Governo debole, Colle forte. In due giorni Mattarella alza voce su Ilva-occupazione e Segre-antisemitismo

Il Capo dello Stato è preoccupato e nell’inerzia di un governo che si divide da un lato e balbetta dall’altro ha deciso di intervenire e far sentire la sua voce, prendendo il toro per le corna

La senatrice Liliana Segre e il capo dello Stato Sergio Mattarella.
La senatrice Liliana Segre e il capo dello Stato Sergio Mattarella.

Caso Ilva (occupazione). Caso Segre (razzismo). Caso governo (tenuta della maggioranza durante la manovra). Il Capo dello Stato è preoccupato, molto preoccupato, e – nell’inerzia di un governo che si divide da un lato e balbetta dall’altro in modo continuo e pericoloso su ogni dossier – ha deciso di intervenire e far sentire la sua voce, prendendo il toro per le corna. Mattarella non è un presidente ‘interventista’ né che ama ‘dichiarare’ a ogni pié sospinto, ma la situazione è grave e allora ha deciso che doveva far sentire la sua voce, anche a più riprese, perché su temi così cruciali, come il presidio strategico di asset industriali di rilevanza nazionale come l’ex stabilimento Ilva di Taranto e come la propaganda d’odio che seminano i social con gli attacchi ripetuti alla senatrice a vita Liliana Segre, la voce della massima autorità istituzionale del Paese, cioè la sua, non poteva restare silente. Soprattutto, non può restare silente, la voce del Capo dello Stato, davanti all’altra voce, quella del governo e del premier, che balbetta e farfuglia.

 

Caso Ilva. Mattarella convoca Conte e gli lava il capo…

 

Prendiamo, appunto, il caso ex Ilva di Taranto. Mattarella è così tanto preoccupato da aver ‘convocato’, in via del tutto irrituale, Conte al Colle, l’altro ieri, e di averlo voluto far subito sapere. Una sorta di ramanzina o di lavata di capo, quella impartita al presidente del Consiglio dal Quirinale. “Dovete sbrigarvi a risolvere la crisi dell’Ilva – è stato il monito del Presidente rivolto a Conte – tenendo insieme il problema dell’occupazione e della continuità industriale. Vale per le acciaierie di Taranto come per le tante altre crisi industriali aperte. Non possiamo permetterci che scatti, sull’onda dell’abbandono di Arcelor/Mittal, un effetto sistemico sulle nostre imprese”. Toni perentori, secchi, quelli usati da Mattarella, visibilmente preoccupato.

La soluzione della vicenda ex-Ilva – ha detto, senza giri di parole, Mattarella a Conte, nelle ricostruzioni fatte filtrare nei vari retroscena - deve essere rapida perché in gioco ci sono migliaia di posti di lavoro e non pochi punti di Pil. Il braccio di ferro tra Arcelor Mittal e il governo, il futuro dell'ex Ilva di Taranto con i 5 mila esuberi posti sul piatto per salvare l'azienda, hanno fatto scattare i campanelli d'allarme al Quirinale già da giorni. Il capo dello Stato è “preoccupato” e dopo l'ostilità a tornare sui propri passi emersa dall'incontro con la multinazionale indiana a palazzo Chigi, il colloquio al Quirinale con il premier Giuseppe Conte si era reso, per Mattarella, “necessario”. L'inquilino del Colle ha mostrato apprensione per tutte le tante, troppe, crisi aziendali aperte e lungi dall’essere risolte (non solo l’Ilva, dunque: si va dal salvataggio di Alitalia alla vicenda Whirpool) e ha fatto presente al capo del governo tutta la sua preoccupazione per le diverse aziende che rischiano chiusure o ridimensionamenti. Ma a premere era il caso Ilva. E così, dopo numerose telefonate, rivelatesi evidentemente infruttuose, Mattarella ha voluto incontrare, nella mattinata l’altro ieri, di persona il presidente del Consiglio chiedendo al governo di adoperarsi per risolvere rapidamente la crisi della ex Ilva, mettendo in sicurezza i lavoratori come primo passo. La continuità aziendale non può essere messa in discussione, è il ragionamento di Mattarella, e i 5mila esuberi richiesti dagli indiani sarebbero un caro prezzo da pagare per il nostro Paese, dove l'occupazione è un problema rilevante. Il presidente della Repubblica non ha indicato specifiche vie d'uscita, perché questo non è un compito che gli compete, ma come garante della coesione sociale ha sentito il dovere di richiamare l'esecutivo a fare presto, evitando in tutti i modi altri scossoni all'occupazione: infatti, la chiusura anche solo di una parte degli altoforni che chiede l’azienda, oltre allo scudo penale, comporterebbe almeno 5mila esuberi. E, per Mattarella, in tutta la vicenda, il governo e la maggioranza, con le sue divisioni, si è concentrato troppo sullo scudo penale da dare o non dare, e poco sui tagli dei lavoratori.

 

Warning sull’occupazione: “l’Ilva è una bomba sociale”

 

Ma l'impatto sull'occupazione sarebbe troppe pesante, riguarderebbe migliaia e migliaia di famiglie e questo diverrebbe un problema per l'intero Paese. Una ‘bomba sociale’ che, specie al Sud, il Paese non può reggere. Durante il colloquio, durato quasi un'ora, Conte ha riferito nel dettaglio i passaggi più importanti del faccia a faccia durissimo tra il governo e Arcelor Mittal, illustrando al capo dello Stato le misure che il governo intende intraprendere per arrivare alla soluzione della crisi, senza licenziamenti. Per Conte Mittal è ancora una strada che si può percorrere, mettendo mano anche al piano industriale e reinserendo lo scudo penale in tempi rapidissimi. Questo il piano A, su cui il capo del governo attende una risposta dall'azienda indiana ma, in caso di fallimento, non è affatto escluso che lo Stato italiano intraprenda un'azione legale che, avverte Conte, “sarebbe la battaglia del secolo”. Sul tavolo anche l'ipotesi della nazionalizzazione dell'industria dell'acciaio, solo una possibilità per ora, certo, e non nell'immediato, ma reale. Mattarella ha fatto sapere di voler seguire con attenzione tutta la vicenda, imponendo un filo diretto con palazzo Chigi, che dovrà aggiornare il Quirinale sui passi che compirà. Passi, si spera al Colle, in avanti.

 

Caso Segre: “Odio e intolleranza sono fenomeni reali”

 

Ma se il caso Ilva e il dramma occupazione è nella cima dei pensieri di Mattarella lo è anche la recrudescenza dell’odio, dell’intolleranza, dell’antisemitismo che affligge la società. Un altro tema che preoccupa molto il Colle, colpito e addolorato per i fenomeni di intolleranza e razzismo che si verificano sempre più di continuo, nel nostro Paese, e che hanno colpito, in particolare, la senatrice Liliana Segre (da lui nominata senatrice a vita, peraltro), con attacchi sui social continui e vergognosi e la cui presidenza a capo della commissione di studio sull’odio e l’intolleranza è stata contestata dal centrodestra che non ha votato a favore dell’insediamento di quest’ultima, al Senato, astenendosi. Fino alla notizia della necessità di una scorta alla Segre perché le minacce, sui social e fuori, sono salite di intensità. Mattarella, ieri, a sorpresa, ha voluto prendere di petto la questione e dire la sua: “Solidarietà, aiuto vicendevole, contro intolleranza, odio, contrapposizione, non sono alternative retoriche, non sono astratte, ma estremamente concrete” ha detto il presidente della Repubblica, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università Campus Bio-Medico di Roma e citando alcuni recenti episodi di razzismo e antisemitismo. “Se qualcuno arriva a dire in un autobus a una bimba di sette anni non puoi sederti accanto a me perché hai la pelle di colore differente, se si arriva a dover dare ad una donna anziana come Liliana Segre la scorta vuol dire che questi interrogativi non sono né astratti né retorici ma concreti” è stato il monito e la preoccupazione del Capo dello Stato.

 

Sottotesto del Colle: il centrodestra dica parole chiare…

 

Certo, Mattarella sa guarda anche in positivo i fenomeni e, non a caso, nella stessa circostanza, quella di ieri, fa notare che “il mondo cambia profondamente come è sempre cambiato, ma attraverso i mutamenti c'è qualcosa che rimane costante, ed è la condizione umana, i valori dell'umanità, della convivenza, della solidarietà, il senso di responsabilità”. Una esortazione all’umanità e alla convivenza che, però, il Capo dello Stato sa bene non possono restare pure enunciazioni, ma devono tradursi in fatti pratici, concreti, perché, appunto, “odio e intolleranza oggi sono fenomeni reali”. Insomma, ahi voglia Salvini a dire “sono pronto a votare Draghi come successore di Mattarella a capo dello Stato”, come fa trapelare in questi giorni per testimoniare la propria svolta ‘moderata’. Per il Colle, su fenomeni come intolleranza, odio, antisemitismo, soprattutto le forze della destra (Lega e Fratelli d’Italia) devono dire parole chiare, sottrarsi a ogni tipo di ambiguità, evitare incidenti tipo l’astensione sulla commissione Segre.

 

Caso governo. Se cade si vota, non ce ne sono altri…

 

Infine, il rapporto del Capo dello Stato con il quadro politico, quello di una maggioranza di governo sempre più sfilacciata che non riesce a trovare la quadra sulla manovra economica, fondamentale – agli occhi del Colle e non solo – per garantire la stabilità e la solidità dei conti pubblici del nostro Paese. Il clima interno ai partner della maggioranza si è intossicato e si intossica ogni giorno di più. Mattarella lo ha constato sulla vicenda Ilva e lo vede sulla manovra. La lite permanente tra Pd da un lato, M5S e Iv dall’altro preoccupa grandemente il Capo dello Stato come pure le mosse degli attori politici principali della vicenda: Conte vuole resistere a tutti i costi, mezzo Pd vuole rompere gli ormeggi e correre al voto, un’altra metà andare avanti, Renzi vuole finire la legislatura ma con un altro premier.

 

Mattarella, per ora, non si mette in mezzo, non è il suo ruolo, solo quando le tensioni si trasformeranno in strappo e quando lo strappo non sarà più risanabile, tanto da portare a una caduta del governo, allora Mattarella entrerà in scena. Ma stavolta, come ha già fatto filtrare in diverse occasioni, il Capo dello Stato non cercherà di rabberciare maggioranze che, come si vede, se non hanno un serio collante politico, non stanno in piedi. Se l’attuale governo dovesse cadere, per scelta di uno dei partner di governo o per un incidente di percorso parlamentare, a maggior ragione sulla manovra, il Colle non tenterà di costruire né favorirà la costruzione di alternative tecniche (governo tecnico) o istituzionali (governo istituzionale o del Presidente) che sarebbero l’unico modo per cercare di tenere in piedi la legislatura. Si andrà dritti al voto, la parola verrà restituita ai cittadini. Vorrà dire – non è questo, ovviamente, il pensiero del Colle ma solo la diretta conseguenza di tali scelte – che sarà la probabile, schiacciante, nuova maggioranza di centrodestra che potrà, finalmente, rivendicare ed eleggere, con i suoi soli propri voti, il prossimo Capo dello Stato, possibilità che, per una curiosa serie di coincidenze storiche, non ha mai ottenuto di poter fare, in tutta la Seconda Repubblica. La ‘colpa’ di una tale eventualità cadrà solo e soltanto sulle spalle di una maggioranza di centrosinistra, o giallorossa, che sta dimostrando di non avere fiato né respiro né visione. Mattarella può anche rammaricarsene, in privato, ma non può che prenderne atto, in pubblico. E proprio così farà.