[La polemica] Il presidente Fico e il misterioso caso della baby sitter e dell’immigrato pagati in nero

Amica di famiglia o colf irregolare? Trappola mediatica o furbizia all'italiana? Chi si potrebbe permettere un aiuto domestico se tutti dovessero mettere in regola la Colf? In pochi, certo. Ma allora con che faccia si può predicare correttezza, trasparenza, se poi nel proprio piccolo non si rispettano nemmeno le regole minime? Il caso Fico divide i Cinquestelle mentre qualcuno già dice “che male c'è? Lo fanno tutti. Pensiamo alle vere malefatte”

[La polemica] Il presidente Fico e il misterioso caso della baby sitter e dell’immigrato pagati in nero

Tra i tanti motivi del grande successo elettorale del Movimento Cinque Stelle qualcuno ha messo anche quella della enorme somiglianza tra la sua classe dirigente e la gente comune. Nessuna distanza. Non solo fisica (vanno a piedi, prendono l'autobus) ma nei comportamenti. “Vedete, siamo come tutti? Cittadini. Portavoce”, hanno sempre detto, fin dal primo momento, i parlamentari grillini. Come tutti, in effetti. Italiano spesso incerto, congiuntivi sbagliati. Che male c'è? Siamo come le persone comuni. Lavori spesso inesistenti, reddito zero, fatica a trovare una occupazione. Come tutti. Competenze non sempre brillanti, curricula semivuoti. Come molti cittadini. E in qualche caso una certa disinvoltura, chiamiamola così, con regole, norme, leggi, procedure. Intransigenti nella vita degli altri, indulgenti nella propria. 

Come in un film con Alberto Sordi 

Non bastava il caso dei finti bonifici di donazione di una parte dell'indennità base, scoperto durante la campagna elettorale: deputati e senatori che, come in un film con Alberto Sordi, facevano il bonifico della donazione, lo mettevano sul sito del Movimento, per dimostrare la loro serietà, poi lo revocavano e si tenevano i soldi. Un piccolo imbroglio, niente di che. Parliamo degli imbrogli veri, delle cose serie, no? Chi nella sua vita non ha truccato un po' le carte? E alla voce carte mescolate mettiamo anche le conseguenti non-espulsioni degli stessi. Come si seppe della vicenda, infatti, Di Maio in persona assicurò: la loro candidatura è sospesa, se eletti si dimetteranno. Ovviamente sono stati eletti. Ovviamente sono ancora lì. Probabilmente rientreranno nei gruppi parlamentari perché i numeri servono. Anche qui, dai: che male c'è? Parliamo della mafia, parliamo della corruzione. Parliamo dei mali veri del Paese. Queste sono solo innocenti bugie. 

Il caso scoperto dalle Iene 

Non bastavano, loro, quindi. Nel catalogo della morale ballerina da oggi rischia di entrare anche un eccellente, quel Roberto Fico appena diventato presidente della Camera, il deputato napoletano che in passato ha provato a diventare sindaco e presidente della Regione Campania (fermandosi poco sopra l'1% dei voti) e poi, con tutto il Movimento, ha fatto improvvisamente il boom, fino a diventarne uno dei leader, tanto da essere quasi preferito dai dirigenti del Pd (in ragione del suo passato a sinistra, da iscritto a Rifondazione comunista) per una eventuale alleanza di governo. Che ha combinato Fico, già protagonista del rapido passaggio dall'autobus 85, da Termini a Piazza San Claudio, nel primo giorno da presidente della Camera, alla riscoperta delle auto di servizio per ragioni di sicurezza? Lo racconta ancora una volta la trasmissione Le Iene, che aveva già scoperto il caso dei bonifici revocati. 

Colf irregolare e immigrato senza permesso 

Secondo un servizio di Antonino Monteleone, nella casa di Napoli dove Fico vivrebbe (non ha la residenza) con la sua compagna Yvonne, lavorerebbe non in regola una ragazza, come baby sitter e collaboratrice domestica e, fino a poco tempo fa, avrebbe operato con lavoretti di manutenzione e riparazione anche un immigrato ucraino senza permesso di soggiorno e senza alcun contratto. Il presidente della Camera, incalzato dalle domande delle Iene, con paziente serenità, ha risposto a tutte le osservazioni, negando ogni addebito, e in alcuni casi minimizzando. Ma le Iene hanno raccolto altre dichiarazioni che, invece, con telecamera nascosta, confermerebbero sia la presenza della lavoratrice sia del giovane immigrato, che peraltro sarebbe stato licenziato dopo l'elezione alla presidenza della Camera, per timore dei giornalisti. 

Turni precisi e orari di lavoro 

“Lei ha mai avuto collaboratori a qualunque titolo che fossero in situazioni di contratto border line”, chiede a Fico, Antonino Monteleone. Lui si ferma e risponde con fermezza e cordialità: ho una collaboratrice domestica nella mia casa di Roma – dice -, assunta con regolare contratto. Ma a Napoli? Chiedono Le iene. A Napoli, nessuno, sostiene Fico. Ma la trasmissione di Italia Uno manda subito in onda una intervista a una certa Imma, che sostiene di fare turni precisi in quella casa, dal lunedì al venerdì, da mezzogiorno alle quindici e dalle sei alle sette e mezza. Il tutto a 500 euro. Avrebbe bisogno di lavorare, ha accettato di farlo anche senza un contratto a tempo indeterminato, da tempo promesso – a suo dire – e mai siglato. A questo punto Fico dice di sapere di una certa Imma che aiuta la fidanzata. Ma che non si tratta di una colf né di una baby sitter. Ma di un'amica carissima, che abita vicino, con cui la fidanzata si scambia favori personali. Nessun rapporto di lavoro ma solo amicizia personale. 

Un povero da aiutare 

Anche per l'immigrato ucraino, Fico ricorda. Lo avrebbe conosciuto alla fermata dell'autobus – questi autobus! -: è una persona in stato di bisogno e il presidente della Camera lo avrebbe aiutato come forma di beneficenza, di sostegno economico. Niente a che spartire con il lavoro. Niente a che vedere con illegalità e abusi. Nelle prossime ore, la vicenda conoscerà qualche approfondimento e si vedrà chi dice la verità, se le Iene o Fico. Intanto, ovviamente, immancabili sono esplose le polemiche, che sono diventate subito parte del dibattito politico. 

La vendetta di Berlusconi 

Qualcuno immancabile osserva il ruolo di Mediaset nella vicenda, dopo lo scontro tra Berlusconi e Di Maio, e la minaccia di quest'ultimo di una legge sul conflitto di interessi. “Ci colpiscono”, dicono alcuni simpatizzanti del M5S sui social, “per la nostra battaglia contro Berlusconi”. Ma nessuno si chiede, però, se le cose raccontate siano vere o false. Sembrano crederci ma senza considerarle poi così gravi. Qualcuno, negli interminabili scontri dialettici sui social, si azzarda a dire che “va bene, se anche fosse vero, vogliamo paragonare questa vicenda con le ruberie di corruzione e mafia? Sono piccole cose, tirate fuori a orologeria”. 

Un fenomeno ampio  

C'è in realtà un dato a margine, e riguarda il rapporto degli italiani con la legge. Inps e Inail hanno più volte denunciato la situazione delle collaborazioni domestiche in Italia, con un occhio soprattutto alle badanti. Una su due sarebbe in nero, o con una forma parziale di regolarità (meno ore, contratti occasionali per lavori continuativi): un fenomeno di massa, così diffuso da essere considerato quasi una routine. Costerebbero troppo, secondo alcuni: contributi, tasse. Chi si potrebbe permettere un aiuto domestico se tutti dovessero mettere in regola la Colf? In pochi, certo. Ma allora con che faccia si può predicare correttezza, trasparenza, se poi nel proprio piccolo non si rispettano nemmeno le regole minime? Non sarà il caso della compagna del presidente Fico, che riuscirà sicuramente a dimostrare di aver detto il vero e di essere in regola. Ma questo vizietto così italiano, di trasformare la pagliuzza in trave se è nell'occhio dell'altro, ma di trovare sempre un ottimo motivo per giustificare se stessi, i propri comportamenti, i propri abusi, sarebbe da considerare il primo obiettivo di un vero cambiamento. Intransigenti con se stessi, più che con gli altri. La vera rivoluzione: che, prima di essere politica, deve essere culturale; altrimenti non esiste.