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Il Mes della discordia innesca la mossa di Tajani e ricompatta per un giorno tutta l'opposizione

Forza Italia è per il sì, da sempre. Fratelli d’Italia era per il no ma adesso ha una postura governista e propende per il sì

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
Il Mes della discordia innesca la mossa di Tajani e ricompatta per un giorno tutta l'opposizione
Tajani (Ansa)

Il Mes della discordia continua a dividere il governo. Forza Italia è per il sì, da sempre. Fratelli d’Italia era per il no ma adesso ha una postura governista e propende per il sì. Infine, la Lega di Matteo Salvini nel solco dell’euroscetticismo del duo Claudio Borghi & Alberto Bagnai si oppone fermamente. E su queste posizioni che la maggioranza si avvicina all’appuntamento del 14 dicembre, quando il Parlamento dovrà decidere quando fissare la  data della discussione. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che dialoga giornalmente con le cancellerie di mezza Europa, non si pronuncia e rimanda tutto all’aula di Montecitorio. Dice il titolare del ministero di via Venti Settembre: «Il Mes non è nelle mie mani, è nelle mani della Camera, decide la Camera dei deputati. Il 14 dicembre andiamo con la conferenza dei capigruppo per fissare la discussione». Raccontano che l’inquilina di Palazzo Chigi sia ormai intenzionata a ratificare la riforma del Fondo Salva Stati ma prima vorrebbe capire come andrà a finire con un’altra riforma: quella del Patto di Stabilità. Salvini, manco a dirlo, è in modalità Papeete. E dunque non ha alcuna intenzione di dare il via libera a qualcosa che a suo avviso «il mio elettorato non riesce a capire». Un quadro che è stato ancor più rovinato dall’uscita sulla Stampa del ministro degli Esteri, Antonio Tajani che ha scolpito il sì di Forza Italia al Mes senza e senza ma. 

I forzisti hanno una certezza: restare ancorati nel Partito popolare europeo ed essere attori protagonisti della futura coalizione che guiderà la commissione Ue. Essere parte del Ppe significa sedersi al tavolo delle trattative. E significa anche non fare uscire azzardate sull’Europa, vedi Matteo Salvini che solo qualche giorno fa, a Firenze, nel corso del vertice dei sovranisti, ha parlato degli “abusivi di Bruxelles”, prendendo di mira la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, che è in corsa proprio per la poltrona di presidente della commissione. 

Insomma, Forza Italia non vuole che si perda più tempo sul Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità. L’Italia è l’unico Paese a non aver ratificato la riforma del Fondo Salva Stati. E su questo Forza Italia è perplessa, avrebbe preferito già approvarlo mesi fa. Ecco perché Antonio Tajani, ministro degli Esteri, segretario di Forza Italia e uomo cerniera tra Palazzo Chigi e le cancellerie europee, è uscito allo scoperto. Il titolare della Farnesina, ha detto senza mezze misure che il Mes s’ha da fare: «Il Mes va ratificato, ma si parli anche di Unione bancaria». E ancora: «Se si troverà un accordo sul Patto di Stabilità? Spero di sì, l'importante per noi è che il nuovo patto dia rilevanza alla crescita e non solo alla stabilità. Quello che è certo - dice ancora - è che non possiamo firmare una cosa che penalizza l'Italia, bisogna ragionare in maniera complessiva».  

Alla domanda se questo coinvolga anche il Mes, ha risposto con un: «Certo». E sulla ratifica Tajani non ha dubbi: «Non sono contrario, va bene ratificarlo, ma sul piatto bisogna mettere anche altre cose. Oltre al Patto di stabilità, ci sono l'unione bancaria e l'armonizzazione fiscale». Tajani si dice «europeista». Non a caso sul collega Salvini che se la prende con i colleghi del Ppe e del Pse, il ministro degli Esteri usa questi toni: «Non so con chi ce l'avesse, a volte in campagna elettorale si usano frasi forti, non voglio certamente polemizzare con lui. L'unico patto per battere i socialisti che ha funzionato è quello che ha portato alla mia elezione come presidente del Parlamento europeo: un'alleanza formata da popolari, liberali e conservatori. Se la Lega si aggiunge io sono molto contento. Non c'è nessun veto su di loro, ci mancherebbe. La nostra diversità assoluta è con Marine Le Pen e l'Afd tedesca». Inoltre, la mossa di Tajani serve a distinguersi dai due alleati e per veicolare un messaggio di forza politica «responsabile» agli elettori di centrodestra e a chi non si reca più alle urne. Con l’obiettivo di superare il 4% e, perché no, provare a superare il 6%. 

Va da sé tutto questo ha tre effetti immediati. Il primo, nemmeno tanto velato, alimentare le tensioni all’interno della maggioranza. Tensioni che non sono connesse soltanto alla riforma della Costituzione su cui, va detto, gli azzurri di Antonio Tajani, non sembrano fare i salti di gioia. Né tantomeno alla mancata riforma della giustizia, al momento ferma al palo, proprio per dare spazio al «premierato». Il secondo, manco a dirlo, di far irritare Bruxelles e la commissione Ue. «Ne vale la pena, allora?» si domanda un azzurro di prima fascia. 

La questione è dunque annosa perché tutto questo ha come secondo effetto quello di ricompattare l’opposizione. Questa volta includendo anche Italia viva di Matteo Renzi. Ieri, per dire, il primo a uscire è stato il renziano Luigi Marattin: «A mio avviso, la mancata ratifica del Mes non ha aiutato nella trattativa sulla riforma del patto di stabilità, per me è stata una strategia sbagliata. Però, se si trova l'accordo sul patto, mi aspetto che questa manfrina indegna sul Mes finisca». Poi è toccato a Riccardo Magi di +Europa, altro petalo del cosiddetto «campo largo»: «Un governo allo sbando, senza visione e che campa alla giornata: per mesi e mesi ha tentato di ricattare l'Europa e preso in giro i propri elettori e oggi, pur sempre con tono ricattatorio nei confronti dell'Ue, fa dire tramite il vicepremier e ministro degli Esteri Tajani, che il MES va ratificato. Dopo i capricci che hanno isolato e ridicolizzato l'Italia si arriva finalmente alla conclusione che tutti auspicavamo: ora si porti in aula la ratifica del MES e si approvi, visto che siamo l'unico paese europeo a non averlo ancora fatto».

E poi ancora hanno attaccato la maggioranza di governo due pesi massimi del Pd. Enzo Amendola si è servito di un post su X: «Lo sbadato Giorgetti continua a ripetere che il Mes è responsabilità del Parlamento. Allora perché la maggioranza di destra non lo ratifica da mesi? La smettano con la melina e le scuse, cambiamo ordine dei lavori parlamentari e votiamolo subito. Giorgetti, i tuoi li hai convinti?». E poi è toccato a Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue: «Leggendo i giornali oggi si resta basiti. Tajani si dichiara favorevole a ratificare la riforma del Mes e Giorgetti rimanda la responsabilità al Parlamento. Ci spieghino allora perché sono mesi che Governo e maggioranza rinviano la discussione in Aula. Se sono d'accordo, in settimana è calendarizzata la nostra Pdl alla Camera. Basta un voto». 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   

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