Giustizia, riforma promossa. “Solo” venti assenti tra i 5 Stelle. Un buon modo di salutare il Semestre Bianco

Conte riesce ad evitare i voti contrari. E adesso spera di essere eletto leader del Movimento al primo colpo. I risultati stasera dopo le 22.  Cartabia in aula fino all’una di notte. Ampia maggioranza in entrambi i voti di fiducia

La ministra della giustizia, Marta Cartabia ed il sottosegretario alla giustizia, Francesco Paolo Sisto, durante le dichiarazioni sul voto di fiducia
La ministra della giustizia, Marta Cartabia ed il sottosegretario alla giustizia, Francesco Paolo Sisto, durante le dichiarazioni sul voto di fiducia (Ansa)

Non i quaranta del giorno prima. Però sono sempre venti. Venti assenze tra i banchi 5 Stelle di cui almeno 13 non giustificati. Non è un problema per la riforma Cartabia- Bonafede che riesce a passare in entrambi i voti di fiducia avvenuti alla Camera nella notte appena passata con la maxi maggioranza che la sostiene (462 a favore e 55 contrari nella prima fiducia; 458 e 46 contrari i numeri della seconda). Vedremo stasera quando è atteso il voto finale alla legge nel suo complesso e come andranno le votazioni di 85 ordini del giorno. Di sicuro sono numeri che in percentuale preoccupano la maggioranza in vista del Senato dove la riforma sarà votata entro fine settembre e dove gli scettici e i contrari alla linea governista sono tanti e potrebbero non sentirsi tutelati neppure dal nuovo leader Giuseppe Conte. Nessuno dei 20 (13) ha il coraggio di metterci la faccia. Nessuno fa dichiarazioni di voto e dunque chiarisce quali sono i motivi. Possiamo dire che nei giorni scorsi si parlava di una quota di irriducibili che variava tra i 30 e i 40. Fiato sospeso ad un certo punto per Bonafede assente alla prima chiama. Giallo su Giulia Sarti nel voto di domenica sulla pregiudiziali: “Io c’ero e ho votato contro”.  Averli ridotto il dissenso a 13 assenti ingiustificati e sette con giustificazione sarà certamente considerato un ottimo risultato da Conte. Un dieci per cento di malcontento nei gruppi, al di là delle scelte che saranno prese (espulsi? tollerati?), potrebbe comunque creare in prospettiva difficoltà nelle commissioni ed essere un ottimo alleato delle fibrillazioni destinate a crearsi durante il semestre bianco.

“Alternativa c’è” adesso c’è davvero

Il livello della seduta non è stato altissimo. Tutto sommato il momento più emozionante resta quando domenica pomeriggio tutta l’aula si è alzata in piedi a battere le mani per i due ori olimpici di Jacobs e Tamberi. Gli ex grillini di “Alternativa c’è” hanno rubato la scena a Fratelli d’Italia mettendosi finalmente sul petto la medaglia della vera opposizione. “Questo governo di falsari non avrà la nostra fiducia. Questa riforma ci fa schifo” ha sottolineato Francesco Forciniti di Alternativa c’è. Un grido di battaglia subito seguito dall’esposizione di cartelli (“impunità di stato”, “salva ladri” e “schiforma”) e ieri preceduto dall’occupazione dei banchi del governo. A parte questo acuto al contrario, ciascuno gruppo ha fatto la sua parte davanti alla ministra Cartabia che ha seguito le votazioni fino all’una di notte dai banchi del governo. Ciascuno ha rivendicato un pezzo di riforma.  Annibali (Iv) la norma antistalker con l’arresto in flagranza e in generale la fine del “populismo giustizialista” che ha ispirato sino a pochi mesi fa l’azione del ministero e l’inizio della “vera nuova fase”. Verini (Pd) ha rivendicato l’idea del compromesso per una entrata in vigore dolce delle varie norme mettendo l’accento su tutti resto delle riforma, oltre il nodo della prescrizione. E così Lega, Coraggio Italia, Leu, Forza Italia (avrebbe voluto cancellare la Bonafede anche dal primo grado) e gli altri gruppi a favore: “Un’idea di giustizia e della pena che vada oltre il carcere” e “un processo con tempi finalmente certi fin dalla base delle indagini e dell’udienza preliminare”.

Due fiducie

Grande attesa per la dichiarazione dei 5 Stelle affidata al siciliano Saitta che in pratica ha rivendicato al Movimento e al suo leader Giuseppe Conte l’intera riforma. Dunque la riforma è in aula grazie in pratica alla “fiducia”, alla “responsabilità” e alla “coerenza” del Movimento. “Abbiamo sempre cercato il dialogo senza comportamenti distruttivi. Se oggi siamo qui lo si deve al Movimento 5 stelle: poteva essere semplice per noi mettere i bastoni tra le ruote. Invece ministro, grazie anche a lei che ci ha ascoltato, sono in questo testo che andiamo ad approvare le proposte presentate insieme con Conte, la norma transitoria e il regime speciale per alcuni reati.  Tutto questo grazie al comportamento del M5s e alla sua disponibilità all’ascolto”. Saitta attacca Lega e Forza Italia, la prima perché “ha giocato al rialzo”, la seconda perché “con l’allargamento del perimetro ha provato a far saltare tutto”.  E infine la pezza che mette tutti d’accordo nel pigiare il tasto verde. “C’è tanto del Movimento 5 stelle in questa riforma, mi sento di avere la coscienza a posto”.

Sono stati due i voti di fiducia. Il primo sul primo articolo del testo dove sono raggruppate tutte le norme che entrano in vigore subito. Il secondo sul secondo articolo del testo che invece mette insieme tutte le deleghe al governo che dovranno essere approvate entro un anno. Tra le deleghe c’è la riforma del codice penale e della procedura, due interventi da cui si attende una importante semplificazione. E quindi anche la riduzione dei tempi del processo.

Il semestre bianco

Il voto di stanotte porta con sé coincidenze e simbologie importanti. Si è chiuso quando era tecnicamente iniziato da circa un’ora il Semestre bianco, i sei mesi che precedono l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e in cui non si possono sciogliere le Camere e terminare una legislatura. Ma in cui può esserci una crisi di governo che non quindi non può portare al voto nell’immediato. Gli analisti si stanno esercitando da tempo su come sarà il semestre: per qualcuno “una tigre di carta” che non fa paura a nessuno; per altri “un Libano” con continui agguati e trabocchetti da parte di tutti soprattutto 5 Stelle e Fratelli d’Italia, i primi per non perdere del tutto la faccia con la propria base, i secondi perché gli unici a cui forse conviene andare a votare a marzo. In mezzo ci sta Mario Draghi che non ha alcuna intenzione di rallentare (non può farlo) né di stare fermo. Anzi, ha già spiegato che metterà la fiducia ogni volta che serve perché “stiamo decidendo cose importanti per l’Italia ed è bene sapere con chiarezza chi ci sta e chi è contro”.  In ogni caso, caso mai qualcuno avesse intenzione di tirare troppo la corda, sappia che anche Mattarella non ha alcuna voglia di farsi portare in qua e in là. Ecco che ieri Marzio Breda, Quirinalista esperto del Corriere della Sera, ha scritto che caso mai il governo dovesse andare sotto in qualche votazione in questi giorni (l’incidente è dietro l’angolo), il Capo dello Stato sarebbe pronto a dimettersi subito per lasciare il campo ad un nuovo Presidente, eletto da questo Parlamento e però con pieni poteri.

Draghi passa già ad altro

Intanto il Presidente del Consiglio non molla né un secondo né un centimetro. Oltre ad aver già invitato i nostri ori olimpici a palazzo Chigi (e Mattarella al Quirinale) nel rosicamento generale di chi sa che tutto questo si tradurrà in ulteriore. Popolarità e fiducia, si porta a casa la riforma più difficile con appena tre giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia e con un Parlamento che di fronte alla prospettiva di una crisi e quindi di un anno in meno di legislatura (e di stipendio) tutto sommato tira i remi in barca e si fa guidare.

La riforma del processo penale è per Draghi un dossier approvato, quindi risolto. E passa ad altro, prima di tutto tenere a bada la variante Delta e il rischio di nuove chiusure in ottobre. Ieri ha incontrato i sindacati e in settimana, giovedì, ci potrebbe essere il Consiglio dei Ministri che decide sull’estensione del Green Pass non solo sui trasporti pubblici ma anche nei luoghi di lavoro.

Dentro i 5 Stelle

Chiarito che la maggioranza non corre tutti questi rischi, resta oggi da capire se i venti assenti, di cui 7 non giustificati, tra i 5 Stelle richiamo di ammaccare ancora di più il Movimento. Sono, i voti di stanotte, soddisfacenti per Conte? O il malumore interno va ben oltre quei numeri? 

Domenica, nell'assemblea dei gruppi, l’ex premier era stato abbastanza duro ed era convinto di aver arginato  il dissenso. “La riforma non mi piace ma voterò la fiducia” hanno condiviso un po’ tutti i duri e puri che già domenica in quaranta avevano disertato il voto sulle pregiudiziali. Il leader in pectore era stato chiaro: si discute, ci si confronta ma poi serve una sintesi a cui tutti gli eletti devono attenersi. La compattezza del gruppo parlamentare, per Conte, è un elemento fondamentale da cui partire, anche per le prossime battaglie. In un’intervista a La Stampa ieri ha detto che il “reddito di cittadinanza non si tocca”.  L’ex premier ha cercato di fare chiarezza chiedendo più trasparenza e “meno veline”. E ha chiarito che un “no” alla riforma Cartabia sarebbe stato un no al governo Draghi ma anche a Conte e quindi al nuovo corso.

I “no” non ci sono stati. Qualche assenza in più potrebbe esserci anche oggi per il voto finale. Ma le astensioni dovrebbero essere tollerate.

La votazione, finalmente

Il dato politico è che i 5 Stelle non si sono spaccati. E Conte ha passato il primo esame sulla tenuta della sua leadership.

In queste stesse ore, infatti, è in corso la votazione online per nominarlo finalmente leader.  La consultazione è su SkyVote e terminerà stasera alle 22.

A Conte serve la maggioranza degli aventi diritti al voto più uno per evitare il secondo turno il 5-6 agosto. Sfida ardua, sebbene sia resa più praticabile dall'esclusione, dalla votazione, dei cosiddetti iscritti dormienti, ovvero coloro che nei 15 mesi precedenti al 4 giugno scorso non hanno mai effettuato un login alla vecchia piattaforma (Rousseau). In teoria, quindi, a Conte basterebbero poco più di 50mila Sì per incassare il nuovo Statuto al primo turno. E per il nuovo corso sarebbe certamente un segnale positivo.