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Nordio dice no: “Cospito sarà curato ma resta in carcere al 41 bis”. Rimangono altre due opzioni

Ieri pomeriggio il trasferimento nel carcere di Opera dove c’è adeguata assistenza sanitaria per il caso di un detenuto che rifiuta ogni tipo di alimentazione. Convocato un Consiglio dei ministri straordinario. La scelta di tenere separate la salute dalla parte giudiziaria. Ma la situazione potrebbe sfuggire di mano

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Alfredo Cospito (Ansa)
Alfredo Cospito (Ansa)

La salute “prima di tutto”. Per questo il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha ordinato ieri pomeriggio il trasferimento del detenuto Alfredo Cospito dal carcere di Sassari a quello di Opera, in Lombardia.  “La tutela della salute di ogni detenuto costituisce un'assoluta priorità” ha spiegato nel Consiglio dei ministri convocato apposta per dare a tutto il governo le informazioni necessarie dopo i disordini e gli incidenti rivendicati dalle sigle anarchiche nel fine settimana. “Ma per il resto, sappiate che non farò passi indietro rispetto alla richiesta dell’avvocato e del detenuto di uscire dal regime del 41 bis”. Il ministro cioè non risponderà alla richiesta del legale di Cospito circa l’uscita dal regime penitenziario del 41 bis a cui il leader anarchico è stato costretto a partire da maggio 2022. Il silenzio in questo caso non vale come un assenso ma, al contrario, come un diniego.

Per un paio di ministri è stata una doccia fredda: l’escalation di attentati potrebbe proseguire e creare caos nel paese; ragionare sul 41 bis non vuol dire subire la minaccia degli anarchici ma mettere in conto che qualche errore in questa storia è stato fatto visto che il detenuto, condannato a 20 anni nel 2012 è finito al 41 bis a maggio scorso, è in sciopero della fame da oltre cento giorni e ha perso 40 chili. Per altri, la maggior parte, il no di Nordio è esattamente quello che volevano sentire: nessun passo indietro dello Stato rispetto alla pena e alla sua esecuzione. La “nazione” come ama dire la premier, non tratta e non scende a patti con i terroristi.  Intanto, nel paese, è continuata anche ieri la guerriglia di macchine incendiate a Roma e a Milano. La firma è sempre la stessa: la A di anarchia, oppure Fai che sta per Fondazione anarchica  internazionale di cui Cospito è stato ideologo e regista. 

Il trasferimento

E’ stato deciso dal Dap ieri a fine mattinata ed eseguito nel primo pomeriggio. Cospito ieri sera era già nel carcere di Opera, era stato visitato dai medici e messo in osservazione da parte della struttura medica interna al carcere. Cure non poteva avere nel carcere di Sassari dove era a rischio delle vita visto il continuo peggioramento accertato dai medici.

Il ministro Nordio ha comunicato direttamente la decisione alla premier a metà mattinata: “E’ necessario, non possiamo rischiare il morto in carcere. La tutela della salute di ogni detenuto costituisce un'assoluta priorità” ha motivato il trasferimento il ministro della Giustizia Carlo Nordio.”. A quel punto, nonostante la giornata fitta di impegni - l’evento in Poste Italiane con il presidente della Repubblica ieri mattina, la colazione e poi il faccia a faccia con il presidente del Consiglio Ue Charles Michel a palazzo Chigi - la premier ha deciso di convocare un Consiglio dei ministri non previsto per dare tutte le comunicazioni e le spiegazioni necessarie. Alla squadra di governo e al Paese. Così ha chiesto a tre ministri di riferire sulla situazione dopo un fine settimana punteggiato di disordini, incidenti e attentati. Anche ieri.

Tre informative. Il rischio per la sicurezza

Al ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato chiesta una relazione sulle sedi diplomatiche all’estero entrate nel mirino degli anarchici dal 2 dicembre scorso quando ci fu il primo attentato alla sede di Atene, venerdì e sabato in sequenza è toccato a Berlino e Barcellona. Il titolare della Farnesina ha riferito sull'innalzamento delle misure di tutela delle sedi diplomatiche.

Al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stato chiesta un’informativa accurata sulla minaccia anarchica.  Che sembrava debellata, quanto meno congelata e invece da un paio di mesi ha ripreso ad organizzarsi e ad organizzare attentati. “Decine e decine di attacchi solo nell’ultimo mese” ha precisato Piantedosi. In Italia e all'estero. Attorno alla figura di Cospito si è coagulato il mondo legato alla Federazione anarchica informale con i suoi consolidati legami con militanti in Germania Francia, Spagna, Grecia, Cile. Gli analisti dell’antiterrorismo hanno anche evidenziato “la saldatura con anime diverse dell’antagonismo”. Una minaccia che, come si dice,  “non sottovalutiamo”. Giovedì si riunirà al Viminale il Comitato di analisi strategica antiterrorismo per esaminare il quadro. Forze di polizia e 007 hanno messo in guardia circa il  “rischio di un salto di qualità delle azioni - al momento perlopiù di carattere dimostrativo - in parallelo con la vicenda carceraria del detenuto”. Che va dunque monitorata con grande attenzione.

Primo e unico anarchico al 41 bis

Il ministro della Giustizia ha in realtà parlato per primo dando un quadro sullo stato di salute del detenuto, perché è al 41 bis, condanne e pendenze. Tutto quello che c’è da sapere per farsi un’idea. Dopo quattro mesi di sciopero della fame e un mese di condizioni di salute precarie, forse è un po’ tardi.

E comunque, Alfredo Cospito, abruzzese ma torinese di adozione, ha 55 anni ed è detenuto dal 2012. Redattore del foglio anarchico rivoluzionario Kn03 (la formula chimica del nitrato di potassio, uno degli elementi per creare un fumogeno), che non circola più dal 2008, con la compagna Anna Beniamino - detenuta nel carcere romano di Rebibbia - ha creato un gruppo che proprio da quella pubblicazione prendeva il nome. Gli investigatori lo considerano uno dei leader della Fai, la Federazione anarchica informale, movimento composto da vari gruppi dediti all'intimidazione armata rivoluzionaria e considerata, da numerose sentenze, un’associazione per delinquere con finalità di terrorismo.  Cospito è in carcere dal 2012 per la gambizzazione dell'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Cospito venne arrestato quasi subito con il suo complice ed amico, Nicola Gai, che è tornato libero nel 2020 dopo uno sconto della pena in appello. Cospito, invece, mentre era in carcere, è stato raggiunto da un’altra condanna (20 anni)  per l’attentato nel 2006 contro la Scuola carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo. Due ordigni erano stati piazzati all'interno di due cassonetti all'ingresso dello stabile senza però causare né morti né feriti. Per quell'atto è stato condannato dalla corte d'Appello a 20 anni di reclusione con l'accusa di strage. Sedici anni e sei mesi per la compagna Beniamino. La Cassazione ha indurito l’accusa e la condanna perché ha ritenuto si trattasse di “strage contro la sicurezza dello Stato”, un reato che prevede la pena dell'ergastolo ostativo, che non permette di godere cioè di alcun beneficio. A dicembre scorso la corte d'Assise d'appello di Torino ha sollevato una questione di legittimità costituzionale e ha disposto la trasmissione degli atti alla Consulta. Cospito è il primo anarchico a finire al 41-bis, misura disposta lo scorso maggio per quattro anni e perché, nonostante il regime di massima sicurezza (ma non 41bis), Cospito è riuscito a scrivere e pubblicare sui siti di area alcuni suoi scritti. 

Il no di Nordio

Da tre mesi è in sciopero della fame e le sue condizioni di salute continuano a peggiorare di giorno in giorno. Lo scorso dicembre il Tribunale di sorveglianza ha respinto il reclamo avanzato dai suoi difensori contro il regime di carcere duro. Una decisione contro la quale i legali hanno fatto appello in Cassazione che inizialmente aveva fissato l'udienza ad aprile, poi anticipata al 7 marzo. Dunque, scartata una decisione favorevole del ministro della Giustizia, restano ancora due strade ai legali di Cospito: una revisione da parte della Cassazione dell’accusa di “strage contro la sicurezza dello stato” (che fa scattare l’ergastolo ostativo); il reclamo contro il regime del carcere duro su cui si esprimerà la Cassazione il 7 marzo (in origine la data era in aprile). Manca più di un mese. Forse la civiltà di un paese si misura anche non dilatando i tempi di una decisione cosi importante per la vita di una persona?

Intanto resta il no di Nordio. “La tutela della salute di ogni detenuto costituisce un'assoluta priorità” ha motivato il trasferimento il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Ma l'uomo resta al 41 bis: nel comunicato diffuso dopo il consiglio dei ministri si spiega che “per la parte di propria competenza”, il ministro Nordio “ritiene di non revocare il regime di cui all'articolo 41 bis”. Attenzione alle parole: “per la parte di propria competenza” significa che non si escludono diverse valutazioni in conseguenza delle valutazioni sanitarie e di nuovi convincenti da parte dei giudici.

Un problema sottovalutato

L'aspetto sanitario, è il messaggio, non incrina la linea della fermezza del Governo. “Lo Stato non si fa intimidire da chi pensa di minacciare i suoi funzionari” ha voluto ribadire la premier Meloni. Nessun indietreggiamento, dunque, dall'esecutivo di destra-centro di fronte all’escalation di attacchi della galassia con la A cerchiata. Ma un detenuto morto in carcere sotto i riflettori del mondo sarebbe difficile da digerire per il Governo. In particolare per Nordio, che si è sempre professato garantista. In fondo Cospito ha ottenuto in parte quello che voleva: il suo caso è su tutti i giornali e ora è più difficile, quasi impossibile, girarsi dall’altra parte come è successo in questi quattro mesi. “Il mio assistito andrà fino in fondo, rifiuta l’alimentazione finché non avrà le spiegazioni che chiede. Se lo Stato voleva un martire, lo ha trovato” ha sottolineato l’avvocato Rossi Albertini facendo la domanda di sempre: perché Cospito è al 41 bis?

Lo Stato sarà anche fermo e non arretra ma non può permettere che Cospito muoia suicida in carcere per un digiuno lungo mesi. Questo è un problema gestito male e sottovalutato fin dall’inizio - lo sciopero della fame è iniziato a ottobre - e ora rischia di scoppiare tra i piedi. Nordio lo sa molto bene. La strada seguita è quindi quella di separare nettamente l'aspetto giudiziario da quello medico, cercando di tenere la barra diritta con lo Stato sotto attacco. Una partita delicata, dove è facile sbagliare una mossa. Tanto più dopo che Cospito ha ribadito il suo rifiuto all'alimentazione forzata.

Le opposizioni

Dall'opposizione intanto molti chiedono una revisione della pena contestando la linea dura del governo. Per il senatore del Pd, Carlo Cottarelli, togliere il 41 bis non è “cedere di fronte al ricatto, cosa sempre sbagliata, ma riconoscere un errore”. Il suo compagno di partito ed ex ministro della Giustizia  Andrea Orlando nota che se Cospito morisse in carcere diventerebbe un martire, rafforzando gli anarchici. Carlo Calenda, leader del Terzo Polo, invita a ragionare sulla differenza tra necessaria punizione e vendetta e accanimento. Secondo la senatrice Ilaria Cucchi (Ivs) Cospito “non è un boss mafioso e non ha ucciso nessuno. Costringerlo all'ergastolo ostativo del regime 41 bis è stata una palese forzatura ed un errore colossale”. Il Garante dei detenuti, Mauro Palma, da parte sua, invita a domandarsi se per l'anarchico “serva il 41 bis o se per esempio non possa bastare una censura rispetto ad eventuali scritti o forme di comunicazione”.

Il problema, tra gli altri, è che l’offensiva anarchica non si arresta: due auto della polizia locale di Milano incendiate; altre cinque a Roma della Tim. Sempre molotov. E’ una stregai a bassa intensità che si è diffusa nel paese e anche fuori. Va fermata. E non è detto, a questo punto, che basti rivedere il 41 bis.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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