[Il punto] Il Garante boccia Rousseau. La replica: è un attacco politico. Ma la reazione è sbagliata

Per l’Authority della Privacy la piattaforma usata dai Cinquestelle è inadeguata a garantire la segretezza del voto

[Il punto] Il Garante boccia Rousseau. La replica: è un attacco politico. Ma la reazione è sbagliata
Davide Casaleggio, presidente della Casaleggio associati e fondatore di Rousseau

Il Garante della Privacy ha bocciato la piattaforma Rousseau del Movimento 5 stelle comminando una sanzione di 50 mila euro e imponendo una serie di prescrizioni per “assicurare con urgenza l’integrità, la resilienza e la sicurezza dell’infrastruttura tecnologica usata per l’esercizio dei diritti politici dei cittadini”. Tradotto in termini più semplici: la piattaforma fondata e gestita da Davide Casaleggio sarebbe inadeguata a garantire la segretezza e la sicurezza delle votazioni promosse dal M5s per promuovere la cosiddetta democrazia diretta.

Rousseau multata anche nel 2018 

“Pur avendo constatato che le attività poste in essere abbiano migliorato in modo significativo gli aspetti della piattaforma – ha spiegato l’Authority – residuano alcune importanti vulnerabilità”. Non è la prima volta che Rousseau finisce nel mirino per questioni legate alla protezione dei dati personali degli iscritti. L’istruttoria, iniziata nel 2017 in seguito ad alcuni attacchi hacker, già un anno fa aveva spinto il Garante a multare l’associazione e a redigere una serie di rilievi.

Antonello Soro, presidente dell'Authority per la Privacy

La risposta dell'Associazione 

L'Associazione Rousseau ha respinto al mittente le nuove osservazioni. "L'infrastruttura tecnologica - ha spiegato Enrica Sabatini, braccio destro di Davide Casaleggio - è stata potenziata recependo le osservazioni del Garante e rispondendo così alla domanda di maggiore innovazione e a quella di essere uno strumento all'avanguardia, in grado di soddisfare le esigenze degli utenti e delle tante attività che vengono svolte sulla piattaforma".

L'attacco al Garante Soro 

La difesa non si è fermata qui ma è proseguita sul blog delle Stelle con una nota durissima. “Tutti i rilievi – ha scritto l'Associazione – sono stati presi in carico e ci siamo messi a lavorare per risolvere i problemi segnalati. Non solo li abbiamo risolti, abbiamo creato una nuova piattaforma di voto su tecnologie allo stato dell'arte mondiale. Nonostante questo oggi il Garante, ex capogruppo Pd, ha deciso di multare nuovamente Rousseau per un sistema di voto che non è quello utilizzato oggi e che non è più online". "Temiamo – ha proseguito la nota - che ci sia un uso politico del Garante della privacy e che possa risentire della sua pregressa appartenenza al Pd. Il Garante della privacy dovrebbe tutelare tutti, non solo le persone del suo partito".

Sbagliato parlare alla pancia degli attivisti 

La vicenda si è trasformata dunque nell’ennesimo scontro politico e nell’ennesima delegittimazione di un ente istituzionale. E’ questo il modo corretto di affrontare la questione? Probabilmente no. Gli attivisti Cinquestelle meriterebbero maggiore rispetto. L’Associazione si sarebbe dovuta attenere ad un confronto con l'Authority sul merito tecnico delle questioni sollevate, senza il corredo di dichiarazioni incendiarie fatte apposta per creare una narrazione vittimista e complottista e sollecitare più la “pancia” che non la “testa” dei propri attivisti.

La denuncia di Casaleggio sui profili clone 

Secondo quanto riportato dall’Ansa, nel giorno delle votazioni per le Europarlamentarie M5S, Davide Casaleggio avrebbe sporto denuncia in Procura contro alcuni profili "clone" tra gli iscritti alla Piattaforma Rousseau. Ovvero profili di iscritti creati con i loro dati ma senza il consenso degli stessi. La conferma che l’infrastruttura potrebbe ancora avere dei problemi. Cosa per certi aspetti normale considerando che l’esperienza nell’utilizzo di strumenti complessi e sofisticati come Rousseau è ancora agli inizi e che ci vorranno ancora molti anni, ed errori in buona fede, prima che si arrivi davvero alla certezza che non possano esserci trucchi e manipolazioni. Niente di diverso rispetto a quanto accaduto con altre pratiche delle moderne democrazie. Guardare in faccia i problemi e non sollevare invece i soliti polveroni strumentali è un atto di responsabilità per qualunque forza politica. Anche per i Cinquestelle.