Frase shock di Salvini sui senatori a vita, bagarre in Aula

Il leader della Lega cita Grillo. Interviene Casellati: "Parole irrispettose"

TiscaliNews

Più preoccupazione che tensione. Tanti applausi ma pochissimo calore e un duello frontale che si scalda solo in serata, tra due protagonisti - Matteo Renzi e Giuseppe Conte - che non si amano più e che, anzi, a molti ricordano il famoso e feroce film "la guerra dei Roses". Ma è Matteo Salvini in serata a far alzare la tensione provocando una bagarre nell'Aula del Senato che costringe la presidente Casellati ad intervenire. Il leader della Lega sceglie di chiudere il proprio intervento con un attacco ai Cinque stelle che però coinvolge i senatori a vita provocando la durissima reazione della maggioranza: "ricordo ai senatori a vita che legittimamente voteranno la fiducia ai 5s, cosa diceva il leader dei 5s su di loro, 'non muoiono mai, o almeno muoiono troppo tardi', che coraggio che avete...". Urla e dissensi in Aula con la presidente Casellati che richiama il leader della Lega: "parole irrispettose", mentre parallelamente è costretta a difendersi dalle accuse di aver permesso a Salvini di sforare i tempi più degli altri.

A quel punto il leghista, per difendersi e chiarire l'origine della frase, ha detto: "Parole e musiche di Beppe Grillo" e dopo le proteste accese scoppiate in aula ha concluso: "Sì, concordo, sono disgustose e quindi il senatore del M5s che parlerà dopo di me chiederà scusa a nome di Grillo e del Movimento, ne sono sicuro". Poco prima, in un' Aula tutto sommata tranquilla nonostante la posta in gioco, Matteo Renzi andava all'attacco contro l'"arrocco dannoso" e il "mercato indecoroso" del governo. Pronta la difesa di Giuseppe Conte che ribatte che non è lui ad aver scelto "la strada dell'aggressione" rivendicando invece "disciplina e onore" del suo ruolo. Riferendosi così all'articolo 54 della Costituzione.
E' la giornata della resa dei conti del premier, che passa al Senato quasi 12 ore di fila. Tanto dura il D-day per la fiducia al suo governo nell'arena a lui più ostile, dopo il dietrofront delle due ministre di Italia viva e quindi la maggioranza monca e la crisi.

Il giorno dopo il sostegno (prevedibile) della Camera, a Palazzo Madama la maggioranza appare preoccupata e stanca. Da qui i toni bassi in aula e le stime guardinghe sui numeri: dai 158 voti 'certi' si scende a 154 al massimo, rispetto ai fatidici 161 della maggioranza assoluta e ormai un miraggio. A un anno e mezzo dall'agosto 2019 quando sfidò drammaticamente l'altro Matteo (Salvini) mandandolo a casa, l'"Avvocato del popolo" ci riprova. Obiettivo, rottamare platealmente l'ex rottamatore ma uscirne indenne. Così stretto fra un super parterre di ministri (tra gli 8 e i 10, che si alternano agli scranni del governo) Conte prende la parola alle 9.41, dopo l'annuncio in aula della morte di Emanuele Macaluso, pezzo storico del Pci. A lui quindi dedica le prime parole e riceve così il primo applauso. Completo blu scuro e mascherina chirurgica, ripete il discorso fatto ieri a Montecitorio. Va avanti per 65 minuti, non cita mai Iv né Renzi. Pochissime le variazioni rispetto al giorno prima: solo il passaggio sull'importanza della politica o scatta la rabbia dei cittadini e quello su chi "mina gli equilibri". Alla fine incassa 31 applausi, il doppio di ieri ma solo l'ultimo, a fine discorso, è lungo e deciso con i senatori Pd e 5 Stelle in piedi.

Dall'opposizione si sente un forte brusio, cori 'Bravo, bravo' all'appello ai "volenterosi" e qualche fischio. Tanto che la presidente Casellati zittisce tutti, lamentando che "con la mascherina non si riesce a vedere chi fischia". Il calore e l'omaggio si sente in aula all'arrivo di Liliana Segre: mantiene la promessa e torna al suo dovere di senatrice a vita, a 90 anni. La saluta dal microfono Pierferdinando Casini e tutti la applaudono e si alzano in piedi. Altro tributo simile va, in serata, a Paolo Borsellino citato da Conte nel giorno dell'anniversario della nascita. Dentro e fuori l'aula è ovunque 'sold out': nell'emiciclo e nelle varie tribune occupate dai parlamentari per tenere le distanze, nel Transatlantico costretto alle finestre spalancate in chiave anti Covid e alla buvette, protagonista per un po' della fila per il caffè. Decine i cronisti nei corridoi e murata di telecamere la tribuna riservata alla stampa (guest star Bruno Vespa, che spunta quando parla Renzi).

Contro il premier non mancano le frecciate: la più netta dall'ex ministro leghista, Gian Marco Centinaio che paragona Conte ad Arturo Brachetti: "Lei è l'Arturo Brachetti della politica, è come l'omino Playmobil, che potevi trasformare come volevi, in tanti personaggi". Toni forti anche da Sandra Lonardo, ex FI che si dichiara apertamente "responsabile" per la fiducia al governo ma che accusa Giorgia Meloni e alla sua gag di ieri sulla "Mastella airlines" ribatte con "l'aereo Scilipoti" su cui sarebbe salita la leader di Fratelli d'Italia nel governo Berlusconi.

L'aula poi si ferma due volte per la sanificazione anti virus. Dopo riprende con il leader di Iv: in completo e mascherina nera arringa per 20 minuti ricordando che la crisi è vecchia di mesi. Alla "sympatheia" citata da Conte, lui contrappone il "kairòs", il momento supremo, sapendo però che potrebbe essere arrivato per lui, come ultimo atto, ma resta sull'astensione. La replica del premier non manca, compresa l'amara consapevolezza: "Certo c'è un problema di numeri: se non ci sono il governo va a casa, non va avanti".