Leopolda 11, Renzi pronto a lanciare il grande centro italiano “decisivo con ogni legge elettorale”

“Letta, Conte, Salvini e Meloni vogliono andare a votare”. II leader di Italia Viva ha aperto ieri sera la Leopolda numero 11. Il 22 gennaio “sarà on air la digital radio di questa comunità di persone e amministratori”. La richiesta: “Diamo a Conte almeno Rai Gulp”.  Sul palco da Malagò a Burioni, da Cassese al sindaco Sala. Oggi il punto sull’inchiesta Open con Caiazza superstar

Matteo Renzi (Ansa)
Matteo Renzi (Ansa)

In mattinata, facendo una corsa vicino casa, a una radio che lo ha intercettato ha negato di voler “fondare un nuovo partito, non ci penso neppure”. Nel pomeriggio, in un paio di interviste, ha svelato che “Letta, Conte, Meloni e Salvini vogliono mandare Draghi al Quirinale e andare subito a votare”; che Italia viva è contraria a questo piano perché “crediamo che Draghi debba portare avanti senza interruzioni la realizzazione del Pnrr e il voto adesso per le politiche fermerebbe il paese almeno 2-3 mesi, una pausa che no noi possiamo permettere”. Nel caso, comunque fosse questa la decisione, “noi ci siamo e il nostro obiettivo è Renew italia, il grande centro che anche con questa legge elettorale, il Rosatellum, può risultare decisivo”.  Poco prima delle 21, quando sulle note di Radio Gaga inaugura la Leopolda numero 11 che si chiama appunto “Radioleopolda” - E qui, tra le altre cose, chiarisce bene un punto: “Chi pensa e mette in giro la voce che noi potremmo andare a destra con la Meloni, ve lo dico qua adesso davanti a tremila persone in presenza e qualche altro migliaio collegate: chi lo pensa non ha capito nulla. Italia viva né con i sovranisti né con i populisti”. È salito sul palco poco prima delle 21 tra Freddy Mercury che canta RadioGaga e Jovanotti che dice “Sono un ragazzo fortunato”. Una cosa nasce sicuro da questa Leopolda 11: una nuova digital radio. Dal 12 gennaio sarà on air. “Radio Leopolda”, scaricabile direttamente dall’indirizzo www.radioleopolda.it, sarà il nuovo media a disposizione del popolo di Italia viva, di deputati e senatori e amministratori locali per raccontare cosa stanno facendo e rispondere alle domande di cittadini. “Non ci andare più in tv Matteo, è solo fango” gli dice il pubblico. Continuerà invece ad andare, perché bisogna rispondere punto su punto.  

Una Leopolda con molte attese

Da gran comunicatore quale è, Matteo Renzi ha saputo creare molte attese su questa Leopolda. Perché il momento politico è oggettivamente un passaggio decisivo come ogni volta che si a votare il Presidente della Repubblica. Perché il tempismo della magistratura ha rovesciato sui tavoli delle redazioni 92 mila pagina di un’informativa di un processo non ancora iniziato e che stanno uscendo a puntate in barba ad ogni privacy e rilievo giudiziario. “Non siamo qui perché siamo contro i populisti, eppure siamo contro i populisti - dice Renzi -  Non siamo qui contro i sovranisti, eppure siamo contro i sovranisti. Siamo qui perché abbiamo dei valori. La cosa più bella non è aver salvato il Paese dall'esperienza tragicomica populista creando le condizioni per far arrivare Draghi, cosa di cui siamo molti orgogliosi.  La cosa più bella è la fortuna di questa comunità di persone e di giovani in cui crediamo. Eppure ogni anno ci dicono che non verrà nessuno, che noi siamo quelli del 2 per cento”. Rispetto alla media le battute sono poche. Quelle poche, nella serata di apertura, le riserva a Giuseppe Conte. “Di Maio cerca tutti i giorni di fargli le scarpe. Conte stizzito con la rai e che ha lanciato l’editto, va capito. Era abituato a dare la linea al Tg1 tute le ser era il principale lavoro di Casalino, facciamo qui una richiesta all’ ad Fuortes: dia almeno Rai Gulp a Giuseppe Conte. Lanceremo una petizione per questo”.

In coda dalle 14

La coda per la Leopolda numero 11 si forma alle 14 e 30, i primi ad arrivare è il gruppo dalla Sicilia. Alle quattro del pomeriggio la coda si allunga lungo un ordinato serpentone che costeggia il parco e poi entra nel cortile del Teatro del Maggio. E poi ancora già fino in fondo, tutto il piazzale. Alle 17. 30, si contano circa tremila persone in arrivo da tutta Italia, Matera, Parma, Palermo, Brescia, Napoli, Bari e di tutte le età. Un popolo trasversale. “Eccoci qua - sorride una signora in arrivo da Matera - siamo quelli del 2% no? Orgogliosi di esserlo”.

Voci dalla coda paziente e sorridente: “Al Pd che fa di tutto per raccontare che andiamo a destra, stiano pure sereni: noi al massimo andiamo al centro”; “noi non si vuole andare a votare, il Pd invece vuole farlo per non darci il tempo di fare Renew Italia.… sono ossessionati da noi”. E se la situazione precipita? “Beh se Draghi va al Quirinale molto probabilmente andremo a votare, vorrà dire che saremo pronti anche noi”. “Noi siamo pronti” precisano due ragazzi, “facciamo quello che si deve”.

I cancelli vengono aperti mezz’ora prima del previsto, alle 17 e 30 anziché alle 18 per far defluire la coda: la serata è gentile ma è pur sempre novembre e siamo pur sempre in riva d’Arno. Ettore Rosato, il vicepresidente della Camera va su e giù per la coda, saluti, ringraziamenti, ben arrivati: “E’ incredibile, siamo così piccoli e così attrattivi”. Ma i sondaggi vi tengono lì, tra il 2 e il 3… “E noi non ci crediamo” sorride una signora di Parma. Ci sono molti ragazzi, ce ne sono sempre stati tanti negli anni nelle varie Leopolde, sono cresciuti qua e ci tornano ogni anno. Arriva il deputato Mauro del Barba a passo svelto: “Adesso apriamo anche il primo settore per far entrare almeno tutti i registrati, mi raccomando però: i tavoli sono già allestiti per domani (stamani, dedicata ai tavoli tematici), vi chiediamo la cortesia di non spostare le sedie che sono distanziate per sicurezza e di non modificare l’allestimento”.  E’ un annuncio che sarà ripetuto spesso dagli altoparlanti: mascherine e distanziamento. Per gli altri, per chi non dovesse entrare, sono pronti due gazebo con maxischermo. L’eurodeputato Nicola Danti osserva: “Ci avevano detto di fare i butta dentro. In effetti qui ci sarà da fare i buttafuori. Con annesse polemiche sui conti sbagliati e gli spazi inadeguati”.

Il partito del 2%

Le feste di partito sono sempre il momento massimo dell’identità, dell’orgoglio e dell’appartenenza. Se non ora quando, insomma. Dunque non ci si deve stupire di code, presenze, entusiasmo eccetera. E però ogni volta la Leopolda riesce a farlo: il partito del 2%, quello che analisti politici (qualcuno) e talkshow (la maggioranza) danno ogni settimana sempre più prossimo alla consunzione, mobilita e appassiona, richiama e pretende. Undici anni di Leopolda non sono pochi. Ma questi sono sembrati cento per tutto quello che hanno visto e vissuto tra vittorie e sconfitte, speranze e delusioni, la conquista della leadership, poi del Pd e del governo, le sconfitte del referendum, la delusione del 18% dopo essere stati al 40%, quel qualcosa che s’è rotto e non è stato più ritrovato. E poi la scissione dal Pd, la nascita di Italia viva, lo stop ai pieni poteri di Salvini,  la pandemia,  lo stop ai pieni poteri di Conte, la nascita del governo Draghi. Tutto questo è stato incubato qui alla Leopolda.

Simbologia di una stazione

Le stazioni sono luoghi di partenze e arrivi, di persone e idee, mescolanze e sintesi. Matteo Renzi ha sempre inteso così la politica: dinamica, attiva, che guarda avanti e mai indietro. Il videoemozionale di apertura è impietoso: alcuni fasti non ci sono più, molti amici sono stati persi per strada, delusioni tante, soddisfazioni - a ben vedere altrettante. "Radio Leopolda, avanti con il merito”, non è solo il titolo dell’edizione numero 11.  “Questa nuova forma di comunicazione potrebbe avere qualche utilità” scriveva Guglielmo Marconi quando la inventò. Il cartello saluta il popolo della Leopolda. “La tv dà a tutti un’immagine ma la radio porta in vita milioni di immagini in milioni di menti” è la citazione di Peggu Noonan, cartello accanto. La radio come massima forma di comunicazione, contenitore di idee (come la Leopolda) e di ripartenze e sguardi lunghi sul futuro, il genere preferito da Renzi.

Tre giorni di radiocronache

Saranno infatti tre giorni di radiocronache, decine di relatori, alla console i giovani della Scuola politica coordinati ieri sera da Renzi, oggi si vedrà. E’ una stazione molto diversa da quelle passate. Forse meno ricca. Open non c’è più. Chiusa dall’inchiesta due anni fa. “Ovviamente - spiega Renzi - abbiamo dovuto organizzare la manifestazione come partito, adesso, per evitare che vi fossero ulteriori contestazioni penali o, peggio ancora, l’accusa di voler reiterare l’ipotizzato reato (finanziamento illecito al partito Italia viva oggi, al Pd ieri) Quindi, quest’anno la Leopolda avrà l’organizzazione curata da Italia Viva”. E però forse più bella: le due navate sono nude, in pietra e del tutto visibili, da una parte il palco e 980 seggiole distanziate, dall’altra i 40 tavoli tematici già allestiti ciascuno tiene 20 posti a sedere (altri 800 posti a sedere). Nella parte esterna, dove ci sono ancora i binari dei vecchi treni, c’è un gazebo gigante con maxischermo e un altro migliaio di posti.

Da Malagò a Burioni, da Cassese a Caiazza, i big sul palco  

Alla stazione Leopolda il tema è quello della ripartenza. Declinata in tutti i modi. “Siamo sempre stati un laboratorio di idee che diventano realtà “rivendica Renzi.  Nel periodo in cui “siamo stati scollegati sono successe varie cose”: la pandemia, le elezioni Usa, l’Afghanistan, gli sconvolgimenti climatici che muovono fughe e migrazioni di massa. E’ successo che abbiamo vinto: grazie allo sport e alla politica nella mani di Draghi. Il primo a salire sul palco quindi Giovanni Malagò, il presidente del Coni: ha raccontato come e perché “il governo precedente voleva mettere lo sport sotto la politica. C’è riuscito solo in parte. Il resto siamo qua. E devo ringraziare Matteo Renzi che ci ha sempre supportato”.  Davide Serra, che guida uno dei più grossi fondi di investimento finanziario, ha messo in fila in alcune slide che dimostrano “perché oggi nel mondo dicono welcome back all’Italia: da quando è arrivato Draghi stiamo recuperando 2359 posti di lavoro al giorno, siamo i più performanti”.  Il professor Burioni, accolto come una star, ha fatto il punto sulla pandemia e ribadito che “il farmaco più sicuro è il vaccino”. Ha colpito l’intervento del presidente della Regione Eugenio Giani: “Grazie Matteo per quello che Italia viva ha fatto nella campagna elettorale e in questa giunta; grazie per questo laboratorio di idee che da undici anni è la Leopolda”. Per essere uno dei governatori più importanti del Pd, ha colpito tanto calore e affetto. Giani era alla prima Leopolda. E non ne ha perse una. Gli ospiti di oggi sono il professore Sabino Cassese ed ex giudice costituzionale, l’avvocatessa esperta di diritto di famiglia Bernardini de Pace, il presidente delle Camere penali con cui sarà fatto il punto sull’inchiesta Open, l’astronauta Luca Parmitano, il sindaco di Milano Beppe Sala. L’imprenditore Tonino Gozzi spiegherà cosa vuol dire la “condivisione degli utili con i lavoratori”.

Destinazione Renew Italy?

Se Renzi intende la politica come ripartenza, quale sarà la destinazione di questa Leopolda? La risposta arriverà domani nel discorso conclusivo. Si tratta, in questa vigilia, di cogliere i vari indizi. “Facciamo Renee Italia, saremo al centro e saremo decisivi” dicono gli ospiti in attesa.  Renzi è convinto che “Pd, Fratelli d’Italia, Lega e Conte vogliano andare a votare subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica. Ecco perché indicano Mario Draghi”. Non è questo il progetto di Italia viva che invece vorrebbe dare la priorità al Pnrr e alla ripartenza del paese dopo la pandemia. “Noi dobbiamo - ha detto Renzi - dobbiamo comunque stare pronti. Come si vedrà alla Leopolda”. La destinazione finale è Renew Italia, la costola nostrana di Renew Europa, la casa europea dei macroniani di En Marche. Azione di Calenda è già entrato nel gruppo a Bruxelles ed è uscito dai socialisti. “Italia viva si schiera con gli europeisti. Se il Pd conferma il matrimonio con Conte e Di Maio e la destra continua ad avere una trazione sovranista sulla linea Salvini/Meloni è del tutto evidente che c’è uno spazio, una prateria per chi sta dentro l’area Renew europe”. L’ago della bilancia decisivo.