“Vedi Napoli e poi vinci!”. Manfredi (giallorossi) sta per farcela. In Calabria, invece, vincerà Occhiuto (centrodestra)

Come il sangue di san Gennaro che si scioglie, Manfredi sta per compiere ‘o miracolo’. In Calabria invece, una competizione poco sentita e un esito scontato

Gaetano Manfredi (Ansa)
Gaetano Manfredi (Ansa)

Affrontiamo in questa ultima tappa del nostro ‘viaggio’ elettorale nelle principali città al voto le sfide nella ex capitale del Sud, Napoli, e nella regione Calabria, dove si vota in via anticipata. Nella prima è quasi sicura la vittoria di Manfredi (centrosinistra), nella seconda Occhiuto (FI).

La città di ‘Pulicinella’ e di molti altri miti

Chi lo avrebbe mai detto che sarebbe successo. Nella città di ‘Pulicinella’, di Massimo Troisi e Pino Daniele, ma anche di Massimo Ranieri e Nino D’Angelo, della musica ‘popolare’ e ‘popolana’ come della musica colta e di ricerca, di ‘Dudù’ La Capria ed Elena Ferrante, di Totò e dei De Filippo, di Servillo e di Martone, di Paolo Sorrentino come di Sophia Loren (per dire di come l’alto e il basso, a Napoli, fluiscono e contaminano tutto: cultura, letteratura, cinema), degli intellettuali raffinati come degli ‘scugnizzi’, dell’abisso delle periferie dove al massimo si mangia – ancora – la pizza napoletana e dei caffè pigramente sorseggiati dall’intellighentija colta al Gambrinus, la (fu) città di Raffaele Cutuolo come di Maradona, dove il sangue di san Gennaro si scioglie ogni anno che Dio manda in Terra (sennò è di cattivo auspicio, si capisce), dove resiste ancora la vecchia scaramanzia, il ‘non è vero, ma ci credo’, nella ex capitale del Regno delle due Sicilie e dove la rivoluzione partenopea si derivazione illuminista fu affogata nel sangue, nella città dove la Camorra (nuova, stile ‘Gomorra’, o antica, stile vecchie famiglie) comanda ancora su importanti quartieri e zone, nella città della ricca borghesia del Vomero come dei ‘bassi’ napoletani, di Posillipo come di Scampia, dove le orribili ‘Vele’ ancora in parte resistono, dove Saviano non può mettere piede, insomma nella città dalle mille contraddizioni, di ‘re’ e ‘reucci’, ‘guappi’ (di ‘cartone’ o meno) e ‘gagà’. Ecco, in una città-universo multicolore, in una città dalle mille, palesi, contraddizioni, chi l’avrebbe mai detto, a pensarci solo pochi mesi prima, che sta per diventare sindaco un professore universitario mite, serio, low profile e soprattutto corretto e perbene come Gaetano Manfredi.

Una lunga tradizione di pessimi sindaci

Una città che viene da una lunga tradizione di sindaci eccentrici e ‘descamisadi’ (l’uscente Luigi De Magistris, ex magistrato dalle inchieste mai portate a termine, che si è ‘auto-esiliato’ in Calabria, dove si candida a governatore, pur di fuggire da una città che ha ‘sgovernato’ per anni), di ex sindaci populisti, ma di solida tradizione (l’eterno Antonio, detto ‘Totonno’, Bassolino, ex ‘re’ di Napoli e ‘viceré’ della Campania, che si ricandida, ma non ci crede neppure lui, a vincere, forse non ci tiene nemmeno, l’ha fatto per tigna), di sindaci che hanno compiuto, nel dopoguerra, il ‘sacco di Napoli’ (vedere, per credere, il grande, e indimenticabile, film di Francesco Rosi,Le mani sulla città”, atto di accusa di un’intera classe politica corrotta fino al midollo, la Dc), di sindaci isterici e incapaci (Rosa Russo Iervolino), di ‘non’ sindaci che però governavano (e ‘sgovernavano’) come Paolo Cirino Pomicino o Francesco Di Lorenzo, finiti in Mani Pulite.

Il mitico Valenzi e il suo ‘successore’ Manfredi

Ecco, in una città così, politicamente parlando, per ritrovare le tracce di un sindaco onesto, mite, perbene, bisogna riandare indietro nella memoria di decenni e riscoprire l’età di Maurizio Valenzi, il comunista ‘figlio del popolo’ che Napoli amava (riamata) e che provò a darle un’inutile sterzata, che univa intellettuali e popolo, alto e basso, comunisti e liberali, popolani e ricca borghesia.

Eppure, in una città così, le elezioni comunali le vincerà l’ex capo dei rettori della Crui, ed ex ministro all’Università, Gaetano Manfredi, ‘forte’ di un’alleanza, quella tra Pd-M5s-LeU-altre liste che è ‘forte’ solo qui, a Napoli, dato che altrove è, quasi sempre, deficitaria, balbettante.

Eppure, come il sangue di san Gennaro che, ogni anno, si scioglie, Manfredi sta per compiere ‘o miracolo’. Come vincere lo scudetto al Napoli. Come ridiventare capitale di glorie ormai passate. Come ritrovare l’orgoglio perduto da troppi anni. Come tenere unita, e tonica, una coalizione, quella dei ‘giallorossi’ che solo a Napoli lo è. Come ‘ammaliare’ i napoletani con uno stile, dei modi e una serietà da buon amministratore che, detta così, a Napoli, possono suonare bestemmia.

Certo, lo sfidante di Manfredi – che non si voleva candidare, ha tergiversato a lungo, ha chiesto solide garanzie al governo e ai partiti giallorossi (ripianare l’abnorme debito della città, un molosso che grava sui conti pubblici, sui cittadini napoletani e pure ‘in groppa’ allo Stato italiano), le ha ottenute solo in parte, alla fine si è lanciato – il magistrato Catello Maresca, lo ha grandemente aiutato a fare (quasi) l’impresa.

“L’aiutino” a Manfredi dello sfidante Maresca

Algido, scostante, orgoglioso (troppo), scontroso, dispettoso, Maresca – che pure era sceso in campo da tempo, per primo – prima ha ‘snobbato’ l’appoggio delle forze politiche del centrodestra (non voleva i simboli di partito nella coalizione), poi li ha evitati come la peste bubbonica, infine li ha ‘pregati’ di accompagnarlo in giro per Napoli (e loro, leader compresi, se ne sono ben guardati, dal farlo, consci di aver puntato su un brocco…), infine si è assai ‘addolorato’ perché la Lega non è riuscita a presentare ben due liste a suo sostegno, ha fatto ricorso, lo ha perso, ha protestato, amen. Certo, Maresca non ha raggiunto le vette del ridicolo di altri candidati del centrodestra (Michetti a Roma, Bernardo a Napoli, per dire), ha evitato gaffe mostruose, ma non c’è né si vede, in città, come se fosse trasparente, inutile.

Manfredi ‘vede’ la vittoria, già al primo turno e assesta due ‘colpi’ da sindaco ‘in pectore’…

Manfredi se n’è assai avvantaggiato e, ora, nel suo quartier generale, facendo i debiti scongiuri - come è d’uopo fare sempre, se si vive a Napoli – pensano che possa riuscire persino il colpo gobbo e cioè vincere direttamente al primo turno, senza neppure dover affrontare la ‘fatica’ del ballottaggio. E questo nonostante quella che, fino a ieri, sembrava una temibile concorrenza che rendeva incerto il ‘bottino’ elettorale di Manfredi: la presenza di ben due liste e candidatura, alla sua sinistra, quella di Bassolino, che voleva fare ‘dispetto’ al suo vecchio partito, il Pd, e quella della ‘rossa’ Alessandra Clemente, assessore uscente della giunta di De Magistris che dovrebbe convogliare i voti degli ex ‘arancioni’.

Gli ultimi colpi della campagna elettorale di uno che è ‘rettore in sé’ (cioè nella sua essenza fisica) sono stati l’annuncio del premier, Mario Draghi, che “Per la bonifica dell’area di Bagnoli a Napoli il Consiglio dei ministri ha deciso di attribuire la funzione di commissario al sindaco, quale esso o essa sia. E’ una vicenda lunga, i cittadini di Napoli aspettano questa bonifica da 30 anni speriamo di far bene almeno migliorando la governance”. E chi meglio di Manfredi può farlo o meglio di lui può ‘risanare’ il rosso nei conti?

Il secondo ‘colpo’ è l’annuncio della nomina del primo assessore della sua giunta (sempre vinca): si tratta dell’ex questore Antonio De Jesu, già questore in molte grandi città italiane, oggi prefetto. Ex questore a Napoli, Salerno e Milano, vicecapo della Polizia di Stato, oggi commissario straordinario del Comune di Eboli. Potrebbe essere lui il nuovo assessore alla Sicurezza e al corpo dei Vigili Urbani della giunta Manfredi.

E poco importa che l’annuncio arrivi non dal candidato sindaco, ma da uno ‘scatenato’ governatore, Vincenzo de Luca, detto ‘lo sceriffo’, da due legislature ‘re’ della Regione – e che si prepara a farsi una leggina per il terzo mandato, facendo diventare la carica a governatore pari a una monarchia repubblicana – che ‘ruba la scena’ al povero Manfredi, lo eclissa, lo mette in ombra, come se fosse un ‘pupazzetto’.

La verità è che, se Manfredi davvero vincerà, a Napoli, una città martoriata, avvilita, delusa e stanca, ormai da troppo tempo, ritroverà forse non la ‘felicità’, quella da “Vedi Napoli e poi muori!”.

Cosa dicono gli ultimi sondaggi su Napoli e su una campagna elettorale soporifera

Come scrive il sito Internet ‘Fan Page’, “è una campagna elettorale al limite del soporifero, quella che si sta concludendo a Napoli. I sondaggi politico elettorali, la cui diffusione a ridosso della scadenza elettorale è vietata, non circolano nemmeno come ‘sondaggi clandestini’, a testimonianza dell'attenzione scemata verso Napoli e il suo futuro sindaco, ma Gaetano Manfredi gode sonni tranquilli: ha annunciato la chiusura di campagna elettorale all'Arenile di Bagnoli con una info-grafica il cui spazio per i simboli delle sue ben 13 liste è praticamente più grosso di quello per il nome del candidato. Per lui in questo periodo è arrivato mezzo governo Draghi a supporto, anche se le liste sono in gran parte ‘ispirate’ da Vincenzo De Luca e Fulvio Bonavitacola. Il presidente va dicendo a Salerno come a Napoli che ‘si chiude al primo turno’.

Maresca invece chiuderà da solo, sempre all'Arenile, una campagna scesa di tensione e di livello con i leader del centrodestra che lo hanno abbandonato. Addirittura, i veleni di centrodestra stanno iniziando a sussurrare in giro la domanda: ‘Ma resterà in Consiglio comunale o andrà via, sperando in un posto alle Politiche?’. Ecco…”.

Alessandra Clemente punta invece sull'infanzia: nido garantito per tutti, anagrafe del rischio per assistere preventivamente i figli di genitori in difficoltà e adozione sociale. Dal punto di vista comunicativo ha forte empatia coi ragazzini che la adorano e fanno domande. Peccato non votino.

Antonio Bassolino prosegue la campagna ‘soft’, anche se ieri ha abbozzato un timido attacco a Manfredi proprio per la ‘discesa’ di mezzo governo, ma i suoi si fanno immortalare mentre nella peggiore tradizione coprono manifesti altrui.

Chi sono i 7 candidati alla guida del Comune

Sono sette i candidati a sindaco di Napoli: cinque uomini e due donne aspirano a prendere il posto dell'uscente Luigi De Magistris.

Gaetano Manfredi (PD-M5S-LeU-più altre 10 liste…). Classe 1964, Gaetano Manfredi ha accettato l'invito di Pd e M5s a scendere in campo con la coalizione formata dal centrosinistra e dal M5s alle prossime amministrative nel capoluogo partenopeo. Ex ministro dell'Università durante il governo Conte II, ha l'appoggio di Pd, M5s e Leu, ma anche di altre dieci liste (dicansi, dieci…): Lista Manfredi Sindaco, Napoli Solidale, Per le persone e la comunità, Moderati, Centro Democratico, Repubblicani, Napoli Libera, Noi campani per la Città, Adesso Napoli, Europa Verde, Azzurri per Napoli. Una miriade infinita...

Antonio Bassolino (Bassolino per Napoli, Con Napoli, Bassolino sindaco, Napoli è Napoli, Bassolino sindaco, Azione di Calenda, Lgbt). Nato ad Afragola 74 anni fa, Bassolino ha alle spalle una lunga carriera politica: parlamentare del Pci-Pds, poi sindaco di Napoli dal '93 al 2000 quando è passato alla presidenza della Regione Campania fino al 2010. E' uno dei fondatori del Pd e nel governo D'Alema era ministro al Lavoro.

Catello Maresca (Lega-FDI-FI). Catello Maresca è il candidato sindaco del centrodestra a Napoli. Magistrato, 49 anni, ha lavorato come sostituto procuratore alla Procura di Napoli e alla DDA (Direzione distrettuale antimafia). Maresca è sostenuto anche dalle liste Rinascimento Partenopeo, Essere Napoli, Napoli Capitale, Cambiamo! Partito Liberale Europeo.

Matteo Brambilla (ex M5S). Originario di Monza, 52 anni, Matteo Brambilla è il candidato a sindaco di Napoli per il Movimento 5 stelle. Ex consigliere comunale di M5s, torna in campo con una nuova lista che accoglie coloro che sono contrari alla nuova direzione del M5s alleato del Pd. Appoggiato dalla lista Napoli in movimento.

Alessandra Clemente (Potere al Popolo, Civica 20-30, Alessandra Clemente sindaco, Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano). Avvocato, 34 anni, Alessandra Clemente è figlia di Silvia Ruotolo, vittima innocente di camorra. Dopo un periodo di formazione a New York, è diventata assessore alle Politiche Giovanili, creatività e innovazione del Comune di Napoli nella giunta De Magistris.

Giovanni Moscarella (Movimento 3V - Vaccini Vogliamo Verità). Classe 1961, biologo, Giovanni Moscarella corre con il Movimento 3V.

Rossella Solombrino (Equità Territoriale). Manager finanziario, 36 anni, Rossella Solombrino corre per la carica di sindaco di Napoli con la lista Equità Territoriale. Si è formata a Milano, non ha mai dimenticato Napoli.

‘Facile’ prevedere le elezioni in Calabria

Una competizione poco sentita (dai calabresi) e un esito politico già scontato, la vittoria del candidato del centrodestra, Roberto Occhiuto, è quel poco che si può dire delle elezioni regionali in Calabria, regione che va al voto in ‘abbinata’ con le elezioni comunali, già previste il 3 ottobre.

Ma innanzitutto va detto perché si vota in Calabria, a meno di due anni dal voto del 26 gennaio 2020 che aveva visto trionfare la coalizione di centrodestra guidata dalla forzista, ex deputata ed ex sottosegretario, Jole Santelli. Ma la Calabria, proprio a causa della prematura scomparsa della presidente eletta, deceduta il 15 ottobre 2020, torna al voto per il rinnovo del Consiglio regionale. Infatti, attualmente la Regione è retta dal vicepresidente, Nino Spirlì, leghista, nonché omosessuale dichiarato e pure assai colorito e funambolico nelle sue ‘uscite’.

 

Si presentano in quattro in corsa per queste elezioni regionali anticipate. il Pd, dopo il ritiro della candidatura di Maria Antonietta Ventura (imprenditrice) e dopo tanto penare e, anche, tante candidature avanzate e poi sfumate, come quella dello studioso Nuccio Ciconte, ha puntato sulla ricercatrice Amalia Bruni, appoggiata da una coalizione formata anche da M5s, Tesoro Calabria, Partito animalista, Europa Verde, Socialisti, Calabria Libera e Bruni presidente.

 

 

Per la coalizione di centrodestra, invece, il candidato presidente è Roberto Occhiuto (Forza Italia, ancora oggi capogruppo alla Camera) sostenuto dalle liste: Fi, Fdi, Lega, Udc, Cambiamo con Toti, Noi Con L'Italia e Coraggio Italia.

 

L’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, corre con una coalizione civica di tipo ‘rosso-arancione-giallo’ fatto di sei liste: De Magistris Presidente, DeMa, Uniti con de Magistris, Per la Calabria con de Magistris, Calabria resistente e solidale, Un'altra Calabria è possibile.

 

Da segnalare che l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ieri la notizia della sua condanna a 13 anni per aver creato un “sistema criminale”, secondo l’accusa, è a capo della lista Un’altra Calabria è possibile, a sostegno di De Magistris.

 

Mario Oliverio (ex presidente di Regione per il Pd) sarà sostenuto invece da una sola lista, la sua.

 

Cosa dicono i sondaggi sulle elezioni calabresi

 In questo scenario i sondaggi mostrano scenari contraddittori. Pare che a contendersi la carica di presidente (a distanza di pochi punti percentuali) siano La Bruni e Occhiuto che nei sondaggi staccano gli altri candidati, ma col secondo in netto vantaggio sulla prima e probabile vincitore, probabilmente anche con un risultato molto netto.