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Perché era importante che anche l’Italia avesse il ministero della disabilità

Si tratta di una figura che farà da referente al mondo della disabilità e che garantirà un collegamento ed un coordinamento fra i vari Ministeri e le Regioni, creando i presupposti per dare dignità ai diritti, spesso ignorati, delle persone con disabilità e delle loro famiglie

Stefano Loffredodi S.L.   
Erika Stefani (foto Ansa)
Erika Stefani (foto Ansa)

Veneta, Erika Stefani è il neo Ministro per la Disabilità del neo Governo Draghi. Si tratta di un incarico tanto delicato quanto importante che si porta dietro l'obiettivo di ridare la dovuta attenzione ad un mondo, quello della disabilità, lasciato spesso solo ed in balia di sé stesso durante il lockdown. Il premier uscente, Giuseppe Conte, durante il suo secondo mandato, si era, infatti, ripreso, probabilmente con le migliori intenzioni, le deleghe sulla disabilità ma, anche a causa della complessità legata alla gestione dell'emergenza Covid, aveva di fatto un po' trascurato le istanze delle persone più fragili che proprio durante la pandemia hanno vissuto un periodo particolarmente difficile.

"Ringrazio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui questa petizione era diretta. Ma ringrazio ancora di più il nuovo Premier Mario Draghi per l'attenzione implicitamente data al mondo della disabilità. Ringrazio anche tutti coloro che hanno sottoscritto la presente petizione ed i testimonial che la hanno supportata, credendoci ed esponendosi in prima persona. Fra tutti, i calciatori Toto' Schillaci, Stefano Tacconi, Christian Rigano' senza dimenticare gli attori Enio Drovandi, Jerry Potenza, Roberto Brunetti, Pietro Fornaciari  ed il regista Igor Maltagliati. Non mi rimane che fare i migliori auguri al nuovo Governo e al nuovo Ministro per la Disabilità con la speranza che per il Paese in generale e per il mondo della disabilità in particolare si possa aprire una nuova pagina" spiega Andrea Buragina, papà di un ragazzo autistico che, durante il lockdown aveva lanciato su Change.org, la petizione "Ridateci il Ministro della Disabilità", auspicando che questa figura avesse anche un portafoglio. Ma se per il portafoglio dovremo forse attendere un prossimo governo, rimane il fatto che questa apertura al mondo della disabilità da parte del governo Draghi è sicuramente qualcosa di rimarchevole.

L’intento è evidentemente quello di avere una regia verso una problematica che tocca in maniera trasversale diversi aspetti della vita delle persone con disabilità e dei loro familiari (salute, lavoro, scuola, inclusione sociale) e conseguentemente diversi ministeri. Si tratta di una figura che farà da referente al mondo della disabilità e che garantirà un collegamento ed un coordinamento fra i vari Ministeri e le Regioni, creando i presupposti per dare dignità ai diritti, spesso ignorati, delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

"Personalmente trovo anomalo che in tutte le amministrazioni locali ci siano delle figure di primo piano dedicate alla disabilità e che invece, se guardo al precedente governo, a livello centrale se ne sia dovuto "occupare" il primo ministro con i risultati, non proprio esaltanti, che conosciamo e che hanno messo a dura prova il mondo della disabilità, sepcie durante il lockdown. Serve pragmatismo; giusto prendere atto che si tratta di un modello poco sostenibile, un modello che non ha funzionato e quindi voltare pagina. D'altronde come fa un Primo Ministro ad occuparsi a tempo perso, per giunta in un periodo così straordinario, di disabilità?” si chiede Andrea Buragina che auspica che questo ministero possa avere carattere strutturale con l'introduzione a tendere anche di un portafoglio dedicato.

I numeri che ci sono dietro la disabilità sono, infatti, numeri importanti, numeri che fotografano una situazione drammatica. In Italia, secondo i dati Istat, ci sono oltre 3 milioni di disabili, pari al 5,2% della popolazione, circa la metà sono persone anziane ed 1,5 sono privi di una rete d’aiuto. Ciò implica una scarsa soddisfazione per la vita, che per i disabili porta la percentuale dei soddisfatti al 19,2% a fronte del 44,5% del resto della popolazione italiana. “E’ necessario lavorare sull’inclusione ma l’inclusione non è qualcosa che basta nominare e magicamente arriva. L'inclusione va conquistata e per arrivarci servono risorse dedicate tanto a livello centrale quanto a livello locale” continua Buragina che ha anche evidenziato come una delle maggiori criticità che le associazioni di riferimento si trovano ad affrontare sia la mancanza di riferimenti duraturi lato Governo; dal 1945 al 2020 si sono, infatti, succeduti in Italia ben 67 governi, un numero incredibile se consideriamo le legislature, appena 18. Un problema, quello dell’instabilità politica, che è un po' il tallone di Achille del Paese.

Stefano Loffredodi S.L.   

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