.  Aver chiuso senza spaccature la rosa dei candidati del centrodestra alle  regionali è stato “merito della Lega” perchè, diversamente, “se si fosse impuntata sarebbe andato in frantumi il centrodestra” ha detto ieri Salvini. “Oneri e onori di essere il primo partito” ha rivendicato.

Giorgia, sempre più avversaria

 “Il centrodestra ribadisce la sua compattezza. Avanti così” ha detto Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia è sempre di più l’altro corno del problema di Salvini: il suo partito è cresciuto molto - più o meno quello che ha perso Salvini -  proprio grazie alle posizioni sovraniste. Che fare dunque: inseguire le sirene nazionaliste che però sembrano sconfitte e messe fuori gioco dai nuovi equilibri geopolitici post Covid? Oppure essere il riferimento del partito del nord? Quello del Pil, entrambi privilegiati da Zaia e Giorgetti?

Il premier Conte intanto sembra galleggiare tra divisioni e incertezze, nel centrodestra, nel centrosinistra e nel Movimento 5 Stelle. Ma anche per lui, nonostante gli Stati generali, la strada per la ripartenza è lunga e tortuosa. Il decreto Semplificazioni non vedrà luce neppure questa settimana. E su Mes, Autostrade e Alitalia, da ieri anche “l’ipotetica riduzione di un punto di Iva per rilanciare i consumi”, la sintesi è ancora in alto mare.