Guerra a 5Stelle. E’ iniziato “il congresso” nel Movimento, ma nel peggiore dei modi. Dibba spara contro Conte, Grillo contro Dibba

Intanto Di Maio trama nell’ombra per soffiare a Casaleggio ‘la creatura’. Il ‘Vaffa Day’ dell’Elevato stavolta è rivolto all’interno. Grillo paragona Di Battista ai ‘terrapiattisti’

Conte, Di Battista, Casaleggio jr e Di Maio
Conte, Di Battista, Casaleggio jr e Di Maio

 

“Il topolino che al mercato mio padre comprò”. Grillo attacca Dibba che attacca Conte che ce l’ha con Di Maio

Grillo attacca Dibba che attacca Conte che ce l’ha con Di Maio che vuol tagliare fuori Casaleggio jr dal M5s e, forse, anche Conte dal governo, che invece Fico difende, e che Dibba vuole, di fatto, affossare, suscitando l’ira di Grillo. Proprio come nella famosa canzone di Angelo Branduardi, Alla fiera dell’Est, lo scontro deflagrato all’interno del M5s sulle agenzie e sui social, può essere raccontato anche come un vero e proprio scioglilingua.

D’altronde, il rischio è di non raccapezzarsi più dentro le dinamiche di un Movimento che, come la Dc dei tempi più bui, è diventato una pentola a pressione di correnti, faide, giochi incrociati, sgambetti ruvidi e veri e propri ‘rovesciamenti di alleanze’ da perdercisi la testa e il senno.

Conviene, dunque, cercare di mettere ordine e rimettere in fila tutti i tasselli per evitare di perdere il filo (giallo).

Il ‘Vaffa Day’ dell’Elevato stavolta è rivolto all’interno

A 13 anni dal “V-Day” di Bologna, Beppe Grillo torna in campo con un nuovo ‘vaffa-Day’ che terremota il M5s. A scatenare “l’ira funesta” del Padre Fondatore questa volta è quello che è stato, a lungo, il suo delfino, il frontman dei 5 Stelle, l’idolo delle piazze e del M5s delle origini, Alessandro Di Battista, ad oggi ‘militante semplice’, visto che, alle ultime elezioni, ha preferito non correre e, poi, ha sdegnosamente rifiutato qualsiasi incarico di governo, partendo per lunghi viaggi in America del Sud e in India.

Dibba è tornato e, contro Conte, invoca “il Congresso”

Ricomparso dal cono d'ombra in cui si era rintanato, ieri Dibba ha fatto un rientro in grande stile e dalla porta principale, quella della tv, il programma su Rai 3 di Lucia Annunziata, In mezz’ora. E’ da lì che attacca il capo del governo, premettendo “non sono tipo da colpi alla schiena”, e lancia il suo altolà: se Conte avesse davvero in animo di prendersi i 5 Stelle – come dicono, con sempre maggior frequenza i sondaggi – maligna Dibba, “si deve iscrivere al M5s e, al prossimo Congresso, portare la sua linea”.

Un “Congresso” lo chiama Di Battista, come nei partiti ‘veri’ e che al Movimento – ‘non partito’ per definizione – hanno sempre fatto orrore, ma che gli serve per andare alla sostanza del passo a cui vuole spingere l’M5s: “Chiamiamolo così, congresso, perché gli Stati Generali li stanno facendo tutti”, ironizza, con una chiara, evidente, stoccata al premier Conte che ha aperto, sabato, a villa Doria-Pamphilj, gli Stati generali dell’Economia.

Beppe Grillo paragona Dibba ai ‘terrapiattisti’…

Troppe parole, e tutte insieme, per il fondatore del Movimento, da tempo schierato ventre a terra in appoggio a Conte, ma anche proiettato verso la necessità di stringere una vera e propria ‘alleanza organica’ con il Pd. Grillo non vuol sentir parlare di fasi congressuali e subito tuona, via Twitter: “Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto...ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film ‘Il giorno della marmotta’! (per chi non lo ricordasse, è quello in cui il protagonista rivive, ogni giorno, il giorno prima)”.

Veleno distillato puro che nessuno, neppure trai 5 Stelle, si aspettava. Un disconoscimento radicale del suo ‘delfino’.

Parole che, ovviamente, provocano una puntuta reazione, anche questa del tutto inedita, da parte del suo ex pupillo: “Oggi (ieri, ndr.) sono tornato in Tv. Ho fatto proposte e preso posizioni chiare. Si può legittimamente non essere d’accordo. Lo si dica chiaramente spiegando il perché” tiene il punto ‘Dibba’, re-intervenendo sempre via social.

A spiegare tanto nervosismo, ecco i sondaggi che vedono il premier Conte con il vento in poppa tra gli italiani…

Mai si erano visti i vertici del Movimento ‘darsele’ l’un l'altro con tale, pesante, veemenza. A spiegare, in parte, il nervosismo tra i pentastellati c’è sicuramente il successo mediatico che sta riscuotendo il presidente del Consiglio.

I sondaggi, infatti, sono tutti favorevoli a Conte: anche ieri una rilevazione dell'Ipsos per il Corriere della Sera rivela che l'indice di gradimento per il suo operato è passato dal 48% di febbraio al 66% di aprile, per poi assestarsi al 61%. Gli italiani sembrano continuare ad avere fiducia nel loro premier nonostante la grave crisi provocata dalla pandemia. Ma è bastato il solo sospetto che Giuseppe Conte possa avvalersene per mettersi alla guida di un proprio partito per scatenare il putiferio. Senza dire che c’è anche chi insinua che voglia candidarsi per le elezioni supplettive che si dovranno tenere entro novembre per un seggio uninominale del Senato, diventato vacante per la morte di un senatore, con l’obiettivo di insediarsi e ‘scendere’ davvero in politica.

Lo stesso sondaggio, infine, rivela che il consenso potenziale del M5s potrebbe salire dal 20% al 30% se alla sua guida ci fosse Conte (più 10% cioè e in un colpo solo) e che, invece, in caso contrario, cioè un M5s ‘Senza Conte’, il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, vola al 17,5% e supera l’M5s, fermo al 17,1% (alle Politiche era al 32%).

E, del resto, il campanello d’allarme – e non solo dentro casa del M5s, ma anche in casa del Pd - era già suonato una settimana fa. Un sondaggio di Emg-Acqua per Agorà (Rai 3) testava, per la prima volta, un possibile partito guidato da Giuseppe Conte e lo quotava al 15 %, con conseguente prosciugamento sia del Pd (al 15%, cioè -5 punti) e del M5S (sempre -5 punti, ma con gli stellati finiti al 10%).

Dati che hanno fatto entrare anche il Pd in fibrillazione, con relative ‘fughe in avanti’ e ‘strappi’ della dirigenza dem contro i propositi di Conte, sia sul fare gli Stati generali che sui tanti dossier aperti fino alla ‘provocazione’ – fatta per suscitare un vespaio dentro l’M5s e destabilizzare Conte – di chiedere “il superamento e la revisione dei dl sicurezza”, decreti emanati da Salvini ma ancora oggi difesi dal M5s.

Il ‘rovesciamento delle alleanze’ avvenuto in casa M5s. Se Grillo, con Casaleggio jr, torna leader c’è la scissione 

Certo è che, tornado ai guai di casa M5s, il successo del premier sembra aver provocato un rimescolamento delle ormai vecchie alleanze, scoperchiando nuove ed inattese frizioni tra gli esponenti di spicco dentro la maggiore forza di governo. Un vero e proprio terremoto che lascia prefigurare come possibile anche una scissione, magari con il ‘gran ritorno’ di Grillo a leader politico di un Movimento che ‘vira’ radicalmente per un’alleanza stabile con il Pd, provocando la scissione di tutti quelli che, Dibba in testa, non la vogliono e vedrebbero, invece, e di buon grado, una svolta ‘sovranista’ verso la destra, specie quella di Salvini.

Lo scontro sul tetto del doppio mandato scuote i 5Stelle: senza una ‘deroga’ tutti i big pentastellati restano a casa

Un ritorno allo ‘status quo ante’ degli ultimi tre anni che Grillo dovrebbe e potrebbe gestire in piena sintonia con l'erede del co-fondatore, Davide Casaleggio jr. Il quale, solo pochi giorni, fa ha sonoramente “bocciato” le diverse ipotesi che circolano nel Movimento – avallate anche dal ‘reggente’ Vito Crimi - circa una possibile deroga al tetto dei due mandati. La deroga - inizialmente pensata per la ricandidatura delle sindache di Roma (Raggi) e Torino (Appendino), che una consiliatura l’hanno già fatta - aprirebbe, però, una finestra di opportunità non piccola anche per gli esponenti pentastellati di Camere e governo.

Senza la deroga, infatti, e al netto di Dibba, che di legislatura ne ha fatta, finora, solo una, tutti i big del Movimento – da Di Maio a Fico, dalla Taverna a Crimi, per non dire di tutti i ministri – andrebbero, banalmente, a casa. A partire, appunto, dall’ex capo politico del Movimento, che punta a far nascere, agli Stati Generali del M5s (il ‘congresso’, appunto), che dovrebbero tenersi a novembre, una ‘segreteria politica’ vera e propria e un ‘partito’ vero, dalle ceneri di quello che è, ancora oggi, un ‘non partito’.

Di Maio va ‘d’accordissimo’ con Franceschini (e Renzi)

E non è forse un caso che proprio lui, Luigi Di Maio, sia il ‘sabotatore’ del ritorno del Movimento alle sue ‘origini’, Il quale proprio in queste ore confida di aver “lavorato in perfetta sinergia” con il ministro e capo delegazione dem nel governo, Dario Franceschini, il quale ricambia subito la cortesia, facendo capire che, come ai tempi della Dc, i nuovi ‘colonnelli’ dorotei della Dc, i Forlani e Moro 2.0, sono pronti a stipulare un ‘patto di ferro’ contro i ‘vecchi’ (Grillo nel M5s e Zingaretti nel Pd) con il malcelato intento finale di detronizzare Conte e farlo loro un nuovo governo.

La fotografia del caos. I parlamentari temono Dibba, ma vogliono anche ribellarsi contro Casaleggio Junior

L'intreccio di posizioni, allo stato, è dunque la fotografia del caos che ormai regna sovrano in un partito balcanizzato. Ma se Di Battista è osteggiato dai parlamentari eletti per la prima volta in questa legislatura, che cercano visibilità nel Movimento e vedono come fumo negli occhi, proprio come Grillo, una crisi di governo, neppure Casaleggio jr. sembra avere maggior successo tra i cosiddetti ‘peones’, anzi. Molti – e, si dice, anche Di Maio – vorrebbero sottrarre alla Casaleggio&Associati la piattaforma Rousseau, smetterla di pagare l’obolo di 300 euro che ogni parlamentare deve versare a una società privata e impedire a Casaleggio jr. (e, dunque, a Grillo) di decidere la vita e la morte del M5s con votazioni on-line che puzzano sempre più di essere pilotate.

Ma se Di Battista, con la sua uscita, sembra in apparenza cercare di riposizionarsi senza apparire il picconatore del governo (“ho fiducia nel presidente del Consiglio, non deve temere attacchi da parte mia” dice), l’autoproclamato portatore dei ‘veri’ valori del M5s, solleva nodi sanguinanti e aperti (Autostrade, caso Regeni, sul Mes), nel Movimento, gli stessi nodi su cui l'azione del governo è criticata da pezzi sempre più ampi di truppe parlamentari che non vedrebbero male l’ipotesi di un nuovo ‘ribaltone’.

Al netto, ovvio, dei grillini ‘contiani’, i quali, però, sono davvero assai pochi, e dei ‘fichiani’, altrettanto pochi, i quali entrambi, da sponde diverse, sostengono il premier.

La padella e la brace. Conte deve temere sia Dibba che Di Maio. La tentazione di scalzarlo da premier è forte

A Di Battista arrivano subito i primi attestati di vicinanza: le ex ministre Barbara Lezzi e Giulia Grillo appoggiano la proposta di una fase costituente del Movimento, ma si tratta di personalità ormai ai margini del ‘cuore’ del M5s. La verità è che l’eventuale vittoria del frontman pentastellato alla guida del M5s sarebbe il segnale del game-over, per il governo. Matteo Renzi lo ha già detto: “pensare che io mi fidanzi in casa con Di Battista? Anche no grazie”. E il dem Andrea Orlando profetizza:Se ho capito bene, Di Battista ha detto a Conte di stare sereno”.

Da notare, infine, che proprio Renzi e Orlando, insieme a Franceschini, sono gli ‘alleati’ di governo che, proprio come Di Maio, potrebbero voler ‘fare le scarpe’ a Conte, spingendo il M5s verso posizioni più ‘ragionevoli’ e ‘moderate’ che potrebbero aprire le porte al terzo governo della legislatura. Quel governo ‘rosa-giallo-azzurro’ (cioè con il contributo fattivo di Forza Italia) che dovrebbe, in un colpo solo, liberarsi di Conte come ‘concorrente’ politico pericoloso e dare un nuovo, e finale, assetto alla legislatura.

Conte, in buona sostanza, sarà bene che si guardi le spalle: tranne Grillo, dentro l’M5s sia Dibba che Di Maio puntano a prendersi il suo scalpo e a offrilo ‘in dote’ al Pd e a FI per un nuovo governo che faccia a meno di lui e suoi ‘partiti’.