Tasse, coprifuoco e sport. La lunga notte del governo che litiga su tutto

L'esecutivo accavalla i vertici sul dpcm e sulla manovra

Tasse, coprifuoco e sport. La lunga notte del governo che litiga su tutto

Quando, alle 22 de la tarde, si diffonde la notizia, nella sala stampa di palazzo Chigi, che dopo due ore dal suo inizio, il vertice del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione di maggioranza sul nuovo dpcm con le misure per arginare il contagio da Covid, che dovrebbe essere adottato domani, è ancora in alto mare e che, di conseguenza, anche il cdm che doveva trovare l’intesa finale sulla manovra economica non inizierà prima delle 23 di notte (ma manca ancora una convocazione finale), anche i cronisti più scafati del Palazzo gettano la spugna e lasciano i ministri da soli. “Vabbé, poi domani, a mente fresca, ci dite…” sbotta uno. La doppia riunione, quella sul nuovo dpcm, cui partecipano anche i ministri Francesco Boccia e Roberto Gualtieri, sta durando più del previsto e, appunto, alle 22 sono ancora in attesa i sottosegretari ed gli esponenti di maggioranza che erano convocati alle 20 per cercare l'intesa finale sulla manovra.

Il cdm sulla manovra slitta fino a notte fonda…

E così, dopo il vertice dell’altra sera, a sua volta durato tutta la notte, anche ieri è stata una nuova giornata di incontri fiume in vista della firma del nuovo Dpcm che il premier siglerà oggi affinché entri in vigore da lunedì. Ieri mattina i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza hanno incontrato le Regioni. Poi, nel pomeriggio, il titolare della Salute ha fatto il punto con gli esperti del Comitato tecnico scientifico, prima di un nuovo vertice tra il premier e i capi delegazione dei partiti. Se è ormai opinione comune che bisogna intervenire prima che la situazione sfugga di mano, il problema è che nel governo non c'è unità di vedute sulle misure da prendere. Conte, inizialmente, aveva scelto la strada della prudenza, determinato a evitare altri lockdown, anche parziali, ma il pressing delle Regioni e dell'area 'rigorista' dell'esecutivo, a partire dal Pd e da Leu, lo ha convinto a intervenire in maniera decisa, proprio per non dover ‘paralizzare’ il Paese. Il punto fermo, ha spiegato Speranza, è la tutela del lavoro e della scuola. Ma. sul ‘coprifuoco’ (alle 22 o le 23) non c'è accordo. Speranza, parlando con i governatori, ha sottolineato la necessità di “una stretta sugli orari serali per evitare assembramenti” e limitare la movida, ma vuole anche procedere a un “irrigidimento delle misure per le attività non essenziali”, quelle sportive dilettantistiche. Una ipotesi su cui Italia viva si mette di traverso, chiedendo di evitare “forzature”. “Per chi ha investito per sanificare chiudere oggi sarebbe un colpo mortale. Vale ovviamente per tutti, dai teatri ai ristoranti, dai negozi alle librerie”, gli ribatte a muso duro la capogruppo alla Camera di Italia Viva Maria Elena Boschi.

Ma la spaccatura vera è sulle nuove tasse in manovra

Ma proprio mentre governo e regioni ritrovano un minimo di intesa sulle nuove misure da mettere in campo per la nuova stretta anti-Covid, la maggioranza si spacca al suo interno sulle misure economiche da far rientrare nella legge di stabilità. Alla vigilia dell'ennesimo vertice notturno sulla manovra, la maggioranza è ancora profondamente spaccata. Fallisce il tentativo di mediazione portato avanti dal Ministero dell’Economia su Plastic tax e Sugar tax. Via XX settembre, con lo stesso Gualtieri in prima fila, aveva proposto un rinvio di tre mesi per la partenza delle nuove tasse, il che però vuol dire che, tra tre mesi, sarebbero comunque arrivate. Iv, però, non ci sta. La capodelegazione di Iv, e ministra all’Agricoltura, Teresa Bellanova lo dice pubblicamente, con un post su Facebook lanciato poco prima di prendere parte alla riunione con Giuseppe Conte e gli altri capidelegazione a palazzo Chigi: “Ritengo del tutto improponibile pensare a nuove tasse in questa fase, o a ripristinarne di vecchie, o ad attivare come se nulla fosse accaduto i procedimenti esecutivi per riscuotere quelle non pagate", mette nero su bianco. No quindi a Sugar e Plastic tax, o Italia viva - è l'avvertimento - non voterà il Documento programmatico di Bilancio. Anche il presidente della commissione Bilancio, Luigi Marattin, altro renziano di ferro, usa parole dure entrando al vertice notturno: “O si tolgono sugar e plastic tax o noi il Dpb (Documento di programmazione e bilancio, cioè la legge Finanziaria, ndr.) non lo votiamo”. Marattin e Bellanova stoppano così anche “chi sottovoce”, e il riferimento è al commissario Ue Paolo Gentiloni – si presuppone, in casa renziana, con il placet del Pd di Zingaretti - “fa ventilare l’ipotesi” di ripristinare l'Imu sulla prima casa, “una tassa - è la sottolineatura dei renziani - che anni fa il governo Renzi ha mandato in soffitta”.

Bellanova e Marattin: “Così non votiamo la manovra”

Le tensioni che esplodono nella maggioranza mandano a monte anche quello che sembrava un faticoso compromesso raggiunto sul fronte fiscale, con il blocco delle ingiunzioni e l'ok alla ripartenza delle cartelle esattoriali. “A questo punto per noi, finché non c'è un accordo complessivo - spiegano fonti qualificate di Iv - non vale più nulla”. La quadra, insomma, mentre tutti i ministri restano allertati per un Consiglio dei ministri che a questo punto si terrà solo nella notte più fonda, sembra davvero lontana. Tanto che la Bellanova lancia vere e proprie accuse agli alleati. La capodelegazione renziana punta il dito contro chi intende inserire “nelle pieghe della manovra una misura, non condivisa, con l’obiettivo di sconti fiscali per il mondo bancario di importo considerevole”. Insomma, Iv accusa il Pd e i 5Stelle di sottomettersi ai ‘voleri’ delle banche…

Anche l’accordo sulle misure anti-Covid è fragile

Il bicchiere mezzo pieno è, invece, l’accordo raggiunto sulle misure anti-Covid, con la proroga - che potrebbe essere anticipata in un decreto legge ad hoc - della cassa integrazione per la pandemia fino alla fine dell'anno per chi ha esaurito le settimane autorizzate finora. Il M5s chiede di riservare parte delle risorse per il sostegno ai settori che saranno ancora colpiti dalle chiusure e dalle restrizioni. Le misure economiche, viene spiegato, andranno di pari passo con quelle del nuovo Dpcm per il contenimento del virus. Chi sarà costretto a chiudere o a limitare le proprie attività verrà 'ristorato' con nuovi interventi a fondo perduto. Da questo punto di vista, la ‘filosofia’ del governo è quella di stringere un po' di più le maglie per provare a frenare la curva dei contagi, ma senza ricorrere a misure draconiane. Ma anche su questo fronte si litiga, dentro il governo. Giuseppe Conte resiste alle spinte di alcuni ministri (Speranza e Franceschini su tutti) per tornare in “zona lockdown”, introdurre chiusure drastiche o addirittura un coprifuoco sul modello di quello appena varato in Francia. Ma poi intorno alle quattro – ma della notte tra venerdì e sabato, cioè quella precedente alla nottata odierna – Conte si era persuaso anche lui a non aspettare oltre, e cioè a introdurre subito quelle nuove misure nazionali invocate dal Pd e da Speranza per non farsi scavalcare dagli eventi. Conte, in realtà, avrebbe voluto attendere i dati relativi agli effetti dell'ultimo dpcm, in vigore da mercoledì, ma poi si convince che non si può più indugiare: firmerà il nuovo dpcm nelle prossime ore – e lo illustrerà oggi con una conferenza stampa - per mandarlo in Gazzetta ufficiale entro stasera in modo tale da farlo entrare in vigore lunedì.

Conte oggi terrà una conferenza stampa per illustrare i contenuti del nuovo Dpcm e teme ‘fughe di notizie’

Nella consapevolezza che bisogna tener conto anche della tenuta psicologica del Paese, oltre che tutelare le attività produttive, cercherà una sintesi tra le diverse proposte dei suoi ministri, divisi tra gli ‘aperturisti’ e i ‘rigoristi’. Domenica, cioè stasera, tornando a parlare agli italiani come nei giorni drammatici del lockdown, il premier illustrerà nuove regole, elencherà altri blocchi, dallo sport alla movida, e capirà come reagiranno i suoi concittadini.

Il guaio è che su cosa in concreto bisogna fare, anche qui il confronto ha infiammato e diviso la maggioranza: Iv sale sulle barricate del ‘no’ a nuove chiusure, convinta di trovare una sponda nel premier, il M5s si mostra prudente, Pd e Leu spingono per agire con nettezza, subito, e chiudere. Due direttrici muovono l'azione di Conte: non chiudere le scuole e non fermare le attività produttive. Sul primo punto tutto il governo concorda: va bene aumentare la didattica a distanza, non chiudere le aule. Sul secondo punto invece si discute. C'è chi ritiene che alcune attività non essenziali siano ‘sacrificabili’ per far abbassare la curva, garantendo i necessari ristori a tutte le categorie interessate con un decreto legge da approvare insieme alla manovra. C'è chi pensa al contrario - e anche qui Teresa Bellanova per Italia viva si è intestata questa battaglia - che non si può ‘esagerare’ e che si deve evitare ogni rigidità.

Pure le misure sul ‘coprifuoco’ agitano la maggioranza

A far discutere, però, più di tutti, è il ‘coprifuoco’ ipotizzato da più d'uno nel governo e proposto alle Regioni: far chiudere ristoranti, locali, negozi alle 22 o alle 23. Il solo termine ‘coprifuoco’ fa paura, tanto che Palazzo Chigi invita la stampa a non “alimentare confusione con fughe in avanti” e attendere le “comunicazioni ufficiali” sulle nuove misure, che però arriveranno dopo un confronto con Regioni ed enti locali, scienziati ed esperti con l’obiettivo di “tutelare nel modo più efficace gli interessi sanitari e socio-economici di tutti i cittadini”. Conte, che sa bene che alla fine sarà lui ad esporsi, davanti agli occhi degli italiani, come il vero e unico responsabile delle nuove misure, vuole soppesare bene il pacchetto di interventi. Il premier à contrario a un coprifuoco vero e proprio, col divieto di uscire di casa, e ascolta per tutto il giorno i dubbi delle Regioni e degli stessi scienziati sulla reale efficacia di un lockdown notturno. Far chiudere ristoranti ancor prima della mezzanotte non convince i governatori ma anche il M5s. Certo, le misure per limitare gli assembramenti da movida sono destinate a essere irrigidite. Potrebbe esserci una stretta in particolare durante i weekend.

Anche lo sport va incontro a una stretta molto pesante

E anche lo sport va incontro a una nuova stretta che potrebbe essere molto pesante: alle famiglie si potrebbe chiedere il sacrificio di non far fare sport ai figli, vietando lo sport di contatto dilettantistico, e agli operatori del settore un sacrificio ancora più grande chiudendo palazzetti, palestre e piscine. Ma anche su questo, nella maggioranza si discute animatamente. Il ministro Vincenzo Spadafora ricorda tra l'altro che fare sport fa bene alla salute, un dato non irrilevante mentre per la salute si combatte. Escluso, per ora, di far abbassare le serrande a estetiste e parrucchieri, le misure su cui tutti concordano sono rafforzare il tracciamento (Vito Crimi chiede di rendere ‘obbligatoria’ l'app Immuni) e uno smart working ‘spinto’: nel pubblico si può arrivare a un'asticella del 75% e anche se nel privato non si può imporlo, si può raccomandarlo con forza. Si aiuterebbe così ad alleggerire il trasporto pubblico locale che, secondo i Cinque stelle, resta il vero tallone d'Achille - ben più della scuola - nella lotta al virus (in politichese si traduce così: le colpe maggiori sono della De Micheli, non certo della Azzolina). C'è chi spinge per una riduzione della capienza dall'80% al 50%, a fronte di maggiori risorse. Un tema, quest'ultimo, strettamente legato a quello della stretta. Perché se arriveranno nuovi divieti, restrizioni, limiti di orari, bisognerà aiutare un'economia in affanno che proprio adesso accennava a ripartire. Ecco perché accanto alla manovra dovrebbe essere approvato un nuovo decreto di aiuti Covid, ma come modulare gli interventi, dipenderà anche da come sarà scritto il dpcm. La lunga notte delle liti, nella maggioranza, è appena iniziata.