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[Il commento] Il Censis descrive un Paese incattivito. Ecco l’unico antidoto contro la rabbia degli italiani

I dati del 52esimo rapporto sulla società italiana sono impietosi e allo stesso tempo inquietanti. Il sistema sociale è attraversato da tensioni, paure e rancore. Cresce la voglia dell’uomo forte. Serve un riscatto della politica con la P maiuscola prima che sia troppo tardi

Michael Pontrellidi Michael Pontrelli   
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“Gli italiani sono in preda a una sorta di sovranismo psichico prima ancora che politico che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria - dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”. Questo il quadro duro e impietoso descritto dal Censis nel suo 52esimo rapporto sulla società italiana.

Pessimismo sul futuro  

Da cosa dipende questa presunta cattiveria degli italiani? Come sempre il Censis affida la sua risposta ad una serie di numeri e statistiche. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l'89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita. Solamente il 23% ritiene di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori.

Ostilità nei confronti dell’immigrazione

Il 63,6% dei cittadini è convinto che nessuno difenda i loro interessi e la loro identità e che devono pensarci da soli. Nel mirino finiscono soprattutto gli stranieri: il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani. La quota raggiunge il 57% tra le persone più povere. I più bersagliati risultano gli extracomunitari: il 63% vede in modo negativo l'immigrazione dei Paesi non comunitari contro una media Ue al 52%. Il 45% non tollera anche quelli comunitari (in Europa la media è al 29%).

Sfiducia nella politica

Il 49% degli italiani crede che gli attuali politici siano tutti uguali. Dato non sorprendente alla luce delle percentuali di astenuti o votanti schede bianche alle ultime elezioni politiche: 13,7 milioni alla Camera e 12,6 alla Camera. Complessivamente l’area del non voto si è attestata al 29,4% contro l’11,3% di 50 anni fa. Il 56,3% non pensa che le cose abbiano iniziato a cambiare veramente.

Sfiducia nell’Unione europea

Pochissima convinzione anche rispetto all'Unione europea: solamente il 43% pensa che far parte delle istituzioni europee abbia giovato all'Italia contro una media del 68% nel resto del Vecchio continente. Siamo all'ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit.

Italiani guardano al sovrano autoritario

 “Il sistema sociale italiano – si legge nel rapporto del Censis - è attraversato da tensioni, paure e rancore. Guarda al sovrano autoritario e chiede stabilità. Il popolo si ricostituisce nell'idea di una nazione sovrana supponendo che le cause dell'ingiustizia e della diseguaglianza siano tutte contenute nella non-sovranità nazionale”.

Il dovere di dare una risposta alla rabbia

Mai come quest’anno l’indagine del Censis ha fornito una immagine inquietante della nostra società. Il Paese sta scivolando su un crinale pericoloso e serve un cambio di direzione prima che sia troppo tardi. Affinché ciò avvenga è necessario fornire risposte ai poveri, ai giovani, ai disoccupati, agli ammalati che non ricevono cure sufficienti, alle persone che vivono in contesti urbani insicuri. E per farlo bisogna ripartire dall’efficienza: nello Stato, nella pubblica amministrazione, negli enti locali, negli ospedali, nella scuola, nell’università, nelle forze dell’ordine, nei tribunali, nelle aziende private.

Il falso problema delle risorse 

Da anni e anni il dibattito italiano ruota attorno solamente ad un tema: le risorse a disposizione insufficienti. Ma questo equivale a guardare il dito e non la luna. L’Italia è ancora uno dei Paesi più ricchi del mondo. Le risorse ci sono. Ciò che non funziona è il modo in cui vengono utilizzate. Corruzione, sprechi, demerito sono diventate una costante in ampi strati della società e la conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Il desiderio crescente dell’uomo forte e del ripristino della sovranità nazionale è solamente un riflesso del bisogno di vedere le cose finalmente funzionare. Il rischio è che il Paese collassi sotto il peso di una democrazia inefficiente, che non funziona più. Ecco perché ora più che mai è necessaria una politica con la P maiuscola che ragiona con una prospettiva di lungo periodo e che non sceglie la scorciatoia di attribuire agli altri le colpe dei nostri problemi. Abbiamo in Italia gli uomini politici capaci di raccogliere una sfida di questa portata?

 

 

 

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