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[La polemica] I maestri diventati ladri nell’Italia farlocca. Non hanno la laurea e saranno cacciati. E la ministra Fedeli?

C’è qualcosa di grottesco e insieme di paradossale in questa vicenda. I giudici hanno appena mandato a casa, con un bel regalo di Natale (anche il tempismo conta) cinquemila maestre e maestri assunti “con riserva”, Che lavoravano nelle loro scuole mediamente da 10 anni. Adesso inizia la battaglia dei ricorsi individuali al Tar, e la possibilità del blocco degli scrutini si fa concretissima. A ragione, dico io, perché mi chiedo: cosa dovrebbe fare un insegnante che si vede improvvisamente espulso dalla scuola dove insegnava regolarmente non perché aveva rubato un posto, ma perché gli era stato assegnato?

Luca Telesedi Luca Telese, editorialista    
[La polemica] I maestri diventati ladri nell’Italia farlocca. Non hanno la laurea e saranno cacciati. E la ministra Fedeli?

Cinquemila maestri a casa, licenziati dalla loro cattedra come dei ladri. Non hanno il titolo, dicono, non sono laureati. Quando avevano ottenuto quella cattedra avevano il diploma magistrale, quello che serviva all’epoca, lo stesso con cui straordinarie generazioni di insegnanti hanno educato noi e i nostri padri. Ma nel paese in cui il ministro dell’istruzione vanta un diploma che è diventato laurea in un curriculum generoso, uno che ha il diploma vero può anche diventare un abusivo dalla mattina alla sera. Nel paese della forma tarocca, era stato fatto un concorso per dare l’abilitazione ai laureati, ma poi quei laureati non avevano ottenuto una cattedra, creando così un gigantesco conflitto di diritti tra laureati e non laureati che oggi viene risolto in questo modo, dopo quindici anni.  Una follia.

C’è qualcosa di grottesco e insieme di paradossale in questa vicenda. I giudici hanno appena mandato a casa, con un bel regalo di Natale (anche il tempismo conta) cinquemila maestre e maestri assunti “con riserva”, Che lavoravano nelle loro scuole mediamente da 10 anni. Adesso inizia la battaglia dei ricorsi individuali al Tar, e la possibilità del blocco degli scrutini si fa concretissima. A ragione, dico io, perché mi chiedo: cosa dovrebbe fare un insegnante che si vede improvvisamente espulso dalla scuola dove insegnava regolarmente non perché aveva rubato un posto, ma perché gli era stato assegnato? C’era “la riserva”, dicono: ma una riserva non può durare una vita, non può diventare spada di Damocle.

Ecco che cosa è successo: poco prima di Natale una sentenza del Consiglio di Stato ha escluso dalle cosiddette Gae (Graduatorie ad esaurimento) coloro che insegnavano con il diploma ottenuto prima del 2002, prima - cioè - dell’anno in cui è stata reso obbligatorio il requisito della laurea. Si tratta di un piccolo esercito di docenti: 43.600 insegnanti di cui 5000, come abbiamo vIsto, già con una cattedra assegnata. La domanda è: come si può estendere retroattivamente un requisito che prima del 2002 non era richiesto? E dall’altro lato: come si poteva bandire un concorso per laureati senza che chi lo aveva vinto ottenesse il posto? Perché lo Stato ha fatto un concorso per laureati se poi continuava ad autorizzare l’insegnamento con il semplice diploma?

Incredibile, peró, è aspettare quindici anni per dirimere un problema. Se fossero ancora vive e insegnassero, in base a questo principio dissennato, dovrebbero essere cacciate anche le mie (bravissime) maestre delle elementari? Fra l’altro - a complicare il pasticcio - c’è il fatto che questi maestri tornerebbero a fare i supplenti. Sarebbero quindi idonei per insegnare, ma non per prendere uno stipendio di ruolo: una scelta che a me pare ancora più demenziale. O hai un diritto o non lo hai, l’Italia del semi-diritti è l’inferno dove il buonsenso e la logica vengono azzerate. In tutto questo, la postilla più paradossale è l’opinione della ministra Valeria Fedeli, che dichiara: “Capisco la situazione dei maestri e delle maestre, ma bisogna tenere conto che ci sono pure le leggi e i regolamenti da rispettare”. Che è come dire: in questo conflitto non mi pronuncio, lascio fare ai magistrati.

Ma è possibile che la politica, quando esiste un problema di questa natura non abbia un’opinione? Non è stata la politica a emanare leggi e circolari, che oggi sono in conflitto una con l’altra? La magistratura fa il suo lavoro, ma un ministro almeno un obbligo lo ha: esprimere il suo punto di vista su un pasticcio che non è stato creato né dai laureati, né dai diplomati, ma dalle direttive dello stesso ministero che lei guida.

Luca Telesedi Luca Telese, editorialista    

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