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Papa Francesco all'Angelus prega per l'unità e la pace dell’Italia

Appelli del papa per l’Etiopia, le inondazioni in Africa e invito a iscriversi alla Giornata mondiale Gioventù. Rinnovato ieri accordo con la Cina

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Papa Francesco all'Angelus prega per l'unità e la pace dell’Italia

Mentre a Palazzo Chigi si svolgeva la cerimonia della campanella per il passaggio delle consegne da Mario Draghi a Giorgia Meloni, in Piazza san Pietro papa Francesco a conclusione di appelli diversi nel dopo Angelus per la pace e la solidarietà, aggiungeva a braccio un breve ma significativo pensiero per l’Italia. “Oggi, - le parole testuali di Francesco - all’inizio di un nuovo Governo, preghiamo per l’unità e la pace dell’Italia”.

L’Angelus odierno è apparso di estremo interesse per lo sguardo ampio sulla pace nel mondo e la sottolineatura di eventi importanti per la missione della Chiesa Cattolica. Non solo. La riflessione di Bergoglio sulla parabola evangelica del pubblicano e del fariseo ha chiarito l’importanza di un rovesciamento nella scala dei valori da vivere e diffondere come stile di un mondo più fraterno. Alla radice dei problemi e delle ingiustizie che alimentano le guerre e gli interessi particolari c’è – secondo il papa -  la dominante cultura dell’io e la superbia spirituale che inquieta l’esistenza e distorce il rapporto con Dio.

Parole credibili sulle labbra di Francesco, dal momento che l’Angelus odierno viene il giorno dopo del rinnovato l’Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Cina sulla nomina dei vescovi. Mentre si chiudeva l’importante congresso del Partito Comunista Cinese con la conferma di Xi Jinping alla presidenza cinese, la Santa Sede dopo le “opportune consultazioni e valutazioni” ha concordato e sottoscritto con la Cina un altro biennio la validità dell’accordo stipulato per la prima volta nel 2018. La Santa Sede – ha spiegato un comunicato ufficiale - intende proseguire un dialogo rispettoso e costruttivo per favorire la missione della Chiesa cattolica e il bene del popolo cinese.

Nel suo piccolo la diplomazia vaticana, in un mondo segnato da conflitti pericolosi e preoccupanti in diverse aree, ha indicato la via del dialogo, unica vera alternativa per la pace e la pacifica convivenza, dove non abbia il sopravvento la prevaricazione del più forte ma una visione condivisa degli interessi. Il dopo Angelus odierno è stato la prova di questo stile di Francesco che sollecita tutti – ma in maniera speciale i cattolici  - a farsi anzitutto testimoni capaci e credibili del Vangelo. “Si celebra oggi la Giornata Missionaria Mondiale, che ha per tema “Di me sarete testimoni”. È un’occasione importante – a parere di Francesco - per risvegliare in tutti i battezzati il desiderio di partecipare alla missione universale della Chiesa, mediante la testimonianza e l’annuncio del Vangelo. Incoraggio tutti a sostenere i missionari con la preghiera e con la solidarietà concreta, affinché possano proseguire nel mondo intero l’opera di evangelizzazione e di promozione umana”.

Ha poi aperto in modo inedito – chiamando ad affacciarsi con lui alla finestra una giovane e un ragazzo - un altro tema che gli sta a cuore: i giovani. “Oggi – ha detto poi - si aprono le iscrizioni per la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Lisbona nell’agosto 2023. Ho invitato due giovani portoghesi ad essere qui con me mentre mi iscrivo anch’io come pellegrino. Lo farò adesso… (clic sul tablet). Ecco, mi sono iscritto. Tu, ti sei iscritta? Fallo… E tu ti sei iscritta? Fallo… Ecco, rimanete qui. Cari giovani, vi invito ad iscrivervi a questo incontro nel quale, dopo un lungo periodo di lontananza, ritroveremo la gioia dell’abbraccio fraterno tra i popoli e tra le generazioni, di cui abbiamo tanto bisogno!”. Non poteva mancare come lo è sempre stato dall’inizio del conflitto in Ucraina la parola per la pace ovunque sia in corso la violenza e il ricorso alle armi.

Con trepidazione seguo la persistente situazione di conflitto in Etiopia. Ancora una volta ripeto con animo accorato che la violenza non risolve le discordie, ma soltanto ne accresce le tragiche conseguenze. Faccio appello a quanti hanno responsabilità politiche, affinché cessino le sofferenze della popolazione inerme e si trovino soluzioni eque per una pace duratura in tutto il Paese. Possano gli sforzi delle parti per il dialogo e la ricerca del bene comune condurre a un concreto percorso di riconciliazione. Non manchino ai fratelli e alle sorelle etiopi, così duramente provati, la nostra preghiera, la nostra solidarietà e i necessari aiuti umanitari. Sono addolorato per le inondazioni che stanno colpendo vari Paesi dell’Africa e che hanno provocato morte e distruzione. Prego per le vittime e sono vicino ai milioni di sfollati, ed auspico un maggiore impegno comune per prevenire queste calamità… Dopodomani, martedì 25 ottobre, mi recherò al Colosseo a pregare per la pace in Ucraina e nel mondo, insieme ai rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane e delle Religioni mondiali, riuniti a Roma per l’incontro “Il grido della pace”. Vi invito ad unirvi spiritualmente a questa grande invocazione a Dio: la preghiera è la forza della pace. Preghiamo, continuiamo a pregare per l’Ucraina così martoriata”.

Il segreto per uscire da queste emergenze internazionali? Una preghiera che sale dal cuore purificato dall’orgoglio e dalla superbia come insegna la parabola del fariseo e del pubblicano: dove c’è troppo "io", c’è poco Dio. Entrambi salgono al tempio, ma la preghiera di uno solo arriva a Dio. Vigiliamo sul narcisismo e sull’esibizionismo che portano anche noi cristiani, noi preti, noi vescovi ad avere sempre la parola 'io' sulle labbra è l’ammonimento del pontefice.

 

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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