Meloni e Salvini congelano lo shock. Sparano a salve sul ministro dell’Interno e vigilano sulle pensioni

Intanto Pd e Lega tornano a palare di legge elettorale “proporzionale ma corretta”. Draghi non si distrae e va avanti con la legge di Bilancio. Ieri approvati i saldi (Dpb) da inviare a Bruxelles. Otto miliardi per il taglio delle tasse. Cambia il Reddito di cittadinanza. Al posto di Quota 100 arrivano Quota 102 e poi 104

Foto Ansa
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Shock congelato. In attesa di indizi. E del vertice politico che Giorgia Meloni ha chiesto agli “alleati” perché “non si può definire coalizione l’insieme di tre forze politiche che hanno tre posizioni diverse rispetto al governo”. Il problema c’è ed è grosso come una casa ma par di capire che, per dirla con le parole di un senior senatore leghista, “fino al Quirinale lo schema non cambia”. O meglio, cambierà certamente l’agenda della Lega: “Basta green pass, vaccini e cose del genere, gli italiani vogliano sapere di lavoro, crescita, sviluppo, inflazione, politiche sulle materie prime, rincaro energetico”.  Intanto ieri sera c’è stato il grande e atteso ritorno a Roma di Silvio Berlusconi. Il vertice potrebbe veramente avvenire in settimana.

La temperatura nella maggioranza

C’erano tre banchi di prova ieri per misurare la temperatura della maggioranza dopo i risultati delle amministrative, più perse dal centrodestra che vinte dal centrosinistra. Il primo:  l’informativa del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sulla gestione dell’ordine pubblico nelle piazze di Roma, Milano e Trieste. Il secondo: l’esame del Documento programmatico di bilancio (Dpb), i saldi della legge di Bilancio 2022, la prima di Draghi, all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Il terzo: i contatti Pd-Lega per mettere mano ad una nuova legge elettorale. Di questo dossier si sa ancora pochissimo.  Avviati un mese fa da Salvini e Letta tramite i senatori Calderoli e Parrini, punterebbero ad una legge proporzionale con correzione maggioritaria. Ed è il concetto di proporzionale che torna sulla ribalta la notizia più inattesa. Ma a bene vedere anche la più logica per come si sta scomponendo e ricomponendo il quadro politico dopo lo choc della pandemia.

Nessuno dei tre banchi di prova ha rilevato scossoni degni di nota. “Segno – per dirla con un senatore Pd fedelissimo del segretario, unico vero vincitore della contesa autunnale – che non si muove paglia fino all’elezione del Capo dello Stato”. Il che non vuol dire che la maggioranza marcerà unita e compatta fino ad allora. O che la promessa di Letta – “forti di questo risultato potremmo anche chiedere il voto anticipato, ma non lo faremo perché il governo Draghi deve andare avanti e lavorare alla messa a terra del Pnrr” – è scritta sulla pietra. Anzi, Enrico Letta – che ieri ha “esordito” a Montecitorio tra gli applausi -  avrà il suo bel da fare da qui a febbraio a tenere a bada gli istinti di una parte di Pd che vorrebbe andare a votare per ribilanciare le camere: non ha più riscontro nel mondo reale che Lega e 5 Stelle abbiano i gruppi più numerosi. Oggi il mondo è cambiato.

Tensioni sulle pensioni

Il premier Draghi dice e ripete ad ogni occasione: “Il governo va avanti se riesce a lavorare e non per forza”. E quindi anche ieri, come in altri passaggi stretti di questo semestre bianco, ha lavorato ed è andato avanti. Con gli occhi di analisti e giornalisti pronti a prendere nota di ogni possibile segno di difficoltà. Che alla fine c’è stato. Forse più verbale che concettuale. E da parte della Lega. Tra i capitoli del Dpb ci sono, tra gli altri, Reddito di cittadinanza e Quota 100. Entrambi saranno modificati. Il Reddito sarà rifinanziato (non è scritto con quanti miliardi) ma, precisa palazzo Chigi, “saranno introdotti correttivi alle modalità di corresponsione” per cui sarà difficile dire no alla seconda chiamata e “saranno rafforzati i controlli”.  Resta quindi la misura contro la povertà e nei fatti poco più di un simulacro del reddito a pioggia per tutti come è stato in questi tre anni.  I 5 Stelle al momento non hanno proferito verbo. Assai più agitate le acque sul fronte delle pensioni dove Salvini ha giurato che non sarà consentito il ritorno al sistema Fornero. Alle 8 di sera, terminato da poco il Cdm, il capodelegazione della Lega, il ministro Giancarlo Giorgetti ha precisato che ieri sera “nessuna decisione è stata presa” e che “non ci sarà alcun ritorno alla legge Fornero” una volta che a dicembre terminerà il triennio Quota 100, l’altra faccia del Reddito di cittadinanza. Misure del Conte 1. E che sembrano di dieci anni fa. Peccato che il comunicato di palazzo Chigi sia molto attento a precisare altro: “Sono stati previsti - si legge - interventi in materia pensionistica, per assicurare un graduale ed equilibrato passaggio verso il regime ordinario”. Anche solo per dignità, la Lega non poteva certo ieri fare marcia indietro sulla riforma delle pensioni. Vedremo come saranno scritte e motivate queste riforme. E a che punto sarà trovata la sintesi. Che dovrebbe prevedere uscite a Quota 102 (l’anticipo pensionistico con 64 anni di età e 38 di contributi valido nel 2022)  e a Quota 104 (66 anni di età e 38 di contributi) nel 2023.

Un timido taglio delle tasse

Lo scheletro della manovra ha una base di partenza di 22-23 miliardi. Il taglio delle tasse, cioè del cuneo fiscale, sarà di circa 8 miliardi (Iv e Fi chiedevano 10) e ha l’obiettivo di non penalizzare il ceto medio e di ridurre le tasse per le famiglie. Ci sarà un fondo da un miliardo per ridurre le bollette di luce e gas. Il superbonus sarà rifinanziato ma solo per condomini e case popolari, stop per le case singole. Previsto anche il rinvio al 2023 della plastic tax e della sugar tax e il taglio dal 22% al 10% dell'Iva su prodotti assorbenti per l'igiene femminile.

Il Reddito di cittadinanza, seppur riveduto e corretto, dovrebbe alla fine avere a disposizione circa 8,8 miliardi  per il 2022. In attesa della nuova lista dei lavori usuranti, a cui lavora il ministro Orlando, la Lega dovrà capire che i poveri sono un’emergenza sociale. Assai più delle pensioni. Non c’è però aria di scontro sulla legge di bilancio vera e propria che sarà discussa al ritorno di Draghi dal Consiglio Ue tra venerdì e sabato o direttamente la prossima settimana.

Processo “a salve” al ministro dell’Interno

Il fronte più caldo doveva essere quello dell’ordine pubblico. E il “processo” che ormai va avanti da mesi alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese circa la sua presunta “incapacità e inadeguatezza” che, dopo migranti, sbarchi e rave party, sarebbe “fuori controllo”  dopo quello che è successo nelle piazze in questi ultimi dieci giorni: Roma, 9 ottobre con l’assalto alla sede della Cgil; Milano 16 ottobre; Trieste 18 ottobre. Nei giorni scorsi Giorgia Meloni ha accusato di “eversione” la ministra Lamorgese perché l’assalto alla Cgil sarebbe stato “accompagnato” e “coperto” dalle forze di polizia per poi scatenare il tema dell’antifascismo a una settimana dal voto. Un Viminale “schizofrenico” ha accusato Salvini, “che usa il guanto di velluto con quelli di Forza Nuova e gli idranti contro lavoratori seduti in terra a pregare”. La ministra ha spiegato con un’informativa di circa un’ora come sono andati i fatti. In questi giorni e in questi due anni: circa seimila manifestazioni sui temi della pandemia da febbraio 2020 al 18 ottobre 2021; 1526 tra il 22 luglio e il 18 ottobre  marzo e “solo in 52 ci sono stati  problemi”. Sia nel governo Conte 2 che nel governo Draghi, la maggioranza politica ha condiviso che “ci doveva essere massima tolleranza in quelle piazze dove si riversava il disagio, il dolore, lo spaesamento di un intero paese travolto dalla pandemia”.

Il “contenimento”

Massima tolleranza si traduce in ordine pubblico nella modalità del “contenimento”, cioè disporre le forze per evitare guai e reagire il meno possibile. E’ stato “uno sforzo di equilibrio molto difficile di cui dobbiamo ringraziare tutte le forze dell’ordine” ha detto la ministra. Tutti hanno potuto manifestare. Il 9 ottobre a Roma è stata sottovaluta la presenza dei manifestanti: ne erano attesi 3-4 mila, “erano invece il triplo”. Le forze in campo erano sottodimensionate, meno di mille agenti. Da qui nascono “quegli angoscianti 8 minuti in cui c’è stata l’irruzione dentro la Cgil”. Tutto qua: nessuna copertura, nessun infiltrato. Una sottovalutazione. Può capitare in un mestiere difficile come quello dell’ordine pubblico. Sottovalutazione che a maggior ragione non c’è stata a Trieste dove “i portuali avevano ormai perso il controllo della protesta e stavano arrivano no vax dall’Europa dell’est”.

Fratelli d’Italia e Lega hanno continuato anche ieri ad attaccare il ministro. E’ l’unica arma che hanno per attaccare il governo. Rispetta il copione che Salvini abbia accusato Lamorgese di essere “inadeguata”, di averci fatto fare “una figura meschina in tutto il mondo visto che ha usato gli idranti sui portuali come fossimo in Cile”, incapace di fare “autocritica” e capace “solo di scaricare responsabilità”. Alla Camera non è però intervenuta Meloni. E Salvini continua a sparare a salve. Se volesse fare sul serio, darebbe il via alla mozione di sfiducia. Cosa che spaccherebbe del tutto il centrodestra visto che ieri Forza Italia ha difeso l’operato del ministro.

Il Viminale, tutto, sopporta con la pazienza di Giobbe. “Ma certi deputati e senatori, quando prendono la parola in aula, sanno di cosa stanno parlando? Lo sanno che non può essere il ministro dell’Interno il responsabile dell’ordine pubblico? Come succedeva per l’appunto nel ventennio fascista”.

Archiviate le amministrative, si punta ora al Quirinale. Fin ad allora tutto andrà avanti come previsto. Draghi e Mattarella sorvegliano. Gli italiani non vogliono scherzi.