L'agguato ai vip: "Ospiteresti un profugo in casa tua?" E scoppia la polemica, tra conferme e smentite

L’inchiesta de "Il Tempo" svela le risposte dei vip solidali con i migranti. Fra le vittime dello scherzo anche Linus che, però, ha replicato

Il dj Linus (Ansa)
Il dj Linus (Ansa)
TiscaliNews

La gestione dell’emergenza migranti ha letteralmente spaccato in due l’Italia, primo paese, fra quelli dell’Unione europea, a farsi carico degli sbarchi di migliaia di disperati in fuga dai rispettivi paesi. Quando il ministro degli Interni Matteo Salvini ha deciso di chiudere i porti alle navi delle organizzazioni non governative in tanti hanno gridato allo scandalo, ma alla fine quanti sono realmente pronti ad accogliere i profughi nella propria abitazione?

I finti volontari

Un giornalista de Il Tempo ha condotto una piccola inchiesta, svelando una verità che crea imbarazzo tra i Vip. I giornalisti si sono finti volontari della Ong International Open Blue Sea  e hanno avvicinato intellettuali, scrittori, politici e personaggi della Tv. A tutti è stata chiesta la disponibilità di accogliere almeno un immigrato in difficoltà, anche se per un breve periodo. Il gesto, di grande umanità, sarebbe servito ad avviare una campagna di sensibilizzazione. Il risultato? Il 90 per cento dei Vip che solitamente invitano gli italiani ad esser solidali si è detto non disponibile ad accogliere immigrati… “Tra gli intellettuali, i politici e gli uomini dello spettacolo interpellati che ci hanno risposto – racconta il giornalista Alessandro Migliaccio - solo in quattro hanno detto sì, spiegando di essere disposti ad accogliere un immigrato. Tutti gli altri hanno preso tempo o accampato scuse di vario genere o declinato subito l’invito”.

Tante belle parole, ma i fatti?

I cordiali “no grazie” sono stati accompagnati da giustificazioni più o meno articolate. C’è chi ha detto di vivere in una casa troppo piccola e chi si è lanciato in veri e propri monologhi che descrivevano i tanti problemi dell’Italia, ma che servivano soltanto ad evitare la spinosa questione: “Tante chiacchiere per addolcire la pillola del secco rifiuto alla nostra proposta solidale”, evidenzia il giornalista del quotidiano romano. “Gad Lerner - racconta Migliaccio - non ci ha risposto dando la colpa al treno, dicendo di non sentire bene anche se i problemi alla conversazione si sono manifestati soltanto nel momento in cui avrebbe dovuto risponderci con un ‘sì’ o un ‘no’. Linus di Radio Deejay figura tra i firmatari dell’appello di Rolling Stone contro la politica di Salvini sui migranti, eppure dopo aver ascoltato con attenzione la nostra proposta di mandargli a casa un immigrato per qualche mese, ha preferito attaccarci il telefono in faccia per poi non risponderci più”.

La replica di Linus

Chiamato in causa, il dj ha presto replicato. “Adesso vi racconto come stanno le cose”: inizia così il post su Instagram in cui Linus ha deciso di fare chiarezza sulla questione. Spiega di aver riconosciuto la telefonata ricevuta – “in stile Ciao Belli, come se si parlasse di gattini” – come una bufala: “Siccome lo faccio di mestiere capisco che è uno scherzo e riattacco“. Insomma una  “carognata” cui il direttore di Radio Deejay ha risposto per le rime. 

Sì all'accoglienza, ma servono regole

Fra gli altri che invece sarebbero caduti nella reta del Tempo, “Costantino della Gherardesca e Massimo Coppola di Rolling Stone - ha continuato l’autore dell’inchiesta - hanno chiesto maggiori informazioni prima di dire sì o no, David Parenzo ha detto di essere impegnato con il lavoro alla radio. I radical chic, insomma, non sembrano poi così pronti a passare dalle parole ai fatti. Del resto l’accoglienza è una cosa seria, e andrebbe per questo fatta con criterio, rispettando delle regole… Lo stilista Ennio Capasa, inizialmente favorevole, quando è stato posto dinanzi all’impellenza di aprire quanto prima le porte della propria casa “inizia a farfugliare, per poi rinviare il discorso all’anno prossimo, dal momento che quest’anno è troppo impegnato all’estero col lavoro”.

La risposta di Rolling Stone delude

Tra i firmatari dell’appello di Rolling Stone, i più agguerriti visto il sostegno all’iniziativa “Io non sto con Salvini”, ci si sarebbe aspettati di certo una reazione diversa. “Marco D’Amore, l’attore di Gomorra, ci ha spiegato di ricevere due miliardi di proposte simili alla nostra in un anno solare chiedendoci casomai di contattare suo fratello per poi valutare la nostra proposta, ed il conduttore televisivo Costantino Della Gherardesca, che pure ha preso tempo dicendo di essere impegnato all’estero. Lo stesso direttore della rivista Rolling Stone, Massimo Coppola non ci è parso molto disponibile - sottolinea Migliaccio - ha rimandato il tutto a futuri scambi di e-mail ma ha precisato che se andiamo in edicola ed acquistassimo la rivista che dirige, ci accorgeremmo che lui sta già facendo molto per i migranti”. Certo, il progetto era un altro, e nello specifico ospitarne uno nella propria abitazione.

E sul fronte Pd?

Il senatore Nicola Latorre si è detto contrario. La cosa che più lo preoccupa sembra il rischio di lasciare in casa degli estranei, specie quando lui è fuori. Il deputato Emanuele Fiano “ha declinato la richiesta solidale spiegandoci di non potere per motivi logistici”. Problemi di spazio anche per Esterino Montino, costretto a sua volta a negare la propria disponibilità. Stessa risposta, leggermente più articolata, dall’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che “racconta di avere una casa relativamente piccola e che negli spazi liberi ci sono i suoi scatoloni per cui lo spazio per l’immigrato non c’è”. Problemi di spazio anche per la senatrice Valeria Fedeli. I dubbi sollevati da Alessandra Moretti, dirigente nazionale del Pd, sono invece molteplici. Il suo non è un secco no, ma un sì con condizionale: “Dipende dalla sua presenza a Vicenza, dai tempi e dalla disponibilità dei suoi familiari”. Causa problemi familiari anche Piero Fassino è stato costretto a dire “no” alla proposta, come anche il deputato Giuseppe Fioroni. Il filosofo, accademico e politico, Massimo Cacciari rifiuta invece l’ipotesi di accogliere un immigrato spiegando di non aver intenzione di ospitare nella propria casa una persona sconosciuta, ancor meno senza una qualche forma di controllo.

Anche il mondo della Tv inventa giustificazioni

Il comico Dario Vergassola si svincola dalla proposta con una battuta: “Non posso ospitare un migrante perché la mia casa è già piena di parenti”. L’idea dell’ospitalità comunque sia piace. L’attore Leo Gullotta, che capisce e sostiene l’iniziativa dei finti rappresentanti della Ong, “taglia corto dicendo che non può accogliere uno dei migranti a causa dei lavori in casa e della presenza degli operai, ma quando gli chiediamo se magari tra un mese o due la sua casa sarà libera, replica che i lavori saranno lunghi”. La lista degli attori e registi impossibilitati è lunghissima. Massimo Ghini è impegnato sul set, ma per il futuro chissà. Il conduttore televisivo e attore Paolo Ruffini a sorpresa “urla che non gli interessa minimamente la campagna per la sensibilizzazione sul tema dei migranti”. Ultimo, nella categoria attori e registi, c’è poi il no di Gabriele Lavia. Anche in questo caso l’abitazione “è troppo piccola e non offre la possibilità di accogliere un profugo”. Sorprende anche il secco no del conduttore televisivo Giancarlo Magalli, che proprio pochi mesi fa condannò tutti quelli che diffidano dei migranti. Magalli spiega tuttavia il perché di quel suo no: “La mia casa è grande come estensione ma ha poche camere, manca la camera per gli ospiti”.

Ma ci sono anche i sì

Nonostante i no siano stati tanti, forse anche troppi, vanno citati tutti quelli che si sono detti disponibili a prendere in considerazione la proposta. Tra questi: Stefano Fassina, che ha chiesto gli venisse inviata una email con tutte le informazioni necessarie per avviare la pratica; lo scrittore Erri De Luca, che ha chiesto del tempo così da poter descrivere l’importante progetto alla propria famiglia; la giornalista e conduttrice televisiva Daria Bignardi, che definisce la proposta come un’idea magnifica; Paolo Cento, coordinatore di Sel nel Lazio, che ha offerto la propria disponibilità ma dopo aver analizzato tutti gli aspetti legali.