[Il caso] Un audio e una sentenza allungano ombre sulla condanna di Berlusconi per frode fiscale

Il 20 maggio depositati davanti ai giudici della Corte europea (Cedu) una registrazione del 2013 e una sentenza di gennaio del tribunale civile di Milano. Il giudice Franco (deceduto): “Una regia dall’alto per quel verdetto”. I giudici di Strasburgo, dove pende il ricorso del Cavaliere, potrebbero “chiedere” la revisione del processo. Forza Italia: “Adesso la commissione parlamentare d’inchiesta sulla magistratura”. Renzi (Iv): “Fare chiarezza”. Coppi: “Da sempre sorpreso per quella sentenza”

[Il caso] Un audio e una sentenza allungano ombre sulla condanna di Berlusconi per frode fiscale

La notizia è grave. E non si può far finta di nulla. A cominciare dalla magistratura, la più legittimata e interessata a fare chiarezza sul processo per frode fiscale che il primo agosto 2013 condannò in via definitiva Silvio Berlusconi, allora leader indiscusso del centrodestra, poco dopo estromesso dal Parlamento e impossibilitato ad esercitare la propria agibilità politica per almeno sei anni. Quella sentenza ha avuto quindi precise, circostanziate e indifferibili conseguenze politiche. Se dopo sette anni si materializza un dubbio così forte - quella sentenza è stata figlia di “pressioni” - occorre che la democrazia tuteli se stessa e faccia chiarezza. Senza se e senza ma. Il dubbio, in questo caso, sarebbe il peggiore dei destini possibili.

La registrazione

I fatti, prima di tutto.  Lunedì, prima il quotidiano Il Riformista diretto da Piero Sansonetti e poi la trasmissione Quarta Repubblica condotta da Nicola Porro su Rete 4 mettono le mani su due fatti inediti e clamorosi. Il primo: il file audio di una conversazione avvenuta nell’autunno del 2013  tra Silvio Berlusconi e il giudice Amedeo Franco, il relatore della Sessione feriale della Suprema Corte incaricata di celebrare il terzo grado di un processo iniziato dieci anni prima. La scelta della Sezione feriale, l’unica che opera durante le ferie di agosto, fu obbligata: il 4 settembre 2013 sarebbe andato in prescrizione anche quell’ultimo pezzetto del processo sulla compravendita dei diritti tv che, secondo le sentenze, erano state viziate da frode fiscale. Berlusconi fu condannato a quattro anni. Tre se andarono subito grazie all’indulto (i fatti contestati erano precedenti al 2006, anno dell’indulto). Un anno fu “scontato” dal Cavaliere ai servizi sociali. A novembre il Parlamento applicò la legge Severino e il leader di Forza Italia dovette lasciare il Parlamento e i diritti civili. Fino alla totale riabilitazione anche politica a maggio 2018. Nel frattempo (nel 2014) i legali di Berlusconi - Longo, Ghedini e Coppi - hanno intrapreso anche la strada della Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) per errore giudiziario e ingiusta detenzione. Ed è proprio nel fascicolo della Cedu che la difesa di Berlusconi ha presentato il 20 maggio 2020 due nuove “prove” a difesa del loro assistito: il file audio di un colloquio avvenuto nell’ottobre 2013 tra Berlusconi e il giudice Franco;  la sentenza del Tribunale civile di Milano del gennaio 2020 che “riscrive” il verdetto penale.

“Una porcheria guidata dall’alto”

Nel 2013, poco dopo il deposito della sentenza, Franco è preso, si racconta, dai “rimorsi” e chiede, tramite un collega, di poter incontrare Berlusconi per spiegargli cosa è successo in quel processo. L’incontro viene organizzato a palazzo Grazioli. I due vengono lasciati soli, gli avvocati si chiamano fuori per discrezione ma si decide che quel colloquio poteva essere registrato. Franco parla tra imbarazzi e rammarico. Quella sezione della Cassazione è stata  un “plotone d’esecuzione”, la sentenza “una porcheria” e “una “condanna a priori”. “Berlusconi deve essere condannato a priori perchè è un mascalzone! Questa è la realtà... A mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia... L'impressione è che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto” dice Franco al Cavaliere.  “La porcheria più grande è stato mandare il processo alla sezione feriale. “Voglio sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso... continuo a pensarci, non mi libero...”. Secondo Franco, che di quella sezione feriale era il relatore, cioè colui che materialmente scrive le motivazioni, nella sentenza “sussiste la malafede del presidente del collegio”, quell’Antonio Esposito all’epoca dei fatti “pressato” per via del figlio, anche lui magistrato, beccato a Milano mentre faceva uso di droga a casa di amici.  Franco parla di “una regia dall’alto” e di “pregiudizi” verso il Cavaliere perchè “si poteva cerare di evitare che finisse in mano a questo plotone di esecuzione”. Pare che Franco sia stato consigliato di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente della Cassazione. Lo stava per fare ma poi la cosa non ha avuto seguito. “Era in procinto di diventare Presidente di sezione e temeva che la cosa potesse ritorcersi contro” si spiega dallo staff del Cavaliere.

La nuova sentenza di Milano

Alla base dell’accusa di frode fiscale la procura di Milano ha dimostrato, dopo dieci anni tra indagini e processi e una sentenza passata in giudicato, che Mediaset gonfiava i prezzi dei film delle major americane acquistandoli da tale Frank Agrama, un intermediario di casa a Hollywood ma che in realtà era un socio occulto di Berlusconi utilizzato “fittiziamente” come intermediatore. I soldi in più fatturati da Agrama erano lo strumento di Mediaset per stornare utili dai bilanci frodando il fisco. Dopo la sentenza penale del 2013, Mediaset ha fatto causa ad Agrama: se quelli erano soldi non dovuti, devono tornare a casa, nella casse Mediaset. Finiscono così sotto sequestro 110 milioni di dollari di mr Agrama. E qui interviene la sentenza del giudice Spera: mr Agrama era un effettivo acquirente e poi rivenditore di film riacquistati dalle società Mediaset e Rti. Cadrebbe così il presupposto dell’inchiesta penale: quella di Agrama era un’intermediazione farlocca solo per gonfiare i prezzi. Non solo: la sentenza civile dimostra che “in più occasioni sia Paramount che Mediaset avevano provato a liberarsi dell’ingombrante costoso mediatore per avere mano più libera nella vendita dei prodotti”. Dunque, la causa civile è persa, i soldi non possono tornare a Mediaset ma il dispositivo civile può portare a ben altri risultati. Gli avvocati infatti lo hanno consegnato ai giudici di Strasburgo.

“Attentato alla democrazia”

Forza Italia ieri ha chiesto una Commissione parlamentare d’inchiesta. “Per accertare - ha detto Antonio Tajani - tutte le disfunzioni del sistema giudiziario nel nostro paese, compresa la vicenda che ha portato alla condanna di Berlusconi. Vorremmo sapere - ha proseguito - chi è che ha pilotato questa sentenza. Una sentenza che ha provocato danni enormi al paese e alla democrazia e ha condannato di fatto un innocente. Vorremmo capire cosa è accaduto veramente e chi sono i responsabili, che hanno provocato un danno enorme a Berlusconi, che è stato ingiustamente estromesso dal Senato, e a FI, che ha perso consenso. E’ stato un vero e proprio colpo di Stato giudiziario”. Con Forza Italia marciano compatti Lega e Fratelli d’Italia. Fin troppo facile mescolare questo fatto con quelli emersi nell’ultimo ano dalle chat dell’ex numero uno dell’Anm e membro togato del Csm Luca Palamara.  E’ partito l’hastag  #veritaperberlusconi. La richiesta di nominarlo senatore a vita (la capogruppo Anna Maria Bernini) “come parte della riabilitazione che gli è dovuta”. Le perplessità arrivano anche da pezzi della maggioranza. Matteo Renzi, da tempo in pressing sul governo per una riforma della giustizia, a maggior ragione dopo la vicenda Palamara ha scritto nella sua enews:  “Non so quanto ci sia di vero in ciò che ieri è uscito a “Quarta Repubblica”. Non so dove sia la verità ma so che un Paese serio su una vicenda del genere - legata a un ex Presidente del Consiglio - non può far finta di nulla. Per me Berlusconi è un avversario politico. Proprio per questo è doveroso fare chiarezza.  Nessuno può permettersi il lusso di far finta di niente”. Il deputato Roberto Giachetti (Iv) in aula ha a sua volta chiesto la Commissione parlamentare tra gli applausi di Forza Italia.

Fare chiarezza

Fare chiarezza è senza dubbio un obbligo. Vediamo quindi cosa può succedere adesso.  Quando la Cedu esaminerà il caso Berlusconi (pendente da sei anni) avrà titolo per trasmettere gli atti alla magistratura italiana chiedendo di accertare la verità. Che, nel caso, deve passare per forza di cose dall’esame dei verbali della Sezione feriale che condannò Berlusconi. E dalle verifiche che possono essere fatte con gli altri quattro membri di quella Sezione feriale (Franco è morto nel 2019), a partire dall’allora presidente Esposito (a suo tempo coinvolto in una causa civile, persa, contro il Mattino di Napoli che aveva pubblicato un colloquio in cui Esposito anticipava  in linea generale le motivazioni: “Non poteva non sapere”).

Una via più veloce prevede una denuncia esposto alla procura della Repubblica di Roma. Più difficile a quel punto formulare un’ipotesi di reato. Affermazioni come “plotone di esecuzione” e in generale i contenuti della camera di consiglio non possono essere oggetto di inchiesta (vedere il precedente del giudice Carnevale) perchè sono per legge coperti da segreto. Capita di frequente, inoltre, che i cinque giudici non siano d’accordo. Vince la maggioranza.  I giudizi sul “plotone di esecuzione”, “quella sentenza fa schifo”,  è stata “una condanna a priori contro Berlusconi”  sono appunto “giudizi” di un giudice che purtroppo è morto, che appartengono al suo libero arbitrio e che avrebbe potuto benissimo fare presenti seduta stante compilando il verbale in dissenso della camera di Consiglio pur essendo stato il relatore della sentenza.  Non esiste invece alcun verbale contrario alla decisione che, ha ribadito ieri con un comunicato la Corte di Cassazione, “è stata assunta all’unanimità”.

L’ipotesi di reato

Diversa è invece la frase “decisione pilotata dall’alto”. Qui si potrebbe ravvisare una forma di condizionamento e quindi un’ipotesi di reato: abuso di ufficio, omissione, violenza e la minaccia ad un corpo dello Stato. Ipotesi da contestare, comunque analizzare, con gli altri quattro giudici del collegio che però, va ribadito, non possono in alcun modo violare il segreto della camera di Consiglio perchè la qual cosa sarebbe a sua volta un reato.

L’intercettazione

Sicuramente tra le fonti di prova può essere utilizzata l’intercettazione.  Ora però merita qui sottolineare che la “confessione” del giudice Franco risale all’autunno 2013, subito dopo aver depositato le motivazioni. 

Intanto si sono fatti sentire l’ex presidente Esposito, oggi editorialista de Il Fatto Quotidiano, e Claudio D’Isa, giudice nella stesso collegio. “La decisione fu adottata all’unanimità - scrivono - e il dottor Franco prese parte alla stesura della motivazione e sottoscrisse la motivazione firmando ogni foglio della sentenza”. Nessun verbale in dissenso, quindi  ha scritto in un nota firmata anche da Claudio D’Isa, giudice nello stesso collegio, uno dei possibili testimoni, quindi. E l’Associazione nazionale magistrati: “E’ sceso in campo un plotone d’informazione…”.

Perché solo ora?

Una domanda aleggia su tutta questa storia: perchè il file audio è stato depositato solo adesso visto che è nella mani degli avvocati di Berlusconi da cinque anni? L’obiettivo dei legali è sempre stato la Corte di Strasburgo. E’ da qui, dal supremo organismo giudiziario europeo, che vogliono il verdetto che potrebbe rimettere in moto le revisione del processo. E non c’è dubbio che la sentenza civile sia l’elemento che sostanzia anche lo sfogo privato del giudice.  Come che sia, la vicenda è troppo grave per non essere chiarita. “Il fatto è - dice il professor Coppi, con Niccolò Ghedini legale di Berlusconi - che sono sempre stato sorpreso da quella sentenza che andava contro la giurisprudenza”. La chiarezza e la verità  possono passare quindi solo da un’altra sentenza. E non da un dialogo privato registrato.