[Il retroscena] La Sinistra in cerca di un nuovo leader, il perfetto front-man di Zingaretti potrebbe essere Maurizio Landini

Già in passato, venne varie volte indicato come un possibile nuovo leader di tutto ciò che stava a sinistra di Renzi e che aveva risposto spiegando che il suo era un progetto sulle idee e sui programmi, prima che sulle sigle e sui contenitori

[Il retroscena] La Sinistra in cerca di un nuovo leader, il perfetto front-man di Zingaretti potrebbe essere Maurizio Landini

Un nuovo leader si sta affacciando a sinistra. Uno che, già in passato, venne varie volte indicato come un possibile nuovo leader di tutto ciò che stava a sinistra di Renzi e che aveva risposto spiegando che il suo era un progetto sulle idee e sui programmi, prima che sulle sigle e sui contenitori. Il suo nome è Landini, Maurizio Landini. Dice cose di sinistra ed è perfettamente compatibile con la nuova segreteria piddina di Nicola Zingaretti, mentre non lo sarebbe stato con quella di Matteo Renzi, con cui pure ha vissuto una breve stagione d'amore, con reciproche aperture di credito e motteggi sul fatto che Agnese, la signora Renzi, di cognome da ragazza fa proprio Landini. Ma, poi, ovviamente e inevitabilmente, un po’ alla volta, hanno prevalso una differenza e una diffidenza quasi antropologica e generazionale, prima ancora che politica. Landini, uno ce lo vede con una camicia di flanella a quadrettoni, non con la camicia bianca e le maniche arrotolate, così come il leader della Cgil probabilmente non ha nemmeno una lontana idea di chi possa essere Ermanno Scervino. Invece, altrettanto antropologicamente e quasi fisiognomicamente, Landini e Zingaretti sono perfettamente coniugabili e potrebbero lavorare di sponda nel lavoro di ricostruzione di un centrosinistra molto sinistra e poco centro.

Landini ha dalla sua tre caratteristiche

Rispetto al governatore del Lazio e segretario del Partito Democratico, fra l’altro, Landini ha dalla sua tre caratteristiche che possono fare la differenza: tanto l’uno è sgobbone e secchione, tanto l’altro è carismatico e trascinatore. Tanto Zingaretti non ha l’oratoria fra le sue caratteristiche principali, tanto Landini è uno straordinario affabulatore. Tanto Zingaretti ha una timidezza di fondo che lo rende meno empatico all’esterno di quanto lo è effettivamente, tanto Landini ha la simpatia contagiosa e innata che scalda le folle e il pubblico, da consumato sindacalista. Insomma, con Zingaretti alla regia, Landini sarebbe il perfetto front-man, in grado di sostenere il confronto con chiunque in televisione e di svariare su ogni tipo di piazza elettorale: da quelle fisiche a quelle social. Soprattutto, Landini ha una caratteristica importantissima: familiarizzare con gli interlocutori, anche quelli con cui litiga, da Matteo Salvini – che un tempo indicò la sua Fiom come modello – a Flavio Briatore che, dopo una puntata insieme con Santoro, scrisse su Twitter: «Ho conosciuto Maurizio Landini, una persona per bene, corretta, e (udite udite) su molti punti sono d’accordo con Maurizio!! Bravo!!».

E Landini, di rimando: “Io parlo con tutti”. Non si butta via niente. E, visto che abbiamo citato la Fiom, vale la pena di raccontare anche che il Landini della Fiom è diverso dal Landini della Cgil e quello odierno è molto più moderato ed ecumenico. Lui stesso ci scherza sopra e, ogni tanto, dopo una risposta particolarmente riformista a una domanda, dice: “Ha visto come sono stato moderato? Può bastare?”, con un tocco di autoironia che, chiaramente è un valore aggiunto. E i casi si moltiplicano, dalle risposte sul sì alle Grandi Opere (“Forse Maurizio Landini persona singola le darebbe un’altra risposta, ma Maurizio Landini segretario della Cgil…”), distinte e distanti dall’adesione di una parte della Fiom al movimento No Tav senza se e senza ma, al via libera all’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, a suo tempo osteggiato su vicende aziendali, ma a cui il numero uno della Cgil con grande onestà intellettuale non ha potuto fare a meno di riconoscere il grande lavoro e i successi imprenditoriali unici in Italia, con parole che suonavano pressappoco così: «Non è compito del sindacato dire chi debbano essere gli amministratori delegati delle imprese, ma troveremmo non molto intelligente se non si riconoscesse il lavoro che è stato fatto all'interno di Fincantieri».

“Ecco, tutto questo è oggi declinato sulle piazze di mezza Italia, con una sorta di neverending tour, in cui Landini alterna durezza dialettica e simpatia naturale, caricando le piazze. E’ successo in Friuli-Venezia Giulia; è successo a Bologna; è successo a Torino ed è successo addirittura tre volte in poche settimane a Genova, che Landini vede come un laboratorio sociale di questa storia. Fra l’altro, gli interventi landiniani spaziano su una serie di temi che non sono solo sindacali, anzi. Va forte, nella dialettica del leader Cgil, il tema dei porti aperti alle navi dei migranti, in diretta polemica con Salvini. E va altrettanto forte il richiamo alla resistenza “contro tutti i fascismi, vecchi e nuovi”.

Poi, ovviamente, non mancano i temi sindacali in senso stretto, a partire dall’unità di Cgil, Cisl e Uil. Con una sigla unica che potrebbe trasformare quelle che oggi sono tre mezze debolezze in una sola grande forza. E, soprattutto, con un antico modello che ha le sue radici nella Flm, il sindacato unitario dei metalmeccanici, poi “spacchettato”. "Le ragioni storiche, politiche e partitiche che portarono alla divisione tra i sindacati italiani non esistono più - spiega Landini in interviste e convegni, comizi e riflessioni pubbliche -. Ma non deve essere un'operazione degli apparati burocratici".

E fa anche capire che non ci sarebbero problemi nell’organigramma e nei ruoli.

Anche perché la Cgil è più forte

Tutto e subito. Qui e ora. "Penso che i tempi siano adesso. È ora che c'è una richiesta perché nel lavoro e nella società si costruisca una risposta alla frantumazione dei diritti e dei processi produttivi. In questo quadro va rafforzato il ruolo del sindacato e della contrattazione nei luoghi di lavoro. Il sindacato deve allargare gli spazi della sua rappresentanza, dobbiamo sempre più far entrare nelle nostre sedi e nelle nostre piattaforme rivendicative i nuovi lavori, le differenze di genere, l'attenzione per l'ambiente". E, in fondo, altro non è che uno scheletro di un possibile programma di governo. "Sulla nostra tripartizione sindacale ha pesato enormemente la divisione del mondo nel secolo scorso in blocchi contrapposti. Oggi non c'è più nulla di quella stagione, non ci sono più i partiti, il Pci, la Dc e il Psi, che avevano tra le loro ambizioni anche quella di rappresentare il lavoro. Quello è un mondo antico. Cgil, Cisl e Uil hanno conquistato una propria autonomia e per questo possono andare oltre l'unità di azione. Abbiamo proposte condivise sul fisco, sulla sanità, sulle pensioni, sul Mezzogiorno, sulla contrattazione, sulle politiche per gli investimenti pubblici e per valorizzare il lavoro nella pubblica amministrazione".

Il possibile governo Landini

Punti programmatici di un possibile governo Landini, altri punti programmatici. "Il problema del nostro Paese è l'assenza di una politica industriale che metta al centro il lavoro. Spendiamo meno in ricerca, siamo in ritardo nei settori strategici e la maggiore flessibilità va a scapito dei diritti". Alcune delle parole d’ordine sono già perfette per l’ultimo appello elettorale, quello che sposta i voti negli ultimi giorni, colpendo al cuore: "Il contrario di precarietà è libertà di realizzarsi attraverso il lavoro, una libertà che si ottiene se c'è partecipazione. Non è sufficiente chiedere più salario e meno orario: è importante che venga riconosciuto ai lavoratori il diritto di partecipare alle decisioni, prima che vengano prese". E anche questo è molto meno rivoluzionario di quel che potrebbe sembrare, ma un modello simile a quello tedesco, caro alla Cisl.

"Io sono per la certificazione della rappresentanza, per evitare quello che si vede in tante realtà, in cui persone che lavorano gomito a gomito hanno trattamenti economici e condizioni differenti. È necessario eliminare la competizione tra lavoratori e ripristinare diritti comuni". O è un nuovo sindacato o è un nuovo leader della sinistra.