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Leader e capopopolo, le due facce di Giorgia alla “guerra” delle Europee. G7 permettendo

Doveva essere una campagna in cui la candidata non avrebbe fatto ombra alla premier e viceversa. I ruoli invece vengono sovrapposti ogni giorno di più e per ogni motivo.  Da Telemeloni alla polarizzazione con Schlein fino al comizio in piazza del Popolo il primo giugno, mentre il Capo dello Stato riceve al Quirinale. Forza Italia teme “qualche effetto speciale di grande popolarità”

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La premier lancia 'Telemeloni' (Ansa)
La premier lancia "Telemeloni" (Ansa)

E meno male che avrebbe avuto l’accortezza - così fu spiegato - di non confondere troppo i ruoli, quello della premier di un paese fondatore della Ue in uno dei passaggi più difficili dalla sua fondazione e che ha anche a presidenza del G7 e quello della candidata capolista in ogni circoscrizione ma senza andare a Bruxelles. E meno male che sono elezioni europee, le più importanti di sempre perché stavolta o si fa l’Europa o si va tutti a casa. Se ce la lasciano.

Mancano meno di due settimane al voto e la campagna elettorale di Giorgia Meloni è un crescendo di tutto quello che non dovrebbe essere: polarizzazione del consenso, come se tutto si riducesse ad una conta personale tra lei e la segretaria del Pd Elly Schlein; ultimatum sulla riforma costituzionale, da  “o la va o la spacca” scandito venerdì a Trento a  “se non passa il referendum, io non mollo, chissenefrega” pronunciato ieri, come se cambiare ruolo e funzioni al Presidente della Repubblica fosse un bidoncino di pop corn; corse lessicali spericolate per nascondere i provvedimenti del suo governo e della sua squadra, ad esempio il redditometro; passerelle di dubbia opportunità come l’accoglienza sorridente riservata a Chico Forti, condannato per omicidio e consegnato da Washington all’Italia; il lancio via social di Telemeloni, ultima versione aggiornata de “Gli appunti di Giorgia”.

Il capolavoro… a La7 

Ieri, domenica, è andato in scena il capolavoro: la premier ha acquistato uno spot tv su La 7 per attaccare il canale, i suoi giornalisti ma soprattutto i telespettatori. Trenta secondi di ironia smaccata proprio sui telespettatori di quel canale tv. “Spero di trovarvi rincuorati - dice Meloni in apertura dello spot - per lo scampato pericolo della deriva autoritaria, del collasso dell'economia, dell'isolamento dell'Italia a livello internazionale. Perché mentre molti discutevano di questi fantasmi noi lavoravamo senza sosta, per migliorare le condizioni dell’Italia”. Segue la lista delle buone, a volte ottime cose realizzate. E la chiusa finale con faccetta da consumata attrice: “L'8 e 9 giugno non sono i salotti radical chic a parlare ma il popolo e quello del popolo da sempre è l'unico giudizio che ci interessa”.  Insomma, la premier sfotte. Poi però ieri alle 19.30 era al Colosseo, sul palco del Giro d’Italia con Urbano Cairo, patron di La7 e di Gazzetta (oltre che del Corriere) e fraternamente insieme hanno premiato la maglia rosa slovena Pogi Pogacar. “Il mondo è impazzito e Meloni e Schlein bisticciano su Telemeloni e Teletubbies (la seria tv per bambini, ndr) su piccole beghe locali…” ha fatto notare Matteo Renzi sui social. Eh sì perché la risposta ai messaggi di Telemeloni arriva dal Pd con le dirette Instagram di Schlein dalle piazze della campagna elettorale (ieri Follonica e Prato).  Che almeno sono piene di gente vera.

Ospite su Rai 3

Alle tre del pomeriggio la premier era seduta al tavolo di Monica Maggioni su Rai 3. Anche qui Giorgia double face ha preso il sopravvento passando dalle sfide della politica estera (“consiglierei al segretario generale della Nato Stoltenberg un po’ più di cautela”) all’inchiesta ligure (“Solo Toti conosce la verità e solo lui è nella posizione di valutare cosa sia meglio per i cittadini”), la premier ha continuato a cavalcare “la madre di tutte le riforme” lasciando molto sullo sfondo il problema dei conti pubblici. “Se la riforma non passerà il vaglio del referendum - ha tagliato corto - chi se ne importa. Non ci penso proprio a dimettermi (la richiesta di Magi e Renzi, ndr), arrivo fino in fondo ai miei cinque anni e poi saranno gli italiani a giudicare se andare avanti o meno”. Sui conti pubblici è stata meno spavalda. Tutta colpa del “disastro di 220 miliardi di buco” del superbonus. Ciò detto, “pur trovandoci in difficoltà su molti fronti, il governo farà di tutto per mantenere i suoi impegni, perseguire crescita e politiche serie di bilancio e onorare il nuovo Patto di stabilità che è sostenibile sulla carta”. Una galleria di chiari e scuri, di detto e non-detto.  Sull’Europa che verrà le idee sono poche ma chiare: “Costruire una maggioranza alternativa di centrodestra, senza la sinistra, tutto il resto si vede”.

Modello Albania

Su Le Pen e la nuova intesa tra le signore della destra europea - von der Leyen compresa - la premier si astiene da giudizi assoluti attaccando però le scelte ideologiche della Commissione che ha sbagliato molto, dalle case green all’immigrazione”. Tasto dolente su cui ha rassicurato: “I centri immigrati in Albania saranno operativi tra non molto e il modello sarà adottato in tutta Europa”. Peccato che i sopralluoghi raccontino di una landa sterrata e lo stesso presidente Rama abbia ammesso i ritardi. Doveva essere, l’Albania, l’effetto speciale della campagna elettorale per le Europee. Di cui la premier parla pochissimo, anzi nulla. A parte le alleanze, che tipo di Europa immagina? Con quali strumenti pensa di raggiungerla e, soprattutto, con quali alleati? Non una parola su questo che sarebbe invece di massimo interesse per tutti. Anche perché il programma elettorale non aiuta a trovare risposte.

Preoccupati

Un attivismo e un protagonismo che preoccupa Forza Italia. E anche la Lega. È chiaro che così facendo la premier cannibalizza tutti quelli che gli stanno intorno. Che poi, a pensarci bene, è ciò che sta bene anche a Schlein: se Meloni rischia di arrivare al 30% dei consensi, almeno ciò serva dall’altra parte per polarizzare sul Pd. Ma le Europee sono un voto proporzionale, le famiglie europee sono composti strani basti pensare che la maggioranza italiana abita in tre gruppi politici diversi. “Temiamo che nelle prossime due settimane alzi ulteriormente il tiro con qualche altra cosa. Che non sappiamo però” spiega un deputato azzurro. “Noi per ora teniamo botta sul redditometro e altre cose, Antonio (Tajani, ndr) è molto bravo. Certo lei può azionare la contraerea. E allora ci mangerebbe”.

Salvini, dal canto suo, continua a marcare il terreno. Esulta e capitalizza il decreto salva-casa vantando “la liberazione di almeno quattro milioni di proprietari di case”. Punta il dito contro il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg che chiede di revocare il veto a colpire in territorio russo per fermare Mosca. “Chieda scusa o si dimetta” ha detto Salvini ingaggiando un duello a distanza con l’Alleanza di cui l’Italia, governo Meloni compreso, fa orgogliosamente parte.

Agenda fitta

L’agenda della premier-candidata è molto fitta. Oggi sarà a Palermo per la firma del Patto di coesione, tappa delicata perché il sud non è esattamente una roccaforte di voti. Domani sarà a Caivano per inaugurare il nuovo Centro sportivo al fianco di Don Patriciello. Mercoledì un nuovo Consiglio dei ministri da dove potrebbe uscire la separazione delle carriere tra giudici e pm. Giovedì 30 maggio potrebbe essere il giorno più “scomodo” visto che alla Camera ci sarà la cerimonia di commemorazione per i cento anni dall’assassinio di Matteotti, delitto che Mussolini rivendicò mesi dopo dando il via nei fatti al ventennio di dittatura. È l’unica cerimonia ufficiale, da parte della maggioranza e del governo. Sabato primo giugno sarà invece il grande giorno: mentre il Capo dello Stato saluta le alte cariche istituzionali nel tradizionale ricevimento nei Giardini del Quirinale, Meloni sarà in piazza del Popolo per il comizio finale della sua campagna elettorale. Peccato che si voterà una settimana dopo e avrebbe ancora una settimana di tempo.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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