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I veti degli esclusi bloccano il duello tv tra Meloni e Schlein

Esulta il M5s, e così si acuisce la distanza tra democratici e grillini 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
I veti degli esclusi bloccano il duello tv tra Meloni e Schlein

Tre mesi a discutere del duello tv tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein e alla fine sembra essere tutto tramontato. Era tutto pronto: lo studio di Porta a Porta, i tempi di parole e le regole di ingaggio. Nulla da fare, però. Lo stop arriva dall’Agcom, secondo cui il confronto diretto è legittimo solo se viene accettato accettato dalla maggioranza dei gruppi presenti in Parlamento. A opporsi sono stati M5S, Forza italia, Azione e Avs. Mentre Fdi, Lega, Pd e Italia Viva avevano avallato il confronto.  

Tutto questo porta a dire con una certa contezza che il faccia a faccia non si farà più. La presidente del Consiglio non intende celebrare il confronto con Elly Schlein all’infuori del servizio pubblico. Di più: all’inquilina di Palazzo Chigi, così come alla segretaria del Pd, non conviene partecipare al confronto allargato a tutti leader, come proposto da Enrico Mentana direttore del Tg7. 

Bruno Vespa, che avrebbe dovuto ospitare il faccia a faccia tra la leader del centrodestra e la segretaria del Pd, è convinto che così perde la democrazia: «Nelle ultime due tornate elettorali (2022/2024) non ci è stato possibile trasmettere confronti tra il presidente del Consiglio (ieri Letta, oggi Meloni) e il leader più rappresentativo dell'opposizione (ieri Meloni, oggi Schlein). Ci è stato proibito il confronto tra due donne che per la prima volta nella storia italiana sono al vertice nei rispettivi ruoli. È una vittoria della democrazia? Non ne sono convinto». 

A questo punto, come si diceva sopra, ci vuole provare Enrico Mentana. Il direttore del TGl7 ha proposto un confronto tra tutti i leader dei partiti più rappresentativi, scelti sulla base dei sondaggi del 23 maggio. E lo stesso intende fare il direttore di Sky Tg24 Giuseppe De Bellis.  Soluzione che viene presa in considerazione da quei partiti partiti che avevano alzato un muro contro il faccia a faccia fra premier e leader dem in nome del rispetto delle regole della par condicio. Il leader Cinque Stelle si dice immediatamente disponibile: «Mentana ha offerto un confronto a tutti i leader. Per questo ho accettato. Giorgia Meloni che cosa farai?», si chiede l’avvocato del popolo Conte. Una questione che viene subito girata al partito di Meloni: Da via della Scrofa non prendono in considerazione questo scenario: «Fratelli d'Italia conferma la disponibilita' al confronto attraverso i propri rappresentanti politici, senza far perdere ulteriore tempo al Presidente del Consiglio». Dello stesso tenore  il segnale che arriva dal Pd con l'esponente della segreteria Sandro Ruotolo: «Ci sono le tribune elettorali, alle quali parteciperà il Partito Democratico». Tutto si complica, insomma. Elly Schlein, alla domanda sulla possibilità che il confronto venga spostato su La7, ripete che lei è pronta a incontrare Meloni in qualsiasi contesto. Tuttavia, la segretaria non fa alcun cenno al confronto all'americana che, invece, è la condizione posta da Mentana - e dal resto dei partiti che hanno presentato le proprie liste per le europee - per dare il via libera al confronto. 

Fin dall’inizio Schlein ha auspicato il faccia a faccia, consapevole che la polarizzazione potesse aiutarla  a rafforzare la sua leadership all’interno del Pd e nel  il centrosinistra  e dunque ad aumentare i consensi. E fin qui può ritenersi soddisfatta. Perché la preparazione al confronto che adesso non si celebrerà più ha enfatizzato il confronto tra la segretaria del Pd e la premier. Era il 16 dicembre scorso quando la numero uno  del Pd lanciò la sfida alla presidente del Consiglio: «Sono sempre pronta al confronto, dove e quando vuole, purché si tratti di un campo neutro. Non a casa sua». La risposta di Meloni arrivò di lì a pochi giorni quando nel corso della conferenza stampa di fine anno rispondeva di essere disponibile. A quel punto si sono messe in moto le tv, prima fra tutte SkyTg24, e poi i rispettivi staff. Dopo un braccio di ferro durato diverse settimane Bruno Vespa conquista la conduzione del faccia a faccia. Una soluzione apprezzata da Fratelli d’Italia ma non dal Partito democratico che avrebbe preferito fare il duello tv o La7 o a SkyTg24. 

Va da sé, il blocco del duello  fa più male a sinistra perché acuisce ancora una volta la distanza tra Pd e Cinquestelle. Dal Nazareno sostengono che la fine del faccia a faccia sia dipeso da chi come il M5S ha alzato le spalle fin dal primo momento, mettendosi di traverso e chiedendo un parere all’Agcom. D’altro canto, confidano dal Pd, «così Conte ha evitato il faccia a faccia tra Elly e la presidente del Consiglio e di fatto ha ottenuto un punto a suo favore». Dall'altra  i cinquestelle non accettano questa lettura e rilanciano prendendo di mira Meloni che adesso - a loro avviso - scappa dal confronto all’americana, come sottolinea Chiara Appendino: «E cosi' Giorgia Meloni non avrebbe tempo per il confronto pubblico in tv con più leader anziché quello con la sola Elly Schlein. Doveva pensarci prima di candidarsi, farloccamente, alle europee. Le stesse ore che avrebbe riservato ad Elly Schlein non le ha per un confronto con gli altri leader? Forse Giorgia non gradisce un dibattito a piu' voci che non le consente di polarizzare lo scontro con il suo competitor preferito. O forse ha paura che la presenza di Giuseppe Conte faccia emergere quanto il vero bivio alle europee sara' tra il partito trasversale delle armi e quello della pace. La verità è che prima hanno provato a forzare le regole del gioco a loro uso e consumo, e adesso che non ci sono riusciti Meloni fugge e si porta il pallone». 

Un contesto in cui volano gli stracci. Tra chi chiede di rivedere la legge sulla Par condicio, come il presidente della commissione cultura Federico Mollicone di Fratelli d’Italia: «La par condicio così com'è rispecchia in maniera matematica la partecipazione delle liste. Forse, bisognerebbe pensare ad ipotizzare una par condicio ponderata in base alla reale rappresentanza elettorale, che corrisponderebbe allo specchio della società civile». E chi invece esulta come Carlo Calenda leader di Azione: «Il confronto a due avrebbe rappresentato una violazione della par condicio e una distorsione delle regole proporzionali del voto. Usare l'argomento delle donne per coprire tutto ciò è una triste strumentalizzazione. Confronto tra tutti quando volete. Donne e uomini». 

Giuseppe Alberto Falcidi Giuseppe Alberto Falci   
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