Il governo vara il Def, Renzi annuncia: "Niente tagli e nel 2015 ridurremo le tasse per 21 miliardi"

Il governo vara il Def, Renzi annuncia: 'Niente tagli e nel 2015 ridurremo le tasse per 21 miliardi'
TiscaliNews

"Non ci sono tagli e non c'è aumento delle tasse. Da quando siamo al governo l'operazione costante è di riduzione delle tasse". "Abbiamo disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti". Così Matteo Renzi illustrando il Def al termine del Cdm. "Nel 2015 riduciamo le tasse per 18 miliardi più i 3 di clausole che eliminiamo". "Le tasse non aumenteranno, un'eventuale riduzione ci sarà nella legge di stabilità per il 2016, se saremo in condizione".

Prudenti su stime Def - "A settembre-ottobre - prosegue Renzi - rifletteremo su dove mettere i soldi che arriveranno dalla spending e dalla voluntary disclosure, sulle clausole di salvaguardia, o per ridurre le tasse, o magari investire su determinate priorità che in quel momento ci sembreranno opportune", ha detto il premier. Il presidente del Consiglio ribadisce che nel Def "siamo stati molto prudenti nelle stime: la voluntary disclosure quanto potrà portare? Qualche miliardo, ma noi abbiamo messo un euro, perchè vogliamo essere prudenti". Ancora: "Noi abbiamo previsto una crescita dello 0,7% anche se ci sono stime dell'1%". Ma solo a settembre-ottobre - prosegue - si deciderà dove allocare le risorse che saranno disponibili".

Finito il tempo dei sacrifici - "I cittadini - ha detto il premier - sanno che da questo governo non vengono richieste nuove tasse". "Abbiamo fatto gli 80 euro, il taglio dell'Irap, la detassazione sul lavoro e continueremo. Certo c'è bisogno di far dimagrire un po' la macchina pubblica, ma se i sacrifici li fanno i politici male non fa: se saltano poltrone nei Cda delle partecipate non è un sacrificio...", ha concluso sul punto Renzi.

Venerdì l’incontro con i sindaci - Riguardo gli enti locali che protestano per i tagli dice: "Incontriamo prima di venerdì i Comuni e se serve anche le Regioni ma ribadisco che non ci sono tagli per il 2015 ma che nel 2016, 2017, 2018 continui la revisione della spesa è un fatto banale". "Trovo stravaganti alcune osservazioni che ho letto in questi giorni" da parte degli amministratori locali - ha aggiunto, replicando all’allarme di Piero Fassino, definito un "ottimo sindaco", ma sottolineando che il problema di Torino è che "deve scontare di aver violato il patto stabilità interno. Ci dicono di eliminare le conseguenze dello sforamento del patto, ma se lo facciamo con che credibilità andiamo da chi il patto lo ha rispettato?". E sempre "venerdì mattina ci sarà il nuovo o la nuova sottosegretaria".

Padoan sul pil: "+1,4% nel 2016, +1,5% nel 2017" - "Il Pil crescerà dello 0,7% quest'anno, dell'1,4% nel 2016 e dell'1,5% nel 2017, ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e il rapporto deficit/Pil dell'Italia sarà del 2,6% per quest'anno, del 1,8% nel 2016, dello 0,8% nel 2017". "Se come noi pensiamo, ha proseguito il ministro dell'Economia, si consolida la fiducia dei cittadini e delle imprese dopo che si è consolidata la fiducia nei mercati e fiducia nelle istituzioni, allora le aspettative che abbiamo adesso potrebbero essere sbagliate per difetto potremmo avere numeri più positivi". Le clausole di salvaguardia saranno disinnescate in parte con la spending review, in parte "automaticamente" con benefici della crescita. Padoan ha poi definito "semplicemente falso" il grande "tam tam" sulla stampa su un aumento delle tasse.

"Stime prudenti, ma numeri forse più positivi" - Le stime macroeconomiche del governo sono improntate alla prudenza ma i numeri potranno essere più positivi, ha annunciato il ministro dell'Economia. "Se, come noi pensiamo, si consolida la fiducia di cittadini e imprese, dopo che si è consolidata, la fiducia dei mercati come si vede dai tassi di rendimento e la fiducia delle istituzioni, come si vede dal giudizio che la Commissione europa ha dato della politica di questo governo, allora - ha detto Padoan - le aspettative che abbiamo adesso possono essere sbagliate per difetto, potremo avere numeri più positivi, ma per il momento preferiamo essere prudenti".

Privatizzazioni e debito pubblico - Le privatizzazioni frutteranno "in 4 anni 1,7-1,8 punti di Pil. Ora ci stiamo concentrando su Enel e Poste, ma ci sono anche altre voci come Ferrovie ed Enav. I tempi sono dominati dall' andamento dei mercati e dal tentativo di valorizzare al meglio le aziende di proprietà dello Stato". Il debito pubblico si attesterà nel 2015 al 132,5% del Pil, scendendo nel 2016 al 130,9%, fino al 123,4% del 2018. Ha sottolineato Padoan. "Nel 2018 la regola del debito sarà pienamente soddisfatta, l'incubo della montagna del debito che può attivare la ghigliottina delle regole sarà finalmente via". "Se applicata domani - spiega Padoan - la regola del debito varrebbe più di 2 punti di Pil".