[Il retroscena] La notte della lunga battaglia in aula contro il taglio dei fondi alle periferie e in favore dei vaccini

Sul Mille Proroghe Lega e 5 Stelle sfidano il Pd che ha presentato 110 ordini del giorno che devono essere comunque discussi prima del voto finale. In aula anche Fratelli d’Italia e una decina di Forza Italia, entrambi contrari al decreto. Assenti in 5 Stelle. La provocazione di Cannizzaro (Fi): “Sono in giro per locali a bere”. Il decreto rischia due volte: deve ancora andare al Senato ma deve essere convertito entro il 24 settembre; presenta profili di incostituzionalità e cittadini e comuni potrebbero chiedere il giudizio alla Corte

[Il retroscena] La notte della lunga battaglia in aula contro il taglio dei fondi alle periferie e in favore dei vaccini

Una notte di battaglia parlamentare, la prima in tre mesi di legislatura, dedicata a chi dice che "questa maggioranza non ha opposizione”. Una resistenza “in nome dei principi” contro un decreto che toglie i soldi già destinati ai comuni per valorizzare le periferie e offre cittadinanza a chi considera i vaccini un favore alle case farmaceutiche. Se qualcuno pensava che ieri alle 14 il decreto Mille proroghe fosse cosa fatta grazie al voto di fiducia con un centinaio di voti di scarto, alle 22 e 30 di ieri sera ha capito che il destino di quel decreto è tutt’altro che scontato. Per due motivi. Il primo è legato alle dinamiche di aula: il Pd ha messo in campo un’ostruzionismo vecchia maniera che sta impedendo il voto finale (necessario comunque dopo la fiducia) e a questo punto rischia di far decadere il testo. Il decreto infatti deve andare al Senato, prima in Commissione poi in aula dove sono immaginabili le stesse tecniche dilatorie, e la data del 24 settembre, limite massimo per la conversione in legge, comincia a diventare troppo vicina.

Il conflitto davanti alla Corte Costituzionale

Il secondo motivo è legato a questioni di costituzionalità del testo: il Consiglio dei ministri infatti ha deliberato la fiducia al decreto il 24 luglio, il giorno prima che fosse pubblicato in Gazzetta e quindi firmato dal Presidente della Repubblica, per poi apporla mercoledì a fine mattinata. Si tratta, a detta di molti costituzionalisti, di un vulnus assai grave e di un precedente ancora più grave perchè significa espropriare il Parlamento del diritto e dovere di esaminare le leggi. E’ come dire vendere una casa senza l’autorizzazione del padrone. In questo caso, è stato aggirato, meglio dire raggirato, anche il ruolo del Presidente della Repubblica. Per tutti questi motivi, qualora mai il testo riuscisse in qualche modo a diventare legge, in ogni momento un sindaco, un consiglio comunale e ogni cittadino potrebbe sollevare il conflitto davanti alla Corte Costituzionale.

La scelta spetta ai cittadini. O ai comuni

“ A mio avviso, in base ai criteri di ammissibilità della Corte - spiega il costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti - non ci sono margini perchè singoli parlamentari o gruppi parlamentari possano sollevare un conflitto di poteri davanti alla Corte Costituzionale. Viceversa, nei processi per ricorsi di singoli cittadini o di qualche comune contro misure discutibili contenute all’interno del Milleproroghe, qualche giudice potrebbe porre il problema della legittimità della fiducia su cui poggia la norma visto che essa è stata posta su un testo non ancora esistente (non era stato pubblicato in Gazzetta, ndr)”.  A quel punto, non  sarebbe più un conflitto tra poteri ma un giudizio in via incidentale.

Parola chiave: ordini del giorno

Sembrava tutto fatto e finito ieri alle 14 quando con 329 voti a favore e 220 contrari l’aula ha approvato il testo del decreto con all’interno le norme “incriminate”, secondo il Pd, del taglio dei fondi alle periferie (che il premier Conte ha promesso ai comuni saranno restituiti, forse, con un successivo provvedimento) e la proroga di un anno per le autocertificazioni sui vaccini nelle scuole dell’infanzia. Le opposizioni però avevano in serbo ben 160 ordini del giorno, tutti potenzialmente vincolanti per il governo, da votare tassativamente tra il voto di fiducia e il voto finale al testo. Insomma, il Mille proroghe non può andare al Senato prima di aver esaminato e votato i 160 odg di cui 110 del Pd.  Il regolamento prevede che ciascun deputato possa illustrare per 5 minuti ciascun ordine del giorno. A quel punto tocca al governo esprimere il parere e dopodiché lo stesso deputato può avere 5 minuti per le dichiarazioni di voto. Una tecnica di ostruzionismo vecchia maniera, molto rara nella seconda Repubblica, e che ha il potere di tenere bloccata l’aula per giorni interi. “Di fronte ad un governo che non ascolta sui vaccini e sulle periferie fa promesse vaghe, non abbiamo altre armi” spiegavano i deputati dem disposti già dal pomeriggio ad andare a oltranza. Cioè fare la seduta notturna. Alle 19 girava per il Transatlantico la lista di coloro che sarebbero intervenuti: tutti i deputati dem, qualcuno di Leu. Centoventi persone, dieci minuti a testa. Un tempo infinito.

Come si cambia

La capigruppo che avrebbe deciso la tempistica dei lavori è stata convocata alle 21. 30. Nel frattempo il Pd ha fatto pervenire una mediazione alla maggioranza: finire gli esami degli odg ma rinviare a lunedì il voto finale. Lega e 5 Stelle hanno fatto muro nonostante i molti mal di pancia specie tra  gli stellati. “Chiedete il voto segreto e vedrete come va a finire sui vaccini” ha suggerito ai colleghi dem qualche grillino spiazzato dalla linea del governo. La fiducia ha impedito qualsiasi discussione e modifica. In capigruppo è stato muro contro muro, la maggioranza ha sfidato le opposizioni e si è arrivati non solo alla notturna ma alla “seduta fiume” cioè senza interruzioni. “Abbiamo offerto qualsiasi strumento alle sorde forze di maggioranza per evitare la seduta fiume - ha spiegato Emanuele Fiano (Pd) - la vostra vera natura è impedire l'esercizio della democrazia parlamentare. Siamo contrari alla seduta fiume. Noi consideriamo questo un precedente di rottura del dialogo tra noi e la maggioranza. Non ci saranno accordi, non ci saranno sconti”.

Solo che poi la maggioranza ha disertato l’aula. Via via nella notte i grillini sono del tutto scomparsi (su oltre 300). Una  decina di leghisti. Presente a ranghi quasi completi il Pd (alle 2 di notte erano circa 70) che ha organizzato turni per garantire brevi parentesi di riposo. Presenti anche 18 deputati  di Forza Italia e 17 di Fratelli d’Italia che non hanno votato la fiducia al Milleproroghe e hanno così accolto volentieri l’occasione di poter fare quello che è stato impedito: discutere nel merito le norme contenute nel decreto.  Il presidente della Camera Roberto Fico ha “onorato” il ruolo restando a presiedere l’aula. Così anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (M5s) e il viceministro economico Garavaglia (Lega). Inevitabile, a quell’ora della notte, riflettere su come si cambia. Nella passata legislatura i 5 Stelle hanno cercato di sollevare conflitti tra poteri davanti alla Corte ogni volta che veniva messa la fiducia. Hanno occupato l’aula e il banco del governo, vere e proprie guerriglie ogni volta che c’era un voto che non condividevano. Hanno urlato, gridato, offeso, lanciato oggetti, persino occupato il tetto di Montecitorio “per difendere l’istituzione del Parlamento, il luogo dove si discutono e si approvano le leggi”.  Ora che sono maggioranza, non solo hanno messo una fiducia “al buio”, a rischio di costituzionalità, ma una volta chiesta e ottenuta la seduta fiume, hanno abbandonato l’aula in barba ad ogni rispetto di quella determinazione dal basso e diritto alla rappresentanza per cui si sono battuti. In barba alla democrazia. “Com’è cambiato il governo del cambiamento” è stato il refrain di molti interventi rivolti all’aula semivuota.

Seduta fiume

Per tutta la notte i deputati del Pd hanno potuto così fare quel dibattito nel merito che la fiducia ha impedito. Le loro parole e gli interventi della seduta resteranno negli atti parlamentari. Hanno parlato tutti, a turno, per cinque minuti. Prima sulle periferie, Morassut, Pizzetti, Nobili, Prestipino, Giacomelli, Morani, Pini, Sensi,  solo per citarne qualcuno, ognuno ha insistito sulla necessità di restituire ai Comuni (circa 20 milioni di cittadini coinvolti) quei fondi già assegnati (circa tre miliardi) per recuperare il degrado delle periferie e che Lega e 5 Stelle hanno bloccato destinandoli ad altro. “Perchè la sicurezza passa anche dal recupero e dalla riqualificazione urbanistica, non è solo distribuire armi” ha tuonato Morassut citando uno per uno i progetti di Roma capitale che vanno in fumo. “Lo sanno i cittadini di Viterbo che quel Salvini che hanno così tanto acclamato, ha tolto loro soldi che dovevano andare al recupero del verde pubblico, delle piazze, delle scuole?” ha chiesto Prestipino.  “E’stata strappata la fiducia tra il governo e i comuni, i sindaci, che sono il nostro avamposto sul territorio. Quei sindaci che vi consegneranno le fasce tricolori se resteranno senza i soldi su cui avevano fatto conto” ha denunciato Nobili. Raffaela Paita, deputata genovese, ha ricordato il crollo del ponte Morandi, oggi, un mese fa: “Non solo siamo ancora a nulla sul fronte della ricostruzione (il decreto Genova approvato ieri è solo una bozza, ndr) ma il Milleproroghe toglie a Genova vengono tolti altri 39 milioni già destinati alle periferie”.  Da sottolineare gli interventi appassionati di Fratelli d’Italia “in difesa dei comuni e delle città” e anche di Forza Italia che pure aveva fatto di tutto per evitare la seduta fiume. “Mi arrivano foto di colleghi 5 Stelle in giro nei ristoranti e nei locali di Roma e noi siamo qui a discutere in una seduta che loro hanno chiesto” ha urlato Francesco Cannizzaro (Fi).

E’ stato un dibattito molto alto nei contenuti, soprattutto vero, nulla a che vedere con le prassi dilatorie dell’ostruzionismo. Gli interventi sulle periferie hanno portato in aula angoli, rioni, quartieri, realtà sconosciute delle nostre città, con governi di destra, sinistra e anche 5 Stelle. Quelli sui vaccini hanno ricordato, con testimonianze anche toccanti, come siano proprie le vite dei bambini quelle che più rischiano con la proroga. Peccato che tutto questo sia accaduto di notte.