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[Il reportage] “Lo Stato non c’è ma viva il Presidente”: il Rione Sanità accoglie Mattarella tra richieste di aiuto e orgoglio di rinascita

Antonio Mennadi Antonio Menna   
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita a Napoli. (Foto Ansa)
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita a Napoli. (Foto Ansa)

C’è qualcosa di spirituale nel rispetto che le persone riservano al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quando decide di lasciare il Palazzo e mescolarsi alle vite comuni. Basta vederlo a Napoli, in queste ore, mentre attraversa prima i saloni del Museo di Capodimonte e poi le strade del rione Sanità. È un portatore sano di calma, il presidente. Cammina lento, sussurra, appoggia la mano sulla mano di chi gliela allunga, accenna sorrisi, punta sguardi carichi di domande. E riesce sempre in questo strano miracolo: sedare, ridurre le tensioni, ammorbidire il discorso pubblico fino a dare a tutti la sensazione che forse è proprio con la tranquillità, non con il furore, che si compiono le grandi imprese.

Dopo la Giordania

 Ha voluto lui venire a Napoli, dicono dal Quirinale. Era in Giordania e aveva letto dell’agguato a quel nonno davanti alla scuola del Rione Villa, a San Giovanni e Teduccio. Spari tra i bambini, uomini adulti a terra, la morte e lo zainetto dell’uomo ragno che prima era sulle spalle di un piccolo e poi abbandonato nel sangue. Un piccolo di tre anni a cui ammazzano il nonno, con la mano che lo trascina a terra. Nelle ore successive, l’appello accorato della preside, poi una lettera aperta di mamme e insegnanti, pubblicata dal quotidiano Il Mattino, e diretta proprio a Mattarella. “Presidente ci dia una speranza – era scritto nell’appello – qui lo Stato non c’è più”.

Caravaggio

E Mattarella ci ha messo due minuti a dire sì. L’aereo dalla Giordania lo ha portato a Napoli. Ieri sera nella residenza presidenziale di Villa Rosebery, sulla collina di Posillipo. Poi stamattina al Museo di Capodimonte, per visitare una bellissima mostra di Caravaggio. Accompagnato dalla figlia Laura, e dal presidente della Camera, Roberto Fico, Mattarella si è intrattenuto con il direttore del museo, Sylvain Bellenger, e la curatrice della mostra, Maria Cristina Terzaghi. A colpire il presidente, in modo particolare, le due Flagellazioni: “Lo hanno colpito tantissimo - ha detto Terzaghi all’Ansa - ma in generale il presidente è stato entusiasta della mostra, molto interessato anche ai dettagli tecnici dei dipinti e alla loro storia. È un appassionato di Caravaggio". Felice anche il direttore Bellenger: "per la prima volta nella storia di Capodimonte le sale hanno accolto insieme il Capo dello Stato e il presidente della Camera".

 

La passeggiata

 

Tempo un paio d’ore e i due presidenti, in auto, hanno percorso cinque chilometri e sono arrivati in piazza Cavour. Qui Mattarella, con Fico due passi indietro, ha voluto camminare a piedi nel Rione Sanità. Si è infilato in quelli che chiamano Vergini e si è diretto al Palazzo dello Spagnuolo, uno degli edifici più belli del quartiere. Ad accompagnarlo decine di persone, che quasi ad essere contagiate dalla flemma di Mattarella, si sono avvicinati senza alcuna tensione. Con quella stessa calma, a stringere mani, a dire due parole. 

La Basilica

Dopo la visita al Palazzo, il presidente è andato nel cuore del quartiere, in quella Basilica che tutti chiamano del Monacone, dove negli ultimi anni si sta strutturando una piccola rivoluzione civile, intorno al lavoro di don Antonio Loffredo: orchestre di ragazzi presi dalla strada, cooperative sociali per accompagnare i turisti nelle catacombe, una casa editrice e tante iniziative culturali che creano aggregazione e perfino posti di lavoro. Proprio l’orchestra accoglie Mattarella suonando Fratelli d’Italia. Poi si fa avanti un bambino: si chiama Nello, ha 11 anni, è un alunno della scuola elementare "Angiulli. Il bambino consegna a Mattarella un gagliardetto. "Gli ho detto che vorremmo camminare tranquillamente per strada, ed invece qui a volte si spara", racconta.

 

Il monumento e il raccoglimento

 

Subito dopo, il presidente va a raccogliersi di fronte al monumento che ricorda un altro ragazzo Genny Cesarano, un 17enne ucciso per errore dalla camorra quattro anni fa. Accanto alla Basilica c’è una piccola statua che lo ricorda. Pochi attimi di preghiera, poi l’ingresso nella chiesa, accolto dal parroco Antonio Loffredo. Qui lo attendono i ragazzi delle associazioni, molti fedeli, c’è anche Arturo, un altro giovanissimo ferito da un branco di suoi coetanei. I giovani musicisti di Orchestra Giovanile Sanitansamble dopo l'inno nazionale suonano quello che definiscono l’inno napoletano -"o'sole mio"-, poi la visita alla sacrestia, che è diventata da qualche mese una palestra di boxe dove i ragazzi di strada del rione incrociano i guantoni con i poliziotti delle Fiamme Oro.

 

L’atrocità maggiore

 

"Napoli, come ogni grande città – ha detto Mattarella -, ha dei problemi. Qualunque grande città del mondo, del nostro Paese, ha problemi. Ognuno ha i suoi particolari. Napoli ha anche problemi di sicurezza. Nei giorni scorsi abbiamo visto un episodio drammatico, una tragedia, un omicidio. Non si possono fare graduatorie di gravità degli omicidi, ma quando avviene in presenza di un bambino l’atrocità è ancora maggiore". Eccolo il motivo che lo ha portato di corsa a Napoli. Una testimonianza, una presenza fisica, un modo per metterci il corpo e dire io ci sono, sono qui. "Nel salutarci, qualcuno di voi mi ha ringraziato per essere qui. Non vorrei che venissero invertiti i ruoli, sono io che ringrazio voi - ha affermato Mattarella -: quello che avete fatto e che state facendo, in questo vostro splendido Rione, è di grande importanza nei vari profili e ambiti di impegno che svolgete. Questa costellazione di Associazioni, di iniziative impegnate per un cambiamento in positivo, concreto, praticato nella vita di ogni giorno è importante per il vostro Rione ed è significativo in maniera elevata per tutti”.

 

La resurrezione

 

"Penso che il presidente sia andato via carico di emozioni – dice don Antonio Loffredo -. Ci ha spronato ad andare avanti. La Resurrezione è un cammino lento; importante è che cominci. Il presidente ci ha incoraggiato a fare sempre di più e abbiamo bisogno di questo incoraggiamento". Con lo stesso passo con cui è arrivato, il presidente a fine mattinata volta le spalle. Mattarella sorride a tutti ma senza compiacimento, saluta con calore ma senza enfasi. È il suo passo, così capace di coniugare rigore e calore. Non promette nulla se non l’ascolto. Non è una visita dai toni roboanti, è così controtendenza. La gente lo sente, sembra riconoscere in quel profilo la serietà e la compostezza. Qualcuno riesce così a dire, al tempo stesso e quasi nello stesso momento, “Lo Stato non c’è” e “Viva il Presidente”, e le due cose si tengono, sembrano perfino trovare un senso, a Napoli, oggi.

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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