Nasce il governo Meloni con una lunga lista di cose da fare subito: bollette, legge di bilancio, pensioni 

Nell’ora e mezzo di colloquio con il Capo dello Stato, la premier ha esaminato i dossier più urgenti. Il regalo di Draghi che porta a casa, giusto in tempo e dopo otto mesi di trattative, l’accordo per calmierare il prezzo del gas. “Non do consigli, preferisco portare fatti, sarà un passaggio di consegne approfondito”

Nasce il governo Meloni con una lunga lista di cose da fare subito: bollette, legge di bilancio, pensioni 
Foto Ansa

Con fretta e puntiglio decisionista, quasi futurista, Giorgia Meloni fa tutto in un’ora e mezzo: sale al Colle alle 16.30 per ricevere l’incarico; resta a colloquio con Mattarella fino alle 18; esce da lì con il governo fatto. Raggiunge lesta il leggio con i microfoni - e qui forse è l’unico momento in cui tradisce un po’ di emozione - e snocciola i nomi della sua squadra di governo. Tutto in un fiato e senza quasi mai alzare la testa dal leggio della Loggia della Vetrata. E infatti li sbaglia, manda uno al posto dell’altro, Pichetto Fratin alla Funzione Pubblica e Zangrillo al Mite. L’errore è nella squadra di Forza Italia. Un caso? Chissà. Fatto sta che passa un’ora e mezzo prima che Zangrillo alzi il telefono e dica al Cavaliere, “ti ringrazio tanto ma io al Mite non so dove mettere le mani”. “Ma no caro Paolo, tu sei alla Funzione Pubblica….” replica Berlusconi. Aveva ragione Zangrillo, però. La correzione interviene per fortuna prima che il Quirinale firmi le nomine. Fretta o emozione, chissà. E’ un giallo anche la presenza in squadra dei Fratelli d’Italia Ciriani e Lollobrigida, i due capigruppi: perchè farli nominare due giorni fa se poi sarebbero andati al governo? Ciriani poi è senatore, come lo sono Pichetto-Fratin e Bernini, (entrambi di Forza Italia). Tre senatori tra i ministri quando la maggioranza in aula a palazzo Madama è di cinque senatori: non sarà un rischio troppo alto?  Oppure non c’erano alternative?

Piccole false partenze dopo tre mesi in cui la parola chiave è “pronti”.

Per il resto percorso netto. Il Capo dello Stato non ha avuto nulla da ridire su nomi ed incarichi, ha taciuto su alcuni casi di conflitti di interesse  (che dunque tali non sono) e ha dato via libera al primo governo di destra nella storia della Repubblica e guidato da una donna. Quante prime volte.

Al centro del lungo colloquio ci sono stati invece i dossier che il nuovo governo dovrà affrontare subito. “Domenica il primo consiglio dei ministri e poi subito a lavorare per l’Italia e gli italiani” ha detto il neo vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Misure per abbattere il prezzo del gas, sostegni per famiglie e imprese, manovra di bilancio, finanza pubblica, Ucraina e politica estera: è una lista da far tremare i polsi quella che la premier Meloni stringe tra le mani dentro una cartellina. “Il contesto interno ed internazionale richiedono di avere il prima possibile un governo nel pieno dei poteri” ha detto Mattarella salutando il 68 esimo governo della Repubblica.

Buone notizie da Bruxelles

Pochi minuti prima che Meloni salisse al colle, con una cura nei tempi che non è stata casuale,  Mario Draghi ha tenuto la sua ultima conferenza stampa (da premier) a Bruxelles.  Ha detto di non avere “consigli da dare” al nuovo governo ma “testimonianze e cose fatte”. L'eredità “materiale” è l’accordo europeo sull'energia, l'eredità “spirituale” è la “testimonianza” di quanto è stato fatto. Nella capitale belga il presidente del Consiglio incassa, a dispetto delle previsioni negative della vigilia (“sembrava impossibile”), un'intesa “soddisfacente” che accoglie “tutte le proposte dell’Italia” e comporta “decisioni concrete”, che saranno formalizzate nelle prossime settimane e che dovrebbero portare subito beneficio nelle bollette. Un regalo importante e su cui Meloni aveva fatto affidamento. Il prezzo del gas ieri è subito sceso del 10%, il suo valore è più che dimezzato da agosto quando era arrivato a 350 a kgw (oggi è 124), segno che c’è stata, ha detto il premier uscente, “una componente speculativa molto forte e che le misure approvate finalmente oggi dovevano essere assunte subito”. Draghi le chiede da marzo scorso.

L’accordo sul gas è stato raggiunto alla fine di una lunga trattativa, ha rischiato di saltare proprio durante la notte e quando proprio Draghi ha dato il suo aut-aut (“non firmo queste conclusioni” ha minacciato). Non solo perchè sarebbe stato il suo intollerabile fallimento ma perchè la situazione è tale per cui non c’è più tempo da perdere. Il via libera politico, raggiunto all’unanimità, prevede stoccaggi comuni e obbligatori per almeno il 15% del fabbisogno; il tetto al prezzo del gas grazie ad una fascia controllata di prezzi (il corridoio); la fine dell’egemonia del mercato Ttf olandese sostituito con una gamma di indici di riferimento; il disaccoppiamento del prezzo del gas da quello dell’elettricità; la creazione di un fondo europeo sul modello Sure (o comunque l’utilizzo di alti fondi Ue non utilizzati per un valore al momento di circa 40 miliardi) che servirà ai singoli stati per pagare la differenza tra prezzo concordato e pezzo di mercato. Ora sta ai tecnici dare seguito al mandato “preciso e senza ambiguità” che il Consiglio ha dato alla Commissione. La strada quindi è ancora lunga e a rischio insidie.

Cingolani resta come consigliere?

E qui entra in gioco il nuovo governo che dovrà monitorare la realizzazione degli accordi presi. Si parla  di un contratto come consigliere per l’ex ministro Cingolani, ideatore di queste misure e più volte ringraziato da Draghi, che dovrebbe aiutare il suo successore l’azzurro Pichetto Fratin. I due si conoscono bene, hanno lavorato insieme e hanno molto lavoro da fare. Sulle rinnovabili, sui rigassificatori, sulla diversificazione del mix energetico.  “Non do consigli al nuovo governo: quello che un governo uscente può fare è offrire la testimonianza di ciò che ha fatto - ha detto Draghi che ha ripetuto come i ministri uscenti hanno preparato le schede su quanto è stato fatto e cosa c’è da fare per i loro successori. Il tutto  “per una transizione il più serena e informata possibile”.

Cinque miliardi al mese

Il secondo dossier bollente nella cartellina di Giorgia Meloni, intrecciato con quello del gas, sono le misure per aiutare famiglie ed imprese e la manovra di bilancio. La premier sa bene - ha parlato con Draghi appena arrivato a Roma - che senza la sponda di Bruxelles, e la possibilità di utilizzare risorse comuni per tamponare il caro energia, i margini per la manovra sono minimi, visto che finora gli aiuti sono costati, le ripetono anche i suoi esperti economici, 5 miliardi al mese. Per ottenere in fretta risultati in Ue, si conta sull'asse, tutto da costruire, con la Francia, la più vicina alle posizioni italiane. Anche per questo lo staff di Meloni sta lavorando a un primo incontro con Emmanuel Macron che arriverà a Roma (ospite del Forum della Comunità di Sant’Egidio) proprio mentre ci sarà lo scambio della campanella con Mario Draghi.

E poi la manovra di bilancio di cui il governo Draghi ha lasciato la cornice numerica con le stime del pil e del deficit per il prossimo anno. Solo che tra emergenza bollette, taglio del cuneo fiscale, rivalutazione delle pensioni, contratti della p.a., la lista per la prossima manovra di bilancio è già parzialmente nero su bianco tra spese indifferibili, emergenze contingenti e (se si riuscirà) desiderata politici.

La Lega e le sue bandiere

Peccato che la Lega abbia già iniziato ad alzare le sue bandierine. Salvini è pronto a mettere sul tavolo del governo i suoi temi: pensioni, pace fiscale, caro bollette da risolvere con lo scostamento di bilancio che Meloni non vuole fare. Il ministro economico Giorgetti (Lega) è però d’accordo con la premier. Ci sono la privatizzazione di Ita e la vendita di Mps. E c’è da fare un nuovo decreto sostegni contro il caro bollette perchè prima di gennaio è difficile che le nuove misure producano buoni effetti. Il governo Draghi ha già prorogato lo sconto sulla benzina fino al 18 novembre. Il decreto Aiuti 4 (il primo del governo) dovrebbe limitarsi a prorogare fino a fine anno le altre misure del decreto Aiuti ter (soprattutto credito di imposta per le imprese) che si esauriscono a novembre. L’idea è di fare invece che un nuovo decreto, un emendamento al Ter che deve ancora essere convertito. Il testo andrà poi in aula il 7 dopo l’esame della Commissione speciale (in attesa che nascono le vere Commissioni). 

10 milioni di cartelle arretrate

Un altro tema caro alle destre è quello delle cartelle esattoriali. Ce ne sarebbero 10 milioni in partenza da qui a fine anno dopo lo stop dell'emergenza covid (ci sarebbero 10 milioni di cartelle in partenza di qui a fine anno). L’ipotesi  è una nuova rottamazione con un forfait del 5% su sanzioni e interessi e un piano di pagamenti in 5 anni. Si ragiona anche su un possibile stralcio per le cartelle fino a 1.000 euro.

Sulla legge di bilancio le misure potrebbero ridursi all'essenziale. Salvini, dopo la riunione con i suoi parlamentari sui temi economici , ha assicurato che “la prossima legge di bilancio darà uno stop definitivo, giusto e sacrosanto alla legge Fornero” e che sarà tolta l'Imu a chi ha la casa occupata abusivamente. Chissà cosa ne pensa Meloni che, alla fine, è stata convinta a cedere sovranità nominando i due vicepremier Salvini e Tajani.  “E’ evidente - ha messo le mani avanti Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fdi -  che la parte consistente del nostro programma non potrà essere in queste manovra".

In assenza del quadro programmatico della Nadef, l'extradeficit per il 2023 è ancora un'incognita su cui pesano le previsioni sempre più fosche sul Pil: per l’Ufficio parlamentare di bilancio, l'anno prossimo si fermerebbe a +0,3%, inferiore alle stime Nadef.

Spese obbligate

Ma il conto delle spese obbligate è già proiettato verso i 40 miliardi: si parte dall'emergenza energia, con nuovi aiuti a famiglie e imprese per il primo trimestre dell'anno, che - sulla base delle misure attuate dal governo uscente - potrebbero richiedere circa 20 miliardi; a gennaio scatta poi la rivalutazione delle pensioni, con una spesa da 8-10 miliardi; va poi garantito il taglio del cuneo fiscale di 2 punti già in vigore, misura da 4,5 miliardi (difficile che si proceda subito anche solo con un primo passo verso l'obiettivo di FdI di 5 punti nella legislatura); c'è poi il rinnovo dei contratti della P.a., in parte già scontati nelle stime della Nadef, che potrebbero però lievitare se, come sembra, slittassero al prossimo anno partite fondamentali come quelle di sanità e scuola (per una spesa di 4,5 miliardi). Tutto al netto di altre possibili riforme volute dai partiti, a partire dalla flat tax.

Nel capitolo delle entrate si possono inserire i 3-4 miliardi di fondi di coesione Ue che Bruxelles ha concesso di utilizzare per il caro energia. A questi vanno aggiunte la possibile minor spesa derivante dalle modifiche al Reddito di cittadinanza o dalla rimodulazione del Superbonus e dagli avanzi di spesa del 2022 (di sicuro Draghi ha lasciato un tesoretto da circa 10 miliardi).

La politica estera

La Gran Bretagna e la faccenda dell’ex premier Truss dimostra come le economie e la finanza occidentale siano tutte interconnesse. Per cui nessuno può permettersi di fare come vuole: i mercati puniscono e ti mettono in riga. Che tu sia dentro o fuori l’Europa.    

Ecco che tra “i fatti” e le “testimonianze” che il governo Draghi lascia in eredità al governo Meloni c’è la lezione della centralità dell’Europa. “L'Europa è una fonte di stabilità e sicurezza” ha ripetuto il premier uscente, è questo deve essere sempre ricordato, in particolare dall'Italia, che soffre più di altri nelle fasi di instabilità. “L'Italia - ha aggiunto Draghi ieri alla fine del Consiglio Ue - deve essere al centro del progetto europeo con la credibilità, l'autorevolezza e la determinazione che si addice a un grande Paese fondatore”. A maggior ragione di fronte ad un'Europa non perfetta, ma che “sta cambiando sotto ai nostri occhi in una direzione estremamente positiva”. Lo ha dimostrato con il Covid. Lo sta dimostrando con l’energia e con l’Ucraina. Già, la guerra in Ucraina, la condanna della Russia di Putin e la tenuta delle sanzioni commerciali. Vedremo presto quanto il governo di destra-centro saprà tenere compatto il fronte pro-Ucraina e anti-Putin. Mosca scommette sull’Italia ventre molle dell’Europa. Meloni dovrà smentire queste attese.

Per quello che riguarda Draghi, il consiglio europeo lo ha salutato ieri tra gli applausi e un video che inizia con il “whatever it takes” e si chiude con “arrivederci Mario”. Gli Stati Uniti lo vogliono alla guida della Nato. L’Europa lo vuole come successore di Ursula von der Leyen. Un bel pezzo di Italia lo vuole al Quirinale. Se e quando deciderà Mattarella. “Arrivederci ragazzi e grazie” ha salutato lui prima di salire sull’aereo che lo ha riportato a Roma.