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Manovra, spazzati via condoni e sanatorie. In cambio misure per i più poveri. Ma la coperta è corta

Due ore di riunione di maggioranza ieri sera per trovare la quadra sulla legge di bilancio. La manovra potrebbe passare da 30 a 35 miliardi. Ne vanno trovati più di dieci. Tra le ipotesi: azzeramento dell’Iva per pane, pasta e altri alimentari. Forza Italia insiste per le pensioni a mille euro

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Shutterstock
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Il problema è stato soprattutto convincere gli alleati - tutti, non solo Salvini - che “bisogna essere molto pragmatici” ovverosia “poche misure, che guardino soprattutto ai più poveri” e cioè puntare su “qualche misura simbolo, di sicuro impatto ma con coperture vere”. Tradotto: la maggior parte delle promesse contenute nel programma e diventate slogan della campagna elettorale devono attendere, dalla flat tax (ci sarà solo quella del 15% per partite iva fino a 85mila euro). Capita la malaparata, la Lega ha subito rilanciato con l’autonomia regionale differenziata, non ha costi reali, è una misura bandiera e avrà una ridistribuzione più equa per il nord.

E’ durato quasi due ore il vertice di maggioranza che Giorgia Meloni ha convocato per fare il punto con gli alleati. Nei giorni scorsi quando era a Bali, erano uscite indiscrezioni su condoni fiscali che avrebbero potuto avere anche “coperture” penali.  Anticipazioni che hanno alimentato voci e racconti e ricostruzioni quasi mai gradite alla premier. Che hanno fatto andare in bestia il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti - anche lui era in missione a Bali - che non perde occasione, in Italia e all’estero, per dire che la manovra sarà “prudente, realistica e pragmatica”.

Il punto di ieri serviva ad allineare il più possibile  i soci di maggioranza a tre giorni dalla presentazione in Consiglio dei ministri attesa tra lunedì pomeriggio o martedì mattina. 

Trenta miliardi che potrebbero diventare 35

Con la presidente Meloni i capigruppo dei partiti di centrodestra, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il viceministro Maurizio Leo e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini.

Prima di tutto si parla di una legge di bilancio che avrà un perimetro tra i 30 e i 35 miliardi. In larga parte destinati

ad aumentare gli aiuti a famiglie e imprese che devono fronteggiare il caro bollette. Le altre priorità fissate sono: portare il cuneo fiscale al 3%, sostenere maggiormente famiglia e natalità (circa un miliardo), aumentare le soglie attuali del credito d'imposta dal 30 al 35 per cento. Del capitolo flat tax è sopravvissuta l’estensione della tassa piatta al 15% per le partite Ive ma solo fino a 85 mila. Allo studio l'azzeramento dell'Iva sui beni di primo consumo (pane, latte, pasta) almeno per un anno e la riduzione al 5% sui prodotti per l'infanzia e l'igiene intima femminile (cioè assorbenti). Al vaglio anche l'ipotesi di introduzione di una tassa sulla consegna a domicilio per favorire i negozi di prossimità (ma sarebbero esclusi gli alimentari). Confermata la 'stretta' sul reddito di cittadinanza e sui superbonus edilizi.

Sulle pensioni si va verso quota 103: a partire dal primo gennaio 2023 si potrà andare in pensione con 41 anni di contribuzione e 62 anni di età. La pace fiscale si ridurrebbe a rateizzazione e agevolazioni sui debiti pregressi. Spariti insomma condoni e sanatorie che tanto hanno fatto discutere nelle ultime ore. La stretta sul reddito dovrebbe portare riduzioni progressive del sussidio e una maggiore severita' per gli 'occupabili', oltre a servire per finanziare il taglio del cuneo fiscale.

Il comunicato di Giorgetti

Come si vede, però, dei proclami della Lega e di Salvini resta poco o nulla. E questo è il vero problema. Non è un caso che alla fine del vertice non ci siano stati i soliti tweet entusiasti (soprattutto di Salvini)  ma un sobrio comunicato del ministro Giorgetti (che sempre della Lega è). “E' stato un incontro interlocutorio, ho rappresentato un quadro di prudenza e confido nel fatto che le forze politiche con responsabilità sosterranno questo approccio” ha ammonito Giorgetti mettendo le mani avanti su quelli che già sono e ancora di più saranno i mal di pancia delle forse di maggioranza, tutte, non solo la Lega. Il titolare del Mef non si è sbilanciato sulle singole misure ma ha assicurato di “essere determinatissimo a tenere la barra dritta” con alcune priorità: “Sostenere in questa fase le fasce più deboli e le imprese che devono fare i conti con la crisi energetica”.

Meloni ha ripetuto l’impostazione generale: “Ci dipingono come quelli che sfasciano i conti dello Stato e noi invece dimostreremo che  siamo responsabili e che sappiamo tenere la barra dritta tenendo i conti in ordine e rassicurando i mercati finanziari”. Questa prima legge di bilancio sarà quindi “la prima di un percorso di legislatura che ci porterà a realizzare il programma”. Detta in altre parole: avanti con le politiche del governo Draghi e rinvio per tutto il resto. Anzi: Meloni, alla gıda di in governo politico, dovrebbe riuscire a fare quello che Draghi non ha potuto avevano una maggioranza divisa. Anche il taglio dell’Iva per i beni alimentari era già entrato in un decreto Aiuti tra la primavera e l’estate. Non se ne fece nulla per le divisioni interne. 

Spazzati via condoni e sanatorie

La prima ipotesi, quella di far quadrare i conti della legge di bilancio grazie, anche, a sanatorie sul rientro di capitali dall’estero e nuove entrate grazie a condoni, è stata a quanto pare spazzata via con un tratto di pena. Resta il fatto che la coperta è corta: i soldi sono pochi e le cose necessarie (chenon sono le promesse elettorali) troppe. Qualcosa deve saltare. Gli umori degli elettori di destra-centro si muovono tra speranze e scetticismo. La premier, seppure continui a parlare di governo di legislatura e di obiettivi da “spalmare in cinque anni”,  sa che questa è per lei la vera prova del nove. Rispetto agli elettori. E rispetto alla sua maggioranza.  Il vicepremier Salvini è in deficit di visibilità e di consenso. L’operazione sulle ong non ha dato i risultati di consenso ed operativi sperati. E, nell’insieme, Meloni continua ad essere il punto di forza della litigiosa maggioranza.  Forza Italia non se ne parla: ha perso un paio di punti in un mese circa di governo. Un esecutivo monocolore Fratelli d’Italia non piace nè a Salvini nè a Berlusconi. In tutto questo la bocciatura dell’aumento del tetto del contante da mille a cinque mila euro non ha aiutato l’umore della maggioranza. La misura era stata strombazzata e anticipata nel decreto Aiuti 4 sempre ai fini di quel consenso di cui è in cerca soprattutto la Lega. Il Quirinale però ha fatto capire che non si può: i decreti devono rispondere a criteri di necessità e urgenza e nessuno del Mef ha saputo spiegare quale fosse l’urgenza di aumentare il contante. Ennesimo buco nell’acqua dettato dalla fretta di fare e apparire. Salvini ha subito tranquillizzato via social: “Il tetto al contante sarà alzato dal primo gennaio”. E per aumentare il carico ha anticipato, ancora una volta, che nella legge di bilancio ci sarà anche il Ponte sullo Stretto: “Si può fare e si farà. Perchè serve. A Berlino come a Milano”. Nella legge di bilancio sarà prevista in realtà solo la riattivazione della Società Stretto di Messina Spa, l’azienda, partecipata da Rfi, Anas, Regione Calabria e Regione Sicilia chiusa nel 2013 dopo anni di progetti e studi di fattibilità. Il che non significa esattamente aprire il cantiere del Ponte sullo Stretto.

Una manovra più ampia

Il valore della manovra è salito, come provedibile. Dai 30 miliardi iniziali, siamo già intorno ai 35.  Non potrebbe essere diversamente visto che almeno venti di questi miliardi saranno tutti destinati a combattere il caro bollette: la tendenza del caro energia tende ad essere stazionaria ma gli aumenti consolidati restano comunque insostenibili per le famiglie e per le imprese. Confconsumatori ha calcolato un aumento medio nell’anno di circa 7-800 euro per ogni famiglia. Confindustria ha stimato che la manifattura nel 2022 pagherà una bolletta di 110 miliardi contro gli 8 del 2019.   I 21 miliardi “presi” a debito saranno quindi “tutti destinati a combattere il prezzo dell’energia” ha promesso la premier quando Bruxelles ha dato l’ok ad aumentare il deficit di un punto fino al 4,5%.

Insomma, 30 miliardi non bastano. Ne servono almeno 35. Il problema è che non è ancora chiaro dove andare a prendere tra i 10 e i 15 miliardi. Quattro-cinque dovrebbero arrivare da fondi europei dedicati al caro energia (il fondo Repower Eu) o da altri fondi Ue non utilizzati.

La sanatoria per il rientro dei capitali all’estero avrebbe potuto portare 3-5 miliardi nelle casse dello Stato. Questa ipotesi è stata congelata ma non è chiaro con cosa sia stata sostituita. Uno al massimo due miliardi dovrebbero arrivare dalla rateizzazione di vecchie cartelle e pagamenti non effettuati nel 2022. Un miliardo dovrebbe arrivare dalla revisione del reddito di cittadinanza.  Molto di più dalla norma sugli extraprofitti delle aziende del comparto energia che, una volta riscritta per essere effettiva, dovrebbe passare dagli attuali 25% al 33% come previsto dal regolamento Ue. Altri soldi devono arrivare dalla modifica al super bonus edilizio che passa dal 110% al 90%. Le associazioni di categoria e Forza Italia sono sul piede di guerra. Il ministro Giorgetti non intende retrocedere: “Quella norma è la più grande truffa ai danni dello Stato e in favore dell’1,5 della popolazione”. Altri soldi anche dall’aumento della tassazione su tabacchi e gioco on line.   

La voce entrata resta al momento ancora troppo incentra e sbilanciata rispetto a quella delle uscite. Che sono tante. Ci sono le spese indifferibili, dalle missioni militari alle pensioni. Confermata Opzione Donna, prende piede Quota 103 (come vuole Salvini). Il cuneo fiscale il cui taglio dovrebbe salire al 3% (adesso è al 2) per i redditi fino a 35 mila euro. La tassa piatta del 15% fino a 85 mila euro costa 1-2 miliardi.  Tra le altre proposte sul tavolo, minor indicizzazione delle pensioni d'oro, aumento del limite Isee da 12 a 15 mila euro per il bonus energia, riduzione graduale degli incentivi sulla benzina, proroga delle agevolazioni per gli under 36 che vogliono acquistare casa, un mese in più per il congedo di maternità.

I distinguo dei partiti

E’ sparita dal tavolo la cedolare secca al 20% per gli affitti commerciali, una misura che piaceva soprattutto a Forza Italia. Che ha chiesto la detassazione totale per i nuovi assunti under 34 per 2-3 anni. Il partito azzurro è intervenuto anche per chiedere modifiche alla norma sul superbonus. Al momento però è confermata la stretta illustrata da Giorgetti.

Il partito di Silvio Berlusconi insiste anche sull'aumento delle pensioni minime a mille euro. “Per gli over 75 con Isee sotto i 15mila euro costa 2 miliardi, si trovano” ha sostenuto il capogruppo alla Camera, Alessandro Cattaneo. “Bene il segnale che si dà alle famiglie con un pacchetto di oltre un miliardo, bene il sostegno alle imprese e la revisione al reddito di cittadinanza per aiutare chi non può lavorare e facilitare il sostegno delle politiche attive del lavoro” ha commentato Maurizio Lupi. “Le pensioni minime a mille euro è un obiettivo che ci siamo dati in campagna elettorale. Abbiamo 5 anni per realizzarlo”.

Ma se qualcuno - in questo caso Salvini e la Lega - hanno fretta di risalire i sondaggi entro e non oltre le regionali di primavera, il momento è adesso e la legge di bilancio lo strumento per farlo. Qualche promessa sull’autonomia differenziata delle regioni e la riapertura della Società per il Ponte sullo Stretto non possono certo bastare.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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