Nella piccola Umbria si giocano le sorti del Governo. Salvini all'assalto del "nuovo" centrosinistra

La prima ‘foto’ ufficiale degli alleati che reggono le sorti del governo arriva dall’Umbria dove domenica si vota per le elezioni regionali. Il candidato Vincenzo Bianconi sembra quasi passare di lì per caso, anche se dovrebbe essere lui il protagonista dello ‘storico’ fotogramma

Nella piccola Umbria si giocano le sorti del Governo. Salvini all'assalto del 'nuovo' centrosinistra

 

Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che guarda l’obiettivo concentrato accanto al ministro della Salute e segretario di Articolo 1, Roberto Speranza, aria soddisfatta. Il premier Giuseppe Conte che si sistema la giacca accanto al ministro degli Esteri e capo politico dell’M5S Luigi Di Maio, un po’ impacciato, ma che sa di doverci essere. La prima ‘foto’ ufficiale degli alleati che reggono le sorti del governo arriva dall’Umbria dove domenica si vota per le elezioni regionali, non a caso il primo test elettorale da quando il governo giallorosso è nato. Il candidato del ‘patto civico’ stretto tra Pd, M5S e LeU, Vincenzo Bianconi, sembra quasi passare di lì per caso, anche se dovrebbe essere lui il protagonista dello ‘storico’ fotogramma, tanto che, giustamente, sta proprio lui in mezzo ai ‘magnifici 4’.

Il ‘nuovo’ centrosinistra spera di non perdere male

 

Il centrosinistra del futuro (ipotetico) si gioca le sue carte proprio in una delle regioni più piccole d’Italia e parte, decisamente, sfavorito. Il centrodestra, in Umbria, ha il vento in poppa. Salvini ha battuto la regione comune per comune e la sua candidata, Donatella Tesei, sindaco di Montefalco, ha il vento in poppa. L’imprenditore Bianconi, uscito alla fine di una estenuante girandola di candidature dovute alla necessità di trovare la quadra di un’alleanza, fino a ieri, inedita, quella tra Pd e M5S, ce l’ha messa tutta, ha provato a rimontare e gli indecisi, a un giorno dal voto, sono ancora tanti, ma la sorte della sfida appare già segnata. Molti spin doctor hanno sconsigliato, fino all’ultimo, la photo opportunity e a maggior ragione la ‘discesa in campo’ del premier in regione, ma alla fine le war room di Pd e M5S hanno ritenuto che bisognava giocarsi il tutto per tutto. Il concetto trasmesso ai leader, scettici dall’inizio e recalcitranti alla foto di gruppo, è stato: “perdere di poco, onorevolmente, è sempre meglio che perdere male e seppellire, con Bianconi, forse anche le sorti del governo”. Insomma, bisognava ‘metterci la faccia’ per cercare di fermare l’avanzata della Lega che appare inarrestabile. “Contenere i danni”. E così, finalmente, Zingaretti e Di Maio – che pure si sono visti molte volte in sedi riservate, e non solo nei giorni caldi della formazione dell’attuale governo – hanno deciso che bisognava “metterci la faccia”.

I ‘magnifici quattro’ devono arginare la Lega in Umbria

 

Ieri mattina, i ‘magnifici quattro’ si sono dati appuntamento nell’auditorium San Domenico di Narni con la scusa di presentare, ai cittadini umbri, la nuova manovra economica. Conte, quello umbro, lo chiama “un esperimento interessante”, Di Maio evoca, forse senza saperlo, Enrico Berlinguer e parla di “terza via”, Zingaretti spiega che stanno tutti insieme perché “amiamo l'Italia”, Speranza assicura che l'alleanza “non è una semplice parentesi”. E così, al netto della presenza della ‘quarta gamba’ della coalizione, quella Italia Viva di Matteo Renzi che, sul palco di Narni, non ha mai avuto intenzione di salirci, ecco la prima foto della coalizione che ha dato vita al governo Conte II e che, in Umbria, si presenta per la prima volta come alleanza elettorale a sostegno del candidato civico Vincenzo Bianconi. Impegnato, appunto, nel difficile compito di rimontare l'altra candidata, la senatrice del Carroccio Donatella Tesei, in corsa con il centrodestra che, trainato dalla Lega, viene data molto avanti nei sondaggi. L’intento è di giocarsi il tutto per tutto per conquistare proprio quella fetta di indecisi che separa Bianconi dalla Tesei. In Umbria votano 703 mila persone, cioè assai poche, ma se perdere brucia, perdere male brucerebbe di più e i più ottimisti sperano addirittura nel testa a testa.

Il premier ‘ci mette la faccia’ ed è in tour da due giorni

 

Conte, che all’inizio ‘la faccia’, sull’Umbria, non voleva mettercela, si è speso molto negli ultimi due giorni. L’altro ieri ha visitato il distretto dell’imprenditore del cachemire, Brunello Cucinelli, a Solomeo, frazione di Corciano, vicino Perugia, ‘re’ di un’azienda colta e filantropica, dove abbondano le citazioni filosofiche e lo spirito ‘olivettiano’. Nega l’evidenza, e cioè di essere venuto a fare “campagna elettorale”, ma di essere venuto a “rendere testimonianza” dell’impegno del governo, che ha anche appena varato, guarda caso, un nuovo decreto a favore dei terremotati, ma poi, dopo la visita allo stabilimento Teofran, azienda del polo chimico di Terni che rischia la chiusura, dice la verità: la coalizione di governo “ha un futuro: lavorando insieme, lavorando in squadra, lavoreremo sempre meglio, ci affiateremo sempre di più”. Tradotto: dateci i voti per farlo. Speranza è più schietto e parla di “alleanza strategica”, non di “una semplice parentesi”, Zingaretti la vede come un’alleanza di “diversi ma uniti dall’amore per l’Italia”, Di Maio, appunto, rievoca la ‘terza via’ di berlingueriana memoria e assicura che, in caso di vittoria, la giunta sarà composta da “eccellenze del territorio, le forze politiche staranno solo in consiglio regionale” (e qui ai consiglieri regionali dei vari partiti dell’alleanza viene il singhiozzo). Ovviamente, il nemico dei ‘magnifici quattro’ è Salvini, più che la Tesei, il quale per Di Maio vuole solo usare l’Umbria “come un trofeo elettorale per poi fregarsene”, mettendo il dito nella piaga delle giunte regionali di centrodestra che, vittoriose in Abruzzo come in Sardegna, in quelle regioni ci hanno messo mesi per fare la giunta, dilaniati dalle faide. Salvini ribatte duro: “Sembrano i puffi e sono disperati”.

 

Sul palco stride l’assenza di Italia Viva. E giù polemiche

 

Ma il ‘nemico’ interno della nuova ‘strana’ maggioranza è anche Italia Viva di Renzi: i suoi assicurano che voteranno per Bianconi, ma nessuno di loro ha fatto campagna elettorale, né big né esponenti locali, la lista di Italia Viva, alle regionali, non c’è e i suoi dirigenti continuano a ripetere che “quella con M5S non è un’alleanza strategica” mentre Di Maio parla apertamente di “scelta di coalizione”. Conte (“Ci saranno altre occasioni”) e Zingaretti (“La Bellanova è venuta e ha incontrato gli imprenditori”) provano a smussare le polemiche con i renziani, ma l’assenza di Italia Viva pesa. Il vicesegretario dem, Andrea Orlando, attacca (“In Umbria o vince il candidato civico o vince la destra, il Pd ha scelto. Si chiama coerenza”) e Speranza punge (“Ognuno va dove lo porta il cuore…”).

 

Ma il patto civico umbro Pd-M5S è nato fragile…

 

Dietro, inoltre, c’è il non detto. L’Umbria, ex ‘regione rossa’, va al voto perché la giunta che era guidata da Catiuscia Marini si è dimessa prima dell’estate (e solo dopo molte pressioni del Nazareno) travolta da una devastante Sanitopoli regionale che la ha, sostanzialmente, decapitata. Il Pd, dunque, è in caduta libera nella presa sul potere locale e l’M5S ha perso molti voti, dalle Politiche alle Europee. Insomma, l’alleanza Pd-M5S nasce fragile e tra i sospetti reciproci, figlia più delle reciproche debolezze e incapacità. All’una e mezzo, l’happening – dopo un diluvio di foto – è finito. Zingaretti, Di Maio, Speranza e Conte si bevono un crodino con Bianconi nella piazza dei Priori, cuore di Narni dove, appena le auto blu sciamano via, i militanti leghisti arrivano per montare il palco dove, a sera, è atteso Salvini che seguirà a ruota un comizio, stavolta, di Berlusconi. Invece, Di Maio si sposta a Perugia e Terni, Zingaretti pure, ma in questo caso per comizi ‘in solitaria’, cioè di partito.

 

La lunga e faticosa ricerca di un candidato comune

 

La posta in gioco, dunque, è nazionale, ma pur sempre di elezioni regionali si tratta. I candidati presidente sono otto e le liste 19, ma la sfida è a due: quella tra Tesei e Bianconi. L’Umbria va al voto, dunque, un anno prima della scadenza naturale della legislatura. Il Pd aveva individuato un candidato, peraltro gradito alla Cei, che in regione esprime il presidente, Gualtiero Bassetti, il presidente di Confcooperative Andrea Flora, che poi è saltato perché i vertici nazionali di Pd e M5S sono riusciti a unire le forze. Percorso, però, accidentato e non facile. Il primo step è stato il voto sulla piattaforma Rousseau, da parte dei 5Stelle, per dare il via libera all’alleanza, sotto la formula del “Patto civico per l’Umbria” lanciato dallo stesso Di Maio, ma si è fatto fatica a trovare un nome di candidato. All’inizio sembra fatta perla sindaca di Assisi, Stefania Proietti, e poi per altri nomi sempre pescati nella società civile, alla fine è uscito, sul filo di lana, quello dell’imprenditore, e presidente di Federalberghi, Vincenzo Bianconi. Nel frattempo, però, la candidata del centrodestra Donatella Tesei, in campo da oltre un anno, macinava consensi e Salvini batteva la regione palmo a palmo. Certo, la distanza iniziale tra i due candidati, che sembrava incolmabile, si è accorciata, ma negli ultimi giorni la Tesei sembra esser tornata a staccare Bianconi di varie lunghezze, senza dire che la coalizione dei partiti di centrodestra (Lega, FdI, FI e altri) è nettamente sopra quella di Pd-M5S. Il centrodestra, peraltro, già amministra il 62% dei comuni umbri e governa le principali città, dal capoluogo, Perugia, a Orvieto, da Terni a Todi, solo la città di San Francesco, Assisi, e poche altre, sono governate dal centrosinistra. Insomma, l’Umbria non è nemmeno più tanto ‘rossa’ da tempo, lo scandalo che ha travolto la giunta Marini ha dato al Pd la mazzata finale e, alle Europee, la Lega è diventata il primo partito con il 38% dei voti e l’M5S in caduta libera.

 

Come si vota in Umbria. Il sistema elettorale

 

Ma come si vota in Umbria? Le urne si apriranno domenica 27 ottobre, dalle 7.00 alle 23.00, e la legge elettorale – introdotta nel 2010 e modificata nel 2015 – prevede che venga eletto governatore il candidato che riesce a ottenere anche un solo voto in più rispetto ai suoi sfidanti. In totale l’Assemblea legislativa è composta da 20 consiglieri regionali più il Presidente della Giunta regionale. I seggi vengono assegnati in maniera proporzionale in base all’unica circoscrizione in cui viene divisa la regione. Per legge, chi vince le elezioni deve comunque avere almeno il 60% dei seggi in Consiglio regionale. Se questa soglia non viene raggiunta, vengono assegnati 12 seggi alla coalizione vincente con i restanti 8 seggi che saranno assegnati in maniera proporzionale alle liste che hanno superato la soglia di sbarramento del 2,5%, con un seggio che è riservato al secondo candidato governatore più votato. Non è ammesso il voto disgiunto ma un elettore può esprimere fino a due preferenze che però devono riguardare candidati di genere diverso della stessa lista (un uomo e una donna o viceversa), pena l’annullamento della seconda preferenza.

 

Due candidati forti, un terzo incomodo, poi gli altri

 

I candidati, come si diceva, sono otto. Vincenzo Bianconi, oltre che da Pd, M% e Sinistra civica e verde (LeU-Mdp), è appoggiato anche dai Verdi (Europa verde) e da una civica (Bianconi per l’Umbria). La Tesei è appoggiata, oltre che dalla Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, da due liste civiche (Umbria civica e Tesei Presidente). A poterle togliere qualche voto c’è la candidatura di Claudio Ricci, ex sindaco di Assisi di area centrodestra, che nel 2015 si era presentato come candidato del centrodestra e ora si presenta come indipendente, appoggiato da tre liste (Ricci presidente, Italia civica e Proposta Umbria). Tra le liste minori, prive di ogni chanche, all’estrema destra c’è la presenza dell’attrice Martina Carletti con la lista Riconquistare l’Italia e dell’ex generale dei Carabinieri Antonio Pappalardo, leader dei Gilet Arancioni, mentre il Partito delle Buone Maniere è rappresentato dallo psicologo Giuseppe Cirillo. Divisa anche l’estrema sinistra: Potere al Popolo e il Partito Comunista italiano sostiene la candidatura di Emiliano Camuzzi, il Partito Comunista di Marco Rizzo quella del sindacalista Rossano Rubicondi.

 

La posta in gioco resta quella della stabilità del governo

 

Ma i risultati delle regionali in Umbria si sentiranno fino a Roma. Salvini è convinto che da questa piccola regione può partire la ‘spallata’ che metterà in crisi l’attuale governo (senza dire che, a gennaio del 2020, si voterà anche in Calabria e in Emilia-Romagna e a giugno in altre 7 regioni) avvicinandone la caduta e invocando elezioni anticipate. Pd e M5S, come pure LeU, sperano che la ‘nuova alleanza’ di governo regga al test umbro o che, almeno, non perda male. A Renzi non dispiacerebbe un suo fallimento rovinoso. I 700 mila elettori umbri non hanno nelle loro mani solo il futuro della regione, ma forse anche le sorti del governo.