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Il nuovo “ordine mondiale” pretende l’Europa e l’Italia attive e presenti in Africa

Fine del bipolarismo est/ovest o nord/sud. L’avvento di un ordine multipolare. L’allargamento dei Brics a 11 interpella l’alleanza del G7. Cosa succede nello spazio africano dopo la morte di Prigozhin. Il ruolo dell’Italia e dell’Europa. Le missioni di Meloni in India e in Cina. Entro la fine dell’anno

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Il nuovo “ordine mondiale” pretende l’Europa e l’Italia attive e presenti in Africa

Distratti dalle ambizioni letterarie e politiche di un generale, da specie aliene tipo granchio blu e anche da cose più serie come il caro benzina e il caro prezzi, non ci siamo accorti che il mondo sta “cadendo a pezzi”. Per lo meno quello che abbiamo conosciuto fino adesso, nel format classico di un rassicurante bipolarismo est/ovest in alternativa nord/sud. Il mondo “nuovo” è il risultato di una dinamica in corso da anni, ovvio, ma che proprio in questi giorni ha assunto improvvisamente una forma più definita e multipolare, più teste e più centri di comando sparsi nel globo. Senza dubbio un assetto più faticoso con cui dobbiamo fare assolutamente e assai in fretta i conti.

Le nuove mappe del mondo

Due utili infografiche pubblicate ieri, venerdì, su Repubblica e Avvenire sono illuminanti perchè aiutano ad avere una completa prospettiva della situazione che racconta, appunto, di un mondo che evolve verso un assetto multipolare che coinvolge ogni parte del globo compresa Asia, Medioriente, paesi arabi, India e sud America. Resta ancora appesa, non allineata ad alcun blocco, l’Africa a cui non può certo più bastare la propria alleanza africana.

La prima infografica riguarda i Brics,  l’alleanza politica-economica tra Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica nata nel 2009 per fare da contrappeso all’alleanza del G7, le sette grandi potenze occidentali la cui forma politica coincide - e non è certo un dettaglio - con la democrazia. I Brics si sono riuniti nei giorni scorsi a Johannesburg (22-25 agosto) e hanno chiuso il forum con l’allargamento e l’ingresso di altri sei paesi che sono Arabia Saudita, Argentina, Egitto, Etiopia, Iran e Emirati Arabi Uniti. In questi modo, facendo parlare i numeri, i Brics potranno contare su 3,7 miliardi di abitanti, il 45% della popolazione, il 32% del pil mondiale (loro dicono il 36%). Giusto per dare un’idea, il Gruppo dei 7 (G7) raggruppa appena il 10% della popolazione mondiale ma detiene ancora il 43,5% della ricchezza nondiale. Sulle esportazioni ad alta tecnologia (la voce che acquista sempre maggior peso), la Banca Mondiale dà in vantaggio i Brics nel nuovo formato a 11 con oltre 990.000 miliardi di dollari di esportazioni (755.000 miliardi quelle del G7).

Il format a 11 è già un bluff?

E’ stato facile per i due tessitori del nuovo accordo Xi, Ji Ping e Putin, esultare: “E’ un’espansione storica”. Lo zar ha già dato appuntamento a Kazan, in Russia, nell’ottobre 2024. Gli analisti dicono che l’unica cosa che veramente potrebbe fare la differenza è una moneta unica in chiave antidollaro, progetto all’ordine del giorno, discusso ma naufragato. Così come osservano che la nuova alleanza sia per lo di più di facciata che di sostanza e che i conflitti interni siano insuperabili. Molti “se”. Altrettanti distinguo. Un bluff, insomma. E però c’è una cosa nuova che prende forma sulla mappa del mondo con cui dover assolutamente fare i conti.

I più attenti fanno notare come proprio nei giorni del summit in Sudafrica, siano successe un paio di cose di enorme spessore.  L’India è andata sulla luna grazie alla missione Chandrayaan-3 che, con un allunaggio morbido perfettamente riuscito, ha permesso al Paese più popoloso al mondo di diventare la quarta potenza a conseguire questo risultato dopo Unione Sovietica, Stati Uniti e Cina. L’India riesce dove la Russia ha fallito ed è anche la prima a raggiungere l'ambitissima regione del polo Sud lunare, potenzialmente ricca di ghiaccio d'acqua cruciale per le future missioni umane. 

Le solite coincidenze

Il secondo fatto clamoroso accaduto nei giorni dei Brics è l’attentato e la morte di Prigozhin, il caso della Wagner  eliminato da Putin con un epitaffio che dice tutto: “Un uomo di talento che ha sbagliato”. Qualche analista annota, tra i fatti di rilievo accaduti nei giorni dei Brics, anche l’inizio delle operazioni di sversamento in mare da parte del Giappone delle acque contaminate di Fukushima. Operazione condotta sotto la regia dell’Agenzia per l’energia atomica e quindi con tutti i crismi, si presume, della sicurezza. Operazione contro cui però si è scagliata la Cina in un nuovo capitolo delle tensioni sul Pacifico. Difficile liquidarle come semplici coincidenze.

Ma è Prigozhin quello che qui più interessa. Non certo l’individuo ma la sua eredità, cioè i 25 mila mercenari della Wagner per lo più impegnati in Africa da anni e in appoggio alla Cina che al pari della Russia ha iniziato da almeno dieci anni l’occupazione e quindi lo sfruttamento delle risorse africane. Nel totale disinteresse dell’Europa. E del G7. Tranne forse negli ultimi tre-quattro anni.

Il nodo Wagner e l’Africa

In base a fonti aperte riportate nella varie infografiche, i “musicisti” di Prigozhin sono presenti in Mauritania, Mali, Algeria, Libia, Sudan, Repubblica centroafricana, Congo, Angola, Mozambico, Zimbawe, Botswana, Madagascar. I cartelli dei golpisti ringraziavano la Russia, tramite la Wagner, per il putsch militare che ha messo in carcere il presidente del Niger, stato di importanza strategica per l’Europa sia per i controllo dei flussi migratori che per le materie prime. La situazione in Niger è ancora fluida e questa non è certo per noi una bella notizia.

Che faranno ora gli uomini della Wagner che, piaccia o no, hanno un potere enorme perchè nei fatti possono controllare la stabilità di tutti questi paesi africani? Fonti accreditate garantiscono che Mosca li sta piano piano assumendo (si tratta di mercenari) e inglobando nelle forze regolari russe. Trattandosi per lo più di ex detenuti russi e di altri paesi, gente senza scrupoli che risponde solo ai soldi, è legittimo avere qualche dubbio su un travaso così “facile”. Soprattutto, poiché la Wagner è stato negli anni coinvolta in Africa anche con il via libera della Cina che ha bisogno di una forza di sicurezza in loco, bisognerà vedere come Xi Ji Ping reagisce all’uccisione di Prigozhin e se e come intende modificare qualcosa in Africa.

Il ruolo dell’Europa. E dell’Italia

Molte variabili che in questo momento possiamo solo elencare perchè nei prossimi giorni e settimane ogni parola e gesto dei due leader dovrà essere pesata e letta in questa chiave.

Africa, quindi. E quindi Italia e Europa. Lo scenario fluido e così vivace impone all’Europa e all’Italia di allungare gli occhi e le antenne. E anche il portafoglio. Lasciare il continente africano in mano a Russia e Cina e quindi ai Brics, sarebbe il suicidio economico dell’Europa. In prospettiva un brutto colpo anche per il G7 e la Nato. Al tempo stesso e al contrario il quadro d’insieme apre, proprio in Africa, una prospettiva molto interessante. L’Italia si trova per una volta al posto giusto nel momento giusto con la grande intuizione di Mario Draghi, portata avanti in tutto e per tutto da Giorgia Meloni, del Piano Mattei per l’Africa. Ben vengano tutti i bilaterali che la premier tiene con i leader africani. L’Europa deve sostenere l’impianto italiano.  Occorre stringere accordi utili a tutte le parti, agire bene anche se in fretta. Non ci può essere spazio per le furbizie.

La premier in missione

Giorgia Meloni andrà in India nei primi giorni di settembre per la riunione del G20: i buoni, anzi ottimi, rapporti con l’India di Modi, sono un pezzo importante di questa storia. Così come una tappa chiave sarà il viaggio di Giorgia Meloni in Cina. A fine anno scade l’accordo commerciale della Via della Seta che difficilmente l’Italia, visti gli accordi con la Casa Bianca, potrà rinnovare. E però è anche vero che non si può dire alla Cina, potenza ferita in questo momento, arrivederci e grazie. E’ chiaro che nella trattativa ci dovrà entrare anche l’Africa.

Tutto molto difficile. Con la guerra in Ucraina che è l’altra grande variabile in questo scacchiere. Nel 2024 ci sono le presidenziali in Russia, a giugno si vota in Europa e a novembre negli Stati Uniti. E mai come questa volta tutto si tiene.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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