Paragone trova il nome in Parlamento con il partito dei gilet arancioni e il Partito Valore Umano

I tre “paragoniani” sono tutti ex pentastellati: il leader Gianluigi Paragone, giornalista televisivo e già fiore all’occhiello della campagna elettorale del MoVimento in Lombardia; il docente universitario a contratto di matematica Carlo Martelli, che venne espulso ancor prima dell’inizio della legislatura per vicende legate alle rendicontazioni della scorsa legislatura, e Mario Michele Giarrusso, avvocato catanese sempre in prima linea nelle discussioni sulla giustizia

Gianluigi Paragone (foto Ansa)
Gianluigi Paragone (foto Ansa)

La seduta del Senato di ieri, la seconda dal rompete le righe estive del 5 agosto, la prima dalla scorsa settimana, è durata esattamente sei minuti. Per la precisione, dalle 16,31 alle 16,37. Che portano così a tre ore e cinquantasei minuti il lavoro dell’aula di Palazzo Madama dal primo  giorno di ferie, praticamente un mese e mezzo. Giusto il tempo per la presidente dell’assemblea Maria Elisabetta Alberti Casellati di dichiarare aperta la seduta, per la segretaria Paola Binetti di leggere il verbale precedente, per annunciare un decreto del governo e un provvedimento approvato dalla Camera e per sentire il presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama Dario Parrini, esponente del Pd, chiedere la parola per annunciare che il testo di cui si doveva discutere non era ancora pronto e che quindi se ne sarebbe parlato oggi. Insomma, sei minuti secchi e poi la presidente Casellati ha annunciato: “La seduta è tolta”, dando appuntamento a tutti per questa mattina.

Ma qui la notizia è un’altra, annunciata dalla numero uno del Senato, con una formula standard e omnicomprensiva: “Le mozioni, le interpellanze e le interrogazioni pervenute alla Presidenza, nonché gli atti e i documenti trasmessi alle Commissioni permanenti ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento sono pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna”.

Un luogo parlamentare periferico, l’allegato B, una specie di Zibaldone in cui si parla di tutto un po’. E, fra questo “di tutto” ci sono anche le variazioni di gruppi parlamentari o la costituzione di nuovi gruppi o, come in questo caso, di componenti del Misto del Senato della Repubblica.

E la notizia di oggi è che, Gianluigi Paragone ha trovato il campanello sul citofono della sua casa politica dopo mesi e mesi in cui aveva chiesto la parola in dissenso su qualsiasi tema dello scibile umano, unico modo in cui il regolamento del Senato gli dava diritto di farsi sentire, annunciando alla fine “per questo Italexit voterà contro….”, con qualsiasi complemento oggetto dopo la parola contro e i puntini di sospensione.

Però tutto questo avveniva senza una vera e propria copertura nominalistica sui resoconti parlamentari perché i senatori di Italexit, pur essendo in tre, non potevano avere una loro autonoma componente perché non apparentati a una sigla regolarmente presentatasi alle elezioni politiche per il 2018, ma erano solo frutto di un partito nato in corso di legislatura.

Insomma, sta di fatto che Italexit, come un quadro di Escher, esisteva, ma non esisteva.

Fino a ieri quando, per l’appunto, l’allegato B del resoconto stenografico della seduta di sei minuti ha annunciato, sotto il titolino “Gruppi parlamentari, denominazione di componente” che ”I senatori Paragone, Martelli e Giarrusso hanno costituito all'interno del Gruppo Misto la componente "Italexit-Partito Valore Umano".

Diciamo subito che i tre “paragoniani” sono tutti ex pentastellati: il leader Gianluigi Paragone, giornalista televisivo e già fiore all’occhiello della campagna elettorale del MoVimento in Lombardia; il docente universitario a contratto di matematica Carlo Martelli, che venne espulso ancor prima dell’inizio della legislatura per vicende legate alle rendicontazioni della scorsa legislatura, e Mario Michele Giarrusso, avvocato catanese sempre in prima linea nelle discussioni sulla giustizia. Per la cronaca, nessuno dei tre eletto nei collegi, ma tutti nelle liste proporzionali.

Insomma, sta di fatto che – dopo una lunga attesa – Italexit ha trovato il partito politico con cui apparentarsi, che è il “Partito Valore Umano” che ha corso alle elezioni totalizzando lo 0,14 per cento dei voti per la Camera dei deputati e lo 0,12 al Senato della Repubblica. Sinceramente, non un plebiscito, ma sufficiente a permettere a Paragone e ai suoi di avere il proprio gruppo parlamentare.

Fra l’altro, dopo l’ingresso di Potere al Popolo con l’ex pentastellato Matteo Mantero e degli altri ex del MoVimento de L’Alternativa c’è che hanno portato sugli atti del Senato la “Lista del Popolo per la Costituzione” di Antonio Ingroia, e di Elio Lannutti, anche lui sempre ex pentastellato, che ha riportato a Palazzo Madama L’Italia dei Valori, tocca al Partito Valore Umano.

Per la precisione, né il sito del PVU (Partito Valore Umano, per l’appunto), che come segretario politico Maurizio Sarlo, né quello di Italexit, che è una sorta di one man show di Paragone, riportano la notizia del nuovo gruppo parlamentare, ma la notizia arriva direttamente dall’allegato di Palazzo Madama (pur non essendo ancora registrata nei conti ufficiali dei gruppi parlamentari).

E non è nemmeno un’alleanza contronatura perché anche il PVU fa parte dell’universo antidraghiano e no Vax o no Green Pass, in qualche modo vicino ai gilet arancioni dell’ex parlamentare ed ex sottosegretario socialdemocratico, oltre che ufficiale dei carabinieri, Antonio Pappalardo, con cui ha elaborato un simbolo che mette insieme il cuore del Partito Valore Umano con l’arancione dei gilet, dando vita alla “coalizione etica”. 

E che Pappalardo sia proprio un leader per gli alleati di Paragone, forse addirittura di più di Paragone, appare in molti documenti sul sito del PVU. Uno di questi spiega: “Chi vuole far finire uno stato di polizia golpista, fondato sulla falsa pandemia, sostenendo tale atto e invitando tutti i Parlamentari onesti a dimettersi perché illegittimi, si appresti a sostenere una raccolta firme per un atto di grande democrazia: far cadere un Governo ed un Parlamento illegittimi e fondare un periodo di transizione retto da un politico con la P maiuscola quale è Antonio Pappalardo al fine di un commissariamento che porti alle Elezioni 2023. Forza. Questa è la via istituzionale più mirata per passare dall’attuale inferno per troppi, alla idea di una sorta di “Paradiso in Terra. Oggi, si deve e si può!”. Vaste programme, avrebbe detto il generale De Gaulle.