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Lo strano caso di mr Uss: telefoni, carte di credito, controlli, i buchi neri nell’evasione del magnate russo

La trama è da b-movie. Grave incidente diplomatico con gli Usa. Artem Uss, molto vicino a Putin, arrestato in Italia in ottobre su mandato Usa per ripetute violazioni delle sanzioni, è evaso dai domiciliari un giorno prima di essere consegnato alle autorità Usa. Lo scaricabarile tra Nordio e i magistrati di Milano

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Foto Ansa
Foto Ansa

Prima di mettere in fila i pezzi dello strano caso di mr Artem Uss, una cosa è certa: l’Italia, il governo, il sistema giustizia e sicurezza del paese, sta facendo una figuraccia galattica. Perchè delle due l’una: o la “scomparsa” dal territorio italiano dell’imprenditore russo in attesa di essere estradato negli Stati Uniti risponde ad un piano, un accordo, magari uno scambio Usa-Russia con la mediazione italiana  e di cui probabilmente non sapremo mai nulla; oppure, ed è l’opzione più probabile,  ci siamo fatti scappare sotto il naso uno spione russo che doveva essere consegnato agli Stati Uniti. Poichè Europa e Stati Uniti sono al massimo della tensione militare con la Russia, la gravità di quello che è successo è evidente a tutti.

L’imbarazzo di Meloni

Giorgia Meloni ha cercato di spiegare per due ore giovedì davanti al Copasir, comitato parlamentare di controllo sull’intelligente, cosa fosse successo. La premier è ovviamente all’oscuro di ogni ipotetico accordo. E alla fine di una serie di domande avrebbe così spiegato i fatti: “Non c’erano segnalazioni di intelligence”; “il sottosegretario Mantovano, con delega all’intelligence, ha rinviato al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi il quale a sua volta ha scaricato il barile sul ministro della Giustizia Nordio perchè tramite il dipartimento di Stato Usa, da mesi in contatto con via Arenula per l’estrazione subito concessa, aveva caldamente suggerito di non mettere agli arresti domiciliari mr Artem Uss perchè sarebbe stato alto il rischio di fuga”. Questo ci chiedeva l’alleato Usa. Invece noi l’abbiamo messo ai domiciliari, per precauzione gli abbiano messo una cavigliera elettronica e…. puf, mr Artem è sparito. Comunque vada a finire, l’Italia si conferma ancora una volta inaffidabile.

Chi è Artem Uss

Artem Uss è il figlio quarantenne di Alexander Uss, potente governatore della regione siberiana di Krasnoyarsk e amico di Putin. L'uomo d’affari russo è stato bloccato il 17 ottobre a Malpensa su mandato Usa con una lenzuola di accuse: traffici illeciti di materiale civile e militare 'dual use’; contrabbando di petrolio dal Venezuela verso Cina e Russia eludendo le sanzioni; riciclaggio e frode bancaria. Il classico magnate russo finito nel mirino delle sanzioni belliche con l’aggravante di essere anche un abile informatore e servitore del proprio Paese. Uss è rimasto in cella a Busto Arsizio fino al 2 dicembre quando, in seguito a un provvedimento depositato il 25 novembre ma eseguito solo quando è stato possibile disporre del braccialetto, è stato posto ai domiciliari in una casa presa in affitto a Basiglio, piccolo centro nel Milanese, in attesa che terminassero i lavori di ristrutturazione del mega appartamento acquistato dalla moglie nello stesso complesso residenziale. Il 21 marzo è arrivato il via libera all'estradizione oltreoceano e, con eccezionale puntualità,  l’imprenditore-007 è sparito per riapparire circa due settimane  dopo (s’arriva così al 5 aprile) in Russia con tanto di interviste e ringraziamenti a tutte quelle persone “forti e affidabili” che gli sono “state vicine” nella fuga. Ringraziamenti che anche il padre, l'altro ieri, ha fatto pubblicamente a Vladimir Putin dopo che anche Mosca ita revocato una richiesta di consegna nei confronti del figlio per riciclaggio.

L’incidente diplomatico

Neppure nei B-movie poteva capitare una vicenda così ridicola. Invece e’ successo e per davvero. Da notare che nessuno si dimette, neppure ha fatto la mossa di rimettere l’incarico. Colpa tua, no tua, no tua….Eppure il governo per molto molto meno - un comunicato non concordato - aveva silurato Roberto Baldoni alla guida dell’Agenzia nazionale per la cybersicurezza , struttura operativa dal 2021 (con l’arrivo di Draghi) e tra le più strategiche in questo momento per la tutela e la sicurezza dello Stato. Stavolta siamo in pieno incidente diplomatico con Washington ed è in corso da dieci giorni il più classico degli scarica barili con l’obiettivo di tacitare il più possibile la cosa.

Cosa impossibile visto che la Procura milanese, una volta appreso dell’intervista e quindi dell’avvenuta evasione,  ha aperto un'inchiesta in cui ci sono i primi indagati e l'ombra dei servizi segreti di Mosca. Il Guardasigilli Carlo Nordio ha a sua volta chiesto ai vertici degli uffici giudiziari milanesi chiarimenti che, si è scoperto giovedì dopo l’audizione di Meloni al Copasir, essere di natura ispettiva.

Botta e risposta procura e ministero

La Corte d'Appello, presieduta da Giuseppe Ondei, ha quindi risposto al ministro mettendo in fila fatti e norme applicate. Uss, secondo gli atti presentati dalla difesa, aveva “intrapreso un percorso di progressivo spostamento del centro dei propri interessi economici e familiari in Italia” ecco perchè i magistrati di sorveglianza avevano ritenuto di di alleggerire la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. E questo nonostante il parere nettamente contrario della Procura generale che ha tramesso la sua relazione.

Il Dipartimento di Stato Usa, quando ha saputo della decisione di mettere Uss ai domiciliari, ha subito manifestato i timori di una fuga. Ma la decisione a quel punto non era più modificabile dalla magistratura di Milano, Pg compreso, se non per una manifesta violazione delle prescrizioni previste. Invece, si sottolinea nella relazione della Corte d’Appello, via Arenula, in base alla legge, poteva chiedere in qualsiasi momento di nuovo la carcerazione e la revoca dei domiciliari.Ma non l’ha fato.  Non solo: come si legge in un documento allegato alla relazione della Corte d’Appello di Milano, il ministero ha rassicurato gli Stati Uniti sull'idoneità dei domiciliari resi più sicuri da quel braccialetto elettronico. Braccialetto che è finito nei prati appena Uss ha saputo che era arrivato il via libera all’estradizione.

Telefonini, carte di credito e l’assenza di sorveglianza

Dunque la Corte d’Appello di Milano, messa sotto accusa dal ministro Nordio, replica accusando il ministero. Quando Uss è stato messo ai domiciliari il 2 dicembre, il ministero della Giustizia non solo non chiese, come era nei suoi poteri, un aggravamento della misura, ma rispondendo ad una lettera con cui il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti aveva evidenziato il rischio di fuga, rassicurò che la decisione più idonea era di esclusiva spettanza della Corte d'Appello di Milano e che era stata comunque resa più sicura con l'applicazione del braccialetto elettronico.

Come nelle peggiori previsioni, è quindi partito il botta e risposta tra Corte d’Appello e via Arenula.

A stretto giro di posta ieri pomeriggio il ministero ha replicato di aver chiesto ai magistrati la custodia cautelare in carcere il 19 ottobre. Misura che era stata già disposta il giorno prima dal giudice che aveva convalidato l'arresto.

Intanto, la Procura generale milanese ha chiesto informazioni alla Procura su uno dei tanti punti oscuri di questo caso: dall'arresto fino al 13 marzo, infatti, a Uss non vennero sequestrati due telefoni e le carte di credito, come aveva chiesto con una rogatoria l'autorità giudiziaria americana. Non solo: in coincidenza con l’evasione, per 48 ore, nessuno era passato a controllare quel signore ai domiciliari. Allora, se esfiltrazione è stata, la complicità in Italia è stata alta e totale. E di questo qualcuno dovrà rispondere.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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