Giustizia senza pace. Dietrofront sul sorteggio per il Csm. La sfida con le correnti della magistratura 

 Dopo settimane di discussioni e limature sul sorteggio temperato dei collegi per l’elezione dei membri del Csm, si torna alla versione originale. Sarà il ministero a deciderne la composizione. Il rinvio del voto in aula. Ma il Csm è in scadenza e non può essere rinnovato con le vecchie regole

Giustizia senza pace. Dietrofront sul sorteggio per il Csm. La sfida con le correnti della magistratura 
Foto Ansa

La politica della giustizia sa regalare sempre sorprese e batticuori. Algida e rigorosa nella sua forma apparente, sa muovere pulsioni e colpi di scena come tutto ciò che riguarda il potere. Ieri, ad esempio: sembrava tutto fatto e impacchettato,, soprattutto quel pasticciaccio del collegio elettorale sorteggiato per votare il Consiglio superiore della magistratura. Non potendo avere, perchè incostituzionale, il sorteggio diretto dei membri del Csm, univa vera garanzia circa la non condizionabilità da parte delle correnti della magistratura, la faticosa e tormentata  mediazione finale era stata che sarebbero stati sorteggiati i collegi elettorali.  Cancellata ieri all’improvviso - pare proprio dalla Lega che entra era stata il main sponsor - si ritorna così al testo originale proposto dalla ministra Cartabia: sarà il governo, cioè via Arenula a decidere i collegi. Con grande soddisfazione dell’Associazione nazionale magistrati. Mesi e notti di trattative in Commissione Giustizia buttati al macero. “Questa riforma - stigmatizza Giulia Bongiorno, responsabile Giustizia nella Lega  - riforma poco o nulla. La vera riforma potrà arrivare solo con i referendum”. Pare sia stata proprio la Lega, tra i più convinti sostenitori del sorteggio anche nella sua forma annacquata dei colleghi, a dare l’ok ieri pomeriggio per il clamoroso dietrofront.    

Doppio stop con modifica in corsa

La maggioranza dunque ci ha ripensato e ha fatto marcia indietro per tornare al testo originario della ministra Cartabia. Ma non è stato solo questo ieri a rinviare una volta di più le votazioni della riforma da parte dell’aula della Camera. Sempre ieri sono arrivate anche le osservazioni sollevate dalla commissione Bilancio di Montecitorio ( a guida Pd): in un parere di oltre 60 pagine ha chiesto al governo chiarimenti su alcune coperture. In attesa che il ministero di via Arenula risponda punto per punto, è stato inevitabile lo slittamento dell'esame in Aula. Fino all'ultimo maggioranza e governo hanno tentato di velocizzare l'iter, così da avviare ieri in serata le votazioni sui 230 emendamenti rimasti (la maggior parte firmate da FdI, Misto e Iv, solo 5 gli emendamenti leghisti che riguardano le materie oggetto dei referendum). Ma non c’è stato nulla da fare. Tutto rinviato a oggi. Il che rende alquanto difficile l'ipotesi iniziale di licenziare la riforma entro la settimana. Prima del 25 aprile. Dopo tanto tentennare, finalmente il rush finale. In tempo utile, e anche in una data simbolica come il 25 aprile, per il via libera finale del Senato entro metà maggio.  In tempo quindi per indire le votazioni della nuova consigliatura di palazzo dei Marescialli.

Ora tutto si complica. Una volta di più. Il calendario di massima prevede ancora che l'Aula possa terminare l'esame entro venerdì mattina, per poi svolgere le dichiarazioni di voto e il voto finale a inizio della prossima settimana, cosi' da inviare la riforma al Senato. Nella maggioranza, però, restano i distinguo e cresce anche il malumore: Italia viva, che ha già confermato l'astensione sul testo (come già avvenuto in commissione), critica la scelta di tornare al testo originario della ministra Cartabia sul sistema di voto del Csm. E anche tra le fila di Forza Italia e M5s, così come della Lega, ci sarebbero perplessità  soprattutto sull'assegnare all'esecutivo il compito di stabilire i collegi (il testo Cartabia a cui è stato deciso di fare ritorno). Eppure, tutti i gruppi di maggioranza hanno convenuto sul fatto che il sorteggio dei distretti di Corte di appello avrebbe creato condizioni e squilibri tali da “favorire proprio il sistema delle correnti che vogliamo debellare”. Insomma, molte indecisione e insoddisfazione. Dopo trent’anni di tentativi, ancora si trova la soluzione. Del resto non si può certo impedire alla magistratura di organizzarsi in libere associazioni di idee. Si deve invece impedire che quelle libere associazioni diventino cordate di potere.  

Il “canale privilegiato”

A suscitare malessere, secondo diverse fonti di maggioranza, sarebbe stata anche una sorta di “canale privilegiato”  tra il governo e la Lega sul sistema di voto del Csm.  Secondo altre fonti parlamentari sarebbe stato invece lo stesso ministero a spingere per la modifica. In sostanza con l'emendamento che sarà presentato in Aula dalla stessa Commissione (così da evitare la riapertura dei termini per la presentazione di subemendamenti), si torna al sistema proposto dalla Guardasigilli. Sarà lo stesso ministero di via Arenula a determinare i collegi, sentito il Csm, attraverso un decreto da emanare almeno quattro mesi prima del rinnovo dell'organismo.

Che il sorteggio dei collegi non soddisfacesse i più era cosa nota, ma si trattava dell'unico punto di caduta possibile per incassare l'accordo nella maggioranza e con il governo. Ieri pomeriggio, a pochi giorni dalla faticosa votazione in Commissione  l’inatteso dietrofront. “E' stata fatta una valutazione più approfondita che ha portato ad un ripensamento sul sistema del sorteggio dei collegi” spiegava ieri il presidente della commissione Mario Perantoni (M5s) per cui alla fine il ritorno al testo Cartabia è “la soluzione migliore”. Il relatore pentastellato Eugenio Saitta ha precisato: “Abbiamo tutti condiviso la valutazione che il sorteggio delle Corti d'appello avrebbe avuto l'effetto di rafforzare il peso delle correnti anzichè diminuirlo”. Come aveva già denunciato Italia viva. Anche Pierantonio Zanettin di Forza Italia, che fino all'ultimo ha sostenuto il sorteggio temperato, conferma la linea: “Era rimasta solo la parola sorteggio, ma svuotata, con l'effetto paradossale di rafforzare le correnti”.

Le speranze sui referendum sulla giustizia

 Giulia Bongiorno denuncia da sempre i “limiti del provvedimento” ricordando come le soluzioni proposte dalla Lega sono state “sistematicamente annacquate”.ciò detto,  “con spirito costruttivo e responsabile, come richiesto dal presidente Draghi, proveremo ancora a migliorare il testo. Altre forze frenano il cambiamento e l’univa vera rivoluzione potrà arrivare dai refererendum sulla giustizia”. Il 12 giugno gli italiani dovranno esprimersi su 5 quesiti che riguardano la custodia cautelare, la separazione delle carriere dei magistrati, l’elezione del Csm, i consigli giudiziari, l’incandidabilità dei politici condannati (la riforma, in sostanza, della legge Severino).  Se la riforma Cartabia sarà approvata definitivamente entro maggio, due dei cinque quesiti dovrebbero decadere (elezione del Csm  e incandidabilità). La battaglia vera sarà sul quorum: nonostante l’accorpamento con le amministrative, sarà difficile raggiungerlo.

Per il renziano Cosimo Ferri il ritorno alle origini è un clamoroso errore. “Segnalo - ha detto - l’evidente incostituzionalità dell’emendamento” che consente “un'invadenza del potere esecutivo nella competizione elettorale”. Favorevole, invece, Enrico Costa (Azione): “Il sorteggio dei collegi elettorali sarebbe stato un gigantesco boomerang”.

Anm sodisfatta ma…

I più contenti di tutti sono i magistrati. “Il sorteggio dei collegi - ha detto Giuseppe Santalucia, Presidente dell’Anm - era stato da noi criticato perché andava in senso esattamente contrario a quello di favorire il rapporto di conoscenza fra elettori e candidati al Csm portando il magistrato elettore a dover votare anche candidati che magari operano a centinaia di chilometri di distanza da dove esercita le funzioni l'elettore.. Questo emendamento della commissione Giustizia ripristina un decreto del ministro legato a un principio di contiguità territoriale nella formazione dei collegi e va incontro al significato delle critiche che avevamo mosso”.

Ciò detto l’Anm deve ancora decidere cosa fare. Martedì mattina la giunta dell’Associazione ha tenuto una conferenza stampa per dire che doveva ancora decidere sul ventilato sciopero.  Ha attaccato la riforma del Csm e dell’ordinamento giudiziario: “Si sta cambiando la Costituzione”. Dopo le minacce dei giorni scorsi, però, la decisione sull’astensione dal lavoro è stata rinviata al 30 aprile. E i vertici dell’Anm ricordano che “i profili critici segnalati sono più di uno, non solo questo. Aspettiamo di conoscere il testo finale licenziato dalla Camera prima di fare previsioni”. Anche le toghe, nel loro piccolo, conoscono i tempi della suspence politica.

La parola all’aula

La maggioranza ora guarda all'Aula come banco di prova per la tenuta dell'intesa faticosamente raggiunta sull'intero provvedimento. La vera partita, come sempre, si giocherà al Senato dove gli equilibri numerici sono più labili. Non dovrebbero arrivare nuove sorprese sul testo: il governo non ha infatti presentato i due emendamenti riformulati e relativi a modifiche 'tecniche', come previsto inizialmente. “Al momento non c'e' alcun emendamento o riformulazione” ha spiegato il sottosegretario Francesco Paolo Sisto. Basta molto poco per far saltare tutto di nuovo. Compresa l’elezione del nuovo Csm con le nuove regole. La riforma è un milestone/obiettivo del Pnrr. Votarla nei tempi giusti è fondamentale tanto quanto approvarla.  Soprattutto è la prova che la maggioranza vuole andare avanti facendo, governando. Come ha chiesto Draghi.