[Il caso] Il G7 della svolta atlantica. Dell’altolà alla Cina. E delle prime volte, di Biden, Draghi e della Brexit

Sarà “rivisto” l’accordo con Pechino firmato nel 2019 da Conte. “Con la Cina cooperazione e franchezza”. Biden avrebbe voluto una linea più dura e offre un contro piano, il 3BW. La mediazione di Draghi e Merkel. E ora il vertice Nato con Erdogan e Putin. Il più difficile

Foto Ansa
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Se a Carbis bay, in Cornovaglia, i grandi della terra sono andati per discutere un nuovo ordine mondiale e le priorità nell’agenda delle moderne democrazie, il risultato è stato in parte ottenuto. Nei rapporti Usa ed Europa. E, di conseguenza, in quelli tra Europa e Cina e Russia. Si compatta l’asse Usa-Ue e vengono messi in discussione i rapporti con il colosso asiatico, con la Russia di Putin e anche con la Turchia. Una direzione già intrapresa con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca ma che tra Covid, riunioni a distanza e tempistiche varie ha potuto compiersi solo con la due giorni in Cornovaglia. Al netto dei grigi che i linguaggi delle diplomazie lasciano sempre nei loro comunicati ufficiali dove molto resta quasi sempre da interpretare, la tre giorni di lavori di Carbis bay segna un cambio di equilibri sulla scena mondiale.

La linea Biden

Se Washington è arrivata in Cornovaglia con la mission di fermare Pechino e i suoi aggressivi piani commerciali nella vecchia Europa e nel resto del mondo (Africa) a cominciare da quel Memorandum sulla Via della seta che il governo giallo-verde a guida Conte unico tra i paesi europei firmò nel 2019, si può dire che il presidente Usa Joe Biden ha lasciato il G7 vittorioso. Meno di quello che sperava ma funziona così: si chiede 10 per avere 7. Il risultato finale è nella mediazione spiegata dal premier Draghi nella conferenza stampa finale dopo 48 ore in cui dal tavolo dei Grandi della terra sono rimbalzati più divisioni che accordi. “Nessuno disputa il fatto che la Cina abbia diritto a essere una grande economia come le altre - ha precisato Draghi - , quello che è stato messo in discussione sono i modi che la Cina utilizza, anche con le detenzioni coercitive. E' un'autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali e non condivide la visione che del mondo e dei diritti hanno le moderne democrazie”. Draghi ha incontrato i giornalisti ieri pomeriggio nello splendido castello di Tregenna, con vista sul golfo di Saint Ives e all'orizzonte l'isola di Godrevy, resa celebre dal faro narrato da Virginia Woolf.

Il G7 della ripartenza. E della svolta

Il G7 che il presidente Johnson ha voluto in Cornovaglia è stato una prima volta sotto tanti spetti. Il primo in presenza dopo il Covid: erano quasi due anni che i leader del mondo non si incontravano di persona e, si sa, come certe sfumature di presenza possono cambiare la storia. Sono almeno cinque anni che i leader del G7 hanno all’ordine del giorno la natura dei rapporti con Cina, Turchia e Russia. Da remoto, a distanza, mescolati in un monitor con tante facce non potrà mai essere la stessa cosa.

E’ stato il primo vertice dei grandi a cui ha partecipato il presidente Usa Joe Biden che nel suo tour europeo andrà anche a Bruxelles (oggi) e presiederà l’importate vertice Nato. Il primo, in presenza, per Draghi: per molti, a cominciare da Biden, il rapporto con il premier italiano è antico e consolidato. Il faccia a faccia di oltre mezzora avuto sabato pomeriggio nelle villetta fronte mare che ha ospitato il presidente Usa e la moglie ha voluto però sottolineare, nei modi e nella location, la confidenza tra il premier italiano e Biden. Un aneddoto racconta che quando Biden era vice di Obama e c’era qualche nodo monetario ed economico da risolvere, Obama suggeriva sempre al suo vice: “Parla con Mario…”. E’ stato il primo vertice dopo la Brexit. E il primo della ripartenza economica e dei vaccini. Ma l’ultimo di Angela Merkel. E il primo ritorno ufficiale sulla scena della regina Elisabetta dopo il lutto per la morte del principe Filippo. La sovrana inglese regna dal 1952 e ha ha incontrato tutti i presidenti Usa da Truman in avanti (tranne Johnson). A 95 anni è arrivata fino alla Cornovaglia armata di abito con motivi floreali rosa per fare gli onori di casa a Joe Biden. Tra i topic di questo G7 resterà la battuta di Sua Altezza Reale durante la photo opportunity al centro dei grandi della terra. “Forse dovremmo anche far finta che si siamo divertiti?”. Risata generale. E quella intrisa di veleno del primo ministro Johnson rivolta al presidente del consiglio europeo Michel: “Qui abbiamo tante seggiole e poltrone”. Von der Leyen presente.

Agenda aggiornata

Se in palio, come si diceva, c’era un nuovo possibile ordine mondiale dopo la pandemia e la gestione Trump, l’agenda dei grandi è stata certamente aggiornata. La ripresa è in vista, per l'economia mondiale “è un buon momento” malgrado esistano “rischi sui quali bisogna fare attenzione”. Più in generale, però, è stata la politica il cuore del vertice. In particolare il confronto tra le grandi democrazie occidentali e i regimi autocratici, a cominciare dalla Cina. “Il tema politico dominante del G7 - ha spiegato Draghi - è stato quale atteggiamento debbano avere le democrazie occidentali nei confronti della Cina e in generale di tutte le autocrazie che usano la disinformazione, fermano gli aerei in volo, rapiscono, uccidono, non rispettano i diritti umani, usano il lavoro forzato. Tutti questi temi di risentimento nei confronti delle autocrazie sono stati toccati e condivisi. In questo senso è stato un vertice realistico: c'era contentezza per l'economia ma non si sono persi di vista i problemi politici”. Parlare di “divisioni” - quelle filtrate in questi giorni - è per Draghi esagerato. “Io credo - ha spiegato - che le conclusioni riflettano la posizione nostra e quella di tutti. In particolare rispetto alla Cina e alle altre autocrazie: nessuno disputa il fatto che la Cina abbia diritto a essere una grande economia come le altre. Quello che è stato messo in discussione sono i modi che utilizza, anche con le detenzioni coercitive. E' un'autocrazia che non aderisce alle regole multilaterali e non condivide la stessa visione del mondo delle democrazie”. L'approccio verso Pechino deve quindi essere fondato su tre elementi: “Cooperazione, competizione e franchezza” senza fingere d'ignorare che una cooperazione in materia di clima e di lotta alla pandemia è imprescindibile. Ma allo stesso tempo dicendo parole chiare sulla violazione sistematica dei diritti umani esercitata da Pechino. “Dobbiamo cooperare in vista del G20, della lotta ai cambiamenti climatici, della ricostruzione del mondo dopo la pandemia, ma lo faremo in maniera franca, dicendo qual è la nostra visione del mondo” ha sintetizzato il premier italiano citando le parole del presidente Usa, Joe Biden, secondo cui “il silenzio è complicità”.

Congelato il Memorandum della Via della Seta

Il premier ha precisato che il Memorandum del 2019 “non è mai stato menzionato”. Poco diplomatico dire il contrario visto che due tra le principale forze dell’attuale maggioranza, al di là dei rispettivi mutamenti, ne fecero nel 2019 il punto di riferimento della loro politica estera. Ciò detto, “l’intesa andrà verificata e sarà esaminata con attenzione". Di sicuro quell’atto non traccerà più la rotta nei rapporti tra Italia e Cina. La cancelliera Merkel ha comunque fatto sentire il suo peso ammorbidendo, insieme a Draghi la posizione americana di contrapposizione a Pechino.

Il vertice di Carbis Bay ha confermato quindi la presa di distanza definitiva nella politica estera italiana dalle suggestioni russo-cinesi e il ritorno all'alveo transatlantico ed europeista. Il primo concetto che il premier ha voluto condividere con le forze politiche fin dai giorni delle consultazioni in febbraio. E Biden al G7 ha voluto “ricostruire le alleanze tradizionali degli Usa dopo la presidenza Trump in cui erano state seriamente incrinate”.

Il patto su clima, vaccini e B3W

Oltre il posizionamento politico, clima e vaccini sono stati i temi all’ordine del giorno. Sul clima Draghi ha parlato di “accordo ambizioso e duraturo” visto che saranno i paesi poveri a pagare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico. E ha mostrato il pugno duro. Resta il problema infatti di quei paesi che dicono di essere d'accordo a finanziare la lotta al climate change ma poi sostengono di voler continuare a produrre emissioni fin quando non ci sarà un'alternativa ai combustibili fossili. Un’alternativa che realisticamente al momento non c’è mentre il tempo a disposizione è poco. “Se non possiamo fidarci delle politiche degli altri Paesi si inizierà ad applicare una tassa che aggiusti la differenza dei costi di produzione” ha detto Draghi. E sarà il primo passo verso il protezionismo.

In aiuto alle economie più povere è stato firmato il Build back better the world (B3W). A ben vedere si tratta della controffensiva messa in campo da Biden per bilanciare l’aggressività economica cinese.

E ora la Turchia. E Putin

Chiariti i rapporti con la Cina, la mission di Biden in Europa ha adesso in agenda Turchia e Russia. Domani incontra il “Sultano” Erdogan nell’ambito del vertice Nato a Bruxelles. E lo “zar” Putin nei giorni successivi a Ginevra, in territorio neutro dopo che si sono mandati accidenti a vicenda.

Oggi e domani è in programma il vertice Nato. Draghi tornato a Roma ieri sera, volerà di nuovo oggi a Bruxelles. E’ il primo dell'era Biden a due anni di distanza dalle parole del presidente francese Emmanuel Macron, che dopo i colpi inflitti da Trump all'Alleanza, aveva definito la Nato in stato di “morte cerebrale”. In mezzo c’è stato anche il Covid e il ritiro della truppe alleate dall’Afghanistan. Quale destino per la Nato è la risposta che dovrà uscire dal vertice. Senza ulteriori rinvii. Il vertice sarà anche l’occasione per Draghi di incontrare Erdogan. Dopo il mezzo incidente diplomatico di tre mesi fa quando lo definì “un dittatore”. I tre pilastri che per i G7 dovranno regolare i rapporti con la Cina valgono anche per la Turchia. E per la Russia. Draghi chiederà quindi ad entrambi di cessare le ingerenze in Libia. In cambio tenderà una mano ad Ankara in quanto “partner importantissimo” nella Nato. Il premier italiano ha ottenuto da Biden l’impegno per arginare mercenari e soldati siriani, turchi, russi in Libia. Stabilizzare il Paese è essenziale per governare i flussi migratori e permettere a tante imprese italiane di fare investimenti.

Ed ecco che allora il G7 è stato in realtà un incontro preparatorio per i prossimi due giorni. Perchè se la Cina aggredisce sul fronte economico, Russia e Turchia lo fanno anche su quello militare.