“Che barba, che noia!”. Palazzo Montecitorio ai tempi del coronavirus tra panico, battute, (poche) mascherine e (molte) preoccupazioni diverse da quelle del Paese.

La ‘noia’ del parlamentare medio davanti al coronavirus

“Che barba, che noia!”. Palazzo Montecitorio ai tempi del coronavirus tra panico, battute, (poche) mascherine e (molte) preoccupazioni diverse da quelle del Paese.

La ‘noia’ del parlamentare medio davanti al coronavirus

“Noooo‼! Mica vorrai chiedermi davvero del coronavirus?!”. Il deputato medio del Parlamento italiano, quello della Camera di Montecitorio, reagisce tra lo stizzito, l’indignato e l’insofferente, all’epidemia che ha colpito il Paese, praticamente fermandolo, e che rischia di avere seri e gravi rischi e ripercussioni sull’economia italiana. E’ come se, alla classe politica italica, le togli il ‘giocattolo’. Per pudore e per necessità di farsi vedere ‘pronti e vigili’ davanti alla (presunta) pandemia che terrorizza l’Italia, il deputato medio – di ogni colore, ordine, grado e partito – ‘finge’ solo di parlare di quello di cui parlano gli italiani (tutti). La verità è che, per dirla in romanesco, “non gliene può frega’ de’ meno”. Non che la classe giornalistica, quella speciale e privilegiata dei ‘retroscenisti’ di Palazzo, sia da meno. Non c’è un giornalista politico uno che voglia parlare di coronavirus. Come tante ‘vedove’ della Politica, parlamentari e cronisti vorrebbero parlare di ben altro.

La Politica ‘normale’ vive come in una bolla sospesa e discetta ‘di maggioranza Ursula’ o ‘modello Burioni’

Crisi di governo (rimandata a data da destinarsi, per ora), gruppo dei Responsabili (al Senato) che non si trova (almeno per ora), referendum costituzionale previsto per il 29 marzo e che potrebbe essere rimandato di un po’, proprio a causa del coronavirus e impossibilità di svolgere la campagna elettorale (ma qui il ragionamento si fa complesso e arzigogolato, come vedremo più avanti), leggi e relative battaglie sulle stesse ritenute ‘decisive’ e ‘fondamentali’ fino a solo pochi giorni fa (la prescrizione, le intercettazioni, la revoca delle concessioni ad Autostrade, le crisi industriali, il futuro di Alitalia, le tanto attese nomine negli enti pubblici e via elencando), legge elettorale (parcheggiata nella commissione Affari costituzionali) e via enumerando il cahier de doleances che le opposizioni squadernavano tutti i giorni davanti al governo Conte, con l’ausilio dell’opposizione ‘interna’ di Italia Viva di Renzi. Insomma, tutti i discorsi in cui i politici (e i giornalisti) sguazzano, quelli relativi alla politique politicienne (definizione di Pietro Nenni che indicava così, con un francesismo, il “parlarsi addosso” della classe politica) sono stati rinviati sine die, quanto meno alla fine dell’emergenza.

Tutto rimandato, tutto finito in soffitta o in cantina, tutto slittato e rimasto come sospeso, nell’aria diventata asfittica, causa coronavirus. Certo, qualche segno della ‘malattia’ che sta ammorbando, sul piano fisico come psicanalitico, l’Italia, si nota persino nei rarefatti Palazzi della Politica. Alla buvette, tra un camparino e uno spritz, tra noccioline e anarcardi, come pure nei giardini semi-bui del cortile, si discetta sulla ‘maggioranza Ursula’, dato che Berlusconi e FI assicurano “il leale sostegno del partito” al governo, o sulla ‘maggioranza Burioni’ (dal nome dell’immunologo Roberto, ormai molto noto alle cronache e ai mass media) che urla il suo “fuori i grillini no-vax dal governo‼!” (sic).

In effetti, tra i pentastellati serpeggia, come dice lo stesso reggente Vito Crimi, la possibilità di far tenere i famosi Stati generali del Movimento, previsti per marzo o aprile, “solo sulla Rete” (cioè su Rousseau) causa coronavirus. (“Per la gioia di Casaleggio” sbottano i grillini dissidenti).

La deputata Baldini si presenta con la mascherina…
Fratoianni ribatte: “Crea solo panico, meglio se restava a casa…”. I leghisti vogliono ‘sprangare’ le Camere…

Ha di certo fatto scalpore la deputata, peraltro un medico chirurgo (sic), Tiziana Baldini (FdI), che lunedì scorso e nei giorni seguenti si è presentata in Aula, per votare il decreto intercettazioni, con la mascherina sul volto. La Baldini, un po’ isterica di sua, ha reagito male a chi, in Transatlantico, ridacchiava al suo passaggio, urlando “dovreste metterla tutti la mascherina! Io vengo da una zona rossa infettata!”. Poi al vicepresidente di turno, Ettore Rosato, che le chiede lumi in aula, risponde così: “Sto bene, non sono malata. La mascherina l’ho messa proprio perché sono un medico e perché è l’unica forma di protezione reale insieme al lavarsi le mani. E’ un modo per essere responsabili”. Ma le ilarità, i frizzi e lazzi dei suoi colleghi non solo non sono diminuiti, ma anzi, sono aumentati. “Quella nel nostro partito resterà ancora per poco, è un’isterica”, sibilava un big del partito della Meloni, scuotendo la testa nel vederla mentre c’è pure chi l’ha ribattezzata ‘on. Keta’ dal nome della cantante che a Sanremo si è presentata con il volto coperto da maschera.

E così, mentre la foto della Baldini “fa il giro del mondo”, come lamentano in molti, temendo altre crisi di panico, il deputato di LeU, e segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, la criticata a viso aperto: “Mettersi la mascherina è un segnale sbagliato. Noi deputati per primi dobbiamo dare messaggi tranquillizzanti. Se un deputato viene da una zona focolaio di contagio, se ne resti a casa!”. Come dargli torto, specie davanti al fatto che gli onorevoli assenti, alle sedute, sono troppo spesso superiori ai presenti e non certo perché impazzano, a casa loro, le epidemie?

Guidesi (Lega) è il primo ‘caso’ di onorevole in quarantena. Intanto, il panico si diffonde nel Palazzo

Tra gli assenti ‘giustificati’ c’è il leghista Guido Guidesi, costretto a restare asserragliato a casa nella sua Codogno, epicentro dell’epidemia in Lombardia, il primo onorevole della Repubblica a essere finito in quarantena, obbligato dalla polizia a non muoversi da casa dentro la ‘zona rossa’. Il suo collega di partito, Igor Iezzi, critica l’uso della mascherina in Aula e, in generale, alla Camera (“Non ha senso. E allora a me che sono seduto vicino a Guidesi cosa mi devono fare, il tampone?!”), ma anche il fatto che, “in aeroporto mi controllano al termo-scanner solo all’arrivo, a Fiumicino, non prima, è una follia”. Anche il ministro ai Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, giudica la mascherina “una misura esagerata. Dobbiamo mandare alla gente messaggi tranquillizzanti. Il panico è più pericoloso del virus…”. Panico che ‘contagia’ anche gli onorevoli deputati e deputate come la dem Patrizia Prestipino che si aggira nei corridoi di Montecitorio chiedendo un “tampon point” (rivolgersi all’infermeria della Camera, peraltro efficiente di suo, dove si registra una discreta fila di onorevoli che chiedono quali precauzioni prendere o si fanno visitare) o come chi ricorda che l’ex ministro Maurizio Lupi ha corso una maratona con l’infettato numero 1 di Codogno e che, insomma, “meno si fa vedere, in questi giorni, Lupi, e meglio è per tutti” mentre alcuni dem ironizzano sullo ‘stato di salute’ di Pier Luigi Bersani, dato che l’ex leader del Pd vive a Bettola, “a un tiro di schioppo da Codogno”. Molti deputati evitano le consuete, e virili, strette di mano, temono gli starnuti e la tosse altrui, ma altri non smettono di fumare, bere e… intossicarsi.

I ‘consigli della nonna’ e gli scranni ‘disinfettati’… L’infermeria di Montecitorio diventa un lazzareto.

Inoltre, è ricercatissimo il meloniano Marcello Gemmato che, dall’alto della sua esperienza di farmacista barese, dispensa (ovvi) consigli: “Le correnti d’aria generano sterilità mentre qui viviamo in un ambiente troppo chiuso. Basta un contagiato e siamo tutti fottuti”. Scenari apocalittici che fanno ridere molti, se non tutti, come il deputato dem Andrea Romano, noto per essere un raffinato studioso di sovietologia, ma che confessa di avere da tempo una predilezione per i film catastrofisti (“Li vedo tutti”). Meno male che la ex ministra alla Salute, Beatrice Lorenzin (oggi deputata dem dopo lunghi trascorsi in FI e poi Ncd) dispensa col sorriso il suo “Niente panico, niente panico”. Ma le file davanti all’infermeria e il panico serpeggiano lo stesso, tra gli onorevoli, curiosamente tra i più giovani, mentre i più anziani, più smaliziati ma anche soggetti, potenzialmente, più ‘a rischio’ se la ridono di gusto. “Se stringo la mano a un collega di una zona a rischio mi infetto anche io?” chiede, ansiosa, una deputata dem mentre chiede scorte di amuchina. Gli scranni dei deputati sono semivuoti, ma non più del solito, dato che è ‘solo’ lunedì e martedì, giorni di ordinarie assenze, tra gli onorevoli della Camera, e la buvette lavora a ritmo un po’ meno sincopato del solito.

In ogni caso, dall’infermeria come dal collegio dei Questori si invita sì alla prudenza e a fare “controlli rigorosi” per chi viene da ‘zone rosse’ o zone ‘a rischio’, ma si ricorda anche che “gli scranni dei deputati sono stati più volte disinfestati”, un motivo in più per tenerseli ben stretti. Eppure, “ne basta uno che si infetta e poi torna a casa per contagiare tutto il Paese” perde la ragione Riccardo Magi, che, da ex radicale, dovrebbe in teoria averle viste tutte. Certo è che la Lega chiede se “sono stati fatti i dovuti controlli” e persino il Pd si rivolge, con tono ansiolitico, ai questori per “sottoporre a tampone i colleghi che vengono da zone a rischio”. Il caso Baldini, poi, riporta l’euforia, più che il panico, perché, appunto, tutti la prendono in giro.

Intercettazioni e coronavirus. La Camera ‘lavora’ a ritmi di produttività altissimi e mai visti prima…

Nel frattempo, la Camera ‘lavora’ (voto di fiducia e voto finale sul decreto intercettazioni che, in tempi ‘normali’, avrebbe causato polemiche infinite e voti al cardiopalma), mentre il Senato ‘riposava’ (l’attività è ripresa solo oggi). Inoltre, ieri è arrivato in Aula, dopo un breve esame in commissione, proprio il decreto sul coronavirus. In meno di due giorni, la Camera, ieri sera, ha approvato il decreto che, già a partire da oggi, sbarcherà al Senato e sarà licenziato, anche lì, in men che non si dica, cioè entro venerdì, il che vuol dire che in una settimana un decreto legge viene letto, discusso e approvato neanche fossimo in tempo di guerra. Facile e scontato il commento ilare di molti deputati: “E’ la dimostrazione che il bicameralismo perfetto, quando e se si vuole, funziona eccome” sorride Erasmo Palazzotto (LeU), oppure “possiamo lavorare tanto e bene, basta volerlo…”.

Eppure, come detto, non manca chi vorrebbe ‘sprangare’ i Palazzi, magari per sempre, forse reduce da nefasti ricordi di mussoliniana memoria (“Farò di quest’aula sorda e grigia un bivacco pei manipoli dei miei cavalli” disse, all’atto del delitto Matteotti, il Duce, nella Camera dei Deputati…) come il deputato leghista Guglielmo Picchi che vorrebbe “sospendere le attività delle Camere” o chi, come il suo collega di partito Roberto Turri, ne invoca la chiusura perché “i deputati delle zone infette non possono partecipare ai lavori, chiusi nelle loro zone rosse” e perché “la Camera non ha preso le adeguate contromisure”. Un atteggiamento da ‘fasci littori’ che dilaga soprattutto tra i leghisti: il giovane Luca Toccalini chiede la “sospensione dei lavori e la chiusura del Parlamento, una volta votati i decreti di emergenza perché noi lombardi incontriamo migliaia di persone e stringiamo migliaia di mani…”.

Chiudere i Palazzi? Non si è fatto neppure durante le guerre. Termoscanner e attività ridotta per Camera e Senato

E così, non sono mancate né mancano ‘isteriche’ richieste di chiudere del tutto i palazzi della Politica, cioè palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, e palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica (e perché non, allora, anche palazzo Chigi, sede del Governo?!). Palazzi che hanno ‘resistito’ e visto transitare davanti i loro occhi cambi di regime, colpi di stato (tentati o presunti), dittature, guerre, terremoti, carestie e, ovviamente, anche pandemie, ma che, in tempi di coronavirus, qualcuno vorrebbe ‘chiudere’ causa epidemia. Sono state prese, nel frattempo, misure di ‘contenimento’ dell’epidemia anche nei Palazzi, solo che in modo asimmetrico e, onestamente, singolare.

Al Senato sono stati subito installati, già dal 24 febbraio, degli ‘scanner termici’ agli ingressi (ridotti solo a tre) per rilevare la temperatura di chi entra e chi esce, sono state sospese tutte le conferenze stampa non urgenti e sospese le visite di esterni e quelle, classiche, delle scolaresche, annuncia soddisfatto il questore Dario Stefano (Pd), mentre alle conferenze stampa ammesse e riservate ai soli gruppi e senatori potranno partecipare solo i giornalisti accreditati stabilmente e iscritti all'Associazione stampa parlamentare. Alla Camera, invece, niente di tutto questo fino a oggi, quando sono arrivate le direttive del collegio dei Questori che hanno recepito le varie ordinanze emanate dal governo. Oltre all’obbligo – ovvio – di evitare l’ingresso, e di comunicare subito la presenza, a chi è transitato nelle ‘zone rosse’ o è stato in visita in Cina a partire dal I febbraio 2020 (la stalla, di fatto, viene chiusa quando i buoi sono scappati) sono state, anche a Montecitorio, vietate le visite delle scolaresche e le iniziative “Montecitorio a porte aperte”, ridotte le conferenze stampa a solo quelle dei gruppi parlamentari e le visite degli ospiti dei deputati a un massimo di tre al giorno, impedita la frequentazione del Palazzo ai soli iscritti all’Asp (Stampa parlamentare), mentre agli ingressi sono stati posti gli ‘scanner termici’ e saranno presenti materiali informativi e prodotti igienici.

Il Palazzo si asserraglia e attende che la malattia finisca. Il comitato del No al referendum non chiederà il rinvio.

Insomma, il Palazzo si trincera e si asserraglia, cercando di tutelare sé stesso dalla ‘malattia’, ma il ‘virus’ della Politica resta tale. Nel corridoio fumatori del Transatlantico si continua a fumare ‘a tutta callara’, come si usa dire, i deputati di Lombardia e Veneto sono fatti bersaglio di scherzi e battute da parte dei colleghi del resto d’Italia, che si sentono ben più in salute di loro (“Ora che farete? Chiederete asilo politico a noi terroni?” li sfottono i colleghi del centro-sud) e quelli della Lega vengono presi di mira perché “ora che il Turkmenistan e Mogadiscio, l’Iraq e i paesi Ue chiudono le frontiere agli italiani, ve la sentite ancora di parlare di ‘blocco navale’ contro i barconi degli immigrati?” li apostrofano i deputati della sinistra-sinistra.

Ma al d là della polemica politica che, soprattutto Salvini, non smette di propalare e degli errori, che pure ci sono, del governo (gli ondeggiamenti di Conte, le incertezze di Speranza, ministro alla Salute, pur se bravo e competente, il ‘frontale’ tra il governo e i governatori del Nord come delle Marche sulle ordinanze nazionali e le decisioni autonome), resta il sapore di una politica sospesa che attende gli eventi. E cioè che la febbre da coronavirus che attanaglia il Paese si sfebbri, che l’emergenza passi e si torni alla normalità.

Ai bei tempi, cioè, in cui si potrà tornare a parlare di ‘crisi’ o ‘non crisi’ di governo, di quanti sono (se ci sono) i Responsabili pronti a sostenere un governo Conte ter, ai sogni di Matteo Renzi di un governo ‘istituzionale’ (quale migliore occasione, per ottenerlo, di una bella pandemia?) e alle elezioni anticipate, se ci saranno o meno, e quando.

A proposito, è girata voce insistente che il comitato del NO al referendum costituzionale del 29 marzo avrebbe chiesto, in quanto ‘potere dello Stato’ quale è, sotto referendum, un rinvio della consultazione causa pandemia e scuole chiuse, ma pare che non se ne farà nulla. Mattarella, si dice, non vuole che si aggiunga panico a panico e avrebbe esercitato, sul punto, la sua discreta moral suasion. Inoltre, il Fronte del No, dato per sconfitto in partenza, dato il tema (vuoi tu, popolo italiano, ridurre i parlamentari o mantenerne tanti?), si sarebbe fatto due conti: meglio che i votanti siano pochi, unica possibilità per far vincere, a sorpresa, il No sul Sì. In fondo, anche un’epidemia o pandemia che dir si voglia, a volte, può tornare utile. A far vincere la Casta, si capisce.