[il caso] I renziani “rompono” sulla prescrizione. E sulla Puglia. Ma non troppo. Prove di alleanza con Calenda

Italia viva vota con il centrodestra contro la riforma Bonafede. “Coerenti con la nostra linea”. Le accuse del Pd: “Siete ambigui e tirate colpi bassi”. Accordo Iv e Azione di Calenda per una propria lista in Puglia. Contro Emiliano. Renzi ai suoi: “Avanti sui nostri temi, anche in dissenso, senza far cadere il governo”

[il caso] I renziani “rompono” sulla prescrizione. E sulla Puglia. Ma non troppo. Prove di alleanza con Calenda

Il voto contrario alla maggioranza sulla prescrizione infinita del ministro Bonafede. I distinguo sul candidato del Pd in Calabria, Pippo Callipo. L’avvio di un cantiere comune con “Azione”, il partito di Carlo Calenda per presentare insieme i candidati alle prossime regionali, a cominciare dalla Puglia. Se tre indizi fanno una prova, questa ci dice che Matteo Renzi e Italia viva provano a ripartire dopo la pausa natalizia e la doccia fredda dell’inchiesta giudiziaria che, tra indagini legittime ma anche molto fango e sospetti, ha costretto a modificare qualche programma.  

   Se il Pd ha dato le sue carte nella due giorni nell’abbazia di Contigliano, ieri è toccato a Italia Viva scoprire le sue. Che non guardano ai 5 Stelle, non abbracciano il giustizialismo in chiave grillina e neppure la virata a sinistra che molti hanno intravisto nelle parole di Zingaretti e nell’annunciato smontaggio e rimontaggio di una cosa larga del centro sinistra, Sardine comprese. “Un nuovo grande Pd con alleanze che vanno da Toninelli a D’Alema? Solo al pensiero mi sento male” ha chiosato Renzi ieri sera ospite di Porta a Porta.

Il congresso a Roma

In previsione di un suo congresso a Roma nei primi giorni di febbraio e di una fase post voto in Emilia Romagna certamente ricca di grandi manovre – anche se nessuna arriverà intenzionalmente a staccare la spina alla maggioranza e al governo – i renziani si sono messi al lavoro “con metodo e idee chiare” sottolineano: restare coerenti ai paletti del proprio dna – “riformismo e garantismo” -; lanciare proposte e programmi per far ripartire il paese (il decreto Italia shock); allargare i confini di Italia Viva. Ieri sera, dopo una giornata agitata di voti contrari, prese di posizione e annunci vari, Matteo Renzi ha riunito i gruppi alla Camera. Il tradizionale incontro settimanale questa volta necessario dopo la lunga pausa natalizia e una giornata non qualsiasi. “In Sala Aldo Moro” hanno voluto sottolineare i partecipanti. “Andiamo avanti sui nostri temi, li rivendichiamo anche in dissenso al Pd e ad altri alleati di governo ma non lavoriamo per far cadere il governo” è stato il messaggio che Renzi ha voluto consegnare a deputati e senatori di Italia Viva. Erano presenti anche le ministre Bellanova e Bonetti e il coordinatore Ettore Rosato che in mattinata aveva incontrato Carlo Calenda. In agenda il tema della prescrizione. “Vorrei fosse chiaro - ha ripetuto Renzi - che noi abbiamo votato per difendere e tornare alla riforma Renzi- Orlando mentre il Pd ha votato per una legge decisa da Bonafede e Salvini”. Piano shock sulle infrastrutture e riforma dell’Irpef sono stati gli altri temi in agenda. E saranno anche i punti che Italia viva porterà al tavolo della verifica di governo a fine gennaio.

 

Italia viva “ritrova” Azione di Calenda

Con qualche stupore viste le cortesie verbali tra i due leader, a riprova che in politica nulla è impossibile, ieri è stata ufficializzata l’alleanza tra Italia Viva e Azione, il partito di Carlo Calenda. Si tratta al momento di un patto per correre insieme alle regionali di Puglia e, forse, anche in altre regioni al voto tra maggio e giugno. Renzi e Calenda sono stati molti vicini – l’ex premier lo inviò prima a Bruxelles come centroavanti per curare e sbloccare i dossier europei e poi lo nominò ministro dello Sviluppo economico – e poi anche molto lontani più che altro, si dice, per affinità caratteriali. Due galli nel pollaio, più o meno. Anche la scissione in tempi diversi dal Pd – con Calenda è andato un altro ex vecchio amico, Matteo Richetti – è stata mal compresa nel merito. Adesso è arrivata l’ora di levarsi un po’ di cresta e cominciare a fare di conto visto che, a parte la convivenza per necessità al governo con i 5 Stelle che Calenda non ha mai voluto neppure ipotizzare, i due partiti e le rispettive basi elettorali hanno più cose in comune che divisive.

 

Primo esperimento in Puglia

Unisce, sicuramente, la distanza siderale da Michele Emiliano, il governatore della Puglia che ha appena stravinto le primarie del Pd e quindi la conferma alla candidatura. Gestione del dossier Ilva e rapporti con i 5 Stelle sono già due ottimi argomenti di lontananza e divisione. L’accordo è stato “impostato” ieri in un incontro a cui hanno partecipato il coordinatore di Iv Ettore Rosato e Calenda e Richetti. Sono stati anni insieme al governo e in maggioranza. Per entrambi un ritorno a casa. In Puglia dunque ci sarà un nuovo candidato che farà riferimento ad un’area di centro e progressista e che sarà alternativo al Pd di Emiliano che dovrebbe raccogliere sotto il suo nome anche i 5 Stelle. “Con il movimento di Calenda c'è una convergenza in Puglia, noi non appoggeremo Emiliano o Fitto e troveremo un terzo candidato. L’unica vera possibile coerenza con Emiliano è dire andiamo per strade diverse” ha spiegato Renzi. Anche Calenda ha fatto outing, via twitter: “Non è che il Pd candida in Puglia il peggior governatore d’Italia senza fare prima alcun confronto e poi ci chiede di stare zitti”. Ma ora, è stato l’invito di Calenda, “pancia a terra e zero polemiche fino dopo il voto in Emilia Romagna”. Dove Italia Viva e Azione appoggiano Stefano Bonaccini.

Il caso Calabria

La giornata era cominciata con un piccolo caso Calabria. Il senatore Ernesto Magorno e l’ex deputata Stefania Covello, entrambi di Iv, avevano spiegato che “in Calabria Iv non ha liste nè candidati. Il partito ha meno di 100 giorni, si deve strutturare ed è presto per presentare il nostro simbolo che certamente sarà presente nelle amministrative della prossima primavera”. Una serie di distinguo che hanno allarmato Stefano Graziano, coordinatore del Pd in Calabria. “Dobbiamo fare fronte comune, Callipo è l’uomo giusto per fare fronte contro l’avanzata delle destre e dei sovranismi” è stato l’appello allarmato di Graziano dopo i distinguo di Magorno e Covello. Poi in serata ha provveduto Renzi ha ristabilire un po’ di ordine alle parole. E’ vero che Iv non ha simboli nè candidati, “ma se fossi calabrese voterei Callipo, non ci sono dubbi”. In Toscana il candidato già in campo per il Pd è Eugenio Giani, presidente uscente del consiglio regionale, per cui è già arrivato l’endorsement di Renzi. L’accordo con Azione potrebbe invece ripetersi in Campania, dopo la Puglia.

 

Lo strappo sulla giustizia

Lo strappo vero tra Pd e Italia viva è stato sulla prescrizione. Una tensione che covava da settimane e che è esplosa nel primo pomeriggio in Commissione Giustizia alla Camera. La maggioranza ha bocciato la proposta di legge di Enrico Costa (Forza Italia) che stravolgerebbe la riforma Bonafede e lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio (solo se condannati). Ma Italia Viva, in nome del garantismo, ha votato con il centrodestra, come annunciato da tempo. M5s, Pd e Leu l’hanno spuntata 23 a 22 grazie al voto inusuale della presidente della Commissione, la cinque stelle Francesca Businarolo. “Hanno vinto facendo giocare l’arbitro” ha attaccato Costa (Fi). Subito si è scatenata la polemica tra gli ex compagni di partito. “Il Pd ha deciso di recedere su principi come quelli del diritto e del giusto processo – ha affermato Lucia Annibali (Iv) - per andare a rimorchio del M5S anche sulla giustizia”. Ancora più duro Roberto Giachetti. “Il re è nudo – ha detto il protagonista di tante battaglie e digiuni – dopo mesi in cui il Pd ha ripetutamente abbaiato alla luna contro il giustizialismo dilagante e promesso che non avrebbe mai avallato la norma sulla prescrizione, oggi si sono rimangiati tutto mostrando un’evidente subalternità alla linea giustizialista dei grillini che umilia la civiltà giuridica del nostro paese”. Renzi l’ha messa ancora più chiara: “Noi siamo rimasti fedeli alla legge Orlando votata ai tempi del governo Renzi, non è possibile che ci sia un processo senza fine. Il Pd invece insegue il populismo giudiziario dei 5 Stelle”. Il Pd ha, a sua volta, accusato Italia viva di essere “ambigua”, di “giocare solo la sua partita e non quella della maggioranza”, di tirare “colpi bassi sotto la cintura” e di fare, in questo modo, “regali a Salvini e alla Meloni”. Va detto che il Pd avrebbe fatto volentieri a meno di votare in difesa della riforma Bonafede. E però qualcuno dovrà tenere in piedi questo governo.

Ma il governo non rischia

Insomma, sono volati stracci come non mai in questi primi quattro mesi di separazione. Ma non è in corso un attacco al governo Conte. “Se Italia Viva vuole continuare ad aiutare le opposizioni mettendo a rischio la tenuta del governo, lo dica chiaramente” ha osservato Michele Bordo, vicecapogruppo del Pd. Ma Renzi non vuole giocare su questo piano. L’ipotesi di Dario Franceschini a palazzo Chigi è una provocazione cui l’ex premier non abbocca. “Non scherziamo – ha chiosato – questo non è un risiko e il Paese ha un sacco di problemi. Conte e il governo devono fare e sbloccare l’Italia”. Italia viva, poi, ha bisogno di tempo per fortificarsi: “Se le elezioni saranno nel 2023 ci sarà ancora molto tempo. E Italia viva ha bisogno di tempo, come è successo anche a Macron”. Dunque siamo alla guerriglia a bassa intensità. Necessaria per posizionarsi, rafforzarsi, fare campagna acquisti, non dentro ma fuori dal Parlamento. “Un abbraccio di solidarietà a tutti i riformisti del Pd” ha punzecchiato Renzi.

 

Autostrade, il prossimo braccio di ferro

Il leader di Italia viva ha voluto subito indicare quale sarà la prossima battaglia dentro la maggioranza: la revoca delle concessioni ad Autostrade per la malagestio di ponti e viadotti. “Chi vuole revocare le concessioni - ha avvertito l’ex premier - deve avere le carte in regola, accuse precise e non generalizzate e non deve farlo per prendere un like sui social, altrimenti ci costringe a pagare decine di miliardi ad Autostrade per i risarcimenti. Ci vuole una base giuridica”. Un messaggio chiaro ai 5 Stelle che invece conducono, come sempre, la loro battaglia in nome dei principi senza fare i conti con la realtà. Delle regole e delle clausole contrattuali. Ieri sono arrivati a dire che “su Autostrade potrebbe cadere il governo”. I soliti aut aut. Come sulla prescrizione. E allora diciamo pure che se sono bluff - i grillini farebbero di tutto pur di non andare a casa - è l’ora che vengano smascherati.