[Il retroscena] La soluzione per i processi di Salvini e Di Maio rischia il cortocircuito giudiziario. Ecco perché

La nuova norma non fa i conti con due riforme appena approvate: prescrizione e procedura penale. Per l’appunto. Ma sono le stesse dell’ex ministro Orlando. Riforma della prescrizione subito nel ddl contro la corruzione. Ma per entrare in vigore si dovrà aspettare oltre un anno. Nel frattempo il governo presenterà al Senato un ddl per avere tempi certi nei processi penali. L’ex ministro della Giustizia ha portato in fondo le riforme dopo tre anni di difficili mediazioni. Rischio cortocircuito giudiziario cambiando continuamente le regole. Nonostante i tweet e i social, nella maggioranza giallo verde c’è poca voglia di festeggiare. E Di Maio, in serata, attacca nuovamente la Lega attraverso Pillon

[Il retroscena] La soluzione per i processi di Salvini e Di Maio rischia il cortocircuito giudiziario. Ecco perché

Mezz'ora di vertice a palazzo Chigi, rinviato e atteso da quattro giorni di apocalisse, hanno chiuso ieri mattina l'ultima faida tra Lega e 5 Stelle consumata in quel terreno delicato quanto scivoloso che sta tra la sicurezza e la giustizia. Due dossier che andrebbero maneggiati con cura e che, invece, sono stati affrontati a colpi di hashtag. #dalleparoleaifatti ha esultato il vicepremier Salvini. #bastaimpuniti è stato il contraltare del ministro della  Giustizia Alfonso Bonafede esaltando così la sua idea di prescrizione, cioè di uno Stato che può perseguire a vita i reati commessi da un indagato. 

Ecco la “quadra”

Mezz'ora di vertice, appunto, ed entrambi i vicepremier hanno potuto dire soddisfatti che “l'accordo è stato trovato ela quadra pure”. Nè vincitori nè vinti, ma “tutti insieme avanti con il governo del cambiamento”.

Ora però un povero cittadino che durante la giornata fa altro, magari lavora, e non può permettersi di seguire tutte le evoluzioni del governo del cambiamento, deve anche capire qualcosa. Che non è chi ha vinto e chi ha perso tra Salvini e Di Maio - il duello sta diventando anche un po' stucchevole - ma cosa cambia nella vita degli italiani che hanno a che fare con il pianeta giustizia. Tra civile e penale sono circa 12 milioni di cause arretrate, circa un italiano su cinque. 

Due step

Diciamo subito che non è possibile fare valutazioni oggettive circa la “quadra” trovata ieri mattina - la nuova prescrizione a gennaio 2020, il nuovo processo penale entro dicembre 2019 - perchè, se va bene, per capire qualcosa occorrerà aspettare anni, almeno 5-6 anni: la prescrizione è una norma di diritto sostanziale e dunque si applica solo ai reati compiuti dopo la sua entrata in vigore. Chiunque dice o lascia immaginare qualcosa di diverso, mente sapendo di mentire. Ma il vero problema in queste ore è che nessuno degli attori del grande accordo di ieri mattina si è “ricordato” di dire che nel 2017, poco più di un anno fa, sono state approvate dal governo Gentiloni e dall’ex ministro Orlando due importanti riforme della giustizia avviate ai tempi del governo Renzi: quella della prescrizione e quella del processi. Le stesse riforme che si vorrebbero riformare ora. Solo che gli effetti delle riforme Orlando saranno misurabili tra qualche anno. Il caos.

Salvini subito, 5 Stelle tra un anno 

Ma torniamo alla “quadra” trovata ieri mattina. Salvini si porta a casa subito il suo decreto sicurezza con la stretta sugli immigrati: approvato al Senato con la fiducia, ha possibilità di essere convertito in legge prima della fine dell'anno.  I 5 Stelle invece arriveranno in aula tra il 20 e il 21 novembre, un paio di settimane più in là rispetto al previsto, con il cosiddetto "spazzacorrotti", un disegno di legge (e non un decreto) che introduce nuovi strumenti per combattere la corruzione (dall'agente infiltrato all’interdizione dalle gare per chi delinque e a vita per le aziende coinvolte). Nello “spazzacorrotti”, dopo che una battaglia condotta per una settimana notte tempo nelle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali con tanto di risse e imbarazzati rinvii ha finalmente deciso di allargare il titolo del disegno di legge per rendere ammissibili anche temi diversi, sarà inserito un emendamento che “in tre righe” - come hanno detto Bonafede e Di Maio -  “farà una rivoluzione epocale per cui dopo la sentenza di primo grado la prescrizione si bloccherà per sempre". Cioè il reato contestato potrà essere perseguito dallo Stato per sempre, senza una scadenza. Una rivoluzione così epocale, buttata là all'improvviso, non prevista, alla vigilia di un lungo ponte di Ognissanti e mezz'ora prima che scadessero i tempi di presentazione degli emendamenti, che ha lasciato tutti di sale. A cominciare dagli alleati di governo, la Lega.

Un nuovo disegno di legge

Dopo cinque giorni di liti a distanza, il “vertice” a palazzo Chigi ieri mattina ha deciso che l'emendamento ci sarà, la riforma della prescrizione anche ma entrerà in vigore solo a partire dal gennaio 2020. Non prima, in ogni caso, di aver riformato il processo penale con un ddl a parte che sarà presentato a gennaio al Senato. L’obiettivo è uno soprattutto: tempi certi nelle tre fasi del giudizio che poi è il vero male della giustizia italiana, quella lentezza e incertezza del diritto che ci costa circa un punto di Pil ogni anno. 

Davigo: “Ma così serve troppo tempo”

Ha avuto, quindi, ragione Salvini : “Per costruire la casa non possiamo cominciare dal comignolo”, dove “il comignolo” sarebbe la prescrizione e “la casa” l'intero processo penale. Per farla breve: un anno per riformare il processo penale; e poi la riforma della prescrizione. Tempi effettivi per beneficiare degli effetti della riforma epocale?  “Anni, da qui all'eternità, quando io sarò morto” ha chiosato tagliente e piccato Piercamillo Davigo, l'ex toga di Mani Pulite, ora membro togato del CSM e che di questa prescrizione così riformata  è stato il suggeritore e l’artefice.

Le parole di Davigo levano i dubbi su chi ha vinto e chi ha perso tra Lega e 5 Stelle. La ministra leghista, e raffinato penalista, Giulia Bongiorno ha impiegato dieci minuti, nel vertice di ieri mattina, per farlo capire al premier Conte.  Il ministro Bonafede ha dovuto fare un passo indietro salvo poi convincere dello  “straordinario risultato”. Di Maio ha preso atto. Non era il suo dossier. E comunque ieri sera, per far capire a Salvini che la guerra continua, ha attaccato lo sciagurato disegno di legge del leghista Pillon sull'affido paritario dei figli tra genitori separati. 

Riforme appena approvate

In questa guerra di posizione nessuno dei protagonisti, si diceva, si è preoccupato di dire e tenere presente che l'ex Guardasigilli Andrea Orlando ha passato quasi quattro annial ministero della Giustizia e ha completato un pacchetto di riforme che hanno impiegato, appunto, un’intera legislatura per diventare legge. Il 3 agosto del 2017 sono entrate in vigore la nuova prescrizione  per cui già adesso, tra sospensioni (18 mesi dopo entrambi i gradi di giudizio) e aumento di pena, chi è imputato  per corruzione può restare sotto processo fino a 18 anni. Un tempo lungo in cui in effetti è difficile immaginare che il processo non arrivi a sentenza definitiva. La nuova prescrizione era nello stesso testo che ha riformato il processo penale e che ha introdotto vincoli più rigorosi al sistema delle impugnazioni (patteggiamento anche in Appello), la stretta sui ricorsi in Cassazione, tempi certi di chiusura delle indagini (al massimo 6 mesi dall’avviso di chiusura) e stop ai tempi morti davanti al gip.

Regole nuove, ancora da valutare

“Queste norme - ha spiegato l’ex ministro Orlando - sono in vigore da poco più di un anno e ancora è troppo presto per misurarne gli effetti”. Il buon senso suggerisce di non accavallare e mescolare due riforme che comunque non possono essere retroattive, intervengono solo sui reati commessi dopo l’entrata in vigore e devono quindi smaltire quanto già avviato. Le aule di giustizia e le cancellerie rischiano il cortocircuito. Più di quanto già esiste ora. Orlando, ora deputato Pd e oggi alle prese con i tribolato congresso del Partito Democratico, ha suggerito a Bonafede di “valutare la mia riforma prima di cambiarla”. Per anni - ha spiegato l’ex Guardasigilli - “abbiamo fatto audizioni, ascoltato tutte le categorie, dai penalisti ai magistrati ai giudici, Csm e Anm e abbiamo modificato il codice sulla base di dati e analisi accurate”. In questa materia ci si deve muovere “con estrema  cautela” perché procure e tribunali sono già a loro volta sommerse di cause e fascicoli. Cambiare continuamente le regole del gioco è dannoso. “Ma soprattutto - ha osservato l’ex Guardasigilli - come si fa a cambiare sul nulla? Senza cioè sapere bene come funzionano le cose in questo momento?”.

Tre righe contro tre anni di mediazioni

Chi ha seguito il cantiere di quelle riforme, ricorda bene la lunga e attenta opera di ascolto e mediazione che l’allora Guardasigilli condusse  tra tutte le categorie e gli operatori della giustizia. E quando non erano contro di loro, le mediazioni sono state obbligatorie risse erano sistematiche con i cosiddetti centristi della maggioranza al governo (Alfano). Le maggioranze di necessità hanno sempre buchi neri. A maggior ragione in certe materie, e una è certamente la giustizia, serve cautela e non propaganda e facili promesse. Preferibili tre anni di mediazioni a tre righe di emendamento. Orlando, per supportare la stesura di nuovi criteri per l’estinzione del reato, fece un lungo viaggio nelle procure e nei Tribunali italiani. Il risultato fu sorprendente: più del 60% delle prescrizioni è dichiarata quando il processo neppure è iniziato; il 40% durante il primo grado avviene in alcuni distretti mentre in altri è prossima alla zero; oltre la metà delle prescrizioni dichiarate in Appello si concentra in 3-4 sedi. Dunque l’estinzione dei reati causa lentezza della giustizia è certamente un problema ma non sempre legato alle procedure quanto piuttosto agli uomini e alle donne che gestiscono la giustizia.  Il ministro Orlando ne dedusse allora che la cosa migliore sarebbe stata quella di incentivare l’organizzazione dei vari uffici. E che un buon manager con la toga potrebbe risolvere i problemi di negata giustizia in quasi la metà dei distretti.

Di tutto questo non si è parlato ieri mattina nel vertice lampo a palazzo Chigi. C’è da sperare che “l’epocale riforma Bonafede” voglia e possa spendere almeno qualche minuto sulle riforme Orlando. Che i tempi di realizzazione siano parecchio più lunghi del previsto. E che il tempo, in generale,  regali qualche ripensamento.