Le manovre di Matteo Renzi e dei centristi in vista del "Grande Gioco" del Colle e la paura del voto anticipato

“I leader dei quattro maggiori partiti vogliono portarci al voto”… E se avesse ragione Renzi?

Le manovre di Matteo Renzi e dei centristi in vista del 'Grande Gioco' del Colle e la paura del voto anticipato
Foto Ansa

“Ovviamente – recita così il cinguettio di Claudio Velardi (già spin doctor di D’Alema, da anni in proprio, una forte simpatia per Renzi, ndr.) Matteo Renzi pensa che sia sbagliato votare nel 2022. Ne parla ora per far venire allo scoperto i favorevoli (al voto anticipato, ndr.) e impallinarli e per mettere paura ai tanti parlamentari che hanno terrore del voto anticipato. Come sempre, fa politica mentre gli altri balbettano”, la conclusione, non fintamente ammantata dalla presunta ‘obiettività’ che uno come Velardi, che lavora nella comunicazione, dovrebbe tenere.

Ora, è vero che nella frase chiave di Renzi nelle sue conclusioni alla tre giorni della Leopolda, c’è il retro-pensiero di chi vuole ‘terrorizzare’ i peones. La frase è questa: “Penso che voteremo nel 2022, c’è chi ha interesse a farlo. I leader dei partiti hanno fretta di portare in Parlamento i loro gruppi di riferimento. Se prevarrà l'egoismo di quattro leader politici e si voterà noi saremo pronti e sorridenti con la forza delle nostre idee. Si vince conquistando lo spazio al centro”, la tesi.

Peones che hanno visto, di fatto, ‘salva’ la loro pensione - la otterranno anche prima dei famosi 4 anni, sei mesi e un giorno, ha scoperto e ne ha scritto Francesco Verderami sul Corsera, nel senso che potranno fare ricorso in caso di fine anticipata della legislatura e poi vincerlo, così ha stabilito il Consiglio di giurisdizione interno - ma che vogliono, comunque, guadagnarsi fino all’ultimo mese di stipendio, arrivando, cioè, almeno fino all’inizio del 2023, pronti a votare qualsiasi governo, dal che se ne deduce che faranno le barricate pur di non ‘andare a casa’. Ecco, sulla base di questo assunto, Renzi, i peones, vuole per mano portarli dove vuole lui, ma non è detto affatto che la mossa gli riesca.

Se, infatti, è pur vero che, in effetti, i quattro leader citati (Meloni, Salvini, Conte e Letta) da Renzi ‘accarezzano’ l’idea delle urne anticipate per ottenere, in cambio, gruppi parlamentari a loro affini e compiacenti, che ora non hanno, e che, dunque, avere un capo dello Stato come potrebbe essere Mario Draghi presenta il ‘rischio’ (calcolato?) di ottenere il risultato (dopo Draghi, ogni ipotesi di ‘governo del Presidente’, dalla promozione di Daniele Franco a quella di Vittorio Colao, non reggerebbe un minuto…), è anche vero che, metterli insieme allo stesso tavolo da un lato Salvini e Meloni (più nemici che amici, di questi tempi) e dall’altro Letta e Conte (idem, specie dopo la vicenda Rai) è un’impresa alto rischio fallimento, oltre che assai improba. Come dimostra anche il ‘tavolo’ lanciato da Letta sulla manovra economica, finita in un buco nell’acqua per assenza convitati.

Insomma, non è certo facile convincere i peones che non verrà eletto un Presidente che non sciolga le Camere, tantomeno Draghi, ma anche se fosse, per dire, Berlusconi, nessuno può avere, oggi, certezza, che la legislatura si interromperà o no.

Gli applausi a Mattarella e la richiesta di Iv: “vogliamo un Presidente di profilo europeista”

Già che c’è, in ogni caso, Renzi riserva al presidente in carica, Sergio Mattarella, un caloroso grazie e gli fa tributare tanti applausi, da parte della platea, magari nella speranza – che anche lui coltiva – di un suo bis che, seppure da più parti, al Colle e non solo, negato recisamente, non può essere escluso, se la partita s’incartasse.

“Al Quirinale voteremo chi garantirà la transizione democratica in Europa” scandisce il leader di Iv, e - dopo l'attacco ad alzo zero ai pm del giorno prima - nella kermesse di Firenze Renzi cita Moro (In politica ci vuole flessibilità” e chi se ne importa del motivo per cui Aldo Moro diceva, e cercava di convincere, con quella frase.

Conta che Renzi, nel chiudere a Firenze l'edizione numero 11 della Leopolda, ci provi davvero a parlare non del passato, ma del futuro prossimo: “Io penso che nel 2022 si andrà a votare e credo che invece la priorità sarebbe lavorare sui soldi del Pnrr”. Quanto alla corsa per il Quirinale, Renzi ringrazia Mattarella (per lui standing ovation) e ricorda che “qualcuno voleva processarlo per alto tradimento” (leggi: Di Maio). Per il leader di Italia Viva Mattarella è “un galantuomo che ha servito le istituzioni”. Il prossimo capo dello Stato? “Voteremo chi sarà in grado di garantire la transizione democratica a livello europeo. Dovremo avere come stella polare l'interesse del Paese e il prestigio internazionale nello scegliere il prossimo”.

Quando si arriva all'elezione del presidente della Repubblica, aggiunge Renzi, “se si vogliono fare le cose perbene e se si ha capacità di tattica parlamentare non bisogna fare quello che ha fatto Bersani che ha bruciato due candidati e ha dato la colpa ai 101, chiamando i 101 alla responsabilità e non alla sua incapacità di fare politica e di gestire il Parlamento. Io sono per la competenza e non per le chiacchiere”.

“La politica è ‘bellezza’ (sic) – continua - e non solo quotazione nei sondaggi”. Solo alla Leopolda, dice, “si vedono questa bellezza e questo entusiasmo per la politica. Siamo solo il 2 per cento? Il 98 per cento non sa che si perde” (e qui bisognerebbe avere compassione per il 98% degli italiani che non crede a cotanta ‘bellezza’).

Renzi rompe ogni fronte con Letta e con il Pd, citando, addirittura, la ‘flessibilità’ di Moro

Ci saranno le elezioni il prossimo anno, dunque, perché “i leader dei partiti hanno fretta di portare in Parlamento i loro gruppi di riferimento”, sostiene Renzi. “Se prevarrà l'egoismo di quattro leader politici e si voterà noi saremo pronti e sorridenti con la forza delle nostre idee. Devono riconoscerci perché abbiamo delle idee non perché odiamo gli altri, per le nostre proposte, che non abbiamo cambiato per abbracciare la Meloni e Conte” (leggi: Letta).

“Non siamo noi”, aggiunge rivolto agli ex compagni di partito del Pd, “che abbiamo abbandonato le nostre idee ma sono quelli che oggi inseguono il reddito di cittadinanza”. Poi, appunto, cita Aldo Moro: “La nostra flessibilità ha salvato la democrazia italiana”, disse lo statista della Dc il 28 febbraio 1978, il quale però parlava del ‘compromesso storico’ col Pci di Berlinguer.

E Renzi si paragona a quella esperienza (sic) “per aver mandato a casa il governo Conte” e aver portato Draghi a Palazzo Chigi. "La democrazia italiana- questa la sua ‘lezione’ di Politica ai suoi, che lo ascoltano estasiati - è più forte, di tutto anche del mojito di Salvini o della pochette di Conte. Contro l'opinione dell'allora gruppo dirigente del Pd l'operazione contro il Papeete nell'agosto del 2019, prendendo una scatola di Maalox e accettando di stare al governo con i 5 Stelle in quella stagione, perché sapevamo che se avessimo detto il contrario, cioè se avessimo portato il paese a votare, il paese sarebbe finito nelle mani di Salvini e Meloni per 5 anni, e tra due mesi avrebbero eletto un presidente sovranista. Io non le prendo lezioni da chi in quella stagione politica ci spiegava che bisognava affrontare a viso aperto il populismo e sovranismo: ci vuole flessibilità in politica”.

“Il centro mi fa venire l’orticaria” assicura Renzi che coltiva le ossessioni Conte e Bersani

La parola ‘centro’, giura, gli fa venire la pelle d'oca: “Se vi immaginate il centro come un labirinto di sigle e ambizioni personali allora si sappia che quel disegno non funzionerà mai. Invece se lo si immagina come un luogo in cui si cercano consensi per vincere le elezioni in Italia allora ha un senso”, in Italia come in Europa.

Poi azzarda: “Olaf Scholz, in Germania ha vinto abbandonando al suo destino la Linke ed andando a prendere i voti di Angela Merkel. E alle elezioni francesi noi staremo con Macron”.

“E' inutile che mi si dica che ora il Pd ha recuperato voti ma non ricordano che con noi aveva il 40 per cento. La Ditta di Bersani non vincerà” (un’ossessione, quella di Renzi per Bersani, che ha elevato al rango di ‘nemico’ più di quanto non lo sia, per lui, lo stesso Letta…).

E a destra cosa sta succedendo? “Credo che andremo a elezioni con una destra fortemente sovranista, per Meloni la Le Pen è una moderata. Ma anche il Pd è al bivio, deve scegliere se prendere le distanze dal populismo di Giuseppe Conte oppure allearsi con i Cinque Stelle”. Noi, insiste, “siamo sempre rimasti qui, loro si sono fatti ubriacare dal beppegrillismo di ritorno”.

Contro il Pd scatena un attacco sul ddl Zan: “Inseguite gli influencer e i follower e i clic, noi facciamo politica in altro modo, il nostro obiettivo è pubblicare le leggi sulla Gazzetta Ufficiale. E poi ci spiegherete come siete passati dai Quaderni del carcere al blog di Casalino”.

Il ddl Zan è stato “un capolavoro tafazziano e masochista di chi ha scientificamente scelto di prendersi i like su Instagram annullando la possibilità di portare a casa la legge”. E qui, invece, ce l’ha con Fedez, la Ferragni, etc. etc.

Renzi lancia la candidatura di Faraone a Palermo, Boschi piange e Rosato difende Iv…

Poi lancia la candidatura di Davide Faraone – oggi capogruppo di Iv al Senato - a sindaco di Palermo, dove si voterà a giugno 2022: “Non siamo con Micciché (il coordinatore di FI in Sicilia che ha cenato con Renzi, settimane fa, e poi sostenuto, in diverse interviste, che Renzi è ‘pronto’ a votare Berlusconi al Colle, ndr.) noi stiamo con Faraone. Con lui ci candidiamo in una città che negli ultimi anni non è riuscita a seppellire neanche i proprio morti. Non facciamo accordicchi: dico a Davide di comprarsi un bel paio di scarpe e andare in giro a parlare con la gente, come sa fare bene”. Quello che Renzi non dice è che l’accordo con Micciché è più ampio: riguarda anche la candidatura di quest’ultimo, come espressione dell’area centrista e moderata, alle prossime elezioni regionali che, in Sicilia, si terranno a ottobre 2022 e che vedranno, dunque, i centristi andare per conto loro, il Pd andare con i 5S, il centrodestra per conto suo, ma compatto.

Prima di Renzi, tanti interventi dei big di Iv, nella ultima giornata della Leopolda, tra cui Maria Elena Boschi. “Sono stata massacrata per anni e ci sono delle responsabilità precise: i responsabili politici sono quelli che hanno lucrato su questo, i populisti. Qual era la verità lo sapeva la stampa e lo sanno i signori della politica che hanno ridotto Mps nelle condizioni in cui è, e sono gli stessi di quella sinistra che hanno fatto la guerra dentro e fuori, D'Alema e i suoi amici”, ha detto la capogruppo di Iv alla Camera. Poi, citando la vicenda del crac di Banca Etruria, in cui il padre Pier Luigi è stato coinvolto, ma poi la sua posizione è stata archiviata, Boschi ha parlato, tra le lacrime, di “macchina del fango di Casalino e Di Maio, fatta volontariamente e coscientemente", aggiungendo che “hanno cercato di massacrarmi come donna e persona perché non ci riuscivano sul merito, sul mio lavoro parlamentare”.

La ministra per le Pari opportunità Elena Bonetti ribadisce la sua fedeltà a Renzi e viene accolta dal lungo applauso del pubblico della Leopolda: “Con buona pace di chi ipotizza un centrosinistra che va dal M5s a Italia viva, io con il coraggio con cui ho firmato le dimissioni dal governo Conte dico che non sarò disponibile a firmare una candidatura con un progetto politico con Conte e il populismo che rappresenta. C'è bisogno di una politica di centro, che si rimetta al centro del Paese e che da centro del Paese lavori su ciò che unisce e non su ciò che divide, potremo rappresentare una bussola che orienta. A chi chiede a noi, alla comunità di Iv, di entrare in una proposta riformista, rinnegando, con un'abiura, Matteo Renzi, rispondiamo con un sorriso: la comunità di Italia Viva e di Leopolda non esiste senza la leadership di Renzi”.

Il presidente di Italia Viva Ettore Rosato dice: “Ogni giorno mi domandano se sono di centrodestra o di centrosinistra, ma io farmi fare l'esame del Dna da chi con Salvini nel 2019 voleva andare alle elezioni non ci sto. Noi abbiamo cambiato idea sulla giustizia? No. Facevamo la battaglia con il Pd contro il modello Bonafede. Hanno cambiato idea loro, non noi, così come sul reddito di cittadinanza”.

Ma una crepa c’è, e affiora, dentro Iv, che Renzi sta spostando sempre più ‘a destra’. Non solo quella di un sempre più silenzioso, e cupo, Gennaro Migliore, che viene da una storia personale di sinistra radicale, ma pure di renziani che, fino a ieri, sembravano inossidabili.

Come la sindaca di San Lazzaro (Bologna) Isabella Conti che richiama Italia Viva alla sua collocazione nel centrosinistra: “Non ci possiamo sbagliare, non c'è riformismo di destra, non esiste un riformismo di destra, il nostro campo è il centrosinistra. Non staremo nemmeno con quelli che, nel centrodestra, si dicono moderati, ma non hanno mai preso le distanze dalle politiche salviniane - aggiunge - E non dimentico chi ha firmato i decreti sicurezza di Salvini: è stato Conte. E' straziante sentir dire dalla sinistra che Conte può essere considerato un leader progressista. Se i populisti dicono che stanno nel campo del centrosinistra, io lotto con le mie idee fino all'ultimo per portare la mia visione del mondo, ma il campo progressista non lo lascio”. Una scissione, in pratica, dentro Iv, è alle porte…