Movida alla Camera. Il retroscena. Giorgetti e Di Maio si scambiano i loro sospetti su Conte mentre, in Aula, i leghisti provano a ‘menare’ il pentastellato Ricciardi

Il cortile è diventato un assembramento non autorizzato e, forse non a caso, Conte viene a dire “basta movida”

Movida alla Camera. Il retroscena. Giorgetti e Di Maio si scambiano i loro sospetti su Conte mentre, in Aula, i leghisti provano a ‘menare’ il pentastellato Ricciardi

Cacciati i cronisti – come gli anarchici dell’Ottocento, e in due secoli di storia parlamentare non era mai successo – dal Transatlantico, ma cacciata pure il resto della fauna politica che, di solito, nel Corridoio dei Passi Perduti si annida (funzionari, addetti stampa, portaborse, lobbysti travestiti), il Transatlantico è diventato un pezzo di Aula e, così, i parlamentari, come i cronisti, si riversano tutti in cortile. Il quale cortile, detto ‘cortile d’onore’, è diventato, in poco, una sorta di assembramento non autorizzato con un clima da assemblea studentesca degli anni ’70: morale, un casino a cielo aperto, ributtante della più varia e diversa umanità, con le sedie e le panchine sempre tutte sold out, gente che fuma ovunque, seduta e in piedi, e ovviamente zero distante e contatti super-ravvicinati. Ogni tanto, qualche commesso – severo di suo – esce per cercare di riportare ordine, ma i deputati ‘se ne fregano’: continuano a ridere, chiacchierare, fumare, darsi di gomito dopo un attimo, anche più di prima.

Insomma, manca solo l’Aperol spritz, un Negroni sbagliato, un Camparino o una birretta, e poi ecco che si potrebbe dire che il grido “basta party, basta movida” lanciato da Conte, proprio ieri mattina in Aula, le forze dell’ordine, potendo (ma ‘non’ possono), dovrebbero far ‘sgomberare’ i deputati da un cortile di Montecitorio che ricorda i Navigli di Milano o Trastevere sotto ora di aperitivo in era pre-Covid.

Ed ecco che, poco dopo l’intervento di Conte sull’informativa sulla fase due del coronavirus, quello che passerà alla Storia (sic) per il “Basta party e basta movida”, succede l’inevitabile, ma anche, insieme, il sorprendente, e per paradosso succede proprio nel cortile non dentro l’Aula.

Ricciardi (M5S) attacca la sanità lombarda, ma anche la Lega, Salvini e Giorgetti che diventa blu per la rabbia

L’incidente avviene in Aula, tra un attimo lo racconteremo, ma tutti, ormai, in Italia, lo conoscono e lo hanno già rivisto su Internet e i social, scaricato e cliccato migliaia di volte. La miccia scaturisce dall’intervento del deputato pentastellato Riccardo Riccardi che si scaglia a muso duro e a testa bassa, in modo freddo, studiato, calcolato, contro la gestione della sanità pubblica in Lombardia: contro Fontana, contro Gallera, persino contro Formigoni, ma soprattutto contro la Lega, quella attuale, e contro Giorgetti. Finisce con il parapiglia dopo che Ricciardi, di fatto, mette ‘in conto’ 7 mila morti sulla coscienza dei leghisti padani.

Ne segue una scazzottata furibonda con i leghisti urlanti e scalcianti che tirano pugni, fogli, calci e sputi contro tutti e si catapultano contro i banchi del governo e contro quelli della presidenza della Camera per lavare l’onore ferito. 

Bastava niente, certo, per aizzare gli animi, ma sembra che una piccola miccia sia stata accesa con dolo e per colpa. Si dice che Ricciardi abbia ‘concordato’ il suo intervento con Conte, dividendosi i ruoli: poliziotto buono (Conte, per quanto possa fingere) e poliziotto cattivo (Ricciardi, ovvio), “Ti ricordi cosa ti avevo detto?”. “Sì me lo ricordo…”. Giorgetti, furibondo, investe Di Maio: il nemico è Conte.

Giorgetti, paonazzo e perso il suo abituale aplomb, esce dall’Aula e, attraversando a larghe falcate il cortile d’onore, incontra, per puro caso, il ministro degli Esteri del governo, l’ex capo dei 5Stelle, investendolo con furore iconoclasta: “Se usate questi toni contro di noi vi si ritorceranno contro e molto presto. Non avete capito che l’Italia sta esplodendo?! Tra qualche mese faremo i conti!”. Luigi Di Maio che – presente in Aula, come tutti gli altri membri del governo – era uscito a fare due chiacchiere con i deputati dem campani ‘amici’ suoi, anche se su fronti avversi, De Luca (figlio) e Raffaele Topo, si sente e si vede un po’ travolto da tanta virulenza verbale, ma poi replica così: “Se pensi che siano i miei (M5S) a comportarsi così, ti sbagli”. Ma, soprattutto, continua: “Sono i suoi ‘amici’, non i miei. Conte li ha scatenati contro di voi per asserragliarsi a Chigi: è stato lui a metterci il carico per provocare questa bagarre”. Ricciardi è molto ‘vicino’ a Conte, ma anche al presidente della Camera Fico, che dell’alleanza ‘organica’ con il Pd è il massimo teorico: il sospetto dei leghisti è che i due abbiano orchestrato l’incidente per ‘scatenare’ i leghisti. I quali si sono comportati, peraltro, assai male, tra calci, sputi, pugni alzati e pugni menati contro chi capitava.

“Tieni a bada i tuoi!” gli dice, quasi urlando, Giorgetti e Di Maio replica “anche tu i tuoi. Ognuno ha i suoi esagitati...”. Ma il punto non è questo, ma piuttosto che tali parlamentari fingono di essere dei 5Stelle, ma di fatto sono ‘pedine’ del premier il quale conta e tesse per conto suo la sua tela. Una tela che prevede la nascita di un suo partito e la fine, preventiva, del Movimento come partito ‘ago della bilancia’ della politica italiana, vera aspirazione di Di Maio.  

Insomma, ieri si è andati vicini a una crisi istituzionale sia dentro il governo che dentro i 5Stelle. Evitata per un pelo quest’ultima non è detto che, presto o tardi, non ri-accada. Eppure, Di Maio ha la voglia matta di chi vuole rimettersi a lavorare per riprendersi quello che ritiene gli spetti di diritto e cioè partito e governo. Forse, chissà, proprio con la Lega che non vedrebbe l’ora di poter tornare al governo perché, oggettivamente, stare troppo lontani dal Potere fa male. E, come diceva Giulio Andreotti, il Potere logora chi non l’ha.

Riccardo Ricciardi, una vita per il teatro, ora ben spesa

Ma chi è il genio che ha scoperto il vaso di Pandora con parole che hanno incendiato l’emiciclo della Camera? “La parola all’onorevole Ricciardi” annuncia Fico, ed ecco che compare – nel mezzo dell’emiciclo, come se si trovasse ad Hyde Park Corner, a Londra, dove anche i matti hanno diritto ai loro cinque minuti di discorso, sopra un trespolo – lui, Ricciardi. Pizzetto modello mazziniano dell’Ottocento, occhi furbi, bel fijeu, si direbbe a Milano, catapultato alla Camera per sbaglio, nel 2018, dopo aver vinto le primarie, pochi sanno che il pentastellato Ricciardi è un attore nato, oltre che di professione regista teatrale. Toscano – anzi, di più, carrarino, terra di minatori e di anarchici – sguardo e sorriso beffardo, ieri Ricciardi ha scatenato, alla Camera, una bagarre studiata e premeditata. Le opposizioni credono e sospettano – dalla Lega a FdI a FI – che sia stato, il suo, un intervento ‘orchestrato’ con Conte, dal Pd solo silenzi, Iv se la ride sotto i baffi, i leghisti vorrebbero darsi fuoco, i meloniani urlano e strepitano, pur gli azzurri s’indignano. Giusy Bartolozzi (FI) parla di “incapacità di Fico a gestire l’aula compresi i banchi esterni. Fico doveva redarguire Riccardi, chiedergli di rivolgersi alla Presidenza e non verso altri gruppi ed evitare parole offensive e infamanti”. Edoardo Rixi (Lega) parla di un ‘grande complotto’ che Conte e il governo avrebbero ‘ordito’ contro la Lombardia “per isolarla e poi abbatterla solo perché è della Lega”. Non a caso Molinari, capogruppo del Carroccio, aveva già presentato la richiesta di una commissione parlamentare d’inchiesta che indaghi a 360 gradi sugli errori compiuti dal governo durante il Covid 19 per ‘isolare’ la Lombardia. Nei dem, invece, regna un silenzio ostinato e imbarazzato, tranne che per Speranza che, con Giorgetti, allarga le braccia e dice: “Io non lo avrei mai fatto, ma stanno cercando di isolarvi e di instaurare un nuovo governo, magari allargato a FI con Iv a pieno regime e noi fuori”. Questo il retroscena dei fatti, della ‘scena’ sapete tutto…