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I sondaggi fotografano il testa a testa tra Socialisti e democratici e i due partiti di destra. Decisivi i Liberali

I sondaggi non sono pubblicabili in Italia ma ciascuno li può consultare cliccando sulla rete. Il ruolo strategico dei liberali di Renew Europe per evitare che la maggioranza si sposti a destra. Dai sondaggi si capiscono i motivi della polarizzazione tra Meloni e Schlein. Ma l’ago della bilancia sarà Re, quindi Stati Uniti d’Europa e Azione. La campagna elettorale ridotta a wrestling. Oggi l’ennesimo decreto acchiappa-voti

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
I sondaggi fotografano il testa a testa tra Socialisti e democratici e i due partiti di destra...
Il parlamento europeo (foto Ansa)

In Italia non si possono pubblicare. Nel resto di Europa sì. E quindi questa cosa fa un po’ ridere visto che con un clic tutti li possono leggere. Parliamo dei sondaggi sulle elezioni europee, percentuali di voto, proiezioni sulla composizione delle future famiglie politiche e possibili alleanze. In queste ore sono stati pubblicati e circolano in rete due sondaggi molto qualificati: quello rilanciato dalla piattaforma Europe elects e quello dell’IEP ( European Institute for policy making), istituto che è una diramazione della Bocconi.

La maggioranza richiesta a scrutinio segreto per l’elezione del Presidente della Commissione è 361, la metà più uno di 720 membri del Parlamento Europeo. I tre partiti che tradizionalmente sono il perno dell’elezione sono, sommati, intorno a 400 voti. Secondo i sondaggi di Europe Elects, aggregatore di sondaggi di cui poi calcola la media, il partito Popolare è a 180, i Socialisti e democratici 138, Renew Europa è a 86. Totale 404. Siamo in linea con le ultime rilevazioni pubblicate, non si registrano particolari differenze. Per l’istituto bocconiano, i Popolari sono a 183, i Socialisti e democratici a 131, Renew Europe a 84. Totale 398. Una quota sufficiente a fare maggioranza e ad eleggere il Presidente della commissione per cui servono, a scrutinio segreto, 361 voti, la metà più uno dei 720. Poichè c’è sempre una quota di franchi tiratori, la quinta sicurezza per l’elezione del Presidente è intorno ai 400 voti calcolati e potenziali.

I due sondaggi

Analizzando i risultati e andando oltre i numeri e le percentuali si comprende bene il livello così scarso politicamente ma quasi fisico, a volte un vero e proprio wrestling, e pieno di eccessi di questi ultimi giorni di campagna elettorale. I due gruppi di destra, Ecr cioè Giorgia Meloni e Id di cui Salvini è un illustre membro, dovrebbero conquistare più seggi rispetto alla passata legislatura, non tanto per merito dell’Italia (i partiti si spartiranno l stesso numero di seggi, 76) dove i maggiori seggi di Fdi saranno compensati dai minori della Lega). Insieme i due gruppi di destra potrebbero conquistare lo stesso numero di eurodeputati dei socialisti e democratici. Da questo si capisce la durezza dello scontro tra destra e centrosinistra. Decisivi ancora una volta i liberali di Renew europe a cui concorrono due liste in Italia, Gli Stati Uniti d’Europa di Bonino e Renzi e Azione di Calenda. E’ fondamentale che le due liste raggiungano il 4% e che che riescano ad eleggere i loro candidati. Sarà Renew europe, anche questa volta, che fare spostare la maggioranza da una parte e dall’altra.

Le somme matematiche non fanno quelle politiche. E se c’è una destra astrattamente sommabile, i Conservatori di Meloni, la sua forza attrattiva è stimata, in entrambi i sondaggi, sotto Renew Europe: i liberali di Macron, di Renzi e Bonino e Calenda avranno 75 seggi per Europe Elects e 78 secondo lo Iep.

“Impossibile prescindere dai tre attuali gruppi”

Secondo il professor Ceccanti che ha potuto analizzare i risultati di entrambi i sondaggi (raggiungibili tramite i siti di Europe elects e dello Iep) e attento studioso di sistemi elettori e dinamiche politiche “non è quindi pensabile fare a meno di nessuno dei tre gruppi tradizionali di supporto (Ppe, S&D e Re, ndr), non esiste pertanto la possibilità di una maggioranza chiusa rispetto a Socialisti e Democratici, anche se, a causa di qualche prevedibile decina di franchi tiratori, occorrerà aggregare anche altri voti di altri gruppi. D’altronde, si sa, nei sistemi proporzionali con elevata frammentazione si è poi costretti a fare accordi che si sono esclusi fino al momento del voto”.

Come tendenza generale non c’è dubbio, e lo sottolinea soprattutto lo Iep, che “il prossimo Europlamento sarà considerevolmente più a destra dell’attuale e che le due famiglie doi destra saranno più numerose del Parlamento uscente”. Entrambi i sondaggi sono aggiornati a ieri, 3 giugno.

Da segnalare, come fanno con scrupolo gli analisti dei due istituti, anche che i due sondaggi hanno seguito metodologie diverse: Europe elects segue il metodo “nowcast”, ovvero somma il gradimento dei vari partiti nei 27 paesi al voto e i rispettivi seggi conquistati se fossimo andati al voto ieri. Il metodo “forecast”, invece, crea un

modello statistico per prevedere il gradimento di ciascun partito quando saranno aperte le urne. Per fare questo, il metodo “forecast” utilizza vari indicatori: i sondaggi nazionali, i voti conquistati dai vari partiti alle ultime elezioni politiche, se il partito in questione è al governo o all’opposizione e, infine, la famiglia politica europea.

Da qui la polarizzazione

Tutto ciò detto e premesso, si comprende meglio il tentativo da una parte di polarizzare lo scontro tra Meloni e Schlein (meno seggi prende il Pd e meno forza avranno i Socialisti e i democratici a livello europeo) e di escludere in qualche modo dal wrestling giornalieri liste come Stati Uniti d’Europa e Azione considerate un impaccio sia da destra che da sinistra. Come visto, Renew europe sarà invece l’ago della bilancia per spostare o meno la maggioranza del Parlamento europeo a destra.

Anche ieri, in numerose interviste tv, radio, stampa, Giorgia Meloni ha ribadito come “siamo alla vigilia di un voto decisivo, un vero e proprio bivio” ma non certo per la “sovranità europea” indicata da Mattarella e oggetto di uno sguaiato attacco della Lega che ha incluso le dimissioni del Capo dello Stato. Richiesta che Meloni, come denunciato da Schlein, ha impiegato “48 ore per smentire”. La “svolta” di cui parla Meloni riguarda lo spostamento a destra della maggioranza per cambiare l’Europa una volta in maggioranza. Maggioranza con chi però? Le elezioni europee dovranno “confermare la fiducia che gli italiani hanno accordato a Fratelli d'Italia alle politiche. Dopo un anno e mezzo di governo sarebbe motivo di grande soddisfazione”.

Meloni vs Renzi

L’asticella è stata quindi riportata al 26% quando invece è noto come la discesa in campo di Meloni fosse proprio per spingere fino al 30% il gradimento.

“Il voto dell'8 e 9 giugno sarà decisivo per costruire un'Europa diametralmente opposta a quella che abbiamo conosciuto finora. Vogliamo una maggioranza alternativa a quella attuale, mandando finalmente le sinistre di ogni colore all’opposizione”. Da qui la convinzione della premier di “poter trovare una sintesi virtuosa tra Partito popolare europeo, Conservatori e altre forze politiche di destra”.

Circa Matteo Renzi, che Meloni evita quasi di considerare, la premier è costretta a dire “farò sempre tutto il contrario di quello che dice Renzi”. La leader dei Conservatori sa bene che proprio i liberali di Renew Europe possono essere l’ostacolo per portare i Popolari verso destra.

Tutti i partiti che aderiscono ai Socialisti e democratici hanno firmato un documento con cui promettono di non accettare mai alleanze con alcun partito di destra. I Popolari, che tengono sempre il banco delle elezioni Ue, a loro volta hanno detto “mai con Le Pen (Marine, leader di Rassemblement national francese, ndr) e le destre nazionaliste, mai con gli amici di Putin”. Non è stata chiusa la porta ai conservatori di Meloni che infatti ha flirtato per mesi con la spitzenkandidat Ursula von der Leyen (molto meno nelle ultime settimane). Ma Meloni ha chiuso la porta alle sinistre in genere.

Guerra interna alle destre

Vedremo. Di sicuro, c’è poi una guerra interna alle destre, tra Identità e democrazia (Id), la famiglia di Le Pen e

Salvini, e i Conservatori. Da qui, giusto per citare l’ultimo caso, il tentativo continuo di Salvini (ad esempio l’attacco a Mattarella, ndr) di smascherare la vera faccia di Giorgia sull’Europa che ha in mente. Identità e democrazia punta a fare meglio dei Conservatori e al momento c’è un testa a testa. A livello nazionale, Salvini punta al 10 per cento grazie all’estremista Vannacci, voti di destra, sottratti ai Fratelli, per dimostrare che la Lega è viva e e non intende fare la comparsa. Forza Italia, nel mezzo, rivendica come fosse una garanzia e un’assicurazione la sua anima europeista, centrista e Popolare.

Oggi il decreto sulla sanità

In tutto ciò, si capisce anche come l’attività del governo in questa ultime settimane assomigli ad una sorta di mercato delle grandi occasioni. Ogni settimana un decreto per dimostrare che il governo fa. Oggi tocca al decreto sulla Sanità, ovvero come tagliare le liste per le visite specialistiche. Si lavorerà in pratica anche il sabato e la domenica. Non è ancora chiaro con quali soldi andremo a pagare i professionisti che, da quanto trapela, non saranno in più ma avranno gli straordinari pagati

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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